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La stanza dove non è successo: il cervello di John Bolton

Martin Sieff, SCF 1 luglio 2020Quando il presidente Donald Trump ha tardivamente ma saggiamente licenziato John Bolton da consigliere per la sicurezza nazionale nel settembre 2019, scrissi che Bolton rinunciò al potere con la grazia di uno scarafaggio. Ora, come avevo previsto, pubblicava le memorie mettendosi contro il suo benefattore con la piena lealtà e gratitudine di uno scorpione. In verità, non c’è nulla d’inaspettato in Bolton, nel suo nuovo libro scritto in modo eccezionalmente male, eppure proprio per questo, estremamente divertente. Certamente passerà alla storia come il peggior libro di memorie politiche nordamericano, gloriosamente inetto e quindi inconsapevolmente rivelatore, dal racconto ilare “What Happened” di Hillary Clinton sulla sua campagna presidenziale del 2016 (che ovviamente avrebbe dovuto avere un punto interrogativo sul titolo dato che Clinton rivelò non aveva idea di cosa fosse realmente successo e perché). Proprio come Clinton, Bolton è uno psicopatico narcisista ed egocentrico, da sempre il percorso più sicuro verso potere, rispetto e lode dei media a Washington. E a differenza del presidente di Kevin Spacey, Frank Underwood, nella serie TV di Netflix “House of Cards”, è totalmente inconsapevole. Come Hillary Clinton (che potrebbe essere ancora eletto presidente degli Stati Uniti), Bolton conferma brillantemente la legittimità dell’effetto Dunning-Kruger in psichiatria. Sono sempre le persone più stupide, incompetenti e inutili ad essere le più convinte nell’essere le più brillanti. Il nuovo libro di memorie di Bolton, “La stanza dove è successo”, riflette tale sublime stato di sogno egoistico e inimmaginabile dall’inizio alla fine. Alcun titolo potrebbe essere più inappropriato e rivelatore nel modo più esilarante.
Per John Bolton, nei 17 mesi da consigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, presumibilmente una delle posizioni più potenti e importanti del pianeta, non è mai stato nella stanza dove è successo. Finiva sempre spedito nel bagno più vicino, non nella stanza dove è successo. Bolton era l’unico al centro delle cose, nella sua immaginazione: in tutta la sua carriera quella fu l’unica cosa su cui non vacillò mai, non deluse mai e non fallì mai. Ma in quell’altra dimensione che il resto dell’umanità in modo frustrante e inspiegabile (a Bolton) chiama “mondo reale”, fu una storia molto diversa. Perché alcun consigliere per la sicurezza nazionale nella storia degli Stati Uniti fu così poco influente e inetto, e così escluso dal processo decisionale quanto John Bolton. È sbagliato suggerire, come molti fanno, che Bolton doveva l’ascesa alla lobby israeliana e al peso finanziario del magnate dei casinò Sheldon Adelson. Senza dubbio entrambi fecero la loro parte, ma Bolton chiaramente possedeva una reputazione gonfiata agli occhi di Trump, per le infinite apparizioni su Fox. Se qualsiasi altro essere umano meritasse la colpa della sua bizzarra ascesa, è chiaramente il defunto Roger Ailes, CEO di Fox News per 20 anni, dal 1996 al 2016, che lo promosse così spudoratamente per così tanto tempo. Ma anche Trump preso capì che per essere un busto televisivo superficialmente impressionante su una piattaforma dedita a promuoverlo, Bolton non aveva bisogno di un cervello. Gli straordinari fiaschi, fallimenti e stupidità inaffidabili di Bolton consigliere per la sicurezza nazionale era chiaro al momento, e il suo libro di memorie non aggiunge nulla di nuovo o sorprendente. Né c’è qualcosa di originale o utile nei presunti e schietti insulti e calunnie di Bolton al segretario alla Difesa ames Mattis, al segretario di Stato Rex Tillerson e all’attuale Mike Pompeo. Tutto ciò che rivelano è che Bolton era destinato ad essere un totale fallimento in qualsiasi posizione nel governo perché non poteva lavorare con o rispettare nessuno, e nessuno avrebbe mai potuto fidarsi di lui.
Ciò che tale libro fa è rivelare il vero John Bolton, un idiota egoista che immagina di avere sempre ragione su tutto e che tutti gli altri sono inimmaginabilmente stupidi e inferiori a lui, e che quindi sempre sbagliano su tutto. Nell’immaginazione di Bolton, la stanza in cui era sempre era l’unica che contava. È incapace di capire che fu sempre spedito nel gabinetto più vicino, così tutti gli altri potevano svolgere gli affari seri. Lungi dall’essere il più saggio e astuto dei politici, come Bolton immagina d’essere, il valore della sua testimonianza è dato perché è così stupido, ingenuo e sublimemente inconsapevole di ciò che realmente accadeva. Tale straordinaria ingenuità è ciò che renderà le memorie di Bolton memorabili. È un involontario capolavoro comico. Tra mille anni, “The Room Where It Happened” potrebbe sopravvivere come spiegazione convincente del perché il grande impero americano che dominava il mondo crollò all’improvviso. Perché alcuna società che porti un tale eccezionalmente comico inetto a tale eminenza, dopo averne ingoiato le fantasie sul presunto “splendore” per così tanto tempo, può durare molto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio