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Il crollo della NATO si avvicina

Vladimir Odintsov, New Eastern Outlook 27.06.2020Politici ed esperti hanno discusso della profonda crisi nell’Alleanza del Nord Atlantico presente da decenni. Può sembrare puramente simbolico, tuttavia la Francia notava l’esistenza di una crisi in più occasioni: prima nel 1966, quando Charles de Gaulle decise di ritirare la Francia dalle strutture militari integrate della NATO, e poi quando il quartier generale dell’alleanza fu trasferito da Parigi a Bruxelles. Ora il presidente francese Emmanuel Macron dava la sua valutazione obiettiva della “morte cerebrale” della NATO nelle interviste all’Economist nel novembre 2019, e in una conferenza stampa congiunta coll’omologo tunisino Qais Said, dopo un pericoloso incidente che coinvolse navi da guerra di due membri della NATO (Francia e Turchia) al largo della costa libica. Secondo Macron, l’Europa oggi si trova “sul precipizio”, poiché i membri dell’Alleanza non si erano chiaramente coordinati nelle recenti azioni e gli Stati Uniti si allontanano dal Vecchio Mondo. Tutto ciò significa che è giunto il momento che l’Europa si svegli, inizi a costruire le proprie forze e a pensarsi come polo geopolitico indipendente, altrimenti “non controllerà il proprio destino”. Il capo francese capiva che, sotto la guida degli Stati Uniti, il blocco NATO non sa proteggere gli interessi dell’Europa nell’era dell’ascesa della Cina e delle tese relazioni occidentali con Russia e Turchia. Il presidente francese quindi espresse frustrazione per la dipendenza dell’Europa dai capricci di Washington, in un momento in cui il presidente nordamericano “volta le spalle all’Europa” e non “sottoscrive l’idea europea”. A titolo di esempio, notava l’improvvisa decisione di Trump di ritirare alcune sue truppe dalla regione nord-orientale della Siria, lasciando gli alleati curdi a difendersi da soli, senza prima consultare i partner NATO. In tale contesto, Macron riteneva che la NATO possa sopravvivere solo se gli Stati Uniti accettano di mantenere lo status di principale bastione della sicurezza dell’Alleanza. Tuttavia, per quanto tempo Washington svolga tale ruolo non è chiaro.
Il 15 novembre, il segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo mentre si rivolgeva al Baker Institute di Houston, osservò la valutazione di Macron sulla “morte cerebrale” della NATO, rilevando che non vi furono mai relazioni perfette nell’Alleanza. “Non dovremmo pensare che il momento sia una novità. Le nazioni che compongono la NATO hanno interessi diversi. Abbiamo visto cosa ha fatto la Turchia nelle ultime settimane”, dichiarava Pompeo. Oggi si verifica una crisi tra Stati Uniti e Germania, che Donald Trump continua a suscitare su obblighi automobilistici, sanzioni per la cooperazione con la Russia (in particolare il “Nord Stream 2”), col ritiro delle truppe NATO, come riferiva il quotidiano Der Tagesspiegel. “La decisione del Presidente degli Stati Uniti di ritirare parte del contingente militare nordamericano dalla Germania è la prova delle ampie questioni all’interno della NATO”, annunciava l’ex-generale Ben Hodges, che ebbe il ruolo di comandante del contingente militare nordamericano in Europa. È interessante notare che in origine gli USA spiegarono che la loro presenza in Germania non era dovuta al partenariato nordatlantico, ma a “proteggere [la Germania] dalla Russia”. Tale annuncio portò ad ironie nella società tedesca. “Trump dice che protegge la sicurezza della Germania. Ma da cosa? La Germania è bersaglio ed ostaggio in qualsiasi conflitto militare”, annunciò Waldemar Herdt, membro del Bundestag. “Saluito la decisione di Trump di iniziare la smilitarizzazione della Germania, perché usa la NATO per provvedere ai bisogni economici degli Stati Uniti contro gli interessi degli altri membri dell’Alleanza. Alla luce di ciò, le élite tedesche devono imparare a pensare come Stato sovrano, piuttosto che da vassallo degli Stati Uniti”, osservava Herdt.
Un rappresentante del partito “verde” in Germania e membro del comitato per gli affari esteri, Juergen Trittin, di recente discusso l’idea che la NATO attraversi una crisi esistenziale e che sia solo l’ombra di un’alleanza. A Der Spiegel diede una valutazione sobria della situazione e riconobbe che la NATO è logorata. Il politico invitava l’Europa a risolvere i problemi in modo indipendente e a risolvere le controversie nella NATO, in particolare sulle relazioni con la Russia e l’accordo nucleare iraniano, che gli Stati Uniti hanno demolito unilateralmente senza accordo coi partner. Trittin è convinto che l’Europa debba smettere di provare nostalgia per la NATO e che inizi a consolidare i propri punti di forza, puntando sul cavallo della sovranità. Molti politici ed esperti già parlano di crisi nella NATO. Le operazioni dirette da Washington in Afghanistan e in Libia, al di fuori dell’area formale di responsabilità dell’Alleanza, procedono da anni senza grande successo, nonostante le audaci dichiarazioni di Washington e Bruxelles. Dato che la NATO è ancora un blocco in cui gli Stati Uniti dominano e impongono la loro politica su altri Stati membri, molti Paesi europei nella NATO ora si preoccupano della possibilità che gli Stati Uniti spostino l’attenzione sulla regione del Pacifico, e quindi ci sia ulteriore espansione ingiustificata delle zone operative dell’Alleanza.
Come si vede, la NATO è mal equipaggiata nella lotta al terrorismo. È difficile attuare la decisione sull’aumento della spesa per la difesa da parte degli Stati membri: nel 2014 fu convenuto che ciascuno Stato avrebbe aumentato i contributi alla difesa ad almeno il 2% del PIL entro il 2024. Tuttavia, secondo i dati della NATO , solo due Paesi raggiunsero tale soglia nel 2019, Polonia e Lettonia, mentre Lituania, Romania, Estonia, Gran Bretagna e Grecia spesero poco più del 2%. Solo due Paesi assegnano oltre il 3% del PIL alla difesa: Stati Uniti e Bulgaria. Non c’è molto tempo prima della scadenza e non c’è certezza che 20 dei 29 Stati membri “aumentino” la spesa. In molti Paesi europei, oltre il 50% della spesa per la difesa è destinata al personale. I piccoli eserciti europei ora vivono a proprio agio e non vogliono combattere. Non esiste inoltre un Paese europeo che possa far parte contemporaneamente della NATO e di un potenziale esercito europeo. A dicembre, il vertice della NATO si tenne a Londra, e fu forse il più scandaloso e controverso nei 70 anni di storia dell’Alleanza, motivo per cui osservatori ed esperti militari e politici occidentali furono concordi nel dire che l’Alleanza vive la peggiore crisi nella sua esistenza. Il presidente nordamericano Donald Trump già parlò della “inutilità della NATO” e del fatto che “l’Europa dovrebbe prendersi cura di se stessa” in termini abbastanza duri, e in effetti Trump era uscito dalla conferenza stampa finale a Londra. Il redattore di Defense One affermò che “la peggiore minaccia alla NATO non proviene da nemici esterni, ma dall’interno”. Seguendo le direttive di Washington, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg usa la NATO per attuare la “politica delle minacce”, a volte indicando la crescente minaccia della Russia, o ora la Cina, che “vuole usare l’attuale pandemia di coronavirus per rafforzarsi nel confronto con la NATO “. La formazione di quattro battaglioni NATO fu completata solo di recente, rafforzando il raggruppamento nei Mar Baltico e Mar Nero. Le infrastrutture dell’Alleanza continuano a essere sviluppate e quasi ogni giorno vengono segnalati casi in cui i Paesi dell’Europa orientale avviano o completano la costruzione di una struttura. Di recente, fu prestata particolare attenzione al rafforzamento del fianco meridionale: in Romania sono spuntate forze anglo-statunitensi e vi si formano brigate multinazionali. Oggi, la sicurezza europea è peggiorata: per la prima volta in anni la sicurezza della regione viene nuovamente definita non da misure di moderazione, non da sforzi volti a garantire la sicurezza senza ricorrere alla forza militare, ma mantenendo una sorta di “Equilibrio delle minacce”. Ciò porta a una concentrazione e scontro militari ancora maggiori in Europa. Nel fare ciò, ammiccando al suo pregiudizio russofobo, Jens Stoltenberg nemmeno ascolta il comandante supremo della NATO in Europa Tod Wolters, cha annunciò ufficialmente in un briefing del 20 marzo 2020 che “la Russia non utilizzerà l’attuale crisi internazionale per far avanzare i suoi interessi”. Collegandosi a ciò, va ricordato cosa disse l’ex-ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer notando che “il futuro della NATO è più incerto ora che in qualsiasi momento della sua storia … Gli europei non dovrebbero nutrire illusioni su ciò che l’autonomia della difesa richiederà. Per l’Unione europea, che non si è mai vista solo come potenza economica piuttosto che militare, implica una profonda rottura con lo status quo. A dire il vero, la NATO esiste ancora e ci sono ancora truppe statunitensi in Europa. Ma la parola chiave è “ancora”. Ora che le istituzioni tradizionali e la sicurezza e gli impegni transatlantici sono messi in dubbio, il disfacimento dell’alleanza non è questione di “se” ma di “quando”.

Vladimir Odintsov, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio