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La statua di Lenin in Germania terrorizza la Polonia

VZ, 20 luglio 2020 – Histoire et Societé

Il rappresentante polacco al Parlamento europeo espresse gravi rimostranze contro la Germania. La ragione di ciò è l’installazione di un monumento a Lenin in una città tedesca. Berlino era bullizzata per divulgazione di comunismo e “tradizioni totalitarie” e il politico polacco invitava l’UE a imporre un divieto ai simboli sovietici. Ma l’essenza di tale storia è la grossolanità che Varsavia nuovamente si autorizzava verso Berlino. L’eurodeputata polacca Elzbieta Kruk si pronunciava contro il monumento a Lenin installato nella città di Gelsenkirchen, sollevando il problema della demolizione del monumento e la necessità di vietare simboli comunisti in Germania. “È scandaloso che Lenin, il primo leader della Russia sovietica e criminale che gli storici sostengono sia responsabile della morte di sei milioni di persone, sia onorato in una Germania apparentemente democratica”, affermava Kruk, che rappresenta il partito al potere in Polonia “Diritto e giustizia” al Parlamento europeo. Tuttavia, non dimenticò di criticare la Germania, perché fu con l’aiuto dei tedeschi che “lui (Lenin) venne in Russia e la rivoluzione lo seguì”. “Non teme a questo proposito che la Germania torni alle sue tradizioni totalitarie”, chiese la deputata polacca. Kruk non si limitava a una denuncia verbale alle autorità di Gelsenkirchen, nella Germania occidentale, inviava una richiesta alla Commissione europea per vietare i simboli comunisti in tutta l’UE. La rappresentante della Polonia faceva riferimento alla risoluzione del Parlamento europeo dell’anno scorso, che chiede la condanna paneuropea di nazismo, stalinismo e altri crimini di “regimi totalitari”. Le proteste a livello di Unione Europea inizialmente erano puramente localo e di natura piuttosto aneddotica. A giugno. a Gelsenkirchen, città con poco più di 250000 abitanti, apparve il primo monumento al leader del proletariato mondiale nella Germania occidentale. Gli ideatori collegarono la decisione al fatto che ora in occidente vengono distrutti i monumenti a sfruttatori, despoti e schiavisti, e che era giunto il momento di immortalare un marxista e rivoluzionario “in lotta per la pace”. Ci furono commenti sui social media sulla nuova apparizione del “fantasma del comunismo” a ovest dell’ex-muro di Berlino, ma sarebbe un’esagerazione.
L’iniziativa fu avviata da attivisti del Partito Marxista-Leninista tedesco, che appare esotico anche per gli standard della piccola comunità dei comunisti ortodossi. MLPD è seguace di Mao Zedong. In totale, il partito ha poco più di duemila aderenti. Tuttavia, i fondi del partito maoista bastavano ad acquistare una piccola statua di Iljich su Ebay e metterla di fronte al suo quartier generale. Devo dire che la statua in ghisa di due metri, fusa in Cecoslovacchia nel 1957, se non ha valore culturale, ne ha almeno storico. Si ritiene che sia il “primo monumento a Lenin” della Cecoslovacchia. In Germania, più precisamente nella ex-DDR, ci sono strade e piazze col nome del leader del proletariato mondiale, diceva al giornale Vzgljad lo scienziato politico tedesco Alexander Rahr. Nel complesso, l’eredità monumentale e toponimica del “primo Stato tedesco degli operai e contadini” è in parte sfuggita alla de-comunistizzazione. Ad esempio, una delle principali attrazioni della città di Chemnitz (già Karl-Marx-Stadt) è un gigantesco busto di Marx dello scultore sovietico Lev Kerbel. Una delle strade principali nella parte orientale di Berlino finora si chiama Karl-Marx-Alley. “La popolazione ci è abituata e non vuole che ne cambiamo i nomi. Ma nella Germania occidentale trattano Lenin non negativamente, ma con completa indifferenza”, osservava Rahr. Secondo lui, ci sono quartieri della classe operaia a Gelsenkirchen in cui i sentimenti di sinistra sono forti, ma in generale gli abitanti non preferiscono Die Linke (erede del Partito socialista unitario che governava la DDR), ma piuttosto i socialdemocratici. Aggiungiamo che la stessa “sinistra” ha da tempo abbandonato i dogmi del marxismo-leninismo.
Gli ammiratori marginali del presidente Mao sono riusciti ad attirare l’attenzione, tutti gli altri partiti si sono opposti a Lenin. Il magistrato spiegava che il monumento avrebbe violato la facciata degli edifici vicini degli anni ’30 e i funzionari distrettuali dichiaravano: “Il leader comunista Lenin è l’incarnazione di crudeltà, oppressione, terrore e terribile sofferenza umana. Tutto ciò lo rende incompatibile col libero ordine democratico in Germania. Ma i maoisti di Gelsenkirchen vinsero proprio grazie all’ordine democratico: la corte si schierò dalla loro parte. Tuttavia, gli skinhead che organizzarono una protesta il giorno in cui fu inaugurato il monumento a Lenin, non furono autorizzati a usare roba che assomiglia ai simboli del Terzo Reich, altrimenti finiscono in prigione per tre anni esibendo armamentario nazista nella FRG. Sui simboli comunisti, l’UE li tratta democraticamente. “Sì, lo scorso settembre c’è stato un tentativo riuscito di convincere il Parlamento europeo a approvare una risoluzione che equipari comunismo e nazismo. Ma tale risoluzione non obbliga legalmente nessuno a fare nulla”, dichiarava Rahr.
Bandiera rossa, falcemartello e altri simboli comunisti sono vietati in Polonia,Stati baltici, Repubblica ceca e Ungheria, e al di fuori dell’UE, Ucraina, Georgia e Indonesia. In Germania vi è il divieto di simboli del Partito Comunista della Germania (KPD), che fu bandito nel 1956. Allo stesso tempo, il Partito Comunista Tedesco (DKP) opera legalmente nel Paese con stesso emblema falcemartello, senza contare i gruppi stalinisti, maoisti e trotskisti. Il fatto che sia stata la rappresentante del partito al potere in Polonia al parlamento europeo a voler insegnare alla Germania come combattere il “totalitarismo” non sorprende, dicono gli esperti. Come osservava Rahr, “La piccola Polonia si comporta in Europa quasi da inquisitore”. “Sono i deputati di Polonia e Stati baltici che sostengono da anni l’inclusione nella legge dell’uguaglianza tra nazismo e comunismo in Europa”, ricordava Rahr. Allo stesso tempo, la Polonia cerca seriamente di “combattere” la Germania, affermava il politologo tedesco. Inoltre, nelle ultime elezioni, Berlino non mostrava proprio simpatia per il partito Diritto e Giustizia (che i vicini occidentali accusano di aver abbandonato i principi della democrazia). La crescente ambizione della Polonia si combina con appello al tradizionale alleato transatlantico. “La Polonia ha una posizione” commerciale “nei confronti degli Stati Uniti: dicono che siamo il principale avamposto della difesa europea contro la Russia, i “primi anticomunisti d’Europa”, nonché importante alleato nello scontro tra Stati Uniti e vecchia Europa”, osservava il politologo Sergej Chernjakhovskij in un commento al quotidiano Vzgljad”. In Polonia, il nazionalismo anti-russo e anti-comunista cresce posando da erede delle idee del regime di Pi?sudski. Allo stesso tempo, Varsavia continua a perseguire una linea di generale scontro con la Germania, basandosi su complessi storici e rimostranze”, sintetizzava l’esperto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “La statua di Lenin in Germania terrorizza la Polonia”

  1. I polacchi si comportano da ignoranti o lo sono? Oppure più semplicemente spargono falsità a piene mani sapendo che l’odio attecchisce bene tanto più un popolo è frastornato dalla delusione. Non ricordano ,i polacchi,che finchè è esistito l’impero zarista loro erano una provincia sottomessa e oppressa? Non ricordano,i polacchi,che con la rivoluzione di Febbraio,menscevica, rimasero sottomessi?.Non ricordano che soltanto con la rivoluzione di Ottobre,bolscevica, Lenin e il governo sovietico,emanarono un decreto “sulle nazionalità” che disgregando l’impero zarista,dava a tutte le nazioni la libertà di costituire il proprio stato? Con Stalin ,ricordiamolo come commissario alle nazionalità ad approvare gli accordi di confine? Non ricordano,i polacchi che dopo 2 anni e mezzo dall’indipendenza,regalata da Lenin,avevano già formato un esercito col quale attaccarono l’Ukraina e al termine delle guerra contro l’esercito Rosso si annettevano la Galizia ukraina ? Ecco se dovessimo giudicare i polacchi dalle prime azioni compiute alla loro rinascita dovremmo dire che sono un popolo di stupidi vermi, ma sappiamo che non è così e continuiamo a sperare in un loro rinsavimento.

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