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La fratellanza di affari tra capitalismo e fascismo

Ivan Shvets

Il colpo di stato fascista in Germania, a seguito del quale si costituì il principale epicentro della nuova guerra mondiale nel pieno dell’Europa, avviò una nuova era nella cooperazione economica dei monopoli del mondo capitalista. Le maggiori associazioni monopolistiche nordamericane, britanniche, francesi e olandesi, come Rockefeller, Morgan, Mellon, Royal Dutch Shell, Vickers, Baldwin, Unilever e altre, iniziarono a fornire alla Germania la massima assistenza finanziaria e tecnico-militare. Riguardo tale aiuto, Schacht successivamente osservò: “I Paesi stranieri, in modo uniforme, superarono se stesso nel riconoscere ciò che Hitler fece e gli resero ogni onore” (Schacht. Meine Abrechnung mit Hitler, S. 22) L’Inghilterra, che aveva un disperato bisogno di un’aviazione, vendette aerei militari e motori aeronautici alla Germania, i suoi cantieri navali erano carichi di ordini militari tedeschi. L’economista inglese Paul Einzig scrisse in quei giorni: “Se mai arrivasse un giorno del giudizio, la responsabilità della morte di soldati e civili inglesi dovrà essere assegnata alla posizione condiscendente del governo britannico. I materiali militari che potevano eventualmente essere usati contro l’Inghilterra poterono essere prodotti solo grazie alla generosità con cui essa dà al nemico la libertà di manovrare i valori di scambio nell’acquisto di materie prime”(Paul Einzig. World Finance, 1938-1939. London, 1939, pagg. 119-120.)

E’ nota la stretta collaborazione tra imprese tedesche e nordamericane
Il complesso chimico tedesco IG Farbenindustrie aveva almeno sette società sussidiarie negli Stati Uniti, le maggiori erano IG American, Chemical Corporation, Chemical Incorporated e Jasko. Le ultime due furono create appositamente per provvedere informazioni tecniche di rilevanza militare dagli Stati Uniti. Un intero sistema di accordi di cartello (oltre 160!) collegò questo gigante dell’industria chimica tedesca ai monopoli statunitensi. Gli accordi tra i monopoli di Stati Uniti e Germania miravano principalmente a superare l’aspetto più problematico dell’economia militare tedesca: la mancanza di materie prime e carburante. Nel primo anno della dittatura fascista, l’importazione in Germania di materiali militari-strategici, principalmente da Stati Uniti e Inghilterra, aumentò nettamente, ad esempio: alluminio 15 volte, nichel 2 volte, ferro 1,5 volte, manganese del 30 e il rame del 20 percento (Soviet Trade, 1934, No. 3, p. 105.) Impero britannico e Stati Uniti fornirono alla Germania il 60-70 percento dei materiali necessari per la sua industria bellica (The Economist, 20 maggio 1939.) Più la guerra si avvicinava, più intensa fu la fornitura alla Germania di materie prime strategiche da questi due Stati. Negli anni 1927-1929 furono firmati una serie di accordi tra il fondo petrolifero nordamericano dei Rockefeller Standard Oil del New Jersey e IG Farbenindustrie. In cambio dell’obbligo dell’IG Farbenindustrie di non interferire negli affari dell’industria petrolifera nordamericana, Standard Oil concesse al partner tedesco un ruolo dominante nello sviluppo di nuovi impianti chimici e s’impegnò a mantenere le rispettive posizioni in tutti i Paesi del mondo, incluso Stati Uniti. Come incentivo, Standard Oil diede a IG Farbenindustrie 30 milioni di dollari per organizzare la produzione industriale di combustibile sintetico in Germania (Reimann. Brevetti per Hitler. New York, 1942, pp. 51-52.) A prima vista, fuorvianti quantità di denaro insignificanti, oggi. Il dollaro di allora e di ora hanno valori completamente diversi. All’epoca, 10 milioni di dollari potevano creare una branca industriale. Dopo la presa del potere da parte dei nazisti, i legami di questi due monopoli divennero ancora più stretti e diversificati; in particolare, la Standard Oil Trust finanziò la costruzione di nuovi impianti di combustibile sintetico in Germania.
Nel 1935, le società nordamericane Ethyl Gasoline Corporation e General Motors trasferirono all’IG Farbenindustrie, col permesso del governo degli Stati Uniti, il segreto della produzione della piombo tetraetilico da aggiungere alla benzina per aumentarne la capacità di resistere alla detonazione. La Standard Oil Trust finanziò la costruzione di un impianto di piombo tetraetile in Germania, fornendo al contempo una grande assistenza tecnica (The New York Times, 9 ottobre 1945.)
I monopoli nordamericani attraverso società affiliate tedesche misero a disposizione della IG Farbenindustrie risorse finanziarie e una potente base sperimentale per la ricerca sulla produzione della gomma sintetica. I laboratori della società Jasco e il suo impianto pilota di Baton Rouge (Louisiana) svilupparono la tecnologia di produzione in serie della gomma “Buna”. La proprietà di tale brevetto passò al complesso tedesco. Standard Oil sviluppò un metodo e tecnologia per produrre per un nuovo tipo di gomma, il Butile, di qualità superiore alla Buna. Nel 1938 il cartello chimico nordamericano Dupont concluse i negoziati con la IG Farbenindustrie, a seguito del quale la tecnologia di produzione del “neoprene”, gomma sintetica sviluppata dalla Dupont, fu trasferita al complesso tedesco. Quando nel 1938 “passarono ai blindati con pneumatici e cingoli di “Buna-C”, lo Stato Maggiore tedesco poté dire che l’armamento della Germania entrò nell’ultima fase. Ora la guerra poteva iniziare non appena Hitler desse il segnale”. (P. Sesuli. “IG Farbenindustrie”, M., Casa editrice di letteratura straniera, 1948, p. 111.)
I monopoli nordamericani aiutarono la Germania fascista anche nella produzione di alluminio e magnesio. Prima della seconda guerra mondiale, tutta la produzione di alluminio negli Stati Uniti era controllata dalla Aluminium Company of America (ALCOA). ALCOA, attraverso la filiale Alted in Canada, fu affiliata al cartello globale sull’alluminio. I membri di questo cartello dovevano limitare la produzione per mantenere alti i prezzi di monopolio. Poco dopo l’arrivo al potere dei nazisti, il cartello mondiale dell’alluminio prese la decisione dai monopoli nordamericani di non limitare la produzione di alluminio in Germania, che prometteva di non apparire sul mercato mondiale coi suoi prodotti. Di conseguenza, nel 1939 la produzione di questo metallo in Germania era quasi pari a quella di Stati Uniti e Canada insieme (Annuario statistico, 1948. Nazioni Unite, New York, 1949, p. 246.) Inoltre, Alcoa e “la Società britannica dell’alluminio”, durante gli anni prebellici rifornirono la Germania di alluminio, riducendo i consumi interni che, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, minacciarono di chiudere i programmi di costruzione di aerei inglesi e nordamericani a causa della grave carenza di alluminio. La produzione di magnesio, di grande importanza militare, fu monopolizzata dalla società nordamericana Dow Chemical. IG Farbenindustrie e ALCOA crearono la Magnesium Development Company negli Stati Uniti, con cui Dow Chemical strinse un accordo per limitare la produzione di magnesio negli Stati Uniti ed esportarne il 15% in Germania a prezzi più bassi. Di conseguenza, nel 1939 la produzione di questo metallo in Germania era di 14mila tonnellate, negli Stati Uniti di 3mila tonnellate. (Annuario statistico, 1948. Nazioni Unite, New York, 1949, p. 244.)
Anche l’International Nickel Trust nordamericana, che rappresentava l’85% della produzione di nichel del mondo capitalista, prese parte direttamente alla preparazione dell’aggressione tedesca. Nel 1934, l’International Nickel Trust stipulò un accordo con IG Farbenindustri, secondo cui la Germania poteva soddisfare metà delle necessità di nichel. Il cartello si accollò a proprie spese la creazione di significative riserve di nichel in Germania e trasferì ad essa i prodotti delle miniere di Petsamo, di cui era concessionaria. Allo stesso modo, i monopoli nordamericani aiutarono la produzione in Germania di carburo di tungsteno, berillio e altri materiali strategici, nonché di alcuni medicinali, senza cui era impossibile preparare e scatenare una grande guerra.
Per la riuscita preparazione della guerra, i nazisti ritenevano indispensabile indebolire la dipendenza della Germania dall’importazione di minerale di ferro. In Germania c’erano diversi giacimenti di minerale di ferro con un contenuto di ferro del 20-25 percento. Lo sviluppo di minerali così poveri era considerato non redditizio. Tuttavia, nel 1937, la costruzione di tre impianti iniziò su questi giacimenti, per una produzione annuale di acciaio di 6 milioni di tonnellate, 1/3 di tutta la produzione di acciaio in Germania. Ufficialmente, i lavori furono eseguiti dall’azienda tedesca Goering, ma in realtà furono eseguiti dalla ditta nordamericana degli industriali Brassert, dietro cui sorgevano i monopoli nordamericani dell’acciaio (Norbert Mühlen. Hitler’s Magician: Schacht. London, 1939, pp. 190 -191.) In base agli accordi di cartello, le imprese nordamericane dovevano informare le controparti tedesche di tutte le innovazioni tecniche di loro interesse. Le informazioni sulla produzione di apparecchiature per motori diesel negli Stati Uniti furono trasmesse alla società tedesca Robert Bosch dal partner nordamericano Bosch Corp. Allo stesso tempo, secondo l’accordo tra Robert Bosch e le società automobilistiche nordamericane, britanniche e francesi, alla Germania permisero di utilizzare in esclusiva il nuovo metodo di atomizzazione del carburante nei motori aeronautici, aumentando significativamente l’efficienza dei motori, lasciandolo quale monopolio delle compagnie tedesche.
Un ruolo importante nel rafforzare il potenziale militare-industriale tedesco fu svolto dall’accordo tra la società ottica nordamericana Bausch&Lomb e la società tedesca Zeiss sullo scambio di informazioni tecniche. Dopo che i nazisti presero il potere, Zeiss s’interessò intensamente alle apparecchiature ottiche militari e chiese che Bausch&Lomb l’informassero di quali dispositivi ottici furono testati e usati dai militari statunitensi su navi, aerei e carri armati. Questo requisito fu soddisfatto. Bausch&Lomb fornirono obbligatoriamente a Zeiss i segreti militari statunitensi e gli chiesero timidamente di mantenere tutto questo segreto (aspetti economici e politici dei cartelli internazionali. Uno studio della sottocommissione per la mobilitazione bellica della commissione degli affari militari. Senato degli Stati Uniti, Washington, 1944, p. 57.) Le ditte nordamericane trasferirono anche i loro brevetti sulle ultime invenzioni nel settore dell’aviazione ai monopoli tedeschi. Nel 1942, la commissione del Senato degli Stati Uniti fu costretta ad ammettere che gli USA non potevano “liberarsi della responsabilità di aver reso l’aviazione di Hitler una minaccia” (Gerschl D. Meyer. La morte dell’America è inevitabile? M., Casa editrice di letteratura straniera, 1950, p. 39.)
Di importanza diretta per l’armamento della Germania nazista furono gli investimenti diretti nordamericani e britannici, principalmente su industrie di importanza militare. Il senatore degli Stati Uniti Kilgore disse nel 1943: “Enormi quantità di denaro nordamericano andarono all’estero per costruire fabbriche, che ora sono un disastro per la nostra esistenza e costante impedimento ai nostri sforzi militari” (Congressional Record. Vol. 89, pt. 7. Washington, 1943, p. 9015.) L’investimento diretto dai fondi petroliferi nordamericani nell’industria tedesca nel 1929 ammontò a 35,8 milioni di dollari e occupò il primo posto tra gli investimenti nei Paesi europei. Negli anni successivi, importanti investimenti aggiuntivi nell’industria petrolifera tedesca furono effettuati dalle società dei Rockefeller Standard Oil of Indiana, Soconi Vacuum Oil e Magdeburg Syndicate, vicini al gruppo Standard Oil, con investimenti della sola prima che raggiunsero i 5,5 milioni di dollari (S. Lewis. Partecipazione nordamericana agli investimenti internazionali. Washington, 1938, p. 188).
L’industria automobilistica in Germania si sviluppò coll’assistenza di due monopoli nordamericani: Ford e General Motors. La Ford fu strettamente associata ai nazisti, finanziò il partito fascista quasi dal giorno della fondazione. Già negli anni ’20, costruì un impianto di assemblaggio di automobili in Germania, e nel 1937 entrò in funzione la più grande fabbrica automobilistica di veicoli militari a Colonia, sulla quale fu applicato il sistema d’intensificazione del lavoro di Ford. La società Ford assunse la guida tecnica della fabbrica tedesca Volkswagen e presto la fabbrica iniziò a produrre auto per l’esercito (J. Tenenbaum. Investimenti e interessi commerciali nordamericani in Germania. New York, p. 11.) Gli hitleriani assegnarono a Ford, per i servizi resi al Terzo Reich, il massimo ordine tedesco, dandogli una “onoreficienza” che raramente veniva assegnata a uno straniero. General Motors, controllata da Dupont e Morgan, nel 1929 acquisì la maggior parte delle azioni della società automobilistica tedesca Opel, nonché il suo stabilimento principale, a Rüsselheim, che fu poi modernizzato e trasformato nel più potente stabilimento automobilistico dell’Europa occidentale (J. Tenenbaum. Investimenti e interessi commerciali nordamericani in Germania. New York, p. 12.). Nel 1936, General Motors costruì un nuovo impianto a Brandeburgo, vicino Berlino, con una capacità di 150 camion al giorno. Negli anni della dittatura di Hitler, la General Motors guadagnò 36 milioni di dollari di utili dallo sfruttamento dei lavoratori tedeschi, di cui almeno 20 milioni reinvestiti in imprese “interamente possedute o controllate da Goering e altri capi nazisti” (Congressional Record. Vol. 88, punto 10. Washington, 1943, p. A – 3135). Nel 1938, la produzione di automobili in Germania aumentò di 3,5 volte rispetto al 1929 (escluso l’assemblaggio di automobili da parti importate). Circa la metà della produzione avveniva nelle strutture Opel (League of Nations. Monthly Bulletin of Statistics, 1939, n. 10) Secondo Schacht, le fabbriche Opel di proprietà della General Motors lavoravano solo per la guerra (A. Norden, lezioni dal tedesco Storia, p. 174).
Gli stretti legami della Morgan Banking House coi fascisti tedeschi furono stabiliti anche dalla ITT International Telephone and Telegraph Corporation, che era sotto il pieno controllo di Morgan. Nel 1938, ITT controllava oltre il 40 percento della rete telefonica tedesca. La società possedeva diverse società che insieme costituivano la terza impresa industriale elettrica della Germania (James Martin, Brotherhood of Business. M., Casa editrice di letteratura straniera, 1951, p. 255.) Quando il Ministero dell’aviazione tedesco, usando l’esperienza dei combattimenti in Spagna, iniziò la produzione in serie di aerei Focke-Wulf, la Lorenz, controllata dalla ITT, acquistò il 30 percento delle azioni Focke-Wulf (Lezioni di A. Norden di storia tedesca, p. 186). Attraverso General Electric, Morgan era strettamente connessa coll’industria elettrica tedesca. Nel 1939, questa società possedeva il 30 percento di Algemeine Elektrizitet Geselschaft (AEG), la più grande società elettrica tedesca con un capitale di 12 milioni di marchi. Attraverso AEG, General Electric acquisì il controllo indiretto su una parte significativa dell’industria elettrica tedesca, tra cui il complesso elettrico Siemens, la società di lampade elettriche Osram, ecc. Alcune ditte tedesche che facevano parte di ITT inviavano annualmente ingenti detrazioni dagli utili sul conto bancario della Gestapo, sul conto speciale “C” del barone Schroeder, per condurre misure “speciali” per lo sterminio di massa della popolazione delle regioni occupate e la costruzione di “fabbriche della morte” e “Gasenwagen” (macchine per uccidere in massa i prigionieri col gas) e altri mezzi di sterminio (D. Martin, Brotherhood of Business, p. 256.) L’ingegnere nordamericano Ambuster, che studiò a fondo le connessioni tra i monopoli nordamericani e tedeschi, nel suo libro “La pace del tradimento” elencò 235 grandi aziende nordamericane particolarmente associate ai monopoli tedeschi che aiutarono ad armare la Germania. Ambuster commentò ironicamente: “Questo elenco sembra la guida per l’industria nordamericana” (N. Ambruster. Treason’s Peace, p. 68). Il complesso chimico britannico Imperial Chemical Industries investì molto nelle imprese IG Farbenindustrie. Questo monopolio comportò investimenti particolarmente ingenti nella società tedesca Dinamitwerke AG. La Royal Dutch Shell, trust petrolifero anglo-olandese guidato dall’arcinemico dell’Unione Sovietica Henry Deterding, finanziò l’industria tedesca del petrolio e della raffinazione. Nel 1935, questo cartello creò riserve di carburante in Germania per la marina e l’esercito, pari in volume alla quantità di carburante utilizzata dalla Germania nel 1934. Le aziende britanniche finanziarono anche la metallurgia non ferrosa in Germania.
È necessario ricordare la partecipazione diretta del capitale nordamericano e inglese al finanziamento del programma tedesco di armamenti. Al momento non è ancora possibile determinare esattamente quale parte dei fondi spesi dai nazisti per prepararsi alla guerra fu coperta da prestiti nordamericani e britannici. Si sa solo che iniziò prima di Hitler e continuò dopo. Durante l’attuazione del Piano Dawes (1924-1929), l’afflusso di capitali stranieri in Germania ammontava a oltre 15 miliardi di marchi di investimenti a lungo termine, e oltre 6 miliardi di investimenti a breve termine. Il posto principale qui era delle banche nordamericane, che fornirono almeno il 70 percento della somma di tutti i prestiti a lungo termine. Secondo i dati disponibili, è possibile stabilire, anche se non completamente, solo i canali attraverso cui dollari e terline sono passarono al tesoro dei monopoli della Germania, nonché le principali fonti di finanziamento dagli imperialisti nordamericani e britannici del programma di armamenti tedesco. Coll’assistenza attiva degli imperialisti nordamericani e britannici, la Germania, ancor prima che i nazisti salissero al potere, fu liberata dai pagamenti della riparazione. Tuttavia, l’abolizione di tali pagamenti non portò nulla al popolo tedesco, solo gli insaziabili monopoli tedeschi ne beneficiarono, creando piani di espansione.
Negli anni della dittatura fascista, gli imperialisti anglo-americani fornirono alla Germania nuovi prestiti e crediti, sebbene le dimensioni totali fossero limitate dalla crisi economica che colpì il mondo capitalista. Il capitale nordamericana andò nel “Reich” tedesco non dal tesoro statale, ma dalle casseforti di banchieri e industriali. Fornire ai nazisti prestiti governativi avrebbe incontrato una seria opposizione all’opinione pubblica. Pertanto, i monopoli nordamericani dovevano finanziare direttamente il programma tedesco sulle armi, senza ricorrere all’aiuto dell’apparato statale e utilizzando canali occulti. I monopoli tedeschi avevano i loro conti nelle banche nordamericane e potevano intraprendere importanti operazioni per acquistare le materie prime strategiche necessarie, espandere i legami commerciali negli Stati Uniti e infine trasferire grandi quantità di denaro attraverso le filiali in Germania. Enormi fondi furono portati all’industria tedesca attraverso le banche della famiglia Schroeder. La Bank of London di Schroeder operava attraverso una banca a Colonia, guidata dal barone Kurt Schroeder, noto come “SS Banker”. La dinastia dei banchieri Schroeder era presente negli Stati Uniti. La New York Bank di Schroeder fu difesa da Sullivan&Cromwell, studio legale guidato da John Foster e Allen Dulles. Allen Dulles fu a lungo direttore della Schroeder Bank di New York. Nell’ottobre 1944, il senatore della Florida Claude Pepper dichiarò che John Foster Dulles era uno di quelli che aiutarono Hitler a salire al potere, “perché fu attraverso la società di Dulles e la società bancaria Schroeder che Hitler ricevette i soldi di cui aveva bisogno per iniziare la carriera come bandito internazionale”, (Gerschl D. Meyer. La morte dell’America è inevitabile? Pagina 38). John Foster Dulles svolse un ruolo importante nel ripristinare le capacità militari tedesche. Con ampie connessioni coi monopoli nordamericani, li aiutò a fornire assistenza economica, finanziaria e tecnica all’industria pesante e all’industria militare tedesche. Il suo ruolo si riflesse nelle attività dell’International Nickel Trust, General Motor e di altre associazioni industriali, che contribuirono al rafforzamento della potenza militare tedesca. Il principale canale attraverso cui furono finanziati gli armamenti tedeschi dal 1930 fu la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea (Svizzera). Lo scopo ufficiale era ricevere e distribuire riparazioni tedesche. Coll’abolizione delle riparazioni, tale banca non solo non fu abolita, ma ampliò le attività. Il compito principale ora era pompare capitale straniero nell’economia tedesca. Il consiglio di amministrazione della banca fu presieduto congiuntamente da Schacht, che in seguito fu sostituito dal ministro dell’Economia di Hitler Walter Funk, dal banchiere Kurt Schroeder, dal presidente della IG Farbenindustry German Schmitz e dai banchieri nordamericani Fraser e Thomas McKitrick, che rappresentarono le maggiori banche degli Stati Uniti, National City e Chase National. Attraverso la Banca dei regolamenti internazionali, la reazione mondiale finanziò i preparativi militari della Germania fascista negli anni ’30. Lo storico tedesco Albert Norden giustamente osservò che la Banca dei regolamenti internazionali era uno degli “strumenti più efficaci della politica filo-fascista del capitale finanziario internazionale” (A. Norden. Lezioni di storia tedesca, p. 199).

Traduzione di Alessandro Lattanzio