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La Russia sventa la politica statunitense di “contenimento” della Cina

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 17.07.2020Quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump recentemente invitò la Russia a partecipare al vertice del G-7 definendo l’invito espressione di “buon senso”, non intendeva semplicemente usare il “fattore Russia” come mezzo per controbilanciare la crescente assertività europea nei confronti degli Stati Uniti sul vertice del G-7 e una miriade di altre questioni. L’intenzione era ugualmente quella di portare la Russia nella “trappola occidentale” per isolare la Cina a livello globale. Non dimentichiamo qui che i vari documenti ufficiali della politica nordamericana dell’amministrazione Trump ripetutamente dichiaravano la Cina come maggiore “minaccia” che gli Stati Uniti affrontano attualmente. Molti alti funzionari statunitensi credono fermamente che la Cina sia tale minaccia. Pertanto, se la “minaccia cinese” va contrastata, il buon senso avrebbe la Russia dalla parte degli Stati Uniti. In effetti, questo è ciò che alcuni alleati degli statunitensi ritengono debba essere la strategia statunitense per contrastare la Cina. Dave Sharma, parlamentare liberale australiano filo-Stati Uniti recentemente affermava che gli alleati occidentali devono riportare la Russia nel “gruppo di nazioni più esclusivo al mondo” per “gestire l’ascesa della Cina”. Allo stato attuale, non solo esiste una vera politica nordamericana di “contenimento della Cina” e che gli Stati Uniti attivamente cercano modi e mezzi per materializzarla chiedendo agli alleati di saltare sul carro della “guerra commerciale”, ma la Russia viene persuasa a farne parte. Mentre il tentativo è fallito non solo a causa della forte opposizione degli altri membri del G-7, come il Canada, ma la Russia sventava tale tentativo respingendo l’offerta degli Stati Uniti, definendola “un’idea inadeguata”. Pertanto, anche se la proposta degli Stati Uniti avesse ottenuto sostegno nel gruppo, il fatto che si trattasse di una “trappola” contro la Cina comunque indusse la Russia a respingerla.
Questo è piuttosto evidente da come la Russia effettivamente rispose. Oltre a respingere l’offerta, la Russia presentò una controproposta, secondo cui se gli Stati Uniti pensano che il “buon senso” richieda un’espansione del G-7, anche la Cina andava inclusa assieme alla Russia. Il Viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov affermò che “Senza la Cina è semplicemente impossibile discutere di qualsiasi problema nel mondo moderno”. È interessante notare che il potenziale rimprovero della Russia si enne il giorno dopo che l’ambasciatore nordamericano in Russia dichiarò che Washington era “impegnata col Ministero degli Esteri russo e altri governi del G7 su un ruolo appropriato per la Russia nel G7”. La controproposta della Russia d0 includere la Cina non solo significa che entrambi i Paesi hanno una visione strategica globale comune, ma anche che questa prospettiva comune è già divenuta un forte rispetto reciproco degli interessi nazionali altrui. In effetti, questo era chiaramente il messaggio che Xi diede alla controparte russa in una recente conversazione telefonica. Secondo i dettagli, Xi ribadì che la Cina “continuerà a lavorare” con Mosca nel “sostenere fermamente” gli sforzi reciproci “rifiutando sabotaggio ed intervento esteri” in modo da “preservare rispettivi sovranità, sicurezza e diritti di sviluppo, e salvaguardare gli interessi condivisi”. Il nuovo modello di “alleanza sino-russa” è profondamente radicato non solo nella comprensione e rispetto reciproci degli interessi nazionali, evidente dal rifiuto russo di mediare sulla frattura tra India e Cina, ma anche nel commercio e nell’economia. A parte che entrambe le potenze s’impegnano nel commercio, il fatto che a differenza dei legami commerciali tra Stati Uniti e Cina non vi sia un enorme squilibrio commerciale significa che è improbabile che l’attrito su questioni economiche possa interromperne i legami strategici bilaterali. Il commercio bilaterale tra Russia e Cina è aumentato del 3,4% nel 2019, attestandosi a 110,79 miliardi di dollari, secondo l’amministrazione delle dogane cinese. Il commercio fu ben bilanciato, con esportazioni cinesi in Russia aumentate al 3,6 per cento e 49,7 miliardi di dollari, mentre le importazioni dalla Russia sono aumentate del 3,2 per cento, per un totale di 61,05 miliardi di dollari.
A differenza dell’occidente, dove le riforme costituzionali in Russia vengono presentato come il piano di Putin per un “governo autoritario” permanente, la Cina le sosteneva definendole decisione popolare di scegliere la propria via di sviluppo. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian affermava che “in quanto vicino amico e partner strategico globale della Russia in coordinamento per una nuova era, la Cina rispetterà sempre la via di sviluppo scelta autonomamente dal popolo russo e sosterrà gli sforzi della Russia per realizzare una stabilità duratura e promuovere lo sviluppo socioeconomico”. La Russia ovviamente ricambiava coll’aperto sostegno alle modifiche legislative introdotte dalla Cina a Hong Kong. “Rispettiamo sovranità ed integrità territoriale della RPC e consideriamo tutte le questioni relative a Hong Kong come affare interno della Cina. Siamo contrari a qualsiasi tentativo di forze estere di interferire nei rapporti tra governo centrale e regione amministrativa speciale di Hong Kong della RPC”, aveva recentemente dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova. Pertanto, anche se i calcoli di Washington mostrassero che la Russia potesse essere usata per contrastare e isolare la Cina a livello globale, eventi e volontà di Russia e Cina di sostenersi a vicenda ne mostrano l’elevata improbabilità. Al contrario, il mutuo sostegno ai principali interessi nazionali e la determinazione a collaborare a un nuovo ordine mondiale multilaterale mentre Stati Uniti ed Europa sono sempre più divisi, dimostra che gli Stati Uniti, proponendosi di mettersi di nuovo alla guida degli affari globali unilateralmente, sono destinati a fallire.
Ciò che è quindi evidente è che il momento unipolare del dominio USA è finito. È improbabile che le vecchie politiche e tattiche da guerra fredda paghino dei dividendi in un mondo oggi fortemente cambiato.

Salman Rafi Sheikh, analista di ricerca di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio