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L’ultima missione della corazzata Yamato

Victor Silva, War History Online 16 settembre 2018La IJN Yamato, corazzata della Marina Imperiale giapponese (IJN), fu la prima corazzata della classe Yamato, le più grandi e potenti della storia navale. Fu chiamato in onore dell’Impero Yamato, il primo nome storico del Giappone. La Yamato fu progettata per combattere contemporaneamente diverse navi. L’intenzione dell’IJN era creare una flotta di “castelli inespugnabili e inaffondabili” sul mare per contrastare la capacità produttiva quasi infinita della Marina degli Stati Uniti (USN), ma queste navi entrarono in combattimento quando la supremazia nelle battaglie navali non apparteneva più alle navi da battaglia. Il loro posto fu usurpato dalle portaerei. Inizialmente era prevista la costruzione di quattro navi da battaglia della classe Yamato, ma solo Yamato e la gemella Musashi furono completate e messe in servizio. La terza nave da guerra, Shinano, fu terminata come portaerei per compensare le perdite nella battaglia di Midway, e la quarta nave della classe Yamato, la costruzione n°111, fu cancellata nella fase iniziale.

Costruzione e servizio inziale
L’invasione della Manciuria da parte del Giappone nel 1931 portò alla violazione del Trattato navale di Washington firmato nel 1922, che limitava dimensioni e potenza delle navi da guerra. L’IJN era ora libero di costruire grandi navi da guerra completando il progetto delle Yamato nel 1934. La Yamato fu costruita completamente in segreto e le strutture in cui fu assemblato vennero mimetizzate. Le navi da guerra della classe Yamato rimasero ignote alle forze statunitensi fin quando le navi non entrarono in combattimento contro di esse. L’8 agosto 1940, la Yamato fu finalmente varata a Kure. Il 12 febbraio 1942, la Yamato divenne l’ammiraglia della Flotta Combinata dell’Ammiraglio Isoroku Yamamoto, e prestò servizio in quel ruolo fino all’11 febbraio 1943, quando fu sostituita dalla gemella Musashi, come ammiraglia della Flotta Combinata.

Un castello sul mare
La corazzata era dotata di nove cannoni da 460 mm, la massima potenza di fuoco mai disponibile su una nave da guerra. Per protezione, aveva una corazzatura d’acciaio spessa 400 mm ai fianchi e 200 mm sul ponte. La configurazione finale della batteria secondaria era di sei cannoni da 155 mm, ventiquattro da 127 mm e centosessantadue antiaereo da 25 mm. Aveva anche due catapulte con una gru per sette idrovolanti da ricognizione Mitsubishi F1M2. La sua lunghezza era di 256 metri e dislocava 71659 tonnellate. Aveva 12 caldaie che alimentavano da quattro turbine a vapore collegate a quattro eliche tripala e poteva raggiungere una velocità massima di 28 nodi. La Yamato aveva un equipaggio di 2332 marinai.

Non così invulnerabile
Il 28 agosto 1942, vicino la base navale giapponese di Truk, la Yamato fu attaccata dal sommergibile nordamericano USS Flying Fish (SS-229) con quattro siluri. La Yamato li evitò tutti. Il 25 dicembre 1943, l’USS Skate (SS-305) lanciò quattro siluri contro la Yamato da una distanza di poco più di 2000 metri, provocando un’esplosione vicino la poppa e aprendo una falla di 25 metri nello scafo. 3000 tonnellate di acqua entrarono, molto più del previsto. La Yamato raggiunse il porto di Truk e fu riparata coll’assistenza della nave-officina Akashi.

Una breve partecipazione in battaglia
I precedenti bellici della Yamato furono brevi. La nave divenne operativa il 27 maggio 1942, giusto in tempo per far parte della grande flotta che salpò due giorni dopo per la Battaglia di Midway. Le navi da guerra, navigando a 300 miglia dietro la flotta delle portaerei d’attacco dell’Ammiraglio Nagumo, non parteciparono alla battaglia. L’Ammiraglio Yamamoto esercitò il comando generale dalla plancia della Yamato. La battaglia di Midway fu disastrosa per le forza portaerei giapponese, con 4 navi affondate e 332 aerei distrutti. Durante i decisivi combattimenti a Guadalcanal dal 13 al 15 novembre 1942, la Yamato rimase inattiva, ancorato a Truk. Dal 19 al 23 giugno 1944, la Yamato fece parte della Seconda Flotta comandata dal Viceammiraglio Kurita e fu di scorta alla Flotta Mobile del Viceammiraglio Jisaburou Ozawa nella battaglia del Mare delle Filippine. Questa battaglia fu chiamata “Grande tiro al tacchino delle Marianne” dai piloti nordamericani e i giapponesi persero 3 portaerei e 426 aerei. L’unico contributo significativo della Yamato fu coprire le retroguardia della Marina Imperiale giapponese sconfitta. Tuttavia, la Yamato compì il grave errore di sparare contro aerei giapponesi che rientravano nelle basi, distruggendone e danneggiandone alcuni. Complessivamente, la Yamato trascorse la propria breve vita principalmente come nave di scorta o trasportando truppe e rifornimenti, e fu riparata o aggiornata nell’artiglieria antiaerea nella base navale di Truk. L’unica partecipazione della Yamato ai combattimento fu nella battaglia del Golfo di Leyte.

Operazione “SHO-GO”, la battaglia del Golfo di Leyte
L’alto comando giapponese pianificò l’Operazione “SHO-GO” (Vittoria) quale contrattacco allo sbarco statunitense sull’isola di Leyte. Il piano prevedeva il sacrificio di una flotta di portaerei-esca, comandata da Ozawa, per attirare la Terza Flotta nordamericana lontano dallo Stretto di San Bernardino, mentre la principale flotta giapponese attaccava nel Golfo di Leyte. Secondo il piano, la Forza Centrale del Viceammiraglio Takeo Kurita sarebbe poi penetrata a Leyte e distrutto le forze sbarcate dal nemico. Con questo obiettivo, cinque navi da battaglia, tra cui Yamato e Musashi, e dieci incrociatori pesanti, partirono da Brunei per le Filippine il 20 ottobre 1944. La flotta giapponese era divisa in tre squadre che avrebbero attaccato da diverse direzioni. Dal Borneo sarebbe arrivata la Forza A, comandata dal Viceammiraglio Takeo Kurita. Da Nagasaki, la Forza B che avrebbe attaccato sotto il Viceammiraglio Kiyohide Shimay. Infine, da Singapore, la Forza C avrebbe navigato sotto il Viceammiraglio Shoji Nishimura. La flotta di Ozawa era destinata ad essere affondata dal nemico e composta dalle ultime 4 portaerei rimaste al Giappone, insieme a aerei, 4 incrociatori, 8 cacciatorpediniere e Yamato e Musashi.

La battaglia del golfo di Leyte: battaglia del mare di Sibuyan
La Battaglia del Mar di Sibuyan, il 23 ottobre 1944, fu l’inizio della fine delle Yamato. Dopo 6 ondate di bombardamenti aerei dalla portaerei nordamericana USS Essex, la Musashi fu affondata senza mai mostrare ciò di cui era capace. Anche la Yamato fu vittima di questo bombardamento, colpita da due bombe, subì danni molto leggero grazie alla corazzatura. Durante la battaglia, l’ammiraglia di Kurita, l’IJN Atago, fu affondata, e quindi trasferì il comando sulla Yamato.

La battaglia del Golfo di Leyte: la Battaglia di Samar
In questa battaglia, la Yamato usò le armi principali per la prima e l’ultima volta. Le sue vittime furono la portaerei di scorta USS Gambier Bay (CVE-73) e il cacciatorpediniere USS Hoel (DD-533) che facevano parte dell’unità operativa 77.4.3, chiamata anche “Taffy 3”, della Settima Flotta della Marina Militare degli Stati Uniti. “Taffy 3” rimase presso Leyte per fornire supporto diretto alle truppe d’invasione ed era composto da 6 piccole navi scorta, circa 400 aerei, 3 cacciatorpediniere e 4 cacciatorpediniere di scorta. Inoltre, la Yamato aprì il fuoco su aerei nemici. Le navi del 77.4.3, sebbene armate con solo cannoni da 127 mm e siluri contro i cannoni da 460 mm dello Yamato, avevano il vantaggio del supporto di FM-2 Wildcat e TBM Avenger delle loro portaerei di scorta. Gli aerei attaccarono così ferocemente che la flotta giapponese capì presto che avrebbe dovuto ritirarsi. La Yamato lasciò la battaglia senza gravi danni. I giapponesi persero tre incrociatori pesanti e un incrociatore leggero, ma in cambio affondarono due portaerei di scorta, due cacciatorpediniere e un cacciatorpediniere scorta statunitensi.

Combattere fino alla fine
Dando un contesto storico alle successive azioni dei giapponesi: dopo la sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, la sua flotta di superficie fu sostanzialmente sequestrata a Scapa Flow, in Scozia, mentre i vincitori discutevano cosa farne. Alla fine, i marinai tedeschi internati con la flotta affondarono le navi piuttosto che lasciarle dividere presso le altre nazioni. I giapponesi non volevano che la Yamato avesse un destino simile o diventasse un trofeo di guerra. Preferirono una fine eroica. Di conseguenza, la Yamato fu inviata in una missione kamikaze finale ad Okinawa senza carburante per ritornare. Se la Yamato fosse riuscita a sopravvivere alla battaglia, l’equipaggio avrebbe provato a incagliarla su un’isola vicina continuando a combattere fino a quando non avesse più munizioni. Quindi l’equipaggio sarebbe sbarcato e si sarebbe unito alla fanteria in difesa dell’isola. Questo piano fu hiamato Operazione Ten-Go. L’operazione Ten-Go fu l’ultima offensiva navale giapponese della Seconda guerra mondiale. Fu condotto da una flotta di dieci navi: Yamato in testa, l’incrociatore Yahagi ed otto cacciatorpediniere. La Yamato salpò dal porto di Tokuyama alle 15:20 del 6 aprile 1945 verso le isole Ryukyu dove si svolgeva la battaglia di Okinawa. Alle 8:23 del 7 aprile 1945, un aereo da ricognizione nordamericano intercettò la Yamato quando era a 124 miglia da Okinawa. La flotta nordamericana inviò 386 Corsair, Hellcat, Avenger, Helldriver e Wildcat lanciati dalle portaerei statunitensi. La corazzata fu attaccata in tre ondate successive, colpita da 8 bombe e 10 siluri in una battaglia che durò quasi due ore. La concentrazione degli impatti dei siluri sul fianco sinistro causò lo sbandamento della nave, senza che la zavorra potesse correggerlo. Una volta che la Yamato si rovesciò, le riservette della torretta numero 2 esplosero, spezzando la nave in due con una terrificante esplosione e lanciando una colonna di fumo a forma di fungo alta 3,5 miglia. Morirono 2475 membri dell’equipaggio, incluso il capitano. 269 marinai furono salvati dai cacciatorpediniere Yukikaze, Hatsushimo, Fuyutsuki e Suzutsuki.
Yamato, Musashi e Shinano, le 3 più grandi navi da guerra della Seconda Guerra Mondiale, furono affondate senza poter dimostrare il loro potenziale. La loro potenza di fuoco non poté competere con quella dell’aviazione navale statunitense.

Traduzione di Alessandro Lattanzio