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In che modo la guerra di Corea influenza la posizione degli USA contro la Cina

Mision Verdad, 11 luglio 2020Questo 27 giugno segna il 67° anniversario della firma dell’armistizio che mise in pausa la guerra tra la Repubblica democratica popolare di Corea (Corea del Nord) e la Repubblica di Corea (Corea del Sud), un conflitto che mostrò i primi segni dell’attuale rivalità tra Cina e Stati Uniti in termini d’influenza geopolitica. La storia dimostra che gli Stati Uniti non sono innovativi nell’applicazione dei metodi per intervenire in altri Paesi; né nella fabbricazione simbolica dei nemici per giustificare tale intervento.

L’origine della divisione
Coll’inizio della guerra fredda iniziò l’impulso che mostrò chi aveva maggiore influenza in alcune regioni, un fatto dimostrato nel conflitto che portò alla formazione dei due Paesi che occupano la penisola coreana. Altri elementi del cosiddetto mondo bipolare del tempo, formatosi alla fine della seconda guerra mondiale, parteciparono a questa guerra iniziata nel 1950. Da un lato, il blocco di nazioni composto da Unione Sovietica e Cina che sosteneva la Corea del Nord e, dall’altro,Stati Uniti ed alleati che sostenevano la Corea del Sud. Il limite per ogni nazione fu deciso nel 38.mo Parallelo cinque anni prima, dopo che Stati Uniti ed URRS concordarono in modo velato su questa divisione, dopo le tensioni sorte col bombardamento atomico del Giappone. In primo luogo, il Paese nordamericano inviò truppe a sud della penisola e, successivamente, Josif Stalin fece lo stesso a nord di detto parallelo. Non ci vollero molti anni per costituire una nazione secondo la natura dell’influenza di ciascun blocco. La Corea democratica sviluppò l’industria al punto che, in pochissimo tempo ebbe il 93% dell’industria siderurgica e l’86% dell’industria chimica. Da parte sua, la Corea del Sud fu solo fornitore di servizi portuali e alimentari. In questa guerra ci furono progressi e sconfitte, ed ogni nazione ad un certo punto occupò il territorio dell’altra. In primo luogo, il conflitto nella “Corea capitalista” consentì alle forze nordcoreane di occupare rapidamente il sud della penisola. Tuttavia, le basi militari statunitensi nell’area permise di riprendere il controllo. Successivamente, ci fu la controffensiva degli Stati Uniti e di 16 Paesi dopo la decisione delle Nazioni Unite. Sebbene le truppe nordcoreane si fossero già ritirate a nord del 38.mo Parallelo, la Corea del Sud e gli alleati ne approfittarono invadendo il nord coll’intenzione di unificare la nazione alle loro condizioni. Al tempo fu anche previsto un attacco alla Cina con la giustificazione che fosse necessario per la sua inclinazione comunista.

La Cina nel conflitto
Vedendo il conflitto avvicinarsi ai confini, la Cina avvertì sul pericolo rappresentato dall’invasione degli Stati Uniti dell’intera penisola. Gli aiuti dell’URSS arrivarono, ma il supporto fu limitato sostanzialmente alla logistica. Al tempo, il Paese asiatico mostrava segni di potenza e autodeterminazione in relazione all’influenza geopolitica nella regione, ragione sufficiente per finire sotto l’attenzione della politica nevrotico-imperialista degli Stati Uniti. Per aggiungere dati contestuali, l’anno prima che scoppiasse la guerra tra le due Coree, in Cina trionfò la rivoluzione comunista dopo 20 anni di guerra civile tra Kuomintang e il PCC guidato da Mao Zedong. La vittoria di Mao fu un errore di calcolo della politica estera degli Stati Uniti a causa del sostegno al Kuomintang, che appariva più accomodante coll’occidente. La rivoluzione cinese non cercò di affermarsi come potenza al momento, ma che il PCC fosse deciso a ripristinare l’indipendenza del Paese, era già un aspetto negativo per Washington. Secondo Flynt Leverett e Hillary Mann Leverett nel libro Going to Tehran, il PCC era il principale obiettivo strategico degli Stati Uniti non per affrontare l’Unione Sovietica ma per espandere la propria influenza: “Quindi un governo comunista doveva non solo difendere la sovranità della Cina, ma anche sfidare il dominio degli Stati Uniti in Asia”, indicando che da quel momento il Paese asiatico era già nel mirino. Pertanto, l’Esercito di liberazione popolare, con 380000 soldati, nell’ottobre 1950 respinse le forze delle Nazioni Unite a sud del 38.mo parallelo. La sconfitta fu così grave che il generale MacArthur, responsabile delle truppe nordamericane, chiese l’uso di armi atomiche per contenere l’avanzata cinese. Successivamente, si ebbe una delle fasi più sanguinose della guerra, quando gli Stati Uniti nel maggio 1953 attuarono una campagna aerea in cui bombardarono dighe provocando inondazioni di città e colture, oltre ad usare del napalm su intere popolazioni. Solo gli aiuti di Cina ed URSS impedirono la carestia nel nord. Circa il 15% della popolazione della Corea democratica morì in questa guerra, tra cui 2 milioni di civili. In totale, gli Stati Uniti sganciarono 635 mila tonnellate di esplosivi sulla Corea, più 32557 tonnellate di napalm.

Le stesse ricette
Dopo la firma dell’armistizio, le tensioni rimasero e rimase la Cina che aveva già forte influenza geopolitica nella regione. Da quel momento, gli Stati Uniti iniziarono a costruirne l’immagine negativa all’ombra del comunismo. Che il gigante asiatico mirasse da allora a divenire una potenza industriale e commerciale già indicava il divenire potenziale nemico dell’impero nordamericano. E questo non perché rappresentasse una minaccia reale, ma perché Washington poteva perdere influenza su un determinato territorio. Oggi, gli Stati Uniti continuano a cercare di scacciare la Cina dall’influenza regionale e globale. Poiché la Repubblica popolare è rimasta ideologicamente e culturalmente forte, l’occidente trova un ostacolo a qualsiasi piano revanscista. Nemmeno l’applicazione della vecchia e logora ricetta del “temibile” comunismo. Non riuscendoci per la solidità culturale della Cina, oltre alla capacità industriale e umana, non c’era altra via d’uscita che promuovere un sentimento anti-cinese. Secondo Leverett, dagli anni ’50, le agenzie d’intelligence statunitensi iniziarono a promuovere il separatismo tra segmenti delle minoranze (non Han) della popolazione cinese, in particolare in Tibet, formula mantenuta finora. Dopo anni, nel febbraio 2019, ci fu un riavvicinamento tra l’amministrazione Donald Trump e la Corea democratica guidata da Kim Jong-un, cercando di porre fine alle tensioni coreane senza risultati positivi. Tutto indica che corrispondeva a un’altra manovra degli Stati Uniti per guadagnare terreno nella regione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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