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La “dedollarizzazione” della Cina accelera tra le tensioni

Wang Wen, Global Times, 20/7/2020È già iniziata una tendenza globale verso la “de-dollarizzazione”. L’ultimo pezzo del “muro portante” dell’Empire State Building degli Stati Uniti si è spezzato, in altre parole. Le politiche globali di “de-dollarizzazione” includono la drastica riduzione delle posizioni in titoli di debito statunitensi, il calo dello status diel ollaro statunitense come valuta di ancoraggio, l’aumento del commercio di materie prime senza dollari, l’aumento della riserva di valute escluso i dollari e l’accelerazione della copertura in oro sul dollaro. Dal punto di vista del debito USA, nei 22 mesi tra aprile 2018 e marzo 2020 si videro le banche centrali ridurre le posizioni in titoli di debito statunitensi. A marzo, la Federal Reserve nordamericana promise l’allentamento quantitativo illimitato, acquistando oltre 1 trilione di titoli del tesoro in un mese. La Federal Reserve era diventata il primo destinatario di titoli del Tesoro USA. A marzo, i rendimenti dei buoni del Tesoro a un mese e tre mesi erano negativi, mentre i rendimenti a 10 anni toccavano l’1% per la prima volta, secondo i media. Ciò esemplifica le aspettative globali su un’economia USA più debole. Non si può escludere che a breve termine un numero limitato di investitori stranieri aumento le disponibilità in titoli del Tesoro USA. Tuttavia, nel lungo periodo, gli investitori esteri ridurranno probabilmente le posizioni in titoli di debito statunitensi. La Federal Reserve, che ha passato oltre mezzo secolo a costruirsi una credibilità globale, è diventata l’ultima fossa dei titoli del Tesoro USA.
Negli ultimi anni, molti membri del G20 , come Cina, Francia, Germania e Russia, hanno ridotto l’utilizzo dei dollari USA negli accordi commerciali. Secondo le informazioni divulgate dalla Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT), a maggio la quota di dollari USA nel mercato dei pagamenti internazionali fu del 40,88 percento, in calo rispetto al 44,1 percento di marzo. Il mercato stima che, sebbene vi sia una lunga strada per la “de-dollarizzazione”, altri Paesi s’attivano per raggiungerla. Il sistema SWIFT, tradizionalmente utilizzato per la liquidazione degli scambi e dei pagamenti ed ampiamente controllato dagli Stati Uniti, viene ampiamente criticato nel mondo. Molti Paesi s’impegnano a costruire sistemi di pagamento de-dollarizzati. Ad esempio, la Cina lanciava il Sistema di pagamento interbancario transfrontaliero nel 2015. È molto probabile che la percentuale di dollari USA nei sistemi di pagamento internazionali scenda sotto il 40 percento.
La quota del dollaro USA sul totale delle riserve valutarie dei Paesi membri del FMI è scesa dal 72 percento nel 2000 al 61,99 percento alla fine del primo trimestre del 2020. Sebbene la quota del dollaro USA in riserve valutarie sia ancora la prima nel mondo, il suo declino negli ultimi anni è abbastanza evidente. I Paesi sono decisi a diversificare le riserve valutarie. Nel frattempo, le banche centrali di molti Paesi aumentavano le riserve auree e il 2019 era il decimo anno consecutivo di acquisti netti annuali di oro. Per compensare i rischi portati dai dollari statunitensi, la quota statunitense delle riserve auree globali è scesa dal 23,64 percento a fine giugno 2019 al 15,5 percento a fine giugno 2020. Ciò riflette l’indebolimento della fiducia dei Paesi nel dollaro USA. È ipotizzabile che le sanzioni statunitensi contro la Cina causate della legislazione sulla sicurezza nazionale del Paese ad Hong Kong accelerino ulteriormente i programmi di “dedollarizzazione” della maggior parte dei Paesi.
Oltre ai titoli del Tesoro degli Stati Uniti, ai pagamenti e alle riserve estere, la valuta digitale è l’ultimo fattore che influenza il progresso della “de-dollarizzazione”. La valuta digitale cerca la sostituzione completa del dollaro USA qual principale valuta internazionale in termini di emissioni, tecnologia e strumenti. Le principali economie tra cui Cina, UE e Giappone, oltre a molte multinazionali, hanno condotto ricerche a lungo termine sulla valuta digitale. Dall’inizio del 21° secolo, molti dubbiosi sulla “de-dollarizzazione” sostennero che fosse ancora agli inizi. Ritenevano che i mercati dipendessero dal dollaro USA. Ma la pandemia di COVID-19 sembra aver innescato un’accelerazione della “de-dollarizzazione”. Considerando le decisioni diplomatiche di altri Paesi e le aspettative del mercato sul dollaro USA, si può giudicare che gli Stati Uniti non potranno mai formare un circolo di contenimento strategico contro la Cina. La Cina ne è fiduciosa.

L’autore è professore e direttore esecutivo del Chongyang Institute for Financial Studies presso la Renmin University of China e direttore esecutivo del Centro di ricerca sugli scambi interpersonali Cina-USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio