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La guerra di Corea e la “distruzione totale” dagli Stati Uniti iniziarono 70 anni fa

Brett Wilkins, Common Dreams, 25.6.2020

Per i coreani di una certa età, la distruzione totale da parte degli Stati Uniti non è solo una minaccia astratta, è una realtà infernale che si colloca tra i crimini peggiori di un secolo testimone di alcune delle più spaventose barbarie della storia umana.
Per un breve momento nell’estate 1945 ci fu gioia in Corea. I coreani, che avevano sofferto tremendamente mezzo secolo di brutale occupazione giapponese e la seconda guerra mondiale, celebrarono quella che credevano fosse la liberazione da parte delle vittoriose forze statunitensi e sovietiche. Pieni di speranza per un futuro senza un dominio straniero, dichiararono con orgoglio l’indipendenza; tuttavia, il comandante supremo alleato Douglas MacArthur annunciò che Stati Uniti ed Unione Sovietica avrebbero occupato, e diviso, la penisola coreana. Aggiungendo la beffa al danno, le forze giapponesi sconfitte ma non meno esiziali, furono impiegate per reprimere violentemente il dissenso. Come molti altri sforzi imperialisti, la divisione della Corea lungo il 38° parallelo fu un esercizio di arbitrarietà e totale disprezzo per i desideri del popolo che colpiva. Gli Stati Uniti, che sostenevano di difendere la libertà, la negarono al popolo coreano, che si rese conto molto rapidamente che semplicemente cambiavano un impero occupante con un altro. Un sondaggio condotto sui coreani nell’estate 1946 rilevò che il 77% preferiva il socialismo o il comunismo mentre solo il 14% il capitalismo. Tuttavia, gli Stati Uniti appoggiarono la dittatura di destra di Syngman Rhi, cristiano conservatore ed anticomunista convinto che governava il Sud con pugno di ferro. All’inizio del 1950 c’erano più di 100000 prigionieri politici nel sud. Esecuzioni sommarie di persone di sinistra, reali o immaginarie, rivendicarono decine di migliaia di vite mentre il regno del terrore dello Stato di polizia del Sud rivaleggiava con i peggiori oltraggi del Nord comunista, che si unificava sotto l’ex-leader della guerriglia anti-giapponese Kim Il-sung. Il generale Curtis “Bombs Away” LeMay, che comandò le incursioni incendiare sulle città giapponesi che uccisero più civili dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, fu il comandante aereo strategico durante la guerra di Corea. In seguito riconobbe che “per un periodo di circa tre anni, uccidemmo il 20% della popolazione” della Corea del Nord. Quasi 1,9 milioni di uomini, donne e bambini.
Poiché gli sforzi per negoziare uno Stato coreano unificato fallirono, una nascente insurrezione antigovernativa crebbe nel Sud e fu brutalmente repressa. Le scaramucce di confine brevi ma sanguinose si intensificarono; sia Rhi che Kim volevano l’unificazione coll’invasione. Il 25 giugno 1950, le forze del Nord lanciarono l’invasione totale del Sud. Seoul, la capitale del sud, cadde tre giorni dopo. Sebbene inizialmente gli Stati Uniti insistessero sul fatto che non sarebbero state necessarie truppe di terra statunitensi, MacArthur fu convinto che gli stivali nordamericani sul terreno fossero la chiave per respingere l’aggressione del Nord. Il presidente Harry S. Truman concordò, definendo l’intervento “azione di polizia”. L’esercito nordamericano, impettito dalla spavalderia atomica e ancora gonfio dell’orgoglio della vittoria, si aspettava una breve guerra. GI verdi e flaccidi, più adatti a sfarzo e sfilate nell’occupazione giapponese che agli orrori del combattimento ravvicinato che li attendevano in Corea, immaginavano che sarebbero tornati nei bar e bordelli di Tokyo entro poche settimane, forse un paio di mesi al massimo. Tuttavia, le forze del Nord schiacciarono sia l’esercito del Sud che i nordamericani, che si ritirarono in fretta verso Busan insieme a centinaia di migliaia di rifugiati. Un’area in cui le forze statunitensi godevano quasi della supremazia totale era il bombardamento aereo. Superando la riluttanza iniziale di MacArthur, il generale George Stratemeyer ordinò ai bombardieri statunitensi di “distruggere ogni mezzo di comunicazione e ogni installazione, fabbrica, città e villaggio” nella Corea del Nord. Furono lanciate più bombe sulla Corea che durante l’intera campagna nel Pacifico della Seconda Guerra Mondiale. Il massiccio bombardamento a tappeto della Corea del Nord incluse bombe al napalm, incendiarie e a frammentazione che uccisero e mutilarono a migliaia e lasciarono città, paesi, villaggi e campagne bruciate e distrutte. Nella capitale settentrionale di Pyongyang, solo circa 50000 persone su una popolazione prebellica di 500.000 rimase nel 1953. Quando tutte le città furono distrutte, gli aerei da guerra statunitensi bombardarono dighe, bacini e campi di riso, inondando la campagna e distruggendo l’approvvigionamento di cibo della nazione. Solo gli aiuti d’emergenza da Cina, Unione Sovietica e altre nazioni socialiste evitarono l’imminente carestia.
I comandanti statunitensi, temendo che le truppe del Nord si infiltrassero nelle linee del Sud travestite da civili, ordinarono ai piloti da caccia di bombardare i rifugiati mentre scappavano verso sud. Nella più famigerata atrocità della guerra, i piloti dell’Aeronautica militare uccisero centinaia di uomini, donne e bambini a No Gun Ri per tre giorni, alla fine di luglio 1950. Le truppe statunitensi in ritirata fecero esplodere ponti con centinaia di rifugiati e bruciato villaggi, città e cittadine con una politica della terra bruciata, che significò negare l’avanzata del nemico. Almeno 100000 sudcoreani furono assassinati dalle loro stesse forze armate, che colpirono chiunque fosse sospettato di avere simpatie di sinistra. I comandanti nordamericani approvarono e le truppe statunitensi erano presenti agli orribili massacri durante la guerra. Alla maggior parte degli statunitensi fu data la versione sterilizzata della guerra, sebbene alcuni orrori venissero celebrati: testimonia la propaganda di John Ford, This Is Korea! in cui le riprese di un attacco coi lanciafiamme sono accompagnate dal brivido della voce fuori campo del cowboy John Wayne: “Friggili! Bruciali! Cucinali! ”
Il generale Curtis “Bombs Away” LeMay, che comandò le incursioni incendiarie sulle città giapponesi che uccisero più civili dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, fu il comandante aereo strategico durante la guerra di Corea. In seguito riconobbe che “per un periodo di circa tre anni, uccidemmo il 20% della popolazione” della Corea del Nord. Quasi 1,9 milioni di uomini, donne e bambini. In confronto, i nazisti uccisero il 17% della popolazione polacca nella seconda guerra mondiale di pochi anni prima. Parlando di nazisti, la distruzione della Corea avvenne solo pochi anni dopo che i tedeschi furono condannati a Norimberga e successivamente giustiziati, per “distruzione sfrenata di città, paesi e villaggi”. Quando i generali nordcoreani e sudcoreani, statunitensi e cinesi, la Cina era intervenuta quando le truppe alleate si avvicinarono ai suoi confini, firmarono il cessate il fuoco il 27 luglio 1953, la Corea del Nord era completamente in rovina. “Tutto è distrutto”, disse il comandante dei bombardieri statunitensi generale Emmett O’Donnell. “Non c’è niente in piedi degno di questo nome”. Sessantaquattro anni dopo, il presidente Donald Trump, in procinto di mantenere la promessa della sua campagna di “bombardare a merda” i militanti islamisti in Medio Oriente, minacciava di “distruggere totalmente”Corea del Nord per il suo programma missilistico nucleare. Tali minacce, provenienti dalla nazione che ha ucciso più civili stranieri di qualsiasi altra negli ultimi 75 anni, non vanno prese alla leggera. Per i coreani di una certa età, la distruzione totale da parte degli Stati Uniti non è solo una minaccia astratta, è una realtà infernale che si colloca tra i crimini peggiori di un secolo che è stato testimone di alcune delle più spaventose barbarie della storia umana.

Pyongyang nel 1953

Traduzione di Alessandro Lattanzio