Sulla via del fallimento: i tentativi di “cambio di regime” in Iran degli USA

Moon of Alabama 1 luglio 2018

All’inizio del 2014 notammo che le rivoluzioni colorate in Siria e Ucraina: “sono accompagnate da dimostrazioni ed occupazioni illegali di edifici governativi in brutali, attacchi criminali alla polizia e altre forze governative. In Siria la parte “muscolare” della violenze fu opera dei jihadisti finanziati dall’estero mentre le bande neo-naziste erano utilizzate in Ucraina. Dimostrazioni ed attacchi furono pianificati e attuati insieme. Non c’era nulla di “pacifico” nelle manifestazioni, mera copertura per le relazioni pubbliche degli attacchi allo stato. Ma politici e media stranieri pronunciano immediatamente “preoccupazioni” e minacce a risposte del governo completamente normali. È una truffa per giustificare il “sostegno occidentale” ai manifestanti e favorire le violenze. L’obiettivo è il “cambio di regime” dei governi legittimi da parte di piccole minoranze. Il “regime” deve resistere al fatto che l’alternativa di distruggere Stato e società sia accettata totalmente”. Da allora si sono viste operazioni simili della CIA in Venezuela e più recentemente in Nicaragua. Lo stesso concetto fu usato per attaccare l’Iran. A dicembre le proteste economiche pacifiche furono dirottate da elementi violenti. La scorsa notte si è avuto un tentativo simile:
Sayed Mousavi @SayedMousavi7 – 22:17 UTC – 30 giu 2018
La protesta per le mancanza d’acqua a Khoramshar è diventata violenta stasera.
Cosa sappiamo:
– Almeno 2 manifestanti hanno sparato, possibilmente avvicinandosi alle zone militari
– I moti hanno incendiato 2 musei (rapporti)
– 1 ora di calma
– Nessuna acquisizione di base (preteso dai manifestanti anti-regime)
– Un motociclista armato sospetto
”.
La scena del “motociclista armato” nel video allegato al tweet si può vedere in un altro video. Mostra due “manifestanti pacifici” su una moto sparare alla polizia con un’arma automatica. Il tiratore viene colpito e cade. Un altro “manifestante pacifico” prende l’arma e continua a sparare. Un anno fa la CIA creava un nuovo centro con la missione d’attaccare l’Iran: “L’Iran Mission Centre riunirà analisti, personale operativo e specialisti di tutta la CIA per portare a termine le azioni dell’agenzia, comprese azioni segrete… Per guidare il nuovo gruppo, Pompeo ha scelto un veterano dell’intelligence, Michael D’Andrea, che aveva supervisionato il programma dell’agenzia degli attacchi coi droni… D’Andrea, ex direttore del Centro antiterrorismo della CIA, è noto come un manager esigente ma efficace, un convertito all’Islam che lavora per ore. Alcuni funzionari statunitensi hanno espresso preoccupazione per ciò che vedono la sua posizione aggressiva verso l’Iran”. Lo strumento che gli Stati Uniti utilizzano in Iran sono i Mujahedin-e-Khalq (MEK), culto terroristico che combatté per Sadam contro l’Iran ed è disprezzato dal popolo iraniano. Quando gli Stati Uniti furono cacciati dall’Iraq, trasferirono i campi del MEK dall’Iraq all’Albania, dove il culto ora addestra terroristi. Ieri veniva organizzata a Parigi una conferenza del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (NCRI), un ombrello politico controllato dal MEK. Uno degli oratori, ospite ben pagato, era l’avvocato di Donald Trump Rudi Giuliani, che riconosceva il coinvolgimento degli Stati Uniti nelle proteste in Iran: “Quelle proteste non sono spontanee. Sono causate da molta nostra gente in Albania, qui e nel mondo“. Il MEK è solo un gruppo di facciata formato dal Mossad e finanziato da USA e Arabia Saudita. Non è supportato dal popolo iraniano. Solo metà dei partecipanti alla conferenza erano iraniani: “L’altra metà era un assortimento di polacchi, cechi, slovacchi, tedeschi e siriani annoiati che rispondevano a una campagna su Facebook promettendo viaggi, cibo e alloggio a Parigi per soli 25 euro”.
Queste proteste contro il regime del cambio con la “rivoluzione colorata armata” sono solo uno degli strumenti che gli Stati Uniti usano per distruggere l’Iran. Trump vuole porre fine a tutte le esportazioni di petrolio dall’Iran per affamare il Paese. I maggiori clienti dell’Iran sono Europa, India e Cina. Le grandi compagnie petrolifere europee si sono già piegate alla pressione di Trump, seguono India e Cina che devono decidere se prendere una posizione (costosa). Trump preme sull’Arabia Saudita per aumentare le forniture di petrolio al posto di quello iraniano che non può più raggiungere il mercato mondiale. Impoverendo gli iraniani si pensa d’istigare rivolta e cambio di regime. Ma è dubbio che funzioni. L’identità della Repubblica islamica è abbastanza forte. È più probabile che il popolo iraniano si unisca e accetti le difficoltà mentre operazioni asimmetriche iraniane distruggono la politica degli Stati Uniti. I porti petroliferi sauditi sono obiettivi piuttosto vulnerabili… Nell’amministrazione Trump, il segretario di Stato Pompeo e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton sono i maggiori sostenitori del cambio di regime a Teheran: Bolton vede le manifestazioni in Iran degli ultimi mesi come indicazione della debolezza del regime. Ha detto a Trump che l’accresciuta pressione degli Stati Uniti potrebbe portare al collasso del regime. Una persona che ha recentemente parlato con alti funzionari della Casa Bianca sull’argomento ha riassunto la visione di Bolton: “Un piccolo calcio e hanno finito“. Si dice che il segretario alla Difesa Mattis sia contrario al cambio di regime in Iran. Teme che tale sforzo possa portare a una guerra in Medio Oriente. Trump probabilmente lo licenzierà presto. Sheldon Adelson, il miliardario sionista che gli ha finanziato la campagna, paga Bolton e sostiene Netanyahu, avrà le orecchie di Trump. Chiede cambio di regime in Iran, non importa come.
Il cambio di regime in Iran non è solo un piano dell’amministrazione Trump. Il supporto ai banditi del MEK è bipartisan. Diversi democratici, tra cui Nancy Pelosi, hanno parlato alla conferenza del MEK a Parigi. Gli squilibrati neoconservatori sono in entrambe i partiti. Ecco l’ambasciatore di Obama in Russia che vi ha tentato senza riuscirci il cambio di regime:
Michael McFaul @ McFaul – 18:21 UTC – 30 giu 2018
Un Iran democratico non solo libererebbe gli iraniani dalla teocrazia repressiva, ma produrrebbe legami più stretti tra i nostri due Paesi; reali benefici per la sicurezza, l’economia e la morale sia per gli iraniani che per gli statunitensi
”.
A cui il padre dei neocon ha risposto:
Bill Kristol @BillKristol – 18:29 UTC – 30 giu 2018
Bill Kristol ha ritwittato Michael McFaul
Verissimo. E bello vedere un consenso bipartisan per il cambio di regime in Iran! (Sarebbe felicemente ironico se, in modo totalmente involontario, le dure sanzioni seguite dal JCPOA dopo il ritiro dall’accordo causino un tale colpo di frusta che il regime si sgretoli)
”.
Sicuramente, gli Stati Uniti saranno i benvenuti a Teheran con caramelle e fiori (no). Tale assurdità neoliberista del “beneficio morale” ha già portato al disastro della guerra in Iraq. L’Iran è molto più grande, ha un’economia moderna, forze armate efficaci e alleati importanti. Qualsiasi tentativo di sconfiggerlo militarmente sarà senza speranza. Gli Stati Uniti hanno solo alleati deboli in Medio Oriente. Se un conflitto con l’Iran si accendesse, dovrebbero correre per cercare di salvarli dalla dissoluzione. Per ora possiamo aspettarci ulteriori proteste in Iran dirottate nel tentativo di creare una “rivoluzione”. Ci saranno attacchi per procura degli Stati Uniti da parte di forze curde e baluci ai confini iraniani. La pressione economica sull’Iran aumenterà. Ma tali sforzi falliranno. Dalla rivoluzione islamica del 1979, ogni tentativo degli Stati Uniti di danneggiare l’Iran ed alleati ha portato all’effetto opposto. Ogni volta l’Iran è emerso più forte di prima, ed è probabile che il tentativo corrente avrà risultati simili.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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