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La psicopatocrazia nordamericana

Emanuel Pastreich, The Korea Times 22 giugno 2020Quando il Dr. Lance Dodes della Boston Psychoanalytic Society disse a MSNBC che Donald Trump “non ha il controllo di se stesso. Questo è ciò che intendiamo quando diciamo che qualcuno diventa psicotico o è quasi psicotico”, le sue parole ebbero senso. Dopotutto, Trump minaccia di guerra Corea democratica o Cina un giorno e il giorno dopo esprime passione per i loro leader. Ha spinto per la fine completa alla ricerca sui cambiamenti climatici di fronte a prove scientifiche schiaccianti sui cambiamenti climatici minaccia per la sopravvivenza dell’umanità. Lui e i suoi sodali hanno insistito sul fatto che gli Stati Uniti si ritirassero dai trattati sul controllo degli armamenti e riuscivano (senza alcun dibattito) a lanciare un programma di militarizzazione dello spazio che ci avvicina alla catastrofe più di quanto lo fossimo dagli anni ’50, o forse nella storia. Il discorso sullo stato dell’Unione di Trump (5 febbraio) che lodava la “fiorente economia” fu un lavoro che andò oltre qualsiasi cosa il presidente avesse mai detto. Si congratulava di continuo sul falso boom economico creato riacquistando azioni da società finanziate da banche d’investimento agli sgoccioli. Trattò da invisibili il gran numero di nordamericani sull’orlo della bancarotta, i senzatetto o i detenuti. Dimostrò di nuovo straordinaria abilità nel dire letteralmente qualsiasi cosa a chiunque con faccia seria. In altre parole, dimostrava di avere tutte le caratteristiche di uno psicopatico da manuale. Ma non avrebbe potuto arrivare così lontano senza dei partner. Aveva bisogno dell’aiuto dello psicopatico in capo John Bolton. Bolton è un uomo che si emoziona solo pensando di far precipitare il mondo nella guerra nucleare e che fa gli straordinari da cheerleader guerrafondaio in Siria, Ucraina, Venezuela, Cina, Russia allo stesso tempo. Più sono buie le prospettive, maggiore è l’entusiasmo che mostra. William Butler Yeats deve aver pensato a Bolton quando scrisse “La seconda venuta”. Bolton ha “sciolto” la “marea oscurata dal sangue”, abbracciando il disordine in cui “i migliori mancano di convinzione, mentre i peggiori sono pieni d’intensità appassionata”. Vale a dire che Bolton occupò il vuoto lasciato dal processo politico quando chi avevano ancora una coscienza, o solo corteccia prefrontale funzionante, abbandonò il dipartimento di Stato e il Pentagono come topi da una nave che affondava. Ma che aspetto ha il resto di Washington DC?
Diamo un’occhiata all’opposizione a Washington, DC, in questi giorni. La portavoce della Camera Nancy Pelosi (D-Calif.) si lamentò amaramente coi media quando Trump rivelò il suo viaggio programmato in Afghanistan per “sostenere le truppe” e presumibilmente mettendola a rischio. Ma questa liberale Pelosi non aveva nulla da dire sui nordamericani della classe operaia uccisi in Afghanistan (dimenticando gli afgani) o sul perché i militari statunitensi non sono più seguiti dai media, figuriamoci sul perché gli Stati Uniti entrarono in Afghanistan in primo luogo, o perché sono ancora lì. Pelosi ci cascava ancora promuovendo storie sulla repressione cinese di milioni di musulmani uiguri senza alcuno sforzo per trovare delle prove concrete. E non aveva nulla da dire sui milioni di musulmani uccisi dai militari degli Stati Uniti negli ultimi 20 anni. In altre parole, lei sostiene un mondo giusto mentre ingoia argomenti belluini, allineati e appiattiti al tuffo nel militarismo. Tecnicamente, è una passacarte psicopatica.
E che dire di Barack Obama, per cui ad alcuni luccicano gli occhii? Il suo modo di fare debordante li permise di trascurare il modo grottesco in cui si abbandonava al propri ego a spese della gente comune, o di come vendeva l’anima a Goldman Sachs e JPMorgan per evitare attacchi personali, distintivo d’onore dei veri riformatori? Era molto più dolce succhiare ammirazione offertagli su piatti d’argento. Sua moglie Michelle recentemente pubblicava il prediletto best-seller “Becoming”, un libro che simboleggia l’attuale distopia politica. Abilmente usava schizzi personali di una vita privilegiata per documentare il crollo del governo negli USA e il decadimento di una civiltà nella barbarie. Forse Michelle crede che, come Hillary Clinton, ha giustamente diritto al potere. Non si trattenne un secondo quando osservò che George W. Bush, seduto sul trono per i primi otto anni di tale incubo, fu il suo “socio criminale”. Quelle parole rivelano una psicosi avanzata sull’ordine liberale che crolla. Bene, potreste rispondere, gli Obama non sono i veri progressisti “pacifisti”.
Dopotutto, abbiamo il progressista “socialista” Bernie Sanders, che diede una risposta al discorso sullo stato dell’Unione di Trump. Era abbastanza grave che repubblicani e democratici applaudissero ogni gesto vuoto e falso nella diatriba di Trump. Ma la concentrazione miope di Sanders sul reddito per i lavoratori e la generale “ingiustizia”, tralasciando i massicci aumenti delle spese militari, la minaccia di guerra a Russia e Cina e la profonda concentrazione di ricchezze avvenuta sotto il controllo dell’amico Obama era insopportabile. Sanders riuscì a ricordare che fu un peccato che ci fosse stata una certa soppressione degli elettori, ma dimenticò “in qualche modo” che tali azioni sono dei crimini. Ricordiamo, mentre sosteniamo Sanders, cosa fece durante le ultime elezioni. Tenne discorsi commoventi sulle sofferenze della classe operaia a cui partecipavano a decine di migliaia. Parlò di “rivoluzione” e chiese a persone che potevano a malapena permettersi di pagare l’affitto d’inviargli contanti in modo da poter affrontare i “miliardari”. Ascoltarono il suo appello, si unirono alla causa e lo misero sulla strada della vittoria. Ma quando la macchina di Clinton distrusse Sanders, sia con la manipolazione del voto nelle primarie, sia con la diffusione di finzioni su di lui, Sanders rimase zitto. Agì come se la distruzione dei voti espressi a lui da nordamericani comuni che lo sostenevano, fosse una sua questione personale, non la loro causa. Sanders cedette così in fretta alla convention democratica da dare il capogiro, sostenendo Clinton senza guadagnare nulla per che si era sacrificati nella sua campagna. Non so voi, ma per me tenere discorsi sulla società giusta, organizzare una campagna usando soldi dei lavoratori, e poi tradirli per tenere un piede sulla soglia del potere, tutto ciò rivela i segnali di uno psicopatico.
Ma non abbiamo Alexandria Ocasio-Cortez, la “socialista democratico” che ha catturato l’immaginazione dei giovani nordamericani profondamente confusi? Bene, anche se ne può percepire la sincerità nei suoi discorsi, il suo abbraccio di NATO e sanzioni alla Russia e la sua fedeltà all’agenda del Partito Democratico non promettono bene. Forse foste impressionati quando Ocasio-Cortez annunciò il giorno di Martin Luther King che “un sistema che consente ai miliardari di esistere è immorale”. Ma la voce della collina dice che il suo ufficio è una popolare tappa dei lobbisti, essenziali, dato che i media sono controllati dalle aziende. Forse è per questo che non propose una legislazione per chiudere i paradisi fiscali all’estero, per non parlare della confisca dei beni accumulati illegalmente dai miliardari con la guerra, la manipolazione dei mercati o il sostengo ai combustibili fossili che distruggeranno la nostra civiltà.
E poi c’è la “progressista” Kamala Harris che promise sanzioni penali per i genitori, inclusa la prigione, se i loro figli non frequentavano la scuola elementare, che aveva informazioni sulla credibilità dei testimoni sugli imputati e che si piegò a difendere gli agenti di polizia. Sì, è una progressista in una cella imbottita.

Le origini della psicopatocrazia statunitense
Gli psicopatici non scesero improvvisamente dal cielo su navi spaziali. Per quanto estranei possano sembrare i loro comportamenti, sono prodotti al 100% negli Stati Uniti, prodotti contorti di una nazione impazzita. Gli USA avrebbero i loro Golden Gate Bridge e Hollywood Boulevard, la Statua della Libertà e il Grand Canyon, ma sotto la superficie, sono cambiati, completamente. I legami sociali tra i membri della famiglia, della comunità e tra connazionali sono stati logorati dalla frenesia dei consumatori. Dove una volta c’erano politica e società civile ora c’è solo un deserto. Non possiamo dare tutta la colpa di tale incubo solo ai capi. Non avrebbero mai potuto arrivarci se il loro egocentrismo patologico non fosse stato incoraggiato, premiato, nel frattempo. E tale incoraggiamento arrivava non solo dai miliardari, ma dalla stragrande maggioranza dell’alta borghesia, persone più interessate a diventare il prossimo Steve Jobs o Bill Gates di quanto non lo siano nell’aiutare i senzatetto che li circondano, che una volta avevano lavori simili. Il comportamento psicopatico si è diffuso in un’intera classe: avvocati, medici, professori, giornalisti, amministratori delegati di aziende, capi di agenzie governative e sì, persino la “classe CEO” dei sindacati. È diventato normale per chi ha il muso nella depressione evitare di porre domande serie sulle cause di un governo spietato e della politica aziendale a cui assistiamo, o sul rapporto tra tali politiche e la propria ricchezza. La connessione tra possesso di azioni della Exxon e cambiamento climatico, tra ascesa delle prigioni private e profitti generati dalle banche di investimento, è un argomento così tabù che non può essere concepito, nemmeno dalle brillanti giovani menti dell’Harvard College. Tale mentalità rende possibile vivere uno stile di vita “progressivo” in un quartiere ricco, essere creativi da Starbucks, essere vegani al Whole Foods Market, pur rimanendo ignari della minaccia della guerra nucleare e del collasso dell’ecosistema. È facile acquistare prodotti economici presso il centro commerciale senza pensare a quali prodotti sono stati fabbricati da prigionieri (schiavi) negli Stati Uniti, o quasi schiavi nelle fabbriche del mondo. Potreste chiamarla classica mentalità “pensa a sinistra, vivi a destra”. Chi ha ricevuto una buona istruzione ed accesso alle informazioni necessarie per comprendere ciò che è sbagliato, non sente il bisogno di condividere le proprie opinioni cogli altri. Preferiscono fare gli stupidi con questi segreti, limitando le loro conversazioni svampite sulle vacanze in famiglia o ai deliziosi pasti gustati nei ristoranti etnici. Ancora più grottesca è l’abitudine dell’alta borghesia nel respingere chi ha votato per Trump come “stupido”. Apprezzano la pittura impressionista e la danza d’avanguardia, ma non riescono a immaginare cosa significhi vivere in un quartiere in cui le scuole non offrono istruzione, dove gli unici media disponibili emettono fiction infinite e dove la disperata ricerca di senso nella vita è soddisfatta dalle chiese di destra. Dopo la presa del governo federale da parte dell’amministrazione George W. Bush, molti di questi “buoni americani” abbracciarono tale miserabile cultura della negazione, il primo passo verso la psicopatocrazia. E ora, senza pentimento, presumono che la mancanza di gusto mostrata da Trump lo renderà innocuo. Ma, come Thomas Mann scrisse sulla riduzione della politica tedesca a un brutale carnevale negli anni ’30, “insipido non è sinonimo di innocuo”.

La natura della patologia
Cosa è andato esattamente storto? Sappiamo che l’auto-incoronatosi Partito Democratico, i cui capi sono i più esperti nell’escludere terzi dalla discussione politica, nel trescare coi presunti avversari, e nel costruirsi il gruzzolo per sé alla pensione, sono incapaci di fare anche il primo passo per rispondere alla criminalità di Trump. Penseresti che dopo due anni passati a guardare la palese distruzione criminale dell’economia a beneficio di una manciata di miliardari nordamericani andrebbero di porta in porta organizzando potenti movimenti di cittadini per rovesciare tale cabala di super ricchi, militaristi e nazionalisti bianchi. Ma avreste torto. Alcun grado di decadenza istituzionale può convincere tali nordamericani istruiti a smettere di aggrapparsi alle loro fantasie sul Partito Democratico “liberale” e il Partito Repubblicano “conservatore”. Pochi vogliono vedere che gli unici partiti esistenti sono puttane e magnaccia. O, per dirla più brutalmente: “C’è solo un partito, ma diavolo, che partito!”

Silenziosi primavera, estate, autunno e inverno
Siamo andati molto oltre i segnali di allerta che ispirarono milioni di persone a protestare nelle strade e a formare una controcultura negli anni ’60. Oggi le cose sono do molto peggiori. Siamo di fronte alla prospettiva di una guerra nucleare, di cambiamenti climatici da estinzione e una concentrazione criminale della ricchezza. Eppure pochi sanno alzare il culo e discuterne con amici e vicini, figuriamoci agire. Forse attraversiamo un periodo di decadenza, come quello del tardo impero romano. Forse Donald Trump è la versione in TV dell’imperatore Nerone, o forse una imitazione dell’Imperatore Caligola? Certamente, la decisione di Trump di alludere alla figlia Ivanka come candidata alla presidenza della Banca mondiale si adatterebbe bene col tardo impero romano. La casa di moda Viktor e Rolf (fondata dai designer olandesi Viktor Horsting e Rolf Snoeren) fa di tutto per trovare immagini stimolanti che possono aprire nuove vie all’haute couture. Un poster di una delle loro mostre era così sorprendente che lo scelsero per la copertina della retrospettiva. Lo spettatore si trova di fronte un’immagine confusa. Una ricca donna bianca appare sdraiata sul letto, con una lussuosa coperta rossa avvolta intorno e i capelli sparsi su un cuscino indulgente. Posizionata verticalmente rispetto al paesaggio dietro, cullando un bambino dai capelli biondi nel braccio destro, come una Madonna rinascimentale. L’espressione facciale suggerisce indulgenza sessuale, lusso e indifferenza. Ma l’immagine della ricchezza risalta da uno sfondo inquietante. La madre e il bambino sono in piedi di fronte ai detriti da una casa demolita, forse a seguito dell’uragano Katrina o Michael. La sua ricchezza e il suo privilegio sono resi più attraenti, più intriganti, dal contrasto con le sofferenze della gente comune dovuto a crollo delle infrastrutture, cambiamenti climatici e politiche di austerità. Il fascino dell’immagine è che consente ai superricchi (e a quelli che li invidiano) di provare le sofferenze della gente comune in modo vicario, così come Maria Antonietta visse l’esperienza di essere una contadina ordinaria facendosi costruire una piccola fattoria nel parco di Versailles . Trarre piacere estetico da tale immagine è semplicemente psicopatia. Dopotutto, i ricchi dipendono dalle industrie estrattive e dai combustibili fossili per aver i grossi dividendi trimestrali. La loro ricerca del profitto ha portato al cambiamento climatico che provoca tali catastrofi e reso impossibile al cittadino avere propria energia. Si illudono credendo che sopravviveranno ai cambiamenti climatici acquistando bunker e vaste riserve di terra, un movimento vividamente descritto da Evan Osnos nell’articolo del New Yorker “Doomsday Prep for the Superrich“. Questa cultura malata si irradia sulla nostra società. I giovani sono costretti a guardare gli annunci pubblicitari (che lo vogliano o no) in cui abbondano ricchi bimbi annoiati, persi in un mondo di narcisismo annoiato. Tali immagini sono presentate come modelli dai marketer, suggerendo che l’unica via di fuga dalla disuguaglianza sociale è col culto di chi ha di più.

In che modo Google e Facebook chiudono la mente nordamericana
Ma questa psicopatocrazia è semplicemente il risultato di una decadenza ciclica o c’è qualcos’altro in gioco? Gli estremi della dissonanza cognitiva che consentono a persone altamente istruite di ignorare allegramente i cambiamenti climatici e il rischio di guerra nucleare suggeriscono che ci deve essere un altro fattore. Forse il rapido avanzamento della tecnologia ha minato profondamente la capacità di comprendere i cambiamenti che avvengono intorno a noi riducendoci a consumatori passivi di giochi, social media, pornografia e altre distrazioni incapaci di rispondere alla crisi. Forse che i nostri cervelli sono stati riprogrammati dagli smartphone che utilizziamo in modo da finire nella tomba solo con una vaga consapevolezza che qualcosa non va? Il fumettista Steve Cutts descrive questo mondo da incubo ,in cui il discorso è impossibile, nel suo “Ti sei perso nel mondo come me” . La passività acquisita interessa tutte le classi, sempre. Il libro di Nicholas Carr, “Cosa fa Internet ai nostri cervelli: le secche”, fornisce ampie prove scientifiche di come Internet riprogrammi i nostri cervelli a rispondere alla stimolazione istantanea e rendendo quasi impossibile una complessa contemplazione. Questa tendenza negativa procede proprio nel momento in cui siamo collegati globalmente in modo confuso e contraddittorio dalla stessa tecnologia. Moriamo di sete in un oceano dove ci sono informazioni ovunque, ma non una goccia da contemplare. Carr suggeriva che la neuroplasticità del cervello consente di cambiare, spesso in senso negativo, promuovendo un comportamento rigido. I nostri neuroni vogliono che continuiamo ad esercitare i circuiti che abbiamo formato con la nostra navigazione in internet perché offrono una stimolazione seducente. Le risposte rapide di una ricerca su Google o un post di Facebook, stimolano i neuroni e rilasciano stimolanti piacevoli. I circuiti neurali inutilizzati che una volta erano impiegati per la complessa considerazione tridimensionale dell’esperienza personale a lungo termine. e dei cambiamenti nella cultura e nella società, sono potati senza pietà da un invisibile darwinismo neurale. Il neurologo Norman Doidge scrive: “Se smettiamo di esercitare le nostre capacità mentali, non le dimentichiamo semplicemente: lo spazio della mappa del cervello per quelle abilità viene invece consegnato alle abilità che usiamo”. Carr affermava in breve: “Quando si tratta della qualità del nostro pensiero, i nostri neuroni e le sinapsi sono del tutto indifferenti. La possibilità di decadimento intellettuale è inerente alla malleabilità del nostro cervello”. Ciò significa che ore su smartphone, a esplorare i social media e a chattare cogli amici,hanno creato persone incapaci di comprendere l’entità del rischio connesso ai cambiamenti climatici o alla corsa agli armamenti con la decisione del 2 febbraio dell’amministrazione Trump di lasciare il Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF). Pochi sanno persino di queste catastrofi. Ancora meno incontrano amici o familiari per discutere di questi sviluppi che porteranno alla fine della vita così come la conosciamo. Carr spiegava il motivo: “Dozzine di studi di psicologi, neurobiologi, educatori e webdesigner puntano alla stessa conclusione: quando andiamo online, entriamo in un ambiente che promuove la lettura superficiale, il pensiero affrettato e distratto e l’apprendimento superficiale. È possibile pensare in profondità mentre navighi in rete, così come è possibile pensare in modo superficiale durante la lettura di un libro, ma non è questo il tipo di pensiero che tale tecnologia incoraggia e premia”. Se abbiamo una popolazione impantanata nelle “secche”, nella rapida elaborazione delle informazioni in cambio di una rapida stimolazione dei neuroni, sarebbe possibile che ci siano pochi, o nessuno, in grado di comprendere la crisi che affrontiamo, figuriamoci di formulare e sostenere una soluzione?

Lo psicopatico dietro lo psicopatico
Ma c’è ancora un pezzo in questo puzzle. Non sembra giusto che una manciata di avidi miliardari a cui non importa nulla dell’umanità siano responsabili della nostra condizione attuale. Forse se strappiamo tutte le maschere e scrutiamo dietro le tende, scopriremo che la tecnologia ha il controllo dell’intero sistema di cose? Sì, l’ultimo psicopatico che suona il flauto per i miliardari mentre ci conducono al nostro destino non è un mostro orribile, ma piuttosto le reti che collegano decine di migliaia di supercomputer nel mondo. Fanno le fusa dolcemente mentre calcolano al decimo punto decimale su come massimizzare il profitto ogni giorno, ogni minuto e ogni secondo. Tali supercomputer prendono le decisioni finali per conto di JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Barclays e Bank of America, perché sono capaci di qualcosa che nessun essere umano può fare: valutare il valore monetario dell’intera Terra ed estrarne il profitto in perfetto accordo cogli algoritmi assegnati e senza scrupoli etici. Le banche dei supercomputer raggruppate dietro le banche d’investimento percepiscono Bill Gates e Jeff Bezos come fastidiose appendici nella ricerca del profitto finale e immediato. Non dobbiamo aspettare che i supercomputer raggiungano la coscienza per avere il controllo della nostra civiltà. Tutto ciò che serve è che i computer stabiliscano le priorità per la nostra società sulla base del profitto senza alcuna considerazione per i bisogni dell’ecosistema o l’umanità stessa. E se i social network e i videogiochi rimodellano le reti neurali del nostro cervello, incoraggiando il pensiero a breve termine guidato dalla dopamina, i computer prenderanno il sopravvento e non avranno altra scelta che prendere il controllo, molto prima di sviluppare una coscienza. Noi umani non abbiamo perso completamente la testa, ma abbiamo delegato il lavoro sporco ai supercomputer senza nemmeno accorgercene. In questa terra, gli orbi vengono condotti al precipizio da un cieco massicciamente in parallelo.Traduzione di Alessandro Lattanzio