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Perché i russi non vogliono essere europei

Patrick Armstrong, SCF 4 luglio 2020

La Pravda ci ha mentito sull’URSS, ma ha detto la verità sull’occidente.
– Battuta russa contemporanea

In un saggio sostenni che la Russia non era un paese europeo. E’ una cosa sui generis, uno Stato di civiltà. Ho usato un’argomentazione di Toynbee secondo cui la storia dell’Europa poteva essere scritta senza mai usare la parola “Russia” fino a Pietro il Grande. Mi aspettavo di provocare angoscia, date le associazioni che la parola “europeo” accumulò nei cinque secoli di dominio mondiale. La promozione allo status europeo fu allettante: vide Mohandas Gandhi con un aspetto piuttosto insolito con colletto e cravatta I russi sentirono questo appello soprattutto alla fine del 1800, quando tanti ricchi colti russi si trovarono nelle pozze d’acqua alla moda d’Europa secondo cui valeva la pena costruirsi chiese personali. Il culmine del sofisticato servizio da tavola era alla Russa. Un russo era uno dei pazienti più famosi di Freud. I russi erano particolarmente benvenuti in Francia come alleati contro la Germania. Il colpo di Stato bolscevico rovinò piuttosto questa tendenza, anche se la Russia sovietica divenne un nuovo tipo di ideale per i comunisti nel mondo. Ma con la fine dell’URSS, l’idea riemerse. Il culmine dell’idea che la Russia avesse “aderito” o addirittura “ricongiunta” all’Europa fu negli anni dell’Europa di Gorbaciov dall’Atlantico agli Urali o persino da Vancouver a Vladivostok. “Una nuova era di democrazia, pace e unità, un tempo per soddisfare le speranze e le aspettative che i nostri popoli hanno nutrito per decenni”. Attraente, accattivante; molti l’accolsero così. Ma non tutti: per loro la Russia, con o senza comunisti, era Il Nemico. Qualunque cosa facesse Mosca, dissolvere Patto di Varsavia ed URSS, assumersene i debiti e portarne fuori dall’Europa carri armati e cannoni, sottoscrivere tutte le dichiarazioni che l’occidente gli chiedeva, riempirsi il governo di consiglieri occidentali, aspetta solo il momento tramando vendetta.
“La NATO si è dimostrata pacifica e gli impegni del CFE in occidente aumentavano tale garanzia. Ma quando la Russia si riprese e riorganizzò, come suggerisce la storia, l’impulso imperialista di Mosca poteva risorgere. Quindi sarà troppo tardi e “provocatorio” ridisegnare la linea di difesa”. (William Safire, International Herald Tribune, 3 ottobre 1995).
I russi non hanno nessuno da incolpare se non se stessi per la brutale dittatura che hanno costruito nel loro Paese e imposto ai vicini. (Chrystia Freeland, Financial Times, 29 maggio 1996).
… Caspar Weinberger emise un forte avvertimento che i responsabili politici nordamericani, nella preoccupazione per l’espansione della NATO, avrebbero ignorato che la Russia abbia di propria iniziativa un allargamento davvero minaccioso: “il dominio delle risorse energetiche nella regione del Mar Caspio”. Come osserva in allegato l’articolo apparso il 9 maggio sul New York Times … “Se Mosca avrà successo, la sua vittoria potrebbe rivelarsi molto più significativa del successo dell’occidente nell’allargamento della NATO”. (Center for Security Policy, Washington, 12 maggio 1997).
Come è noto, la Russia ha avuto grandi difficoltà ad adattarsi al fatto che il suo impero, costruito dalle conquiste nei secoli, è scomparso nel 1991, privandolo di ricchi confini e quasi metà della popolazione. (Richard Pipes: “Russia’s Designs on Georgia”, 14 maggio 1998).
Esiste una mentalità espansionista nell’élite al potere della Russia, profondamente radicata nel passato del Paese, il che gli rende difficile prendere in considerazione la possibilità di formare un partenariato coll’occidente. Questa spinta quasi permanente all’espansione del territorio è diventata allo stesso tempo un flagello per il popolo russo, che continua a vivere in una spaventosa povertà in un Paese ricco di risorse. (Jan Nowak “Cosa può fare la NATO per la Russia”, Washington Times, 19 aprile 2000).
Si noti che tali citazioni risalgono al periodo di Eltsin. Quando se ne andò, l’intero periodo fu ripulito e riscritto come possibile epoca d’oro: “Gli Stati Uniti ricorderanno Boris Eltsin come qualcuno che, nonostante i suoi limiti, intendeva bene e lavorava per riportare il Paese nella famiglia delle nazioni nella libertà e nell’umanità, che spesso mancavano nella storia torturata della Russia”.
Costoro vinsero la battaglia sull’opinione: piuttosto che cortesia, unità, speranze e aspettative, la realtà registrò l’espansione della NATO, la guerra NATO/USA in Kosova, interventi NATO/USA ovunque, rivoluzioni colorate NATO/USA, intromissioni NATO/USA nei vicini della Russia, guerre NATO/USA in Medio Oriente, le infinite “gravi sfide alla sicurezza” della Russia.
Oggi i russi devono chiedersi se tutte le parole di benvenuto e i pensieri felici fossero solo una truffa per far uscire i carri armati dall’Est Europa. Ai russi anziani, l’espansione della NATO fu un’alleanza militare sempre più vicina; ai giovani russi sbatte la porta in faccia. Per George Kennan, “un tragico errore”. Non ha senso far passare tre decenni dalla Carta di Parigi: nulla di tutto ciò è accaduto. Non sono qui interessato a tentare di dare colpe, anche se l’importanza dell’espansione della NATO non può essere annullata con sparate come “Proprio come l’origine dell’espansione della NATO fu benigna, così anche l’impatto sulla sicurezza russa”, ma molti russi concordano con la battuta agrodolce citata sopra: la Pravda mentiva quando affermava che l’URSS era meravigliosa ma diceva la verità quando affermava che l’occidente è cattivo.
Anni di accuse su Putin che uccide giornalisti, abbatte aerei di linea, avvelena persone, ruba soldi, invade i vicini, ha troppi orologi, punta il suo cane alla Merkel, pistolero e così via: alcuna accusa era troppo stupida ai loro occhi. Conclusioni presentate prima delle prove, prove troppo segrete per essere mostrate, processi a porte chiuse, verdetti già scritti. Nel 2012 “Dittatore”; nel 2016 “Vladimir Putin sarà sempre il nemico degli USA”; nel 2017 “Nella campagna di Putin per distruggere la democrazia nordamericana”; nel 2020 “ Putin, presidente criminale e incompetente, nemico del suo popolo”. Chi chiamava la Russia nemica passate e futura era ai margini, durante Eltsin, ma oggi danno il tono. Possono persino ottenere premi Pulitzer per aver inventato storie antirusse. Un’accusa svanisce, un’altra appare. Rachel Maddow non si scusa col pubblico per il tempo che gli ha fatto perdere, né Hillary Clinton ammette di aver perso la fiera elettorale. Né si scuserà con Putin. Silenzio sull’ultima frode del Putinl’hafatto, mentre se ne inventano di nuove: le rivolte negli Stati Uniti sono opera da “manuale russo”. E quando i russi non incontrano ostilità, è la condiscendenza più assurda: Mercouris dà una perfetta illustrazione di Macron che cerca di trattare Putin come soggetto coloniale che viene ad apprendere le buone maniere. Bene, i russi l’hanno capito: non erano i benvenuti, non sono i benvenuti e non saranno mai i benvenuti. Saranno sempre alieni. Un sondaggio del 2014 lo dimostra: “Gli atteggiamenti dei russi verso Stati Uniti e presidente Barack Obama sono estremamente sfavorevoli e sono nettamente peggiorati negli ultimi due anni. Mentre anche le opinioni verso l’Unione Europea sono peggiorate, i russi vedono sempre più favorevolmente la Cina. I russi vedono la Cina come alleato e Stati Uniti ed Unione europea come nemici”. È improbabile, per dirla in parole povere, che altri 6 anni di isterica russofobia convincano il pubblico russo che l’occidente sia più gradevole. Allo stesso tempo i russi, che dovrebbe essere compreso, sono esposti agli avvenimenti occidentali: molti di loro viaggiano, molti hanno Internet e possono leggere e vedere cosa c’è là fuori, decidono che l’occidente non è così attraente come pensavano fosse. Gli occidentali sono ossessionati dalle questioni LBGT ma è molto peggio di così. La Russia è, per gli standard occidentali attuali, piuttosto conservatrice sulle questioni sociali. Il che vuol dire che è come l’occidente negli anni ’50. Non sono colpiti da ciò che vedono. Nel 2004 solo il 29% pensava che l’occidente fosse un “buon modello” e quattro anni dopo persero quattro punti. Altri dieci anni di rivolte, disoccupazione, violenza della polizia, guerre e droghe non aggiungeranno punti. Quindi, per i russi, l’occidente ha perso gran parte dell’attrattiva che, ai tempi dell’URSS, pensavano avesse. Rifiuto, colpa, accuse, condiscendenza, insulto, propaganda, un modello che svanisce velocemente.
Gordon Hahn, astuto osservatore, lo vide un anno fa Per tre secoli la Russia è stata “in viaggio verso occidente”. Il che, sostiene Hahn, intreccia la Russia ai modelli e alleanze di guerre in costante mutamento in Europa, e non fu molto vantaggioso per la Russia: ma “un pesante svantaggio”. Concludeva che, dopo il rifiuto occidentale di ogni apertura di Mosca e dopo aver osservato la prassi effettiva in occidente dei suoi elevati “valori”, “La Russia di Putin ora rifiuta l’occidente post-moderna e le sue ambizioni neo-imperiali di civilizzazione, anzi, “civilizzazionista” nel vicinato della Russia e oltre. Invece di cercare di far parte dell’occidente o di sconfiggere il paradigma geopolitico occidentale, cerca insieme alla Cina e, per alcuni aspetti, all’India e a molte altre potenze regionali di costruire una civiltà globale alternativa a quella dell’occidente postmoderno, con cui Russia, Cina e altri cercheranno semplicemente di coesistere. Forse, un giorno, conclude, la Russia tornerà ad ovest, ma non sarà presto. Vladislav Surkov, uomo che fu al potere in Russia per qualche tempo, pensa la stessa cosa: la Russia ha provato l’Oriente, ha provato l’occidente, da alcuna parte fu la benvenuta. La Russia è un Paese a mezza via dal’occidente. Putin ha appena definito la Russia “civiltà distinta”.”
Sono d’accordo, è finita. La storia d’amore è stata consumata, calpestata, sputata. Torniamo al saggio di Simonjan. Passò un anno negli Stati Uniti, quindi ignaro l’attualità. Il titolo dice: “Perché non rispettiamo più l’occidente”, e va letto. Penso che parli per conto dei russi (e anche per molti, molti altri nel mondo). “Con tutta la tua ingiustizia e crudeltà, ipocrisia inquisitoria e bugie ci hai costretti a smettere di rispettarti. Tu e i tuoi cosiddetti “valori”.”Traduzione di Alessandro Lattanzio