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Rodong-1: il primo programma missilistico della Corea democratica

Military Watch, 6 luglio 2020

Il Rodong-1 fu il primo missile balistico completamente sviluppato dalla Corea democratica per le proprie forze armate e iniziò ad essere schierato nei primi anni ’90 per dissuadere le minacce nordamericane in un momento di forti tensioni a seguito del crollo dell’Unione Sovietica. Con una gittata di 1500 km, permise all’Esercito popolare coreano (KPA) di colpire la terraferma giapponese, comprese le strutture militari nordamericane considerate vitali per le operazioni di teartro contro il territorio coreano. I primi missili balistici della Corea democratica Hwasong-5 e Hwasong-6 avevano brevi gittate, rispettivamente 330 km e 500 km, e furono sviluppati per colpire le attività statunitensi e sudcoreane nella penisola coreana. Entrambi erano strettamente basati sul design dello Scud sovietico ma presentavano una serie di miglioramenti. Il Rodong-1 rappresentava quindi un significativo miglioramento delle capacità d’attacco del Paese e ebbe un impatto notevole sull’equilibrio di potere nell’Asia del Nordest. Il nuovo missile coreano fu testato il 29 maggio 1993 e sorprese gli analisti occidentali per la sua alta precisione. Il missile colpì una piccola boa nel Mar del Giappone a centinaia di chilometri di distanza, un avvertimento della notevole abilità tecnologica del Paese nel campo dello sviluppo di missili balistici. Questa dimostrazione fu particolarmente importante alla luce del risultato della guerra del Golfo Persico di due anni prima, in cui l’arsenale dei missili balistici iracheno, derivato dalle stesse tecnologie sovietiche, si dimostrò gravemente impreciso portando gli analisti occidentali a sottovalutare il potenziale dell’arsenale coreano. Da allora il Rodong-1 ha svolto un ruolo importante ma declinante nella deterrenza della Corea democratica, mentre le piattaforme originali erano dotate di testate da 1200 kg, si sospetta che il missile fu modificato estendendone il raggio d’azione ed integrando una testata nucleare miniaturizzata.
La Corea democratica ottenne per la prima volta l’accesso alle tecnologie dei missili balistici sovietici dall’Egitto, che vendette i missili Scud-B alla fine degli anni ’70, ricevuto dall’URSS all’inizio del decennio. L’Unione Sovietica aveva in particolare rifiutato di fornire a Pyongyang tali missili, ma in mani egiziane furono usati limitatamente per colpire obiettivi israeliani durante la guerra dello Yom Kippur del 1973. La Corea democratica partecipò alla guerra sostenendo l’Egitto e continuando a stringere forti relazioni militari col governo egiziano. Le relazioni si saldarono notevolmente col presidente egiziano Hosni Mubaraq, che salì al potere nel 1981. Se l’Egitto possedeva missili Scud, aveva una base tecnologica trascurabile e quasi alcuna capacità di produzione di armi nazionali. La Corea democratica, con le sue potenti industrie militari e l’avanzata base tecnologica, poté studiare i missili ottenuti dall’Egitto e aiutare il Paese a fabbricarne di nuovi per potenziarne l’arsenale balistico. Ciò fu fondamentale per l’Egitto che, avendo visto deteriorarsi rapidamente i legami coll’Unione Sovietica negli anni ’70, aveva bisogno di assistenza per mantenere l’arsenale vitale di fronte alla crescente forza missilistica nucleare e balistica israeliana. Le linee di produzione della Corea democratica dei missili balistici si basavano quindi su studi sulle armi fornite dagli egiziani.
L’Hwasong-5 sviluppato come derivato coreano dello Scud-B, ebbe in particolare una potenza superiore all’originale sovietico, vale a dire una gittata maggiore. Questa prestazione fu ulteriormente migliorata coll’entrata in servizio dell’Hwasong-6 a metà degli anni ’80. Consapevole dell’importanza della capacità di colpire obiettivi oltre la Corea e dell’importanza fondamentale delle basi militari nordamericane in Giappone per le operazioni statunitensi nella regione, fu rapidamente sviluppato un nuovo missile a lungo raggio, che divenne il Rodong-1. La nuova piattaforma aveva un corpo stabile per evitare la necessità di estese rotte di volo ed era progettata per potere essere lanciato rapidamente dai veicoli lanciatori e da trasporto (TEL), una capacità che gli analisti statunitensi ripetutamente notavano avrebbe complicato seriamente qualsiasi operazione per neutralizzare l’arsenale del Paese. Un rapporto del think tank Council on Foreign Relations (CFR) nei primi anni 2000, che accertava la possibilità di un’azione militare contro la Corea democratica, sottolineava a tal fine: “Come hanno scoperto gli Stati Uniti durante la Guerra del Golfo, distruggere i lanciatori mobili (dei missili balistici) è difficile, anche nel deserto. Si rivelerà un compito scoraggiante sulle montagne della Corea del Nord”.
Le tecnologie del Rodong erano molto ricercate negli anni ’90, quando era l’unico missile a gittata media ampiamente disponibile all’esportazione. Il missile fu esportato in Pakistan, secondo quanto riferito, in cambio di tecnologie nucleari, facilitando lo sviluppo dell’Hatf-5 (Ghauri). Il programma Half-5 è stato perseguito parallelamente a un programma nucleare nello Stato dell’Asia meridionale e diede a lungo il vettore più potente dell’arsenale del Paese. L’Iran acquisì i missili fabbricandoli su licenza come Shahab-3, fornendo per la prima volta al Paese la capacità di effettuare attacchi missilistici su obiettivi in Europa, Israele e le basi statunitensi nella regione del Golfo. Oltre alla vendita all’Egitto, numerosi rapporti indicavano anche che la Libia poté acquisire i missili. Questi furono smantellati su pressione occidentale a metà degli anni 2000 in cambio della riduzione delle sanzioni economiche, che lasciò il Paese senza mezzi di risposta quando la NATO lanciò la grande campagna aerea contro il Paese nel 2011. Il progetto continua ad essere modernizzato, e in Iran nuove versioni avanzate come l’Emad entravano servizio basandosi fortemente sul progetto originale del Rodong.
Col programma missilistico della Corea democratica che andava rapidamente ben oltre le aspettative dei nemici, può stabilire un potente deterrente missilistico balistico tecnologicamente pari a quelli di Stati Uniti ed URSS durante la Guerra Fredda, anche se molto più piccola. Il Rodong-1 fu oscurato poco più di un decennio dall’ingresso in servizio dal Musudan, piattaforma avanzata con gittata più che doppia. Questo fu seguito negli anni 2010 dallo sviluppo di versioni del Musudan più avanzate, così come dell’Hwasong-12 dalla gittata maggiore e da Hwasong-14 e Hwasong-15 dalla gittata intercontinentale. Il Pukkuksong-2 fu sviluppato come piattaforma compatta con motore a combustibile solido, e può essere facilmente schierato con tempo di lancio minore del Rodong-1 pur mantenendo una portata maggiore. Sebbene sia improbabile che i missili Rodong-1 esistenti siano gradualmente eliminati, le risorse sono destinate a concentrarsi sulla produzione di piattaforme più moderne e potenti, sebbene gli aggiornamenti dei missili Rodong rimangano una possibilità, come avvenuto in Iran. Considerando che Pyongyang percepisce il principale avversario negli Stati Uniti e che uno degli obiettivi principali è dissuadere gli attacchi dalla superpotenza, la capacità di colpire strutture militari statunitensi sul Pacifico rimane molto apprezzata. Mentre la Corea democratica continua ad ampliare l’arsenale dei missili balistici intercontinentali per colpire la terraferma degli Stati Uniti, il ruolo delle piattaforme a corto raggio progettate per colpire le strutture militari statunitensi nel Pacifico rimane cruciale. I missili Rodong-1 sono quindi destinati a continuare a svolgere un ruolo nella difesa della Corea democratica in futuro. Mentre il missile rimane in produzione in Iran su licenza, si ipotizza che la produzione in Corea e Pakistan sia terminata a favore di nuovi progetti. Resta da vedere se lo Stato dell’Asia orientale avrà pari successo nel commercializzare le nuove generazioni di missili, come il Pukkuksong-2, nell’esportazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio