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I nuovi pirati della vecchia Albione

Aram Aharonian, Internationalist 360°, 9 luglio 2020La Corte inglese ha decretato il virtuale e autoproclamato “presidente ad interim” (burattino di Washington) Juan Guaido e non lo Stato venezuelano ad amministrare le 31 tonnellate di riserve auree immagazzinate nel Regno Unito (1). Questa debacle dimostra che il diritto nazionale e internazionale non valgono un centesimo e rappresenta un atto di pirateria contemporaneo vizio della vecchia Albione (2). Il processo in Inghilterra per i beni bloccati del Venezuela iniziò a Londra il 22 giugno e interessava 1,3 miliardi di dollari di proprietà statali. Per decenni, i successivi governi, anche prima di Chavez, usarono i lingotti d’oro del Paese nelle cripte sotterranee della Banca d’Inghilterra per le operazioni finanziarie internazionali. Il venti percento dell’oro del mondo è custodito in tali cripte, retaggio delle dinamiche coloniali. La maggior parte vi fu lasciata dai rappresentanti di oltre 30 Paesi, che pagano una commissione per lo stoccaggio. Oggi la Banca d’Inghilterra si rifiuta di adempiere al proprio obbligo contrattuale di restituire questi lingotti. Questa “legge” o solo altro modo di saccheggiare le proprietà di nazioni, semplicemente per usarle contro esse finanziando invasioni, occupazioni ed offrirne le risorse naturali alle multinazionali? Per ovvie ragioni, le bande inglesi del governo di Sua Maestà non pensano d’espropriare le risorse degli sceicchi assetati di sangue che controllano la “democrazia” dell’Arabia Saudita, ma piuttosto seguono i giochi di Donald Trump, che consegnò CITGO, filiale statunitense della compagnia petrolifera [statale] venezuelana PDVSA, a Guaido. Inoltre, quando Trump doveva prendere il controllo di gas e litio della Bolivia, non esitò a utilizzare l’Organizzazione degli Stati Uniti (OAS) – e il suo sicario [segretario generale] Luis Almagro, per dichiarare la frode elettorale che non c’è mai stata e consegnare il Paese ai partner dell’aristocrazia genocida della Bolivia. Ricordiamo che Guaido prestò giuramento e fu riconosciuto dagli Stati Uniti all’inizio del 2019, con diversi Paesi collegati agli Stati Uniti che ne riconoscono l'”autorità”. Uno c’è bisogno di essere un esperto della situazione per sapere che alcun membro della cosiddetta “amministrazione” della Banca centrale di Guaido risiede in Venezuela: stanno tutti negli Stati Uniti, tranne uno che si trova in Colombia.
Il Regno Unito [governo] è uno dei furfanti coinvolti in tale scenario. Come grandi proprietari terrieri, razzisti, pirati, sfruttatori e saccheggiatori, hanno una viziosa tradizione dagli antenati criminali. La pirateria non è nuova per il governo del Regno Unito e va ricordato che conserva ancora diverse colonie nella nostra regione: Anguilla, Bermuda, Isole Cayman, Georgia del Sud e Isole Sandwich Meridionali, Isole Malvinas [Falkland], Isole Pitcairn, Turks e Isole Caicos, Isole Vergini britanniche e il territorio antartico britannico. Cosa aspettarsi da un impero talassocratico (uno Stato i cui domini sono principalmente marittimi) creatosi con saccheggi, pirateria, saccheggio, inganno e schiavitù e i cui membri principali provengono dai corsari di ieri e dai bucanieri globalizzati di oggi? Una breve visita al Looting Museum di Londra, chiamato anche British Museum, dimostra la gamma di oggetti saccheggiati dalle antiche culture di altre nazioni, prove non di culture diverse ma di barbarie e rapina imperiale.
Dopo che papa Alessandro VI divise le Americhe tra Spagna e Portogallo, i monarchi francese e inglese, così come i signori dell’Olanda, iniziarono la gara per contestare l’egemonia del Nuovo Mondo. Al fine d’interrompere le comunicazioni tra le Americhe e la penisola iberica, iniziarono a trattare coi teppisti della marina, che in tempo di guerra con altri regni venivano chiamati corsari e in tempi di pace pirati. Ciò portò alla lotta ininterrotta di tre secoli, culminata nell’egemonia britannica globale. Nel 1576, il pirata Andrew Barker prese d’assalto l’isola Margarita in Venezuela, anch’essa saccheggiata nel 1583 da William Hawkins. Nel 1596, Leonard Berry entrò nel Venezuela orientale e l’anno successivo anche il corsaro Charles Leigh fece altrettanto. Anche gli olandesi si unirono al saccheggio, e nel pieno di un’altra serie assalti sulla costa venezuelana, il corsaro inglese Charles Leigh si scagliò contro la stessa regione nel 1602, col pirata Robert Harcourt che prese d’assalto anche Trinidad e il bacino dell’Orinoco nel 1608. Nell’anno seguente, Thomas Roe invase i fiumi Amazon e Orinoco. Nel 1595, Sir Walter Raleigh, capitano, corsaro, scrittore, cortigiano e politico inglese che rese popolare il tabacco in Europa, si avventurò ancora una volta a Trinidad, i suoi uomini presero d’assalto il fiume Orinoco e il cavaliere fu sconfitto nel piano di rendere il Venezuela orientale una colonia inglese. Il libro di Raleigh del 1595, The Discovery of the Large, Rich, and Beautiful Empire of Guiana, scrisse la leggenda di El Dorado dando origine a numerose edizioni e traduzioni, nonché a nuovi libri sulla leggenda. Coniò lo slogan avanguardia dell’impero inglese: “Chiunque possiede il mare, possiede il mondo”. Anche [l’autore vincitore del Premio Nobel colombiano] Gabriel García Marquez menzionò la leggenda nel suo libro Cento anni di solitudine, dicendo che fu lui [Raleigh] a dare la sua fisarmonica a [leggendario fondatore della musica colombiana vallenata] Francisco el Hombre. Ma è forse [lo scrittore uruguaiano] Eduardo Galeano, che spiegò meglio la relazione del tempo: “I subdoli accordi finanziari sequestrarono Paesi e rovinandoli se non ricevevano il riscatto. “L’economia globale è l’espressione più efficiente della criminalità organizzata”. “Le agenzie internazionali che controllano valuta, commercio e credito praticano il terrorismo contro i Paesi poveri e i poveri di tutti i Paesi, con una frigidità e impunità professionali che umiliano il meglio di chi resiste”, ci ricorda Galeano. Ma l’avidità, che non muore mai, manterrà in vita il piano [del saccheggio] fin quando la Striscia di Essequibo, parte fondamentale e inalienabile del territorio venezuelano, verrà strappata al Paese [dalle forze imperialiste] con un complotto con pirati transnazionali come [il gigante petrolifero USA ] Exxon Mobil [che recentemente condusse esplorazioni illegali nelle acque territoriali della striscia].
I pirati del ventunesimo secolo non hanno bisogno di assaltare le navi straniere, ma le banche. Questo fu il caso della scomparsa, o meglio del furto, delle riserve estere della Libia da 300 miliardi, di cui 168 in oro. L’aiuto umanitario promesso non arrivò mai dopo l’assassinio di Muammar Gheddafi e la distruzione del Paese. [Gran parte dell’oro] del Venezuela fu rimpatriato tra il 2011 e il 2012 dal presidente Hugo Chavez, e la nazione è attualmente il primo Paese dell’America Latina in termini di riserve auree, con 161,2 tonnellate in totale, di cui 31 tonnellate (19,2 per cento) rapinate dalla Banca d’Inghilterra. [Parte di] questo oro era detenuto dalla [banca degli Stati Uniti] Citibank, che avrebbe dovuto restituirlo dopo aver terminato le operazioni in Venezuela. Tuttavia, Citibank decise di consegnarlo ai compari inglesi, alludendo al fatto che le sanzioni di Trump impedivano di rimpatriare i beni in Venezuela, invocando essenzialmente una moderna lettera di corsa (3). “È un furto. A causa di azioni come questa, i pirati più famosi nel 18° secolo erano i corsari inglesi, tutti seguivano la Corona britannica (…) Il Regno Unito viola il diritto internazionale e intende rubare risorse venezuelane”, dichiarava il Ministro degli Esteri di Caracas, Jorge Arreaza.
Poiché la Banca d’Inghilterra è presumibilmente solo il custode dell’oro, [le autorità venezuelane hanno proposto che] “queste risorse sano utilizzate sulla base di un accordo col Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) per l’acquisto di attrezzature e forniture mediche necessarie per curare il COVID-19”. Con quale diritto, in base a quale legge, per conto di chi questa nuova Santa Alleanza dei Paesi occupati dalla NATO chiamata Unione Europea sanziona funzionari venezuelani o riconoscere usurpatori non votati da nessuno?, su chiede [lo scrittore venezuelano] Luis Britto Garcia. Evidentemente, la vecchia abitudine di essere perpetuamente occupati da truppe straniere fa dimenticare [ai Oaesi dell’UE] cosa significano sovranità e indipendenza, nonostante gli assolutisti del Vecchio Continente si sbarazzino di [uffici dell’era coloniale come] Capitano Generale o Viceré d’America (o no?) “Propongo di inviargli una copia della nostra Dichiarazione d’Indipendenza, per vedere se hanno il coraggio di mostrarci la loro”, sfidava l’intellettuale venezuelano Britto Garcia. Le finanze della famiglia reale privilegiate e quasi muta della regina Elisabetta II aumentano e molti cittadini sono sconvolti. I costi del mantenimento dei reali sono cresciuti di oltre il 40 percento dal 2018 al 2019, raggiungendo 104 milioni di dollari. Il tempo passa, eppure il Regno Unito mantiene il suo tratto più tipico: la pirateria.

Note:
1) La sentenza della High Court inglese non assegnava esplicitamente il controllo dell’oro alla squadra di Guaido, ma piuttosto bloccava il tentativo di Maduro di controllarlo, lasciandolo essenzialmente nel limbo per ora. Tuttavia, fu dichiarato che il consiglio di amministrazione della banca centrale ad hoc di Guaido tenne a presentare prontamente il controllo.
2) Albione è il nome alternativo dell’isola della Gran Bretagna che non è più usato in inglese. Tuttavia, è più precisamente usato per riferirsi alla Scozia nella maggior parte delle lingue celtiche.
3) Una lettera di corsa e rappresaglia era la licenza governativa nell’era delle vele che autorizzava un corsaro ad attaccare e catturare navi di una nazione in guerra. Una volta catturato, il corsaro poteva quindi portare le prede al tribunale dell’Ammiragliato per trasferire la proprietà al corsaro. La lettera di corsa includeva il permesso di attraversare un confine internazionale per condurre una rappresaglia ed era autorizzata dalla giurisdizione emittente a condurre operazioni di rappresaglia al di fuori dei confini.

Aram Aharonian è un giornalista uruguaiano, membro fondatore di TeleSur e presidente della Fondazione per l’integrazione latino-americana (FILA). Dirige anche il Centro latinoamericano per l’assistenza strategica (CLAE).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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