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Operation Cyclone e Timber Sycamore, le taglie statunitensi per assassinare sovietici

Gavin O’Reilly, AHTribune, 01 luglio 2020

A seguito delle accuse del New York Times secondo cui gli ufficiali dell’intelligence russa avevano offerto incentivi finanziari ai taliban che avevano preso di mira le forze statunitensi e della coalizione in Afghanistan, il conseguente oltraggio dei media mainstream andava come previsto. Nonostante le accuse siano smentite dalla Russia, dai funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti e persino dagli stessi taliban, i media occidentali erano sconvolti dalle affermazioni dell’amministrazione Trump che sono indebitamente solidali con Mosca , chiaro tentativo di risuscitare il “Russiagate” nella seconda fase delle elezioni presidenziali di novembre, come i tentativi dei media di dare credito alle affermazioni della “collusione russa” nelle elezioni del 2016. L’ironia dai media occidentali che sostengono che la Russia abbia dato supporto finanziario ai taliban per colpire le forze statunitensi, basandosi su accuse infondate, sembra tuttavia sfuggire ai suddetti media tuttavia che in realtà le prove dimostrano che Stati Uniti ed alleati diedero non solo sostegno finanziario, ma anche logistico, militare e politico ai precursori dei taliban degli anni ’70 e ’80 in Afghanistan, che poi presero di mira le truppe dell’allora Unione Sovietica. A partire dal 1979 sotto l’amministrazione statunitense di Jimmy Carter, l’Operazione Ciclone vide la CIA, insieme all’MI6, agenzia di intelligence pakistana ISI e GIP saudita, fornire armi, finanziamenti e addestramento agli insorti salafiti noti come mujahidin, coll’intenzione di spedite tali terroristi in guerra contro l’allora governo socialista dell’Afghanistan, con la leadership di sinistra di Kabul al potere dall’anno precedente, quando la rivoluzione di Saur rovesciò il governo filo-occidentale di Mohammed Daoud Khan sostituito dal Partito democratico popolare dell’Afghanistan (PDPA) alleato dei sovietici al culmine delle guerra fredda tra Oriente e Occidente.
Dal 1979 in poi e per tutti gli anni ’80, i governi del successore di Carter, Ronald Reagan, e dei conservatori di Margaret Thatcher diedero miliardi ai mujahidin, che commettevano atrocità non solo contro chi era fedele al governo socialista di Kabul, ma anche contro le truppe sovietiche, con Mosca intervenuta all’inizio del conflitto su richiesta del governo afghano. Gli effetti dell’operazione Ciclone continuarono ad avere conseguenze peggiori in Afghanistan, con uno dei più importanti mujahidin che non era altri che l’affarista saudita Usama bin Ladin; è opinione diffusa che le azioni dei governi occidentali durante l’Operazione Ciclone furono precursori degli attacchi terroristici dell’11 settembre. Tuttavia, nonostante siano ben consapevoli delle conseguenze dell’armare gli estremisti salafiti nel tentativo di favorire il cambio di regime, nel 2011 Stati Uniti e Gran Bretagna insieme all’Arabia Saudita di nuovo effettuarono le stesse azioni in Siria, questa volta a seguito del rifiuto di Bashar al-Assad del 2009 di consentire al Qatar, alleato degli occidentali, di costruire un oleodotto attraverso il suo Paese, che avrebbe minato le relazioni di Damasco con la Russia, sua principale alleata.
Analogamente all’operazione Ciclone, Timber Sycamore, autorizzato dall’amministrazione Obama , vide gli squadroni della morte salafita ricevere armi, fondi e addestramento dalla CIA nel tentativo di abbattere Assad e sostituirlo con un capo filo-occidentale… A differenza della Repubblica democratica dell’Afghanistan, tuttavia, la Repubblica araba siriana seppe resistere con successo a tale tentativo di cambio di regime, con Assad al potere più di nove anni dopo, grazie in gran parte agli interventi di Iran e Russia nel 2013 e 2015 rispettivamente, entrambi intervenuti su richieste del governo siriano. Questo non vuol dire che molti eroi dell’Esercito arabo siriano, del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche e militari russi abbiano perso la vita in difesa della Repubblica araba, con oltre 112 militari russi uccisi in azione dal 2015, non siano risultato diretto del finanziamento e sostegno del terrorismo da parte della CIA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio