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Mentre “combattono il terrorismo”, gli Stati Uniti nascondono il proprio terrorismo

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 23.06.2020Mentre la guerra nordamericana in Afghanistan sta per concludersi dopo quasi due decenni di combattimenti, è sempre più evidente che la “guerra al terrorismo” degli Stati Uniti, mentre combatteva i taliban, ha prodotto una peculiare forma di terrorismo sotto forma di crimini di guerra e uso indiscriminato della forza su centinaia e migliaia di inermi cittadini afgani. Nonostante innumerevoli casi di indulgenza dell’esercito nordamericano nell’assassinio, i mercenari che gli Stati Uniti hanno scatenato in Afghanistan sembrano aver giocato un ruolo altrettanto importante nell’uso incessante della forza sulla gente comune. La decisione del presidente degli Stati Uniti di sanzionare l’indagine della Corte penale internazionale sui crimini di guerra statunitensi dice chiaro che nella guerra afgana c’è molto di più di quanto non appaia e che i taliban e al-Qaida e persino lo Stato islamico non sono gli unici assassini che gli afghani hanno affrontato negli ultimi due decenni circa. L’uso istituzionale della forza sugli afghani da parte dei nordamericani non ha solo avuto un ruolo nel radicalizzare ulteriormente gli afghani e nel sostenere la guerra per due decenni, ma ha anche danneggiato irreparabilmente, di fatto smascherato, il ruolo ampiamente auto-arrogatosi degli Stati Uniti di “campione” dei diritti umani. Perfino il più stretto alleato degli Stati Uniti, il Regno Unito, si è allontanato dalla politica statunitense nel bloccare l’inchiesta e fermare la CPI. In una dichiarazione altrimenti fortemente formulata, che si aggiunge alla già crescente distanza tra Stati Uniti ed Europa, il segretario agli esteri britannico dichiarava: “Il Regno Unito sostiene fortemente la Corte penale internazionale nell’affrontare l’impunità nei peggiori crimini internazionali”, aggiungendo, con un occhio all’ordine esecutivo di Trump, “Continueremo a sostenere la riforma positiva della corte, in modo che funzioni nel modo più efficace possibile. I funzionari della CPI dovranno poter svolgere il proprio lavoro in modo indipendente e imparziale e senza timore di sanzioni”. In altre parole, il Regno Unito non è d’accordo cogli Stati Uniti sul fatto che il lascito di quest’ultimo sia che non è necessario essere indagati e processati.
Per Trump, un’indagine del genere su crimini di guerra, torture disumane e stupri in questo particolare momento avrebbe gravi conseguenze per la sua rielezione, poiché esistono già molte prove che indicano un risultato gravemente negativo per gli Stati Uniti. Il governo dovrà, ovviamente, occuparsene e, di fatto, sopportarne il peso politico. Un rapporto della CPI del 2016 sulle ” Attività preliminari di esame” mostrava il verificarsi di “crimini di guerra per tortura e relativi maltrattamenti, da parte delle forze statunitensi schierate in Afghanistan e in strutture di detenzione segrete gestite dalla Central Intelligence Agency, sopratutto nel 2003-2004, sebbene presumibilmente continui in alcuni casi fino al 2014”. Il rapporto affermava inoltre che “I membri delle forze armate statunitensi sembrano aver sottoposto almeno 61 detenuti a torture, trattamenti crudeli, oltraggi alla dignità personale sul territorio dell’Afghanistan dl 1° maggio 2003 al 31 dicembre 2014”. Ciò che preoccupa maggiormente le autorità statunitensi è il fatto che l’indagine della CPI scopriva che i casi di tortura e crimini di guerra non erano il risultato di alcuni individui “mentalmente instabili”, ma di una politica concordata seguita da esercito e sicurezza degli Stati Uniti. Per dirla in breve, “Tali presunti crimini non erano abusi di alcuni individui isolati. Piuttosto, sembrano commessi nell’ambito di tecniche di interrogatorio approvate nel tentativo di estrarre “intelligence attuabile” dai detenuti”.
Ciò che aggiunge credibilità al rapporto della CPI è il fatto che diverse altre organizzazioni per i diritti umani ripetutamente accusavano squadre addestrate dagli USA e mercenari del Pentagono d’indulgere in attività potenzialmente criminali. L’amministrazione nordamericana, pertanto, ha un compito urgente da affrontare. Di conseguenza, non sorprende notare che l’ordine esecutivo di Trump tratta i funzionari della CPI e i loro familiari come dei terroristi potenziali e persino reali. Allo stato attuale, l’inclusione dei famigliari è particolarmente notevole perché un ordine esecutivo di Trump del 2019 che sanzionava i terroristi non ne includeva i familiari. Un’indagine della CPI in questa particolare fase può anche avere conseguenze negative per i colloqui di pace afghani e può infliggere un duro colpo allo schermo fumogeno dell'”uscita vittoriosa” che gli Stati Uniti sembrano costruire con cura da un po’ di tempo. Il fatto che questa indagine possa avere conseguenze negative sull’accordo degli Stati Uniti coi taliban è evidente dal modo con cui l’amministrazione Trump la definiva “cospirazione straniera” e da come già sollecitasse i russi a salvare i colloqui e ad avviare i colloqui intra-afgani in stallo, per garantirsi l’uscita prima delle imminenti elezioni presidenziali, e molto prima di un’indagine della CPI. Ciò è particolarmente vero perché gli Stati Uniti non vogliono finire senza garantire l’immunità al proprio personale di sicurezza in questo particolare momento della guerra in Afghanistan.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio