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Perché i terroristi dello SIIL e il regime turco uccidono gli yazidi?

Basma Qadur, Syria Times, 20 giugno 2020

Perché i terroristi dello SIIL e il regime turco hanno ucciso e catturato migliaia di yazidi in Iraq e Siria mentre la comunità internazionale non fece quasi nulla per documentare il genocidio del 2014 nel Sinjar iracheno per opera dello SIIL [acronimo arabo DAISH]? La Turchia, membro della NATO, non bombardò mai il Sinjar iracheno quando fu assediato dallo SIIL. aspettò che gli yazidi tornassero prima di dichiarare che doveva bombardare obiettivi “terroristici”. Nell’agosto 2018, la Turchia assassinò un leader yazidi che tornando da una commemorazione delle vittime del genocidio, sostenendo che fosse del PKK. Secondo i media ci sono ancora 3000 persone scomparse, rapite dallo SIIL, principalmente donne e bambini. La comunità, che ha subito un genocidio, ora deve affrontare una nuova minaccia di attacchi aerei. “Il 3 agosto 2014, il gruppo terroristico dello Stato Islamico (ISIS, SIIL, IS, Daish) attaccò gli yazidi a Shingal, in Iraq. Gli yazidi sono una minoranza etno-religiosa in Iraq. Lo SIIL uccise o catturò quasi 10000 yazidi. Li costrinsero a convertirsi all’Islam o ad essere uccisi. Lo SIIL schiavizzò e violò sessualmente donne e ragazze. Lavò il cervello ai ragazzi e li usò come attentatori suicidi. Giustiziò gli uomini. Vendette neonati e bambini per allevarli come musulmani. Era il 74esimo genocidio noto di yazidi”, afferma la dott.ssa Amy L. Beam, ricercatrice, scrittrice e sostenitrice dei diritti umani nel libro” L’ultimo genocidio degli yazidi “, pubblicato su Amazon nel 2019. Il libro di 362 pagine contiene storie strazianti di sopravvissuti alla prigionia dello SIIL, le loro pericolose fughe e testimonianze oculari delle atrocità. Metà del libro è l’analisi narrativa dell’autrice che spiega cultura, storia, prove e politica del genocidio in Iraq. 3000 yazidi sono dispersi.

“L’ultimo genocidio degli yazidi” della dott.ssa Amy L. Beam
Le Nazioni Unite riconobbero il genocidio yazidi nel 2016, istituirono un comitato delle Nazioni Unite per indagare sul genocidio nel 2018 e lo finanziarono nel 2019. Questo libro, risultato di quattro anni di interviste, fornisce le prove del genocidio. È necessario per qualsiasi ricercatore, studioso, assistente sociale o politico che studi terrorismo, genocidio, immigrazione e asilo e Medio Oriente. Vivevano nella Turchia sud-orientale basandosi sul turismo quando 20000 yazidi fuggirono sulle montagne per l’attacco barbaro dei terroristi dello SIIL contro la loro terra natale di Shingal, in Iraq, in cui 10000 furono uccisi o catturati nell’agosto 2014. Una donna yazidi, Sara, mostrò a Beam i documenti di identità del marito e dei due figli catturati. Beam spiega: “Mi alzai per abbracciare Sara, e lei ruppe tra singhiozzi, poi svenne tra le mie braccia. Poi sua madre è svenuta. La gente mi mostrò foto di uomini decapitati e pile di cadaveri. Mi diedero le liste dei famigliari rapiti. Ero l’unica straniera e non potevo evitare questa tragedia. Sapevo che dovevo mettere in guardia il mondo da questa crisi, ma l’enormità della responsabilità mi fece tremare”. Da quel giorno, Beam non smise di fare campagne per aiutare gli yazidi per ottenere asilo e aiuti internazionali. Nel 2018, Beam si trasferì nella città di Shingal ed era l’unica straniera col permesso di viverci. Afferma: “Sono venuta per dire la verità al mondo perché i giudici in Europa negavano l’asilo agli yazidi che avevano rischiato la vita per arrivarci. I tribunali affermano erroneamente che è sicuro tornare nei loro villaggi a Shingal. Sono venuta a Shingal per riprendere i villaggi vuoti e riferire che non c’è elettricità, acqua, infrastrutture e mezzi di sostentamento. Nelle attuali condizioni è impossibile agli yazidi tornarvi. Non c’è una soluzione in vista”.
Beam ottenne oltre 700 documenti di identità e passaporti iracheni per i sopravvissuti alla prigionia e allo stupro dello SIIL. La maggior parte di loro ha ricevuto asilo in Germania, Francia, Australia e Canada. Durante l’incontro coi sopravvissuti molti volevano condividere le loro storie con lei.

Storie strazianti
Racconta nel suo libro molte storie, come quella di tre sorelle sopravvissute a una prigionia di tre – quattro anni coi terroristi dello SIIL. “Le tre sorelle ora vivono in Australia. Lo SIIL uccise il padre il 3 agosto 2014, a Tal Yezir, Shingal, nel nord dell’Iraq. Lo SIIL, inoltre, uccise il suocero di Mirza Baqir. Prima l’investirono con un’auto e poi gli spararono”, dice Beam al giornale elettronico Syria Times, sottolineando che alcune fonti annunciarono che a fine aprile 3371 yazidi sfuggirono ai terroristi dello SIIL. Secondo queste fonti, lo SIIL rapì 6284 yazidi, tra cui 3467 donne. Il 5 marzo 2019, fu riferito che 550000 yazidi vivevano in Iraq prima diell’gosto 2014. Mentre 100000 emigrarono da quell’anno. I terroristi dello SIIL distrussero 68 siti religiosi e santuari yazidi in Iraq. Il mese scorso, uno dei miei amici mi disse che uno dei gruppi terroristici sostenuti dalla Turchia uccise una donna yazidi nella città di Ifrin, nella provincia di Aleppo. Aggiunse che i terroristi rapirono oltre 200 yazidi chiedendone il riscatto. “Ne uccisero alcuni. Prima dell’inizio dell’aggressione del regime turco alla Siria il 20 gennaio 2018, c’erano 35000 yazidi in 22 villaggi nella regione di Ifrin. Ora sono solo 1500, molti anziani, mentre gli altri sono sfollati e vivono in campi in Siria e Libano”, aveva detto. Un giovane yazidi scrisse questa poesia per esprimere dolore suo e del suo popolo e mi ha permesso di condividerla con voi:
Sul genocidio!
Voglio urlare e piangere per i bambini pianti quando le madri furono schiavizzate e violentate!
Voglio urlare e piangere per i bambini che hanno perso i genitori durante il genocidio.
Voglio urlare e piangere per le bambine yazidi rapite e ridotte in schiavitù!
Voglio urlare e piangere per la madre yazidi che cucinò il figlio per mangiarlo !!
Voglio urlare e piangere per il ragazzo che ha perso la fidanzata resa schiava!
Voglio urlare e piangere per le ragazze che hanno perso il marito dopo una settimana di matrimonio!

Traduzione di Alessandro Lattanzio