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Basta con la storia del “totalitarismo”

Dylan Moroch, Baile Átha Cliath, 26 giugno 2020

Il “totalitarismo” fu usato dalle nazioni capitaliste e imperialiste per diffamare e condannare qualsiasi cosa diversa da Stati Uniti e loro alleati “amanti della libertà”; tuttavia, qui c’è qualcosa d’interessante, le implicazioni di ciò che è in realtà il totalitarismo e ciò che chi ha una posizione politica a destra dei socialisti vorrebbero dimenticare nelle sue analisi di concetto.
Se intendiamo il totalitarismo come desiderio dello Stato di controllare tutti gli aspetti della vita individuale e di esercitare un potere assoluto, quindi chiamare Germania nazista, Italia fascista e Spagna falangista regime totalitario è del tutto controverso. Tuttavia, quando tale descrizione viene applicata agli Stati socialisti, qualcosa non quadra. Tale discrepanza è duplice: in primo luogo è uno strumento delle nazioni imperialiste per prendere le distanze dai rivali nella seconda guerra mondiale, e successivamente nella guerra fredda, tenendo presente che la schiavitù istituzionale negli Stati Uniti degli afro-americani influenzò pesantemente il Reich di Hitler; e in secondo luogo un tentativo di gettare il loro peggiore nemico, il comunismo, sotto il proverbiale autobus. Il fascismo è il capitalismo invasore, e sebbene la propaganda nazista da ottant’anni sostenga una cosa diversa, alcun movimento fascista è mai stato socialista o ha rappresentato gli interessi dei lavoratori. Pertanto, in un colpo solo gli Stati Uniti e altri si assolvono della loro brutale storia rigettando sempre ogni progetto socialista ai lupi.
Ciò che chiunque non abbia applicato un’analisi marxista fonde essenzialmente il totalitarismo di sinistra con quello di destra, sebbene entrambi abbiano importanti differenze pragmatiche e ideologiche, e che si oppongano. Il totalitarismo di destra è fascismo, ma il totalitarismo di sinistra è in realtà un termine improprio; è invece la dittatura del proletariato, cioè uno Stato in cui i lavoratori hanno il pieno controllo. Questo è ciò che i capitalisti cercano di diffamare confondendo fascismo e dittatura del proletariato, e questo è ciò che li spaventa, che la maggioranza del popolo possa togliergli il potere. Questa errata confusione tra dittatura del proletariato e totalitarismo di destra deriva essenzialmente dall’opera di Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, in cui emerse l’accoppiamento tra nazismo e socialismo sovietico per adattarsi alle fiorente imperialismo postbelliche degli Stati Uniti. Arendt non solo collega l’Unione Sovietica alla Germania nazista, ma crea effettivamente la dicotomia tra “imperialismo buono” e “cattivo imperialismo” che non solo segna gli Stati Uniti come “impero buono”, e la politica estera sovietica come “cattivo imperialismo”, ma è anche incredibilmente razzista. Nella versione inglese di Le origini del totalitarismo, scrisse che “… i selvaggi dell’Africa… esseri umani che vivono senza uno scopo futuro e una realizzazione nel passato”; mentre la versione tedesca del testo è anche peggiore, “[i popoli dell’Africa e dell’Australia] non hanno alcuna cultura”. Perché è importante? Bene, lo scopo di equiparare il nazismo al socialismo è contrassegnare le nazioni imperialiste occidentali come “i buoni”, assai ironicamente, e presentarli come i salvatori. Non è il male che è banale, ma Hannah Arendt.
Ma secondo la mia stessa definizione, la dittatura del proletariato è totalitaria? Sì, ma questo manca del tutto l’aspetto di una società di transizione e non significa che sia da vicino a ciò che è il fascismo, come afferma alla fine la propaganda capitalista. Il “totalitarismo” è un richiamo borghese, e la complessità filosofica della lotta di classe viene da esso mancato, come nella maggior parte della politica, ma non deve sfuggire a noi marxisti. Proprio come i comunisti sono l’avanguardia della rivoluzione, così anche noi dobbiamo essere l’avanguardia della logica della rivoluzione, e dobbiamo confrontarci con la propaganda liberale laddove gli altri semplicemente non possono arrivare senza l’analisi marxista-leninista. L’ironia alla base di tutto ciò è chi vince il premio di moderno Stato totalitario non sono Cina, Vietnam, Cuba, o qualsiasi progetto socialista svillaneggiato, ma piuttosto gli Stati Uniti. Proprio come Lenin osserva nella sua lezione sulla storia dello Stato, i Paesi imperialisti possono essere democrazie, repubbliche o monarchie, ma lo sono per i capitalisti, per i proprietari di schiavi, ma totalitari per il capitale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio