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Gli Stati Uniti vedono passare il Myanmar alla Cina

Joseph Thomas, New Eastern Outlook 29.06.2020Per lo Stato del Myanmar nel sud-est asiatico, la decisione di espandere i legami con la Cina nonostante la pressione occidentale è stata un gioco da ragazzi. Significativi legami economici venivano ampliati e le prospettive per numerosi progetti infrastrutturali su larga scala rafforzate. La recente visita del Presidente Xi Jinping in Myanmar va considerata una vittoria; la cementazione dei legami di lunga data e in continua espansione tra Myanmar e Cina e la fine della significativa influenza nordamericana e britannica nell’ex-colonia. Un editoriale sul sito CGTN intitolato ” La visita del nuovo anno di Xi in Myanmar: pietra miliare nelle relazioni bilaterali “, contribuiva ad inquadrare il significato della visita del Presidente Xi confrontando i legami del Myanmar con Cina e Stati Uniti. Il direttore notava che il viaggio del Presidente Xi in Myanmar fu il primo grande viaggio all’estero nel 2020. È anche la prima visita importante di un leader cinese in Myanmar in 20 anni.

Persino gli agenti statunitensi non possono negare il declino degli USA
L’articolo anche notava che la consigliera di Stato del Myanmar, Aung San Suu Kyi, scelse la Cina per la prima visita importante all’estero dopo che il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia, salì al potere nel 2016. Per capire il significato di questo è importante capire che Suu Kyi e la sua ascesa al potere furono imposti col sostegno di Washington. Lei e il suo partito insieme a un grande esercito di facciate finanziate dal governo degli Stati Uniti che si presentano come organizzazioni non governative (ONG) e media finanziati dagli Stati Uniti furono scelti e governati per decenni da Washington per prendere il potere e servire da vettore degli interessi speciali degli Stati Uniti. nel Myanmar e come punto di pressione su Pechino. Tuttavia, nonostante l’esperienza nordamericana nell’intromissione politica, ciò che mancava era, come definito dall’opinione pubblica, un qualsiasi pilastro economico concreto; cosa che la Cina aveva da offrire. Non importa quanto supporto politico e finanziario occulto o palese un qualsiasi regime cliente in Myanmar possa ricevere da Washington, non risponde alla reale necessità del vero sviluppo del Myanmar. Senza tale sviluppo e gli incentivi finanziari ed economici che comporta, nemici ed alleati del regime dei clienti si rivolgono sempre a chi può offrire tali incentivi.

La visita di Xi incentrata sul pragmatismo, non sulla politica
L’articolo di CGTN prese atto del focus della visita del Presidente Xi incentrato sulle principali questioni politiche che affliggono il Myanmar, tra cui l’attuale crisi rohingya e conflitti di confine col vicino Bangladesh a seguito della crisi. L’attenzione non si concentrava sulle finte preoccupazioni per i diritti umani, ma piuttosto sulla stabilità poiché Myanmar e Bangladesh sono entrambi partner di Pechino e della sua Belt and Road Initiative (BRI). La visita si era anche concentrata sulla promozione di progetti infrastrutturali bloccati ed ostacolati da fronti finanziati dagli Stati Uniti che si nascondono dietro diritti umani e preoccupazioni ambientali. L’editore concludeva notando: “La Cina raggiunge il Myanmar attivamente all’inizio del 2020. Speriamo che il Myanmar restituisca il favore cooperando più strettamente con la Cina e attuando progetti BRI finanziariamente sostenibili e che rafforzano localmente i progetti BRI in Myanmar”. Solo il tempo dirà se il Myanmar seguirà e ricambierà le aperture di Pechino, ma a causa della mancanza di alternative da Washington, regime di clienti statunitensi o meno, il governo del Myanmar sembra avere una scelta molto semplice.

Negazione e revisionismo degli Stati Uniti ne assicurano il continuo declino in Asia
The Diplomat, nel suo articolo dava una confutazione occidentocentrico sull’impatto della visita del Presidente Xi in Myanmar: “Gli Stati Uniti hanno ceduto il Myanmar alla Cina? La visita di Xi ha rafforzato i legami Cina-Myanmar, ma l’occidente può ancora competere”. Il pezzo affermava: “Il leader cinese Xi Jinping ha appena concluso una visita di due giorni in Myanmar, il 17-18 gennaio, il primo viaggio di un capo di Stato cinese da quando Jiang Zemin si recò in Birmania nel 2001. La visita di Xi avveniva durante il 70° anniversario delle relazioni diplomatiche Cina-Myanmar e ulteriormente cementava le relazioni bilaterali, in generale estremamente positive da quando l’occidente si è allontanato dal Paese confuso alla luce della crisi dei migranti rohingya scoppiata nel 2017”. The Diplomati ignorava un’importante realtà. La crisi rohingya fu provocata deliberatamente da Stati Uniti e partner britannici. Doveva destabilizzare la regione in cui la Cina costruisce hub logistici per la BRI. La crisi doveva anche servire da leva contro il regime di clientela degli Stati Uniti, assicurandosi che rimanesse in linea cogli interessi di Washington o che soffrisse per mano del massiccio complesso industriale dei diritti umani occidentale; una rete di facciate utilizzate per manipolare, minacciare e diffamare nazioni e governi col pretesto di difendere i diritti umani. Gli Stati Uniti non si allontanavano dal Myanmar per la crisi dei rohingya. Tentavano di sfruttarlo dopo averlo deliberatamente pianificato e, non riuscendo a concretizzare eventuali vantaggi tangibili, videro svanire la loro influenza nel Myanmar. L’articolo dek Diplomati accusa anche il “sistema politico misto” del Myanmar, sostenendo che veniva esercitata una pressione sul governo democratico altrimenti promettente, nel volgersi verso Pechino a spese di Washington. In realtà, il perno è congiuntamente vantaggioso per i nemici di Washington in Myanmar che per i suoi alleati. The Diplomat riconosce pienamente l’importanza del Myanmar per l’ascesa regionale e globale della Cina, affermando: “Il Myanmar ha un significato speciale per i piani geostrategici di Pechino. Il Paese fornisce alla Cina l’accesso all’Oceano Indiano e offre un centro vitale per contenere la potenza rivale rivale India, con cui si scontrava al confine. L’Oceano Indiano offre importanti rotte marittime per le importazioni di greggio dal Medio Oriente. Rotte terrestri attualmente in uso (oleodotti e gasdotti a Kyaukphyu hanno iniziato a pompare petrolio nel 2017 e gas nel 2013) attraverso il Myanmar fino a Kunming, nella provincia dello Yunnan, nella Cina meridionale, consentono a Pechino di aggirare il Mar Cinese Meridionale e lo Stretto di Malacca strategicamente vulnerabili, suscettibili agli attriti marittimi con altre grandi potenze, tra cui Giappone e Stati Uniti”. Se la cooperazione del Myanmar con la Cina è così importante per i piani regionali e globali di Pechino, allora è facile capire perché rovinare la capacità di cooperazione del Myanmar abbia avuto la priorità nella politica di Washington verso il Myanmar. L’articolo ammetteva apertamente che i mezzi di Washington per riguadagnare influenza in Myanmar dipendono dal “soft power” o ciò che va considerato da chiunque altro come coercizione, manipolazione e interferenza politica.
L’articolo ammetteva: “… gli Stati Uniti hanno ancora importanti strumenti politici e riserve non sfruttate di soft power che possono utilizzare se maneggiate con abilità. Come ho scritto prima, le società e gli investitori nordamericani godono ancora di un grande reputazione rispetto alle controparti cinesi. I giovani birmani continuano ad affollarsi all’American Center di Yangon, il centro culturale ed educativo sponsorizzato dal dipartimento di Stato nordamericano vicino all’ambasciata USA. In effetti, Washington ha aperto un nuovo scintillante American Center nel 2018 in un incrocio trafficato in fondo alla strada dalla residenza di Aung San Suu Kyi. Lì, i birmani possono venire ad imparare l’inglese, usare i computer e accedere alla biblioteca per studiare la democrazia e gli strumenti di impegno civico”. Ciò che è assente dalla “soluzione” di Washington è qualsiasi tangibile incentivo economico o finanziario per la popolazione del Myanmar a sostenere gli interessi degli Stati Uniti. L’incapacità degli USA di offrire veri vantaggi economici al Myanmar o di costruire infrastrutture essenziali come condutture, autostrade, ferrovie e porti su cui la Cina attualmente lavora nel Paese significa che il declino degli USA continuerà. Consolidare una strategia perdente va interpretato dall’élite del Myanmar come una capitolazione nordamericana e danno per il futuro del Myanmar. The Diplomat concludeva ammettendo più o meno che Washington continuerà a concentrarsi su una strategia di divisione e conquista per destabilizzare il Myanmar al fine di ottenere concessioni dal governo piuttosto che superare semplicemente e costruttivamente i progetti di investimenti e infrastrutture cinesi. Semmai, l’attuale strategia di Washington servirà da impulso per il Myanmar e altre nazioni alla periferia della Cina per sradicare completamente il “soft power” degli Stati Uniti dal loro territorio e fare affari condizionatamente con le aziende statunitensi solo se pronte a trattare piuttosto che a sostituire con ingerenze e interferenze laddove dovrebbe esserci cooperazione autentica e reciprocamente vantaggiosa; uno spazio che la Cina ha costantemente dimostrato di poter riempire e uno spazio in cui gli USA non hanno mostrato interesse a competervi.

Joseph Thomas è caporedattore della rivista geopolitica thailandese The New Atlas e collaboratore della rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio