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Gli Stati Uniti sono soli nella “Guerra commerciale” contro la Cina

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 02.07.2020Col passare dei giorni, diventa chiaro che l’accordo commerciale USA-Cina finirà per decadere, aprendo la strada a uno stallo a lungo termine, anche se non a una vera e propria “guerra fredda”, tra le due superpotenze. Come mostrano le recenti osservazioni del consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (NSA) Robert O’Brien, gli Stati Uniti pianificano “ulteriori passi” per “correggere” le relazioni con la Cina. La serie di passaggi, per dirla, “sono solo l’inizio in quanto gli USA correggono 40 anni di rapporto unilaterale e ingiusto con la Cina che ha gravemente compromesso il benessere economico e, recentemente, politico della nostra nazione. Proprio come i dazi imposto dal Presidente alle pratiche commerciali sleali all’inizio della sua amministrazione, c’è ancora molto da fare”. Mentre gli Stati Uniti recentemente approvavano una legislazione che gli consentirebbe di sanzionare la Cina, una parte importante della definizione di “altro” di O’Brien è lo sforzo concertato dagli Stati Uniti per convincere gli alleati a seguirli fino a preoccupare le loro relazioni politiche ed economiche con la Cina. “Insieme ai nostri alleati e partner, resisteremo agli sforzi del Partito Comunista Cinese di manipolare il nostro popolo e i nostri governi, danneggiare le nostre economie e minare la nostra sovranità. I giorni della passività e dell’ingenuità nordamericano sulla Repubblica popolare cinese sono finiti”, aggiunse O’Brien. Tuttavia, mentre gli Stati Uniti ovviamente creano tensioni, è assai improbabile che dispongano di “alleati e partner” disposti a salire sul loro carro. Col passare dei giorni, appare evidente che la maggior parte dei tradizionali alleati statunitensi segue sempre più politiche indipendenti. Ciò è particolarmente vero per l’Europa con cui la Cina, nonostante la persistente pressione degli Stati Uniti sull’Europa per interrompere i legami, continua ad espandere la portata economica e, di fatto, colma il divario sempre più ampliato dagli Stati Uniti. L’Europa, ovviamente, non si preoccupa di stabilire relazioni con l’economia attualmente meno ferita del mondo, o economia stabile. Altrove in Asia, ad esempio, persino un vecchio alleato dei nordamericani, il Giappone, segue una strada diversa. Mentre la saggezza convenzionale vorrebbe il Giappone dalla parte degli Stati Uniti prendendo provvedimenti per impantanarsi nella “guerra commerciale”, i recenti passi del Giappone indicano che i tentativi sono in realtà orientati ad evitare relazioni tese con la Cina.
Una settimana prima, l’annuncio del ministro della Difesa giapponese Taro Kono confermava che il Giappone annullava l’acquisto del sistema di difesa antimissile balistica miliardario dalla Lockheed Martin. Mentre questo accordo era caro al presidente degli Stati Uniti, la cancellazione si traduce in crescente consapevolezza in Giappone di come il dispiegamento avanzato di missili statunitensi sul proprio territorio metta in grave pericolo le sue complesse e ampiamente interdipendenti relazioni con la Cina. La decisione di acquistare tale sistema missilistico si basava sulla “comprensione ingenua” di questioni ad esso collegate, affermava il ministro giapponese. Considerando che il dispiegamento del sistema missilistico Aegis Ashore nell’ambito del dispiegamento strategico nella regione Asia-Pacifico avrebbe aumentato la capacità degli Stati Uniti di monitorare Cina e Russia, l’improvvisa cancellazione da parte del Giappone, in particolare in un momento in cui i cinesi già mostrano gravi preoccupazioni al riguardo, dimostra nettamente che l’influenza degli Stati Uniti anche sugli alleati tradizionali diminuisce rapidamente. Niente di meglio l’illustra l’annuncio dei Paesi del Partenariato economico globale regionale (RCEP), a conferma che l’accordo sarà firmato nel 2020. RCEP, che è di gran lunga il maggiore patto commerciale del mondo, riunisce l’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), 10 membri, Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Cogli alleati degli Stati Uniti, tra cui Giappone e Australia, che partecipano a un patto commerciale con la Cina, la questione di come e in che misura gli Stati Uniti possano davvero attrarre gli alleati nella loro guerra commerciale con la Cina diventa cruciale. Per l’amministrazione di Trump, questa domanda ha un duplice significato. In primo luogo, questi cambiamenti chiave in atto sono sostanzialmente diversi dalla difesa di Trump degli accordi commerciali bilaterali. D’altro canto, la crescente spinta verso il “regionalismo” è molto probabile che allontani gli Stati Uniti dalla geo-politica regionale. In secondo luogo, il fatto che le attuali politiche statunitensi nei confronti della Cina siano profondamente radicate nella strategia per la rielezione di Trump spingono gli alleati degli Stati Uniti a seguire politiche a lungo termine e coerenti piuttosto che seguire i dettami degli Stati Uniti e rimanere invischiati nella loro “nuova guerra fredda”. Pertanto, mentre il ritratto di Trump di se stesso come “il più duro presidente con la Cina” può avere implicazioni nell’arena politica interna, ovviamente perde nell’arena internazionale, Europa, Asia e regione del Pacifico, dove aumenta l’accettazione della Cina come partner economico. Anche secondo i principali gruppi di riflessione statunitensi, l’UE è giunta alla conclusione che un partenariato economico con la Cina è un’opportunità e una necessità.
Mentre ci sono ovviamente Paesi, come la Turchia, che cercano di presentarsi agli Stati Uniti come loro alleati nello stabilire fonti alternative di una filiera globale indipendente dalla Cina, la tendenza globale pro-Cina in ascesa è fin troppo ovvia per essere ignorata. Ironia della sorte, è questa crescente accettazione della Cina che, in primo luogo, costrinse gli Stati Uniti ad iniziare la “guerra commerciale”. L’intento era ed è ancora distruggere l’economia cinese e porre così fine alla competizione che il gigante asiatico oppone al dominio unilaterale degli Stati Uniti. Tuttavia, come dimostra lo scenario globale in rapida evoluzione, la “guerra commerciale” di Trump ha fallito. A livello internazionale, gli Stati Uniti perdono alleati. A livello nazionale, la diffusione incontrollata del COVID-19 ha creato il caos economico, aumentando le perdite megli Stati Uniti a causa della “guerra commerciale” con la Cina. I dazi statunitensi non hanno prodotto risultati migliori . Al contrario, la decisione della Cina di interrompere l’acquisto di prodotti agricoli dagli Stati Uniti colpirà ancora più la rielezione di Trump.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio