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Nuovo ordine mondiale del 1933-1945, il paradiso capitalistico

Ivan Shvets

Nel 1969, una raccolta di 281 documenti fu pubblicata a Berlino rivelando il ruolo dei monopoli nella creazione del Nuovo Ordine Mondiale fascista, “Anatomia della Guerra. Nuovi documenti sul ruolo del capitale monopolistico tedesco nella preparazione e condotta della Seconda guerra mondiale”. (Anatomie des Krieges. Neue Dokumente über die Rolle des deutschen Monopolkapitals bei der Vorbereitung und Durchführung des zweiten Weltkrieges Herausgegeben und eingeleitet von Dietrich Eickholtz und Wolfgang Schumann). Il capitale monopolistico fu cervello e cuore dello Stato fascista, i veri padroni del Reich che ne ordinò la politica.
Il Gruppo Industriale del Reich, guidato da Wilhelm Zangen, capo del Mannesman Group e principale rappresentante della Deutsche Bank dal novembre 1933 (Lettera di Friedrich Flick al capo del Gruppo Industriale del Reich Wilhelm Zangen del 21 novembre 1938, sulla creazione del consiglio del gruppo), fece passare completamente alla guerra le organizzazioni monopolistiche statali ampiamente ramificate e potenti create nel 1934 (lettera del Ministro dell’economia Hjalmar Schacht ad Albert Pich il 2 novembre 1937, su come aumentare la partecipazione delle organizzazioni economiche monopolistiche statali nei preparativi di guerra). Queste organizzazioni furono al servizio dei monopoli tedeschi come strumenti più importanti per sostenere l’economia militare fino alla fine della guerra.
I cartelli minerari e metallurgici della Ruhr crearono il “cerchio ristretto”, strumento del potere monopolistico di Stato estremamente influente. L’organizzazione militare-economica dell’OKW (quartier generale dell’Alto comando della Wehrmacht) era gravido di rappresentanti dei monopoli che fungevano da consiglieri civili, in particolare la cosiddetta Wehrwirtschaftsführer (Circolare del quartier generale sull’economia militare del 19 novembre 1937, (che nominava industriali a consulenti economici delle istituzioni ufficiali). I principali compiti militari erano strettamente collegati ai dipartimenti degli armamenti della Wehrmacht. Il Ministero dell’Economia del Reich preparò la ristrutturazione bellica dell’economia coll’assistenza attiva dei Wirthschaftsführers dell’industria. Rappresentanti di grandi banche furono insostituibili esperti del finanziamento militare del regime fascista (protocollo dell’interrogatorio del barone von Schroeder al Processo di Norimberga (1945) sull’influenza delle grandi banche sul governo di Hitler.) All’inizio della guerra, tutte le forze e i gruppi principali della grande industria e del capitale finanziario tedeschi erano saldamente uniti al meccanismo monopolistico della gestione dell’industria delle armi e della guerra. Ovunque ai vertici dell’apparato del potere economico, politico e militare c’erano i rappresentanti dei monopoli, il Gruppo Industriale del Reich.
Questa guerra non riguardò lo “spazio vitale” per il popolo tedesco, come la propaganda fascista cercava di dimostrare, ma lo “spazio vitale” del capitale finanziario sotto forma di miniere e fabbriche, brevetti e invenzioni, mercati, aree di investimenti, influenza delle sfere economiche e politiche, materie prime e manodopera a basso costo. L’imperialismo della Germania fascista cercò di ripristinare il dominio illimitato del sistema capitalista in tutto il mondo, per sconfiggere il movimento operaio rivoluzionario in Europa e in altre parti del mondo, ma soprattutto distruggere l’Unione Sovietica. I documenti forniscono un quadro completo della portata della pianificazione militare dei monopoli tedeschi alla vigilia e durante la guerra, culminata nei cosiddetti “programmi dei desideri” e “piani di pace” elaborati nel 1940 e 1941. L’organo centrale, che in stretta collaborazione col Ministero dell’Economia fascista, coordinò tali programmi, “desideri speciali” e requisiti di singoli interessi e settori, fu il Gruppo Industriale del Reich (protocollo della registrazione di Karl Albrecht sull’incontro della Commissione per il commercio estero del 19 giugno 1940 concernente i piani per stabilire un “nuovo ordine in Europa” fascista; circolare del Gruppo Industriale del Reich del 4 luglio 1940 sui preparativi per l’istituzione di un “nuovo ordine in Europa” fascista; relazione di Karl Gut del Gruppo Industriale del Reich a Wilhelm Zangen il 15 luglio 1940, sull’aumento dell’influenza sull’economia di vari Paesi europei e regioni occupate; nota del Gruppo Industriale del Reich del 1° agosto 1940 sulle politiche salariali col “nuovo ordine in Europa” fascista; circolare del Gruppo Industriale del Reich del 17 agosto 1940 su valuta e sistema di pagamento nell’Europa fascista occupata). “Pianificazione pacifica” del cartello IG Farben (lettera del consigliere di amministrazione della IG Farben Georg von Schnitzler a Gustav Schlotterer del 3 agosto 1940, sul “nuovo ordine in Europa e nel mondo”) e programma militare della Zeiss (memorandum di Carl Albrecht Paul Heinrichs del complesso industriale Carl Zeiss sul programma militare dell’industria opto-meccanica) sono i principali documenti della politica fascista di espansione e guerra. Dal maggio 1940 al 1944, tutti i principali cartelli parteciparono alla creazione del “nuovo ordine nella zona economica europea”, con rapine, rapimenti, schiavismo, ecc.
I monopoli svolsero il ruolo di forza trainante della guerra, cercando di rafforzare concentrazione e centralizzazione del controllo del monopolio di Stato su tutte le aree, in particolare nell’economia e nella politica. Come mostrano i documenti pubblicati con tutta la loro vivacità, il Ministero del Reich degli Armamenti e munizioni, che sotto Todt e poi Speer divenne il centro di comando dell’economia di guerra, sorse su iniziativa dei monopoli. Inizialmente, tale organo agiva sotto il diretto controllo del Gruppo Industriale del Reich e dei rappresentanti di grandi cartelli degli armamenti (nota di Otto Ambros della IG Farben al vicedirettore dell’Ufficio del Reich per lo Sviluppo Economico Karl Krauch del 27 giugno 1938, sulla creazione di organizzazioni centrali di gestione dell’economia degli armamenti; registri del Dipartimento economia e armamenti dell’OKW in una riunione del 18 dicembre 1939 coi principali monopolisti tedeschi sulla creazione di una leadership unificata del monopolio di Stato nel campo della economia militare; protocollo segreto di Karl Albrecht che prende atto di una riunione del Gruppo Industriale del Reich del 27 marzo 1940 sulle relazioni tra il gruppo e il Ministero delle Armi e munizioni; Ordine segreto del capo del gruppo Wilhelm Zangen dell’8 aprile 1940 sulla creazione di nuovi organi regolatori del monopolio statale nel settore delle munizioni; lettera segreta del capo del Consiglio consultivo delle munizioni Philip Kessler del 25 maggio 1940 sul miglioramento del sistema di leadership monopolistico di Stato nell’economia di guerra tedesca).
Nelle prime settimane e mesi dell’esistenza del ministero, la sua attività fu formulare sotto forma di istruzioni legali e di ordinare “proposte” sulla creazione dei comitati del Gruppo Industriale del Reich e di fornire a questi comitati, associazioni di produzione, ecc. ampi poteri come nuovi organi del monopolio di Stato (rapporto del Dipartimento di Economia militare e armamenti dell’OKW sulle riunioni del comitato per la revisione e distribuzione degli ordini sulle munizioni il 2, 3 e 5 aprile 1940; note segrete di Erich Tgart della Hoesch AG al presidente della Deutsche Bank “Karl Kimmich del 5 aprile 1940, sulle relazioni tra il Gruppo Industriale del Reich e il Ministro degli Armamenti e munizioni). L’apparato del Ministero, che si stava rapidamente espandendo, fu essenzialmente il seminterrato dei principali monopoli, sulla cui base presero il controllo diretto dell’industria degli armamenti e, in definitiva, dell’intera economia militare. Le commissioni e in seguito associazioni e dipartimenti del ministero, miravano principalmente a raggiungere un’ampia razionalizzazione della produzione, regolare gli ordini, fornire materie prime e trasporti, elettricità, ridistribuire manodopera, ecc., quindi aumentare la produzione bellica con un enorme aumento degli utili, prima nell’industria delle munizioni, e poi in tutti gli altri settori dell’industria tedesca (direttive segrete del consiglio armamenti del Gruppo Industriale del Reich del 4 dicembre 1940 sul Comitato speciale “Armi X”; circolare segreta di Wilhelm Zangen del 9 gennaio 1942 sull’istituzione del Comitato principale sul “Materiale per la Wehrmacht”; accordo dei partecipanti alla riunione del Ministero degli Armamenti e munizioni del 18 febbraio 1942 sull’ampliamento del sistema di leadership monopolistico di Stato nel settore delle armi).
La questione del profitto giocò un ruolo significativo per i monopoli sin dall’inizio. Senza esitazione evidenziarono i requisiti per massimizzare i profitti e redassero loro stessi le direttive su un nuovo sistema di prezzi solidi, di competenza del Ministero degli Armamenti e munizioni. Coll’aiuto del neo-nato Ministero del Monopolio, 47 organizzazioni dell’economia di guerra della Wehrmacht e del Ministero dell’Economia del Reich furono gradualmente estromesse dal campo economico, poiché sempre meno riuscivano a raggiungere gli obiettivi (registrazione del rappresentante dell’Acet GmbH del 9 febbraio 1942 sulle misure della Gestapo per perseguire e sterminare gli ebrei; verbale della prima riunione dell’organizzazione centrale di pianificazione del 24 aprile 1942 sulla discussione dei compiti e procedure del lavoro della nuova istituzione monopolistica di Stato; informazioni segrete del documento “Messaggi del Ministro degli Armamenti e munizioni del Reich” del 6 maggio 1942 sul sistema monopolistico statale per la gestione dell’economia militare; lettera di congratulazioni di Rehling del 18 aprile 1944 a Hitler per il suo compleanno). La stessa cosa accadde col Ministero del Lavoro del Reich: la sua competenza fu trasferita principalmente al “Commissario generale per l’impiego del lavoro”, che Hitler propose al Ministero degli Armamenti e munizioni.
L’importo totale dei profitti ottenuti dal capitale finanziario tedesco durante gli anni di guerra non è ancora possibile determinarlo in modo sufficientemente accurato. Fu influenzato da vari fattori, tra cui ovviamente sfruttamento e rapina delle masse lavoratrici della Germania e delle popolazioni schiavizzate degli altri Paesi, che giocarono un ruolo importante. Il calcolo del reddito totale dei monopoli capitalisti, che le statistiche del Reich effettuarono solo fino al 1941, mostra che nel 1941 il reddito imponibile (utile netto) delle società per azioni (AG) e delle società a responsabilità limitata (GmbH) aumentò del 791 percento rispetto al 1933 e del 163 percento rispetto al 1938. Le grandi aziende con capitale da 2 milioni di marchi e maggiori ricavi aumentarono rispettivamente del 1567 e 185 percento. Questi dati non tengono conto della parte occulta dei bilancio (che erano sempre più spesso costantemente in aumento) e degli enormi profitti derivanti dalla sopravvalutazione dei costi di ammortamento e dei benefici fiscali nella costruzione di nuovi impianti di produzione. Se includiamo in questi importi i profitti ricevuti negli anni successivi alla guerra, nonché i proventi della rapina, il profitto totale dei monopoli tedeschi sarà stato di circa 100 miliardi di marchi. Di tale importo, circa 1/4-1/3 possono essere considerati profitti “normali” ottenuti dalla produzione, che non andava direttamente alle armi e alla guerra.
In generale, per le principali caratteristiche economiche fu più o meno lo stesso della Prima guerra mondiale, ma fu sviluppato per andare meglio nella Seconda guerra mondiale. Già nel 1915 le sue leggi economiche furono descritte da Lenin nelle caratteristiche principali, e in URSS tale modello di imperialismo capitalistico non era sconosciuto. Su un poster sovietico “i milioni che mi seguono”, in cui “milioni” significa innanzitutto milioni di reichsmarks, con Hitler rappresentante delle maggiori aziende tedesche. Vi era anche scritto “il loro Fuehrer”, nel senso che lo possedevano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio