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Gli oligarchi che vogliono rovesciare il presidente messicano AMLO

José Guadalupe Argüello III e Ben Norton, The Gray Zone

Un oligarca messicano simile a Trump, Gilberto Lozano, guida una coalizione di capi di aziende e fanatici di estrema destra chiamata FRENA per cercare di rovesciare il Presidente Andrés Manuel López Obrador. La vittoria di Andrés Manuel López Obrador alle elezioni presidenziali del Messico del 2018 segnò la Storia, promettendo una tregua in circa 40 anni di dominio neoliberista sul Paese. López Obrador, meglio noto come AMLO, porta il Messico lungo una nuova rotta verso maggiore autonomia nazionale. Con un processo rivoluzionario che chiama Quarta Trasformazione, combatte la corruzione sistemica e il furto dilagante di risorse pubbliche, aumentando nel contempo i benefici sociali per i poveri. Dall’inizio del mandato di AMLO, nel dicembre 2018, i membri dei partiti che hanno dominato la politica messicana per decenni, in particolare il Partito di Azione Nazionale (PAN) di destra e il neoliberale Partito Revoluzionario Istituzionale (PRI), lavorano instancabilmente per bloccare la riforma della nuova amministrazione e interrompe la Quarta Trasformazione. Potenti oligarchi hanno anche sfruttato il loro potere economico per cercare destabilizzare e rovesciare López Obrador, cercando supporto estero perciò.
Nella prima parte di questa indagine, The Grayzone riferiva del Blocco di opposizione (Bloque Opositor Amplio, o BOA), una coalizione di partiti di opposizione, élite corporative e organi di stampa che cercano di rimuovere AMLO e sembrano supportati fa Washington e Wall Street. Ma c’è un’altra alleanza di opposizione, indicata nel BOA ma ancora più estrema per ideologia e tattiche, che merita un esame più approfondito.

Gli estremisti del Fronte Nazionale Anti-AMLO (FRENA) propongono la rivoluzione colorata
Il 30 maggio e per tutto il fine settimana del 13 e 14 giugno, il traffico in Messico fu interrotto da cortei di clacson che mostravano segni di opposizione al Presidente López Obrador. Nei giorni che precedevano l’evento, i sostenitori dell’opposizione nel Paese e negli Stati Uniti furonoi chiamati a protestare con carovane di veicoli con lo slogan “Andrés López, non ti vogliamo”. Il gruppo che organizzò queste proteste si definisce Fronte nazionale anti-AMLO (Frente Nacional Anti-AMLO) e usa l’acronimo FRENAAA, tipicamente semplificato FRENA. Questo gruppo di estrema destra modella le manifestazioni contro AMLO sulle proteste organizzate dal partito neofascista Vox in Spagna. FRENA rappresenta uno dei gruppi di opposizione più estremi, e d’élite, in Messico. E il suo obiettivo esplicitamente dichiarato è costringere AMLO a dimettersi entro novembre 2020, ben prima delle prossime elezioni presidenziali previste per il 2024. Il Fronte nazionale anti-AMLO comprende un’alleanza di alcune delle forze più di destra in Messico. FRENA caratterizza il governo come una “dittatura comunista” e afferma che López Obrador, nazionalista progressista di centrosinistra, fa parte di una cospirazione per attuare il comunismo coll’equità di genere, l’uguaglianza educativa e l’omosessualità. FRENA persino chiese pubblicamente sostegno al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per fermare “l’agenda di AMLO, il cui obiettivo è attuare il Castrismo-Chavismo nel nostro Paese”. Secondo il sito ufficiale di FRENA , il gruppo è organizzato dall’alto verso il basso, con un consiglio di governo composto da 67 élite, anche se solo quattro sono pubblicamente noti. Questo consiglio formula strategie per rimuovere AMLO, poi implementate da varie cosiddette commissioni di volontariato, guidate da coordinatori in tutto il Messico. L’appartenenza a FRENA, afferma il sito, è aperta a tutti coloro che concordano sul fatto che il “dittatore bolivariano Andrés López” debba dimettersi. Una sezione del sito, “Strategia del Fronte Nazionale”, prevede tre fasi verso l’obiettivo del cambio di regime. Afferma che “per motivi di sicurezza si tratta di una bozza di un piano dettagliato per salvare il Messico da un tiranno comunista”: Cercare le dimissioni di AMLO prima del 30 novembre 2020 utilizzando legge e media, ma soprattutto PRESSIONE SOCIALE.
Dopo il successo della prima fase, continuare a preparare un candidato UNIFICATO per le nuove elezioni, circondato dai partiti di opposizione come unico candidato del POPOLO MESSICANO.
La ricostruzione nazionale, in quanto grande conglomerato di cittadini organizzati, è l’organo supremo di vigilanza, gestendo il destino verso il nuovo Messico. Nella stessa sezione del sito, i visitatori possono conoscere la mente geniale delle rivoluzioni colorate sostenuta dal governo nordamericano, Gene Sharp, e ottenere una copia gratuita del suo manuale dei golpe soft, Dalla dittatura alla democrazia, accessibile in formato PDF in spagnolo o audiolibro. Come Dan Cohen e Max Blumenthal già riferirono su The Grayzone. Gene Sharp lavorò con un ex-analista per la Defense Intelligence Agency degli Stati Uniti per creare un “piano strategico che usò la protesta come forma di guerra ibrida, usandola contro Stati che resistevano al dominio unipolare di Washington”. Sul sito FRENA promuove anche un documentario su Sharp, in cui gli accoliti gli attribuiscono le stimolanti rivoluzioni colorate in Serbia, Ucraina, Iran ed Egitto. Il capo della FRENA Gilberto Lozano intende aggiungervi il Messico.

Gilberto Lozano: oligarca ultraelitaria dalle visioni estremiste e fasciste
Gilberto Lozano González si è affermava come uno dei peggiori avversari del Presidente López Obrador. Oligarca mega-ricco dell’élite messicana, Lozano si è fatto polena del suo Fronte nazionale anti-AMLO, FRENA. Lozano pubblica indignati sfoghi su YouTube dove il suo canale ha quasi 150000 abbonati, definendo il presidente aspirante dittatore e avvertendo che “l’agenda comunista avanza”. La maggior parte dei video sono registrati nell’opulenta dimora di Lozano, dove gli spettatori possono vedere i soffitti a soppalco, dipinti fastosi montagne di cappelli e pianoforte a coda . E l’oligarca ha un debole per lo stile drammatico, in posa davanti a una statua di angelo armato di mazza, o con in mano un vassoio con una caricatura del volto di AMLO. Questo, unito agli intrattenimenti divertenti e infuriati di Lozano, potrebbe in parte spiegare la popolarità dei suoi video sui social media di oltre 50000 visualizzazioni. In questi lunghi video farragionosi, Lozano ripete i noti ritornelli, accusando ironicamente López Obrador di aver effettuato un “colpo di Stato” e contemporaneamente chiedendo che il presidente sia rimosso prima del 30 novembre e sostituito con un ” presidente ad interim”. Le visioni estreme e di estrema destra dell’oligarca portavano molti messicani a paragonare Lozano a Donald Trump o al capo fascista brasiliano Jair Bolsonaro.
Infatti, FRENA pubblicò una lettera aperta al presidente Trump , al vicepresidente Mike Pence e all’ambasciatore degli Stati Uniti in Messico Christopher Landau, cercandone il sostegno. Nella missiva, FRENA affermò che AMLO è un “tiranno i cui obiettivi volgono al socialismo latino-americano Castro-Chavista” e un “comandante in capo la cui agenda non è altro che del Forum di San Paolo guidato da Cuba e sostenuto dal Venezuela”. Sostenendo di avere il supporto di 2 milioni di messicani, FRENA chiese al presidente degli Stati Uniti “e a tutto il suo governo di smettere di chiamare [AMLO] “amico”. Non è tuo amico né del tuo Paese”. Lozano poi condivise un link alla lettera dal suo account twitter, aggiungendo la nota “Disponibile a parlare con te, signor Trump”. Chiaramente incluse il suo numero di telefono nel messaggio. In un tweet, Lozano aggiunse: “Aspetto questa chiamata o un incontro con [l’ambasciatore] Laundau”. Ma prima di diventare una figura chiave dell’opposizione anti-AMLO, Gilberto Lozano era noto come uno dei più potenti magnati del Messico. In precedenza Lozano diresse il colosso aziendale FEMSA, il più grande imbottigliatore di Coca-Cola nel mondo, e passò 16 anni alla guida del massiccio conglomerato multinazionale Gruppo Alfa. Fu anche il proprietario dell’enorme catena di negozi Oxxo, nonché distributore di numerosi marchi aziendali, tra cui Heineken. Lozano è originario di Monterrey, città nel nord del Messico famosa per essere controllata da famiglie di destra ultra-ricche con risorse economiche illimitate, e quindi influenzare in modo significativo la politica del Paese. Questi potenti oligarchi sono noti collettivamente come Grupo Monterrey. Cin perfetto simbolismo dello status d’élite, Lozano fu presidente del loro Monterrey Football Club. L’imprenditore usò le sue estese connessioni per influenzare la politica messicana. Lozano fondò e dirige l’influente Congresso Nazionale dei Cittadini (Congreso Nacional Ciudadano, o CNC), un gruppo di oligarchi che dichiarano di essere apolitici, ma che supportano aggressivamente le politiche neoliberiste di destra, come loro piano per creare un “nuovo Messico”.
In una conferenza presso la McGill University canadese nel 2015, Lozano descrisse la strategia del suo Congresso Nazionale dei Cittadini in termini nettamente Genesharpiani: usando una “struttura orizzontale” per costruire “potere e agenzia”. Combinando talento populista di destra con retorica libertaria e anarchica, l’oligarca affermò di aver avviato una nuova “rivoluzione”, indebolendo e smantellando Stato ed istituzioni governative al fine di costruire una società decentralizzata che garantisca “autodeterminazione” e “autonomia” agli individui. Lozano e il suo Congresso nazionale dei cittadini hanno anche ampi legami economici e politici negli Stati Uniti. Lozano si vanta di avere una rete di attivisti negli Stati Uniti. L’oligarca si reca spesso in Texas, dove conduce interviste con attivisti di destra statunitensi, lamentandosi di come presumibilmente AMLO e il suo partito Morena distruggano il Messico. In un viaggio a Dallas, in Texas, nel novembre 2018, Lozano discusse delle attività anti-AMLO che il suo Congresso Nazionale dei Cittadini sovrintende negli Stati Uniti e in Messico. Successivamente, Lozano trasmise in streaming un video su Facebook, da Houston, in Texas, in cui l’oligarca parlava con un altro membro del CNC presso una stazione di rifornimento Pemex. Lozano abbaiò alla telecamera, condannando quindi il team di transizione del Presidente López Obrador per aver invitato i rappresentanti del governo venezuelano riconosciuto a livello internazionale alla suo giuramento di dicembre. Sebbene AMLO non avesse ancora preso il potere, Lozano gridò che il leader di sinistra avrebbe trasformato il Messico in una “dittatura assassina corrotta” e senza carta igienica, come presentava il Venezuela. Nel video Lozano affermava che i manifestanti pro-AMLO venivano pagati dal governo. Quindi, nei commenti Lozano accusò i suoi critici di essere robot e account falsi gestiti dal partito Morena di López Obrador. Questi potrebbero sembrare i deliri di un pazzo, ma i deliri di Gilberto Lozano sono caduti sul terreno fertile dei social media. È anche un appuntamento fisso sulle principali reti multimediali aziendali del Messico, di proprietà di altri oligarchi di destra che vogliono disfarsi di AMLO.
Nel maggio 2019, Lozano e il suo Congresso nazionale dei cittadini presentarono un’assurda denuncia penale alla Camera dei deputati del Messico, accusando formalmente il Presidente López Obrador di tradimento. L’oligarca lanciò più di 20 accuse contro AMLO. Tra questi, secondo i media , “soggiogare la sovranità, l’indipendenza e l’integrità del popolo messicano agli interessi stranieri”, e le sue prove a tale affermazione incendiaria erano il presunto arrivo di “centroamericani, cubani, cellule SIIL, islamisti, africani e membri della banda di Mara Salvatrucha” (MS-13). Nella sua denuncia legale, Lozano affermò che le politiche di López Obrador destabilizzassero il Messico distruggano l’economia e alimentino più violenza, mettendo in pericolo le donne e scatenando anche malattie e virus, tra cui l’ebola. L’influente intellettuale pubblico di sinistra John Ackerman, stretto alleato di AMLO, soprannominò Lozano “il Trump messicano”, sostenendo di usare lo stesso “discorso razzista e neofascista del presidente degli Stati Uniti”. Tuttavia, Ackerman predisse che Lozano non avrebbe avuto successo come Trump, perché “la cultura politica messicana è più resistente di altre al fascismo”. Ackerman ricordò ai lettori che un candidato presidenziale trumpiano altrettanto estremo, Jaime Rodríguez Calderón, ebbe solo il 5% dei voti alle elezioni del 2018.

La protesta automobilistica della FRENA del 30 maggio e il sostegno dei governatori anti-AMLO
Il Congresso nazionale dei cittadini d’élite di Gilberto Lozano istituì il quadro istituzionale per ciò che in seguito divenne Fronte nazionale anti-AMLO, o FRENA. A questo punto, sono essenzialmente la stessa organizzazione: la pagina Facebook ufficiale di CNC ha persino cambiato nome d’utente in FRENA. Nel 2019, Lozano e il CNC organizzarono manifestazioni anti-López Obrador che all’epoca derise popolarmente come “la marcia dei fifí” in gergo, perché erano composte da ricchi messicani. Le marce della FRENA dal 30 maggio diedero una sensazione simile. Il media indipendente México en Marcha descrisse la carovana a Guadalajara: “questo gruppo [di manifestanti] non va oltre 50 persone, ma poiché guidano in auto ed hanno soldi per comprarsi striscioni, la loro presenza si fa sentire, ma in realtà non vanno oltre le 100 persone nello Stato di Jalisco”. FRENA comprò striscioni realizzati professionalmente in vari Stati del Messico, in cui si leggeva “In [questo stato] non ti vogliamo Andrés López”. I sostenitori posarono per operazioni fotografiche strategiche per provare a rappresentare il movimento come ampio e diffuso in tutto il Messico. Tali manifestazioni ricordavano le marce dell’alta borghesia in Brasile in vista dell’impeachment e del golpe soft contro la Presidentessa di sinistra Dilma Rousseff. Ed anche rispecchiavano le proteste tenute nel bastione d’élite di Santa Cruz, in Bolivia, che prepararono il terreno al golpe militare contro il presidente socialista Evo Morales nel novembre 2019. I sostenitori di AMLO derisero le proteste della FRENA per l’esiguità. E mentre alle manifestazioni chiaramente mancava il sostegno della maggioranza della classe operaia, il Fronte anti-AMLO ha amici in posti che contano. Un documento trapelato dal Blocco di opposizione ampia affermava che i governatori di 14 dei 32 Stati del Messico appoggiano la campagna di opposizione. Di questi, sette governatori anti-AMLO rifiutavano di seguire la politica del governo centrale di appiattire la curva del Covid-19, conosciuta come piano “stop light”, creata dal sottosegretario alla sanità Hugo López-Gatell Ramírez, epidemiologo ed esperto di malattie infettive. Molti di tali governatori di destra incoraggiarono e persino appoggiarono le proteste anti-AMLO di FRENA. Nello Stato di Jalisco, ad esempio, i veicoli della polizia furono visti con adesivi che dicevano “Fuera (fuori) López Obrador”. Vale a dire, il governo locale di Jalisco ha usato i soldi dei contribuenti messicani per finanziare le proteste contro il presidente. Il governatore dell’opposizione di Jalisco, Enrique Alfaro, guadagnò notorietà nazionale con una serie di scandali. A maggio, un operaio edile messicano di nome Giovanni López fu arrestato a Jalisco, presumibilmente per non aver indossato una maschera, ma la polizia sembra averlo picchiato a morte. Morì in ospedale per ciò che i dottori dissero fosse lesione cerebrale traumatica. e subì una ferita da arma da fuoco alla gamba. La morte di Giovanni López ispirò grandi proteste a Jalisco successivamente diffusesi in tutto il Messico. Questi tracciarono molti parallelismi con le contestazioni negli Stati Uniti sull’uccisione brutale di George Floyd da parte della polizia. Nonostante le grandi manifestazioni, Alfaro, il governatore di Jalisco, difese l’arresto di Giovanni López ed affermò che i manifestanti provenivano da altre parti del Messico, incolpando le proteste su López Obrador e accusandone il partito Morena di incoraggiare le violenze. La retorica infiammata alimentò ulteriori disordini, esponendo l’estremismo dell’opposizione anti-AMLO. Alfaro anche attirò l’attenzione nazionale quando fu rivelato che aveva dato oltre 1 milione di pesos messicani (quasi 50000 dollari) dai fondi statali di Jalisco a media gestiti dall’eminente personalità di destra Enrique Krauze per diffondere propaganda che elogiava il governatore.

La protesta automobilistica della FRENA del 13/14 giugno e i piani futuri
Nella seconda protesta anti-AMLO, FRENA dichiarò di avere 140 carovane di auto in Messico e Stati Uniti il 13 e 14 giugno. Furono segnalate proteste in tutti i principali centri urbani messicani, insieme alle principali città di Texas, California, Michigan, Illinois e Washington, nonché a Toronto, in Canada. Come nelle dimostrazioni di maggio, queste presentavano molte auto di lusso, con cartelli con messaggi come “Vattene ora AMLO, non vogliamo il comunismo”. Twitter messicano sottolineò rapidamente la commedia involontaria delle proteste, come una foto virale di uno striscione sul retro di un SUV che recitava: “No al comunismo, no al socialismo, no al Mozimismo, il Messico è cattolico”. Il Mozimismo non è un’ideologia; è un termine fittizio inventato dai troll. Anche i sostenitori di AMLO fecero sentire la loro presenza. Un’altra immagine divenne virale su Twitter, un umile messicano della classe operaia con un cartello che diceva “AMLO, qui a Dzan, Yucatan, ti adoriamo! Al diavolo i fifi”. Il fronte anti-AMLO è ancora relativamente piccolo e quasi interamente dominato dalle élite messicane. Ma FRENA afferma di crescere rapidamente e la seconda protesta praticamente raddoppiò della prima per numero di città partecipanti. Una terza protesta della FRENA era prevista per il 27 e 28 giugno.

Il membro della FRENA Pedro Ferriz de Con chiede l’intervento straniero per rimuovere AMLO
Sebbene a FRENA manchi di una base popolare, ha il supporto di alcune potenti élite. Tuttavia, non tutti sono noti. Mentre il Fronte nazionale anti-AMLO afferma che ci sono 67 membri del suo consiglio di governo d’élite, solo quattro ne furono nominati. Accanto a Gilberto Lozano, il sito della FRENA elenca Pedro Ferriz de Con, Rafael Loret de Mola e Juan Bosco Abascal. Pedro Ferriz de Con è un giornalista anti-AMLO noto per la propensione a dichiarazioni iperboliche, come affermare che “il governo non ha avuto così tanti problemi dalla Rivoluzione messicana”. Ferriz fu candidato alla presidenza nel 2018 come indipendente. Ad aprile trapelò una registrazione audio in cui Ferriz de Con chiese “che AMLO venisse rimosso coll’aiuto di un gruppo di uomini d’affari insieme a potenze straniere”. Tali commenti scatenarono uno scandalo nazionale in Messico, portando un gruppo di cittadini a presentare ricorso contro Ferriz de Con al procuratore generale. Ferriz de Con pubblicò un video sul canale YouTube di Gilberto Lozano esprimendo pieno sostegno alla FRENA e ripeté le sue affermazioni tipicamente esagerate, insistendo sul fatto che il governo di López Obrador è il peggiore e più pericoloso che avesse mai visto in 70 anni di vita, o di cui avesse mai sentito parlare da suo padre. Sotto AMLO, “Vediamo che non esiste, come in passato, almeno un’opportunità per il libero mercato, la libera concorrenza, il rispetto della proprietà privata, della proprietà intellettuale, della proprietà industriale”, dichiarò Ferriz de Con. “Non voglio, per i miei figli, per le prossime generazioni, lasciare il Messico immerso nel socialismo. E oggi vedo che questo Paese è a capo del Forum di San Paolo”, aggiunse, riferendosi a una conferenza internazionale di partiti di sinistra in America Latina. Ferriz de Con concluse il video insistendo sul fatto che FRENA avrebbe approfittato della pandemia di coronavirus, che predisse allegramente avrebbe portato a disoccupazione, “enorme fuga di capitali” e mancanza di investimenti stranieri, pur di estromettere López Obrador.

Rafael Loret de Mola, membro della FRENA, giornalista neoliberista d’élite
Oltre a Lozano e Ferriz de Con nel consiglio direttivo della FRENA c’è Rafael Loret de Mola, ritiratosi pubblicamente nell’agosto 2019, dopo 38 anni come giornalista, per protesta contro AMLO, che ha accusava di perseguitare giornalisti di destra. Loret de Mola fece un video che sostiene fortemente la FRENA, demonizzando la Quarta Trasformazione di AMLO come “Quinta Trappola”, definendo il governo di López Obrador “farsa”. Sebbene abbia lasciato ufficialmente i media, il figlio di Loret de Mola, Carlos, continua l’eredità del padre come giornalista ferocemente anti-AMLO. Carlos Loret de Mola aveva ospitato un noto programma sul conglomerato mediatico messicano Televisa. Il giovane Loret de Mola lavorò con le maggiori reti aziendali in Messico e Stati Uniti, e attualmente scrive per il Washington Post. I Loret de Mola hanno contribuirono a dare la giustificazione intellettuale alle politiche economiche neoliberiste dei precedenti governi messicani. Prima della presidenza di AMLO, il PAN di destra e il neoliberale PRI apportarono cambiamenti costituzionali che privatizzarono le risorse naturali e le industrie statali del Messico, col risultato del coinvolgimento di aziende private o internazionali nel settore energetico, in particolare petrolio ed elettricità. Queste riforme neoliberiste furono estremamente controverse, dato che la proprietà pubblica delle consistenti riserve di combustibili fossili del Messico era sancita dalla costituzione del 1917, redatta durante la Rivoluzione messicana. Quindi, per giustificare e mantenere tali cambiamenti e criticare qualsiasi gruppo o individuo contrario, la destra messicana inviò una squadra di “intellettuali” auto-dichiarati ad influenzare il pubblico. In Messico, l’intellettuale pubblico è ancora venerato come figura tradizionale che ha l’attenzione della popolazione. Rafael e Carlos Loret de Mola recitarono diligentemente la parte di tali intellettuali anti-AMLO, versando molto inchiostro per criticare il presidente.
Il governo AMLO ha una serie di “Progetti e programmi essenziali” che mirano a recuperare l’indipendenza energetica raggiunta dal Messico alla fine degli anni ’30. Carlos Loret de Mola criticò duramente il Piano nazionale per l’energia elettrica di AMLO, sostenendo che la proprietà statale Federal Electricity Commission (Comisión Federal de Electricidad o CFE) è “inefficiente”. L’alternativa proposta, ovviamente, è l'” iniziativa privata “, che sostiene sia più economica e migliore per l’ambiente, argomentazione smentita dai veri esperti scientifici .

Carlos Loret de Mola e il Consiglio delle Americhe: il collegamento con Washington
Ciò che è degno di nota di tale figura dell’opposizione, tuttavia, sono gli stretti legami coll’Americas Society/Council of the Americas (ASCOA), un’organizzazione aziendale degli Stati Uniti che posa da think tank che fa pressione per politiche neoliberiste nell’interesse delle aziende più potenti del Nord e del Sud America. ASCOA fu fondata al culmine della Guerra Fredda dall’oligarca David Rockefeller, espressamente per unire gli sforzi degli oligarchi corporativi per schiacciare i movimenti socialisti in America Latina. ASCOA è finanziato dai maggiori giganti aziendali sulla Terra, come Exxon Mobil, Chevron, BlackRock, Citigroup, Google, JP Morgan, Monsanto, Walmart e Boeing. Di conseguenza, promosse misure aggressive per rovesciare i governi di sinistra in America Latina, sostenendo numerosi colpi di Stato. Carlos Loret de Mola tenne un discorso all’Americas Society/Council of the Americas nel 2015, intitolato “The Evolving Economics of Mexico’s Drug Cartels”. Il braccio mediatico di ASCOA, Americas Quarterly, restituì il favore, pubblicando una fulminante recensione della sua trasmissione televisiva sul Chiapas, sostenendo come “i piani di risparmio del governo messicano potrebbero danneggiare le persone che cercano di aiutare”. Ancora più intrigante è un evento che Carlos Loret de Mola ebve con ASCOA due giorni dopo che AMLO vinse le elezioni presidenziali nel luglio 2018. ASCOA affermò di aver ospitato “una teleconferenza imprevista con Carlos Loret de Mola, che condiviso approfondimenti sulle implicazioni della vittoria schiacciante di Andrés Manuel López Obrador”. Non ci sono registrazioni o trascrizioni di tale conferenza da alcuna parte. Inoltre, fu “un programma solo su invito”; l’unico modo per partecipare era pagare come “membro” d’élite aziendale dell’ASCOA, insieme alle più potenti aziende della Terra.

Il membro integralista della FRENA Juan Bosco Abascal avverte sulla “Sinagoga di Satana”
L’ultimo membro noto del consiglio direttivo della FRENA è Juan Bosco Abascal, affarista d’élite con credenze religiose fondamentaliste molto strane. Sulla sua pagina Facebook, dove pubblica di continio propaganda anti-AMLO ed ha 13000 follower, Abascal afferma di aver lavorato come “capo per progetti di sviluppo umano” per catene di ristoranti e alberghi, il ministero delle Finanze dello stato di Jalisco e Pemex, la Compagnia petrolifera statale messicana. Abascal anche guidò una ONG ultra conservatrice che si definisce Famiglia, Forza del futuro. Lì fu consulente e relatore, affrontando temi come “cultura della morte, aborto, pillola e altri flagelli”. In linea col suo estremismo religioso, Abascal afferma di essere un insegnante del Regnum Christi, federazione internazionale della Chiesa cattolica. I sacerdoti e seminaristi di Regnum Christi formano i fanatici Legionari, che il Wall Street Journal descrisse come “ordine cattolico romano conservatore in rapida crescita” sostenuto da “una manciata di miliardari latinoamericani e alcuni dei maggiori finanzieri del mondo”. Regnum Christi “si concentra sul ministero dei ricchi e dei potenti nella convinzione che, evangelizzando i capi della società, si moltiplicano gli effetti benefici sulla società”, spiegava il Wall Street Journal. In altre parole, istiga una spiritualità a cascata. Il membro messicano più famigerato dell’ordine cattolico è il sacerdote Marcial Maciel, accusato di aver molestato sessualmente otto seminaristi adolescenti per due decenni. Juan Bosco Abascal rese molto chiare le sue opinioni fondamentaliste in lunghi video su Facebook e YouTube, in cui l’importante figura dell’opposizione anti-AMLO cita spesso la Bibbia per spiegare come i “massoni liberi universali” cercano di stabilire un “Nuovo Ordine Mondiale” e un “governo mondiale” utilizzando il commercio internazionale della droga e i mass media. Abascal ritrae i movimenti di sinistra in America Latina, come il Chavismo venezuelano, come esempi di questa influenza satanica, citando i Presidenti Hugo Chávez e Nicolás Maduro come simboli della sua malvagia cospirazione. Uno degli annunci su YouTube di Abascal è intitolato ” Le feminazi sono peggio del coronavirus ” con più di 20000 visualizzazioni. In un altro video, con quasi 50000 visualizzazioni, il membro della FRENA descrive come i massoni presumibilmente cercano di ” creare apostati per scristianizzare” il Messico. In una tirata ancora più sconvolgente su YouTube, Abascal consiglia ai genitori come “curare” i figli LGBT. Sostiene che “essere gay, in qualunque delle sue 120 forme, non abbia base genetica o biologica. Sono tutte deformità emotive e psicosessuali causate da genitori inadeguati e dall’ambiente tossico in cui sono cresciuti i bambini”. Oltre a mettere in guardia nei video sulla minaccia di “perdere le nostre anime nella Sinagoga di Satana o Chiesa dell’Anticristo”, Abascal scrisse due libri che sostengono tali cospirazioni squinternate.
Un lamento lungo quanto un libro accusa praticamente di tutti i problemi del mondo il “postmodernismo “, avvertendo “il moderno asservimento dell’umanità da parte dei fenomeni postmoderna contro la virtù, come trivializzazione, desacralizzazione, scristianizzazione, disintegrazione della famiglia e molti altri”. L’altro libro di Abascal, un romanzo intitolato Dal nido del serpente, riflette la visione del mondo d’estrema destra dell’attivista anti-AMLO. Racconta la storia di un coraggioso protagonista miliardario che, ispirato dalla fede cristiana, rifiuta di lavorare con la mafia globale della droga; così i cattivi corrompono i politici che “hanno abbandonato la loro fede cattolica” per uccidergli i familiari. L’oligarca capitalista risponde formando un esercito privato che chiama “Lega spartana” combnattendo la “Massoneria universale”, dichiarando la guerra per liberare il pianeta dalle droghe e dall’influenza satanica. Nel caso in cui non fosse già chiaro che Abascal vede se stesso e i suoi amici élitari come il protagonista miliardario del romanzo, colloca la storia in Messico. La copertina del libro usa le solite immagini antisemite, mostradno una stella di David che ingabbia il pianeta.
Le opinioni fasciste di Abascal non dissuasero Gilberto Lozano dal promuoverlo apertamente come “stimato membro” della FRENA. Sul suo canale YouTube, Lozano pubblicava i video di Abascal che approva il Fronte nazionale anti-AMLO. Nel video d’odio, Abascal chiama AMLO “MALO” (pessimo in spagnolo) e chiama ripetutamente la pandemia di coronavirus globale “peste cinese”. Abascal attacca il sistema sanitario messicano e i medici spacciando una cospirazione elaborata: l’importante membro della FRENA afferma che il governo di López Obrador ha usato il Covid-19 come arma, che “lascia intenzionalmente il Messico infettato dal virus” per attuare la rivoluzionaria Quarta Trasformazione, e che il Paese ora “si dirige verso una crisi mostruosa, inimmaginabile”. In passato, un altro membro delle FRENA divenne noto: Pedro Luis Martín Bringas, azionista di spicco nell’Organizzazione Soriana, una catena di negozi di alimentari di Monterrey, città natale di Gilberto Lozano, e una delle imprese che ebbe concessa l’esenzione fiscale dai governi precedenti. Martín Bringas sembra sia stato espulso da FRENA il 17 maggio, secondo il sito. Motivo d’ira per la comunità dei grandi imprenditori sono gli sforzi dell’amministrazione AMLO per costringere le imprese a pagare le tasse correnti e arretrate, per avere le entrate statali necessarie.

FRENA definisce l’uguaglianza di genere e l’omosessualità cospirazione comunista
Il cast di deliranti fanatici di destra schierati contro Lopez Obrador potrebbe sembrare troppo marginale per avere un impatto sulla politica messicana, ma questi sono esattamente gli stessi estremisti che ebbero successo nel rovesciare i governi di sinistra in America Latina in passato. In Bolivia furono attivati elementi altrettanto fascistoidi per avviare il colpo di Stato militare appoggiato dagli Stati Uniti nel novembre 2019, e in Brasile le forze di destra lanciarono un colpo di Stato morbido contro il Partito dei lavoratori del Brasile aprendo all’attuale amministrazione di estrema destra di Jair Bolsonaro. Uno sguardo ravvicinato al sito della FRENA riflette esattamente la stessa ideologia fascista diffusasi in America Latina con l’aiuto di Washington. Una sezione del sito è intitolata “Piano comunista del Forum di San Paolo del Messico”. Qui, il Fronte anti-AMLO sostiene che la mera presenza del partito Morena di López Obrador all’evento di sinistra, conferenza annuale che riunisce organizzazioni progressiste di tutta l’America Latina, a Cuba nel 2018 significa che l’amministrazione intende fare del Messico una nazione comunista. La FRENA anche fabbricò un paranoico piano del Forum di San Paolo per “insediare il comunismo in Messico”. Alcuni dei passaggi di tale falsità includono la garanzia delle “equità di genere”, “religioni mistificanti”, “riformare l’educazione all’uguaglianza” e la spaventosa “agenda progressiva (Aborti, droghe, omosessualità, relativismo dei valori”. Il cospirazionismo secondo cui il Forum di San Paolo controlla governi e movimenti sociali nel Sud e persino nel Nord America è sempre più popolare nei circoli di estrema destra. Tale accusa squinternata fu persino usata contro The Grayzone e il suo caporedattore Max Blumenthal per dipingerli assurdamente come orchestratori delle proteste contro la brutalità della polizia che dilagano negli Stati Uniti.
Il capo della FRENA Gilberto Lozano ripetèé tale cospirazionismo in numerose occasioni. In un’intervista sulla principale rete televisiva messicana La Octava, il 5 giugn , Lozano dichiarò senza mezzi termini che “non vi è dubbio che Francisco Arias, ambasciatore del Venezuela in Messico, scriva l’agenda [di AMLO]”. Il conduttore di La Octava, Hernán Gómez Bruera, popolare giornalista mainstream, chiese a Lozano come esattamente il governo di López Obrador portasse il Messico al comunismo, rilevando che AMLO non parla mai di socialismo. Lozano nuovamente disse della partecipazione del Morena al Forum di San Paolo e insisteva sul fatto che AMLO “segue l’agenda del Forum di San Paolo”. Tale punto è particolarmente ironico, perché il Partito della Rivoluzione Democratica del Messico (Partido de la Revolución Democrática, o PRD) di centro-sinistra è anche indicato pubblicamente come membro ufficiale del Forum di San Paolo, e il PRD aderiva al movimento di opposizione contro AMLO. Il PRD faceva parte di una coalizione per sostenere il candidato Ricardo Anaya contro López Obrador nelle elezioni presidenziali del 2018, e apparentemente anche il PRD è membro del Blocco d’opposizione ampia, BOA, che cospira per rimuovere AMLO. Sul sito, FRENA mantiene anche una “Galleria della dittatura comunista”, che è una raccolta di nomi e accuse ai sostenitori di AMLO, comprese foto poco lusinghiere degli attuali membri del gabinetto, politici, giornalisti e intellettuali. Raccogliendo una palese xenofobia, tale lista nera di FRENA fa in modo di enfatizzare quale alleato di López Obrador è nato all’estero mettendo in evidenza l’origine etnica accanto al nome, senza menzionare che sono tutti cittadini messicani naturalizzati che vivono da decenni nel Paese. Gilberto Lozano ripetutamente fece ricorso alla xenofobia nei suoi attacchi ad AMLO. Nell’intervista del 5 giugno su La Octava, Lozano cercò ancora una volta di rappresentare i consiglieri di López Obrador come quinta colonna straniera, insistendo sul fatto che John Ackerman (nato negli Stati Uniti), Paco Ignacio Taibo II (nato in Spagna, ma la cui famiglia fuggì dalla dittatura fascista di Francisco Franco) e Héctor Díaz Polanco (di origini dominicane, sebbene il sito della FRENA lo indichi erroneamente come cubano) non sono tutti di origini messicane, anche se sono cittadini naturalizzati.

Il prossimo Bolsonaro?
Hernán Gómez, il presentatore de La Octava, precedette l’intervista a Lozano riconoscendo che è una figura estrema. E pubblico poi una editoriale che descriveva la FRENA come “Frente nazista contro AMLO”, paragonandola ai nazisti. Ma Gómez credeva che fosse importante intervistare il capo della FRENA per timore che Lozano potesse diventare simile al brasiliano Jair Bolsonaro. “So che ci sono persone che non sono d’accordo nel dare una piattaforma a tali personaggi, ma sono convinto che non possiamo sottovalutarli”, aveva detto Gómez. “Perché qualche tempo fa, il presidente del Brasile era un deputato mediocre che non riusciva a far approvare una legge, uomo scortese e litigioso che, come Lozano, che nessuno prendeva sul serio. In effetti, alcuni pensavano che fosse mentalmente squilibrato”. “Pochi immaginarono che sarebbe diventato il presidente del Brasile. Ma come dopo Obama arrivò Trump, così Bolsonaro venne dopo Lula”, continuò l’ospite de La Octava. “Quindi, è sbagliato sottovalutare persone come Gilberto Lozano, non tanto perché da qualche parte potrebbe avere una grandiosità nascosta, ma piuttosto perché se va male a questo governo [AMLO], o se non sa soddisfare le aspettative di alcuni settori come la classe media, alla fine una figura anti-sistema di ultra-destra potrebbe diventare forte e avere un colpo di fortuna”.

José Guadalupe Argüello III è un insegnante di Albuquerque, New Mexico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio