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Erdogan usa la Libia per far rivivere l’impero ottomano?

J. Michael Springmann, AHTribune 28 giugno 2020L’inizio. Anche se il presidente Barack H. Obama dichiarò ad Accra, in Ghana, nel 2009, che “il futuro dell’Africa spetta agli africani”, fu politica nordamericana verso l’Africa, come in qualsiasi altra parte del mondo, a rimuovere i leader politici che gli Stati Uniti Stati consideravano “scomodi”. Chi si oppose o era in contrasto con i piani statunitensi, come socialisti, comunisti e “islamisti”, divennero i bersagli legittimi delle armi yankee. Il 19 marzo 2011, Obama iniziò a combattere contro la Libia senza una dichiarazione di guerra dal Congresso, come prevede la Costituzione federale. Ed anche rifiutò d’informare il Congresso che, “Le forze nordamericane furono impegnate in operazioni di combattimento, in violazione del War Powers Act adottato in risposta alle azioni sconsiderate e incostituzionali del presidente nella guerra in Vietnam. (Springmann, J. Michael. Visti per al-Qaida: le dichiarazioni della CIA che scioccarono il mondo. Washington, DC Daena Publications: 2014).

Perché? Gheddafi aveva un governo socialista col più alto indice di qualità della vita in Africa. Dava istruzione gratuita, cure mediche gratuite e prestiti abitativi senza interessi. Voleva anche creare un’Unione panafricana con la Libia in testa. Il 20 ottobre 2011, Muammar Gheddafi fu assassinato e il governo della Libia crollò. Così come i benefici per il popolo.

Adesso. La Libia è un Paese distrutto con guerre civili e regimi rivali. Il governo di accordo nazionale controlla parte del paese. “Nel dicembre 2015 i delegati delle fazioni rivali della Libia firmarono l’Accordo politico libico (LPA), un accordo di condivisione del potere mediato dalle Nazioni Unite che istituiva un governo di accordo nazionale (GNA), guidato da un primo ministro e un consiglio di presidenza composto da nove membri da collegi elettorali e fazioni del Paese. Sebbene il GNA ebbe il riconoscimento dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come governo legittimo della Libia, faticò a consolidare l’ autorità nelle metà orientale e occidentale del Paese”. (Enciclopedia Britannica). In particolare, combatte Qalifa Haftar, ex-generale libico e cittadino nordamericano. Dirige l’Esercito nazionale libico (LNA), operando nella parte orientale del Paese ricca di petrolio. Haftar ha costantemente perso terreno nei confronti del GNA, anche se Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti lo sostengono.

Turchia, il Paese. In effetti, la Turchia è un grosso problema in Libia. Secondo il portavoce dell’Esercito nazionale libico, Maggior-Generale Ahmad al-Mismari, “la minaccia rappresentata da terroristi ed estremisti guidati da Erdogan con i suoi gruppi in Libia minaccia la pace della regione. Hanno esacerbato la situazione portandola al livello attuale”. Inoltre, all’autore fu detto, nonostante l’accordo degli altri Stati che sostengono l’LNA, che la Turchia rifiutò di partecipare a un’iniziativa egiziana, suggerendo un nuovo accordo tra LNA e GNA con un cessate il fuoco dall’8 giugno. A quanto pare l’Egitto si riserva l’opportunità di proteggere il lungo confine occidentale con la Libia mediante un’azione militare, se necessario.

La porta aperta. Iniziò abbastanza innocentemente. Secondo il Centro internazionale di Bruxelles, “a fine dicembre 2019, il governo di accordo nazionale (GNA) di Tripoli fece appello affinché la Turchia intervenisse in Libia. Come risposta, il Parlamento turco tenne una sessione di emergenza il 3 gennaio 2020 votando l’autorizzazione del presidente Recep Tayyip Erdogan a schierare truppe turche in Libia. Poco dopo si materializzarono. Tuttavia, non furono dispiegate solo forze militari turche, ma anche ribelli dalla Siria settentrionale. Le attività militari della Turchia, come l’espatrio dei rifugiati siriani dal Paese dilaniato dalla guerra e dispiegamento dei ribelli appoggiati dalla Turchia per combattere col GNA in Libia, comportano gravi rischi di escalation nella regione”. Cogliendo l’occasione, la Turchia apparentemente vuole utilizzarla per ripristinare l’impero ottomano, di cui una volta la Libia faceva parte (come Siria ed Iraq, ora invasi e occupati dalle forze turche). Il governo di Erdogan opera in Libia da tempo. SADAT, fondata dall’ex Brigadier-Generale turco Adnan Tanriverdi, c’è dal 2013, come fu detto all’autore. Si definisce “la prima e unica azienda in Turchia da fornire consulenza e addestramento militare a livello internazionale nella difesa internazionale e sicurezza interna”. Secondo fonti informate, i generali della SADAT sono responsabili delle principali operazioni offensive del GNA. I soldati della SADAT furono visti nella regione di Tripoli molto prima di novembre 2019. Presumibilmente, “la difesa della SADAT era in Libia a decidere le esigenze delle nuove forze armate libiche e cercare possibilità di consulenza, addestramento, servizi in Libia”. All’inizio del coinvolgimento militare della Turchia in Libia, le pubblicazioni del governo turco scrissero che “100 anni dopo, le nostre truppe tornano nella regione”.

I turchi arrivano, tamburi rullano ovunque. Aggravando il problema, all’autore fu detto che il fondatore della SADAT, Adnan Tanriverdi, uno dei principali consiglieri di Erdogan, ed è presumibilmente un islamista che dichiara apertamente la necessità di ripristinare il califfato musulmano, secondo la sharia. Secondo le sue dichiarazioni, tale impero islamico, con capitale Istanbul, va formato con 61 Paesi, buona parte dei mondi arabo e musulmano. (Turkey Special Dispatch n. 8493; Middle East Research Institute, MEMRI, un’organizzazione filo-Israele). Come affermato dall’autore, ciò costituirà una grave minaccia per l’Europa. La connessione e vicinanza con la Libia e la Siria, dove la Turchia appoggia i terroristi dell’Hayat Tahrir al-Sham e altri gruppi sgradevoli, può rivelarsi disastrosa. L’invasione turca dell’Iraq, operando contro il PKK (Kurdistan Workers ‘Party), non fa che peggiorare le cose. (In passato, l’Iraq di oggi fu le province ottomane, vilayets, di Mosul, Baghdad e Bassora). Se la Turchia continua la sanguinaria politica nella regione, può causare una nuova catastrofe che potrebbe dilagare dall’area. La domanda posta a questo autore fu, se tutto ciò continua, cosa succederà alla sicurezza dell’Europa? Si aggiunga sicuramente il flusso di migranti da Medio Oriente e Nord Africa, destabilizzando ancora di più il continente. L’Europa non può gestire l’attuale alluvione di stranieri, coi disastrosi problemi politici, economici e di diritti umani che ne conseguono. (Cfr. Springmann, J. Michael. Arrivederci, Europa? Ciao, Caos? La bomba dei migranti della Merkel. Washington, DC: Daena Publications, 2017).

Ma? Sarebbe necessariamente una brutta cosa se, come notava lo studioso dell’islam Kevin Barrett, Ph.D. osservato su No Lies Radio, l’impero rianimato si basasse su principi democratici, opportunità economiche per tutti, non aggressione e assenza di pregiudizi verso i gruppi razziali, come i curdi. Solo il tempo lo dirà. E se la Turchia cambia. E se l’esercito egiziano rimane a casa e fuori dalla Libia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio