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A sostegno della Storia della seconda guerra mondiale del Presidente Putin

Michael Jabara Carley, SCF 26 giugno 2020

Il 19 giugno il Presidente Vladimir Putin pubblicò un articolo sulle origini della seconda guerra mondiale. Voleva dimostrare, con documenti provenienti dagli ampi archivi russi, che l’URSS, contrariamente alla falsa storia occidentale, era lungi dall’essere responsabile dello scoppio della guerrae. Per falsa storia intendo ciò che è ampiamente pubblicizzato, tra l’altro, dal parlamento europeo a Strasburgo e dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. La reazione occidentale all’articolo di Putin fu furiosa, oltraggiata e semplicemente ridicola. Ecco alcuni esempi che ho raccolto a caso.
“La Russia sarà ricordata come un impero di menzogne ciniche”.
“Il Cremlino elogia Stalin”,
“Putin vira nel revisionismo radicale”.
“Naturalmente è un pezzo di propaganda rozza”.
Questi sono i commenti di ignoranti e irosi che vogliono cavalcare il carro della russofobia e l’anti-putinismo vigente in occidente. Ci vogliono anni, persino decenni per esplorare i vari archivi nazionali su origini e condotta della seconda guerra mondiale. Lavoro in quegli archivi da più di trent’anni. Non lo dico per vantarmi, ma semplicemente per sottolineare che il lavoro della mia vita è dedicato allo studio della politica estera sovietica e alle origini e condotta della Seconda Guerra Mondiale. Ora lavoro a un nuovo lungo libro, che copre il periodo dal 1930 al 1942, che attualmente ammonta a 21 capitoli e più di 1200 pagine dattiloscritte. Ho ancora molta strada da fare prima di aver finito. Alcuni critici respingeranno senza dubbio il mio lavoro, usando la strategia immemore di sparare al messaggero per uccidere il messaggio. Preparati quando vai contro l’ortodossia e fatti un’idea. È la vita. Anche se ho scritto e continuerò a scrivere molto sull’argomento dell’articolo del Presidente Putin, mi limiterò ad attenermi ad alcuni punti salienti. Si basano su materiale proveniente da archivi sovietici, francesi, britannici e statunitensi. Vorrei aggiungere che i documenti diplomatici sovietici sono ricchi e non solo spiegano la politica estera sovietica, ma riportano politica, economia e politica estera degli altri Stati. Esistono resoconti straordinari e dettagliati delle conversazioni tra diplomatici e politici sovietici, funzionari, diplomatici, giornalisti, uomini d’affari e persino massoni dei Paesi in cui erano di stanza. Questi interlocutori stranieri parlavano con notevole candore di ciò che succedeva nei loro Paesi. Alcuni esempi importanti sono Winston S. Churchill, Sir Robert Vansittart, Max Aitken (o Lord Beaverbrook), David Lloyd George, Léon Blum,Édouard Herriot, Georges Mandel, Joseph Paul-Boncour e il meno noto ministro degli Esteri rumeno Nicolae Titulescu. Propongo alcuni frammenti del mio manoscritto. Quindi cominciamo nel dicembre 1933, undici mesi dopo che Hitler salì al potere in Germania, il Politburo sovietico stabilì i principi della nuova politica di sicurezza collettiva e di mutua assistenza contro la Germania nazista. L’idea sovietica era ristabilire l’intesa anti-tedesca della prima guerra mondiale composta, tra l’altro, da Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e persino Italia fascista. Sebbene non dichiarato pubblicamente, era una politica di contenimento e preparazione alla guerra, nel caso in cui il contenimento fallisse. La Società delle Nazioni divenne un elemento importante della strategia sovietica da rafforzare e preparare contro la Germania nazista.
Il miglioramento delle relazioni sovietiche con la Francia iniziò nel 1932; cogli Stati Uniti nel 1933; e con la Gran Bretagna nel 1934. Le circostanze erano naturalmente diverse in ogni Paese, ma i tentativi sovietici di perseguire la sicurezza collettiva e l’assistenza reciproca contro la Germania di Hitler furono sostanzialmente respinti negli Stati Uniti nel 1934, in Francia, inizialmente anche nel 1934 (un altro caso complesso), e in Gran Bretagna, all’inizio del 1936. Il governo sovietico tentò di migliorare le relazioni con la Romania, dove il principale sostenitore era il ministro degli Esteri Titulescu. Aveva un rapporto straordinario coll’omologo sovietico Maksim M. Litvinov, abile esecutore della politica estera sovietica, e coll’ambasciatore sovietico a Bucarest Mikhail S. Ostrovskij. Titulescu si fidava di Ostrovskij più di quanto non facesse coi colleghi. Titulescu fu licenziato nell’agosto 1936; i suoi colleghi di gabinetto pensavano che fosse “troppo filo-sovietico”. La sua dipartita segnò la fine dei tentativi di assistenza reciproca tra Unione Sovietica e Romania. In Cecoslovacchia, diplomatici sovietici fecero progressi. Il loro compito era più facile a Praga perché la Germania nazista rappresentava una chiara minaccia all’indipendenza cecoslovacca. Un patto di mutua assistenza fu concluso nel maggio 1935, ma fu limitato per portata e subordinato all’intervento francese, in primo luogo, in caso di aggressione nazista. Sarà una sorpresa, ma il governo sovietico tentò anche di migliorare le relazioni con la Polonia, specialmente nel 1932-1933. I polacchi furono interessati in qualche modo alle aperture sovietiche, ma solo come stratagemma per accrescere il loro valore nei negoziati con la Germania bitleriana, per la conclusione nel gennaio 1934 di un patto di non aggressione. Successivamente, i polacchi respinsero le aperture sovietiche a relazioni migliori. La Polonia divenne un deciso avversario della sicurezza collettiva sovietica e dell’assistenza reciproca fino all’agosto 1939. Il governo polacco fu complice della Germania hitleriana nel 1938 durante lo smembramento della Cecoslovacchia e fu ampiamente criticato perciò. Churchill definì i polacchi “avvoltoi”. Quindi il colonnello Charles de Gaulle considerò la Polonia come “nient’altro… che un doppiogiochista” (1936). Un diplomatico francese, Roland de Margerie, paragonò i polacchi durante la crisi di Monaco ai “ghoul che nei secoli scorsi strisciavano sui campi di battaglia per uccidere e derubare i feriti…”. Il resoconto di Putin sulla politica polacca negli anni ’30 è storicamente accurato e supportato da prove archivistiche, e non è affatto “revisionismo radicale”… a meno che non si consideri Churchill un “revisionista”. Immagino che il Presidente Putin sia un po’ come il sergente Joe Friday, il detective di Los Angeles che dice: “Solo i fatti … Voglio solo i fatti…”
Nel 1937 l’alto comando polacco spiegò la propria posizione alle controparti francesi. I polacchi si vedevano tra potenziali nemici, la Germania nazista a ovest e l’Unione Sovietica a est. Secondo un rapporto del Secondo Ufficio francese, i contatti con lo stato maggiore polacco indicavano “un’accentuazione molto chiara della posizione anti-russa dei polacchi”. “Dal punto di vista polacco”, osservava il rapporto, “il pericolo tedesco nei confronti della Polonia è limitato ad alcune note rivendicazioni territoriali. Il pericolo russo, d’altra parte, mira alla distruzione totale dello Stato polacco. ” I lettori dovrebbero capire che al tempo non esisteva un simile obiettivo sovietico. Al contrario, la politica sovietica, come diceva spesso il Commissario Litvinov, era di migliorare le relazioni con la Polonia e di attirarla in un’intesa antinazista. L’élite polacca vide le cose diversamente. Di fronte ai due pericoli, lo stato maggiore generale polacco non solo non contemplò la cooperazione militare coll’URSS, ma dichiarò ai francesi che in caso di “invasione” sovietica per qualsiasi motivo [intendendo l’intervento dell’Armata Rossa per aiutare la Cecoslovacchia nell’eventuale aggressione nazista],”sarà portato ad accettare aiuti militari tedeschi anche se tale collaborazione dovesse portare a perdite territoriali polacche”. Dal 1934 in poi la questione cruciale per un efficace sostegno militare sovietico a Francia e Cecoslovacchia fu il passaggio dell’Armata Rossa attraverso Polonia e Romania per ingaggiare il nemico (poiché l’URSS non aveva una frontiera comune con la Germania). La Polonia non avrebbe mai accettato, sebbene la Romania, sotto Titulescu, fosse più ricettiva a condizione di garanzie francesi e inglesi. I polacchi essenzialmente ricattavano i francesi: se vi alleate coll’URSS andremo con la Germania nazista. Cosa farete allora? Lo Stato Maggiore francese ricevette il messaggio.
Uno degli esempi più eclatanti di malafede occidentale nei confronti dell’URSS fu quello francese. Nel maggio 1935 Francia ed URSS firmarono un patto di mutua assistenza che i francesi rigettarono. Questa è una storia complicata. Nonostante gli ostacoli, diplomatici e militari sovietici perseguirono il consolidamento del patto di mutua assistenza attraverso conversazioni tra militari, cioè tra lo Stato Maggiore francese e quello sovietico. C’erano alcuni politici e ministri francesi che volevano che proseguissero, ma lo stato maggiore generale francese e il ministro della Difesa, Édouard Daladier, si opposero. Era difficile farlo apertamente (perché alcuni membri del gabinetto sostenevano i colloqui), e così i generali e Daladier perseguirono una politica per far cedere le controparti sovietiche. Il ritardo continuo divenne la strategia francese. Daladier era un disfattista. Nel 1936 disse ai colleghi che la Germania avrebbe schiacciato le difese della Cecoslovacchia in sei ore, e quindi non valeva la pena combattere. Scioccante, impossibile, potreste pensare, ma i documenti d’archivio sovietici e francesi si incastrano come mattoni nel muro ben costruito da un muratore. Non c’è dubbio che i sovietici desiderassero il consolidamento delle relazioni franco-sovietiche per affrontare il pericolo nazista e che lo Stato Maggiore francese l’impedì. Le ragioni erano complicate dall’ostilità nazionale nei confronti del partito comunista francese e dell’URSS, dal disfattismo, dalla paura della guerra e della diffusione del comunismo, dall’ammirazione per il fascismo e così via. Le dimissioni di Titulescu nell’agosto 1936 segnarono il fallimento della politica sovietica sebbene i sovietici continuarono a perseguire la mutua assistenza contro la Germania nazista fino all’agosto 1939. Uno dopo l’altro, Stati Uniti, Francia, Italia, Gran Bretagna declinarono migliori relazioni coll’URSS. Le potenze minori considerarono tali sviluppi con sgomento. Cecoslovacchia e Romania guardavano a una Francia forte e non andavano oltre gli impegni francesi nei confronti dell’URSS. La Francia guardava alla Gran Bretagna. Gli inglesi erano la chiave, se fossero stati pronti a marciare, ad allearsi coll’URSS, tutti gli altri sarebbero seguiti. Senza gli inglesi, che non marciarono, tutto cadde a pezzi.
Nell’autunno 1936, tutti gli sforzi sovietici per la mutua assistenza erano falliti e l’URSS si trovò isolata. Nessuno voleva allearsi con Mosca contro la Germania nazista; tutte le potenze europee summenzionate condussero negoziati con Berlino per allontanare il lupo dalle loro porte. Perfino i cecoslovacchi. L’idea, dichiarata e no, era rilanciare le ambizioni di Hitler verso est contro l’URSS. “Uno spirito di capitolazione”, ammonì Litvinov a Stalin nel settembre 1936, “è sorto non solo in Francia, ma anche in Cecoslovacchia…”. Questo è il motivo per cui il governo sovietico continuò a perseguire l’assistenza reciproca. In alcun caso desiderava trovarsi isolato in Europa, il vero pericolo se Francia e Gran Bretagna avessero concluso, come cercavano di fare, un accordo con Hitler per la sicurezza nell’Europa occidentale. Il resoconto di Putin sul ruolo polacco nella crisi di Monaco è accurato e non può essere smentito, almeno sulla base delle prove storiche. L’ironia è ovviamente che la Polonia fu complice della Germania di Hitler nel 1938, per poi esserne vittima nel 1939. Anche il breve resoconto di Putin sull alleanze negoziate nel 1939 tra Francia, Gran Bretagna e URSS è accurato. In un certo senso, la persistenza sovietica nel perseguimento di un’alleanza contro la minaccia nazista è notevole nonostante gli anni di disinteresse o opposizione anglo-francesi. Perfino durante l’estate 1939 gli inglesi continuarono negoziati segreti coi tedeschi per un riavvicinamento come ‘ultima possibilità, quando negoziavano allo stesso tempo coll’Unione Sovietica. La notizia trapelò sui giornali inglesi alla fine di luglio causando uno scandalo a Londra. Immaginate la reazione sovietica mentre si stava raggiungendo un accordo su negoziati per l’alleanza anglo-franco-sovietica a Mosca. All’inizio di agosto le missioni militari britannica e francese partirono per Mosca su un vecchio mercantile, City of Exeter, alla velocità massima di tredici nodi. Un funzionario del Foreign Office propose d’inviare le missioni con i veloci incrociatori inglesi, facendo il punto. Il segretario agli Esteri, Edward Lord Halifax, pensò che l’idea fosse provocatoria. Quindi le delegazioni francese e inglese partirono su un mercantile impiegando cinque giorni per arrivare in URSS. Giocarono a shuffleboard per ammazzare il tempo. Per tutto il tempo, il conto alla rovescia per la guerra era iniziato. Tutti sapevano che si avvicinava.
I governi inglese e francese erano seri su questi negoziati dell’ultima ora? Il capo negoziatore inglese, ammiraglio Sir Reginald Drax, non aveva poteri per condurre negoziati o firmare un accordo coi sovietico. Il Foreign Office alla fine inviò le credenziali per posta aerea. Non è noto se Drax li abbia mai ricevuti. L’omologo francese, generale Joseph Doumenc, aveva una vaga lettera di autorità dall’allora presidente del consiglio Daladier. Poteva negoziare, ma non firmare un accordo. Doumenc e Drax erano dei nobili. D’altra parte, la delegazione sovietica era guidata dal Maresciallo Kliment Voroshilov, Commissario per la guerra e da altri alti ufficiali sovietici. Aveva poteri plenipotenziari nella misura possibile con Stalin. “Finora tutte le indicazioni mostrano”, avvertì l’ambasciatore inglese a Mosca, “che i negoziatori militari sovietici fanno sul serio”. Al contrario, le formali istruzioni inglesi “procedevano molto lentamente”, come giustamente notato dal Presidente Putin. Quando Drax incontrò il segretario agli Esteri Halifax prima di partire per Mosca, chiese della “possibilità di fallimento” nei negoziati. “Ci fu un breve ma impressionante silenzio”, secondo Drax,”E il ministro degli Esteri poi osservò che nel complesso sarebbe stato preferibile trascinare i negoziati il più a lungo possibile”. Doumenc osservò che fu inviato a Mosca a “mani vuote”. Non avevano nulla da offrire agli interlocutori sovietici. Non potevano provvedere la cooperazione polacca, poiché l’opposizione della Polonia a un accordo continuò fino alla fine. Né potevano offrire piani di guerra dinamici per sconfiggere Hitler: la Gran Bretagna poteva inviare due divisioni in Francia all’inizio dell guerra europea. Non si poteva fare molto con due divisioni. Al contrario, l’Armata Rossa poteva mobilitare immediatamente un centinaio di divisioni e le forze sovietiche al momento pestavano i giapponesi in pesanti combattimenti alla frontiera della Manciuria. “Non sono seri” concluse Stalin. I governi francese e inglese sembravano pensare di poter ingannare Stalin. Oh, quanto sbagliavano.
È facile criticare i sovietici per aver accettato il patto di non aggressione. Era l’opzione politica meno attraente, ma cosa avreste fatto nei panni di Stalin? I sovietici avevano perseguito ufficialmente una politica di sicurezza collettiva e di mutua assistenza contro la Germania nazista dal dicembre 1933. Démarche dopo Démarche, tentativo dopo tentativo di raggiungere un’intesa antinazista coll’occidente fallirono. Inglesi e francesi non la volevano, preferendo di volta in volta trovare una via d’uscita con herr Hitler. L’accordo di Monaco, il tradimento della Cecoslovacchia, li rese impossibile criticare il patto di non aggressione. Come affermò lo storico AJP Taylor sessanta anni fa, i violenti rimproveri occidentali contro l’URSS “sono ammanniti dagli statisti che andarono a Monaco…. I russi, infatti, fecero solo ciò che gli statisti occidentali avevano sperato di fare; e l’amarezza occidentale era per la delusione, unita alla rabbia che le professioni di comunismo non fossero più sincere delle loro professioni di democrazia [nel trattare con Hitler]”. Nell’agosto 1939, l’ambasciatore francese a Mosca la chiamò ripicca. Neanche nell’agosto 1939, con la guerra imminente, francesi e inglesi non furono seri. Si può pensare che qualcuno fosse un pazzo per così tanto tempo. Inoltre, le grandi potenze non opteranno per la guerra con alleati deboli e dissimulanti. Date le circostanze, visto il pericolo, la lunga pazienza sovietica cogli interlocutori anglo-francesi alla fine si esaurì. Un’alleanza sovietico-occidentale negli anni ’30 non era impossibile , a proposito, c’erano persone in Francia e in Gran Bretagna che favorirono un’alleanza coll’URSS contro l’Asse e lottarono duramente per averla. Un diplomatico sovietico li chiamava “corvi bianchi” o rarità. Pensavano che senza l’URSS e l’Armata Rossa non potevano sperare di sconfiggere la Wehrmacht nazista. Avevano ragione, come dimostrò lo svolgimento della seconda guerra mondiale. C’erano più di alcuni in Francia e Gran Bretagna che favorivano un’alleanza coll’Unione Sovietica, ma non potevano far cambiare idea ai loro governi. Non erano abbastanza numerosi o influenti.
Fino alla fine i polacchi furono incorreggibili, giocavano da sciocchi, accecati dall’odio per la Russia, i sovietici o altro. Quando venne la scelta tra Germania e URSS, l’élite polacca non esitò. Il russo era un “asiatico”, un “barbaro”; il tedesco almeno un europeo civilizzato. Quando Drax e Doumenc incontrarono Voroshilov per l’ultima volta a Mosca per chiedere la continuazione dei negoziati, Voroshilov gli disse, secondo la minuta segreta della conversazione sovietica: “All’epoca in cui discutevamo dell’organizzazione di un fronte unito contro l’aggressione in Europa, la stampa e i politici polacca dichiaravano con particolare vigore e di continuo che non avevano bisogno di alcun aiuto dall’URSS. La Romania rimase zitta, ma la Polonia si comportò in modo molto strano: gridò a tutto il mondo che le truppe sovietiche non sarebbero passate attraverso il suo territorio [per affrontare il comune nemico nazista], che non considerò necessario alcun accordo coll’Unione Sovietica, e così via. In tali circostanze, pensare al successo dei nostri negoziati, ovviamente, era impossibile”. L’ammiraglio Drax rispose che sperava in futuro che le circostanze divenissero favorevoli. “Lo speriamo anche noi”, rispose Voroshilov. Alla fine le circostanze migliorarono nel 1941 quando la grande alleanza fu organizzata sotto il fuoco delle armi naziste.
C’è un’ultima ironia che vorrei sottolineare. Negli anni tra le due guerre Stalin perseguì una politica estera volta a evitare l’isolamento sovietico in modo che l’occidente potesse allearsi all’URSS. Nell’agosto 1939 si trovò di fronte ad opzioni poco attraenti: la guerra con alleati dubbiosi, e quindi la guerra da soli contro la Wehrmacht, o un accordo, per quanto brutto o temporaneo, con la Germania hitleriana per rimanere fuori dalla guerra. La scelta di Stalin si rivelò sfortunata. Nel giugno 1941 si trovò isolato di fronte alla massiccia invasione nazista. La Francia fu distrutta, picchiata e umiliata nel 1940. La Gran Bretagna fu salvata solo da Manica e Royal Air Force. Potrebbe offrire scarso supporto all’Armata Rossa e niente truppe per il fronte sovietico. L’Armata Rossa dovette combattere contro la Wehrmacht da sola per tre anni, esattamente la situazione che Stalin aveva sempre voluto evitare. Lo fece preso comunque. A volte le persone dimenticano che il passato era una volta nel futuro. Le decisioni su vita e morte non sono così facili da prendere nel presente come lo sono col senno del poi. I fatti sono i fatti: da alcuna parte in Europa alcun governo voleva allearsi davvero coll’URSS contro il nemico comune. Le piccole potenze contarono su Gran Bretagna e Francia per essere salde, ma non accadde mai. L’URSS era la brutta Cassandra, la verità sul pericolo nazista: quasi tutti la disprezzavano e pochi l’abbracciavano. Piaccia o no, il risultato diretto fu il patto di non aggressione. I fatti non impediranno ai media mainstream occidentali e agli “esperti” di twitter di presentare varie accuse a Presidente Putin e Federazione russa. Non impedirà ai polacchi di negare la loro cupa storia degli anni ’30. Questo fa parte della pericolosa campagna USA/NATO di denigrazione e isolamento della Federazione Russa e del suo presidente. La guerra di propaganda sulla seconda guerra mondiale continuerà quindi, prove archivistiche o meno. Da politico il Presidente Putin non è un cattivo storico. Condivido, più o meno, le sue opinioni sulla seconda guerra mondiale, e spero che pubblicherò il manoscritto tra non molto, il che dimostra al di là di ogni dubbio dove sorgano le responsabilità dello scoppio della guerra del 1939. Quindi mi congratulo col Presidente Putin per aver osato sfidare la falsa storia occidentale e la forte, indignata indignazione dei critici occidentali. La sua idea di relazioni migliori con Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia è splendida, anche se deve sicuramente sapere che probabilmente non ne verrà fuori nulla. Quando si ha la grave responsabilità di cercare di mantenere la pace, tuttavia, si fa quello che si può anche se solo per la cronaca.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “A sostegno della Storia della seconda guerra mondiale del Presidente Putin”

  1. No ,questo archivista mi piace ,ma dimostra di non avere capito nulla.In che senso? L’origine della guerra,non l’ha proprio capita. L’origine sta nella volontà dell’occidente di spartirsi l’immenso territorio sovietico e le sue immense ricchezze,tutto lì. Non avevano paura del comunismo gli occidentali,ma dovevano dirlo per dare una patina ideologica ai loro progetti.Nel settembre 1917,prima della rivoluzione ,ci fu una riunione all’ambasciata inglese di Mosca fra le potenze dell’intesa,esclusa quindi l’Italia,dove si tracciarono le linee delle zone di interesse ,o di influenza sul territorio ex zarista.Poi nel Dicembre 1917,a rivoluzione avviata ,vi fu la conferenza di Parigi che diede la fisionomia definitiva di come doveva essere smembrato il territorio russo. I Francesi volevano la Crimea,gli inglesi Caucaso e le regioni baltiche,agli Usa e Giappone la Siberia.Alla Russia sarebbe rimasta ,con questo nome un territorio limitato negli altipiani centrali.Sconfitti nella guerra cosidetta civile,del 1918-1921,i loro piani sono solo stati rimandati.E hanno aiutato il riarmo della Germania,e hanno finanziato,investito nelle industrie tedesche,con questo obbiettivo. D’altronde avevano già fatto,nel 1885 ,la spartizione dell’Africa nell’accordo di Berlino,”Per la libertà di commercio nel delta del Congo” titolo di un’ipocrisia lurida,e che fu un successo strepitoso,per loro,non certo per gli africani.Poi si spartirono l’Impero Ottomano,dopo la prima guerra.E anche questo fu un ‘ottimo successo. Non rimaneva che l’Urss. Con Hitler andò male il progetto,ma con Gorbaciov fu un successone che ,non fosse stato per l’arrivo di Putin,si sarebbe sviluppato ulteriormente cacciando l’ex Urss nel ginepraio di guerre distruzioni ,massacri ,che sta conoscendo ai giorni nostri il medio oriente.Ma non cedono,statene certi,fa loro ancora troppo gola tutte quelle ricchezze occupate da popoli subumani come gli slavi ,e vedrete che altre guerre verranno accese finchè il sistema capitalista privato non sarà decapitato come l’idra dalle sette teste

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