La Russia scaccia l’occidente dall’Africa

Evgenij Krutikov, RIA NovostiReseau International 29 giugno 2018

La Repubblica Centrafricana “è detenuta da mercenari russi”. Il Mozambico “fa rivivere” i rapporti con la Russia e pensa alla lista di armi che vuole ricevere. La Repubblica Democratica del Congo suggerisce alla Russia d'”impegnarsi” nella cooperazione militare. Altrove sono in corso trattative per la costruzione di una base militare russa a Gibuti. Questi non sono titoli paranoici di BBC o CNN. Questa è la realtà degli ultimi due mesi. Non è così vicino a noi come, ad esempio, gli eventi di Kiev, e rimanendo alla periferia delle nostre preoccupazioni. Ma i nostri partner occidentali sono già seriamente turbati dall'”invasione russa” dell’Africa nera che, in termini di copertura geografica, supera già le vette memorabili dell’influenza sovietica. E questo si basa su un principio completamente diverso. L’occidente è divento nervoso dal 30 marzo, durante la celebrazione del secondo anniversario delle elezioni presidenziali di Faustin-Archange Touadéra (allo stadio Bangui Capital) nella Repubblica Centrafricana (CAR). Il presidente arrivò nello stadio costruito dai francesi accompagnato da una guardia del corpo dal biancore sospetto, con mimetiche senza insegne. Ufficialmente, la guardia in tali eventi è fornita da ruandesi appartenenti a ciò che restava delle forze di pace delle Nazioni Unite nella Repubblica centrafricana. Ma una settimana prima, bianchi ben armati e ben organizzati sostituirono le pattuglie ruandesi nelle strade della città. Ben presto fu chiaro che le guardie di sicurezza bianche controllavano completamente l’amministrazione presidenziale, il garage del presidente e i blindati, e avevano accesso illimitato ai suoi movimenti e alle persone chiave che lo circondano. Pattuglie di bianchi sono apparse nelle strade di Bangui e consiglieri europei notati nelle unità militari del CAR, non solo nella capitale. I francesi, preoccupati per la loro responsabilità storica sulle loro ex-colonie, iniziarono ad allarmarsi. E il presidente Touadéra finalmente spiegò tutto. La sua amministrazione aveva ufficialmente indicato l’esistenza di “un gruppo di forze speciali russe per rafforzare la sicurezza del presidente”. Una nuova posizione è apparsa nella struttura dell’amministrazione presidenziale, “direttore della sicurezza” tra gli ufficiali russi responsabile del “gruppo di guardie del corpo”. I francesi dicono che questo ufficiale è anche “un intermediario chiave dei contatti tra RCA e Russia nel campo della difesa e dell’economia”. Già il 31 marzo, il presidente Touadéra ospitava una parata delle truppe della Prima compagnia (200 persone) dell’esercito centrafricano, completamente riarmata con armi russe, vestite con mimetiche russo e i russi guidavano la parata. In generale, l’accordo sulla modernizzazione dell’esercito del CAR da parte della Russia fu concluso a ottobre a Sochi, dove Touadera si era recato. Prima chiese di preparare due battaglioni (1500 persone) con armi da tiro, lanciagranate e corazzati. A tal fine, fu necessario eliminare le restrizioni ONU sulle consegne di armi alla CAR. Un mese dopo, le Nazioni Unite accettarono di abolire parzialmente queste restrizioni a Mosca, e il 26 gennaio il primo aereo da trasporto militare Il-76 atterrò a Bangui.
Gli statunitensi erano particolarmente scontenti del fatto che il presidente Touadéra ordinasse che ai “russi” fossero consegnati le auto Ford dello Stato Maggiore che il Pentagono aveva consegnato come aiuto militare per 1,5 milioni, passate nelle mani dei russi che “circolano spudoratamente” su queste “Ford” a Bangui. Touadéra poi consegnaò “Palazzo Berengo”, ex-residenza del famoso dittatore Bokassa abbandonata alla periferia di Bangui, ai consiglieri militari russi come abitazioni e quartier generale. “Non possiamo farci nulla. I russi aspettano la reazione dagli USA. Inoltre, usano metodi che non usiamo”, diceva un anonimo diplomatico francese in CAR. “Impudentemente corrompono tutti quelli gli aprono le porte”. (Che peccato!) Storicamente, la Francia viveva in CAR solo di tangenti, e queste bustarelle venivano date e prese da entrambe le direzioni. I francesi, a proposito, provarono a garantire alla loro protetta, la sindaca di Bangui Catherine Samba-Panzala, di divenire presidente del Paese. Ma nel febbraio 2016, il rettore dell’università locale Faustin-Archange Touadéra ottenne una vittoria decisiva nelle elezioni presidenziali, e i francesi cominciano gradualmente a trasferirsi in Gabon e Mali).
Una delle principali lamentele dei residenti locali sui paracadutisti francesi era la loro completa inutilità. Prese rapidamente sotto controllo le miniere di uranio e diamanti che rimasero formalmente concessione francese, e non fecero nulla per le strade di Bangui. Inoltre furono accusati di permettere il genocidio, confrontando ciò che accadeva a Bangui col Ruanda di anni fa. Ed è qui che apparvero “questi russi”. Finora, non ci sono dati su chi controlli le miniere di diamanti e uranio attive. Di solito ciò accade piuttosto rapidamente e senza spargimento di sangue. Un’altra cosa è che il controllo fisico di campi e miniere non significa transizione legale della proprietà. Per il presidente Touadera, l’efficacia delle azioni del contingente invitato a proteggere i confini, eliminare la minaccia dei gruppi islamisti e il ripristino permanente della sicurezza nel Paese, a cominciare dalla capitale, sono più importanti. E se i francesi non ne erano capaci, allora perché non provare i i russi?
Il recente accordo russo col Mozambico è stato meno notato dai media occidentali. Inizialmente, i Ministri della Difesa della Federazione Russa e del Mozambico firmavano un accordo per l’ingresso libero delle navi da guerra russe nei porti del Mozambico. In base all’accordo, le navi da guerra russe possono fermarsi nei porti del Mozambico secondo lo schema semplificato di servizio e fornitura, il che rende questo Paese africano praticamente una base della Marina russa. Questo non è, ovviamente, a pieno titolo come a Tartus in Siria, ma non ne è lontano. Quindi (il 22 dicembre 2015) fu firmato un contratto di cooperazione tecnico-militare completo che garantisce la consegna al Mozambico di armi, equipaggiamenti e attrezzature russe. E il 28 maggio 2018, il Ministro degli Esteri del Mozambico, José Pacheco, dichiarò che la nomenclatura di queste consegne era in discussione. “Questo accordo militare fa parte del processo complessivo di avvio delle relazioni bilaterali tra Mozambico e Russia”, affermava. “Tra le priorità vi sono addestramento e consegna di vari materiali”. “Discutiamo di questioni tecniche con la Russia per definire esattamente ciò di cui il Mozambico ha bisogno e come finanziarlo”. Il fatto che ciò avvenga in un Paese in cui non c’era nemmeno una presenza sovietica, nonostante i continui tentativi dell’Unione Sovietica di mettere radici nella regione dell’Africa centrale, la Repubblica Democratica del Congo, è stata una svolta inaspettata. La convenzione sulla cooperazione militare tra Mosca e Kinshasa fu firmata nel 1999, ma è rimasta “nei cassetti” per ragioni politiche (l’accordo non è entrato in vigore a causa della posizione filo-occidentale del governo del Congo). E il 27 maggio, la convenzione fu attuata. Le consegne di armi, equipaggiamenti e altro materiale specifico sono incluse nel nuovo accordo. Inoltre, sono previsti la presenza di consulenti russi e l’addestramento di militari congolesi in Russia. “Oggi abbiamo un nuovo paradigma, nello stallo coll’occidente, e dato che la Russia è interessata all’Africa, ne vediamo la presenza nella CAR”, rinnovando “un vecchio documento”, dichiarava un politico congolese.
Altri negoziati sono col Sud Sudan, Paese produttore di petrolio che ha urgente bisogno di blindati e artiglieria, e Gibuti, che vende all’ingrosso e al dettaglio il territorio d’importanza strategica per la costruzione di basi militari straniere. I negoziati per la costruzione di una base militare russa vicino a una base cinese già attiva e ad una vicina base statunitense sono in corso da tempo, ma furono interrotti dalla crisi finanziaria. Non c’è in generale alcuna ideologia nelle azioni delle autorità di Gibuti, per loro le basi straniere sono solo questione di fatturato. Allo stato attuale, la Russia vuole l’accesso immediato all’aerodromo e al porto già in costruzione su terreno aperto (nello stile di Gibuti, “nel deserto”). Sono gli statunitensi che vivono in questo aeroporto a resistere all’idea, non volendo condividerla con i russi. Ma i negoziati continuano comunque. Gli statunitensi sostengono che la penetrazione inaspettata e massiccia della Russia nel continente nero è l’inizio della “battaglia per l’Africa”, che a differenza delle guerre “per procura” della Guerra Fredda, non sono meri scontri armati, ma anche politico-strategici. Sostengono che esiste un certo “pino africano” russo. Se tale piano esista o meno, è difficile da dire. Ma già è possibile pretendere che l’Africa nera diventerà quasi certamente un’altra “zona di competizione”, come piace definirla recentemente ai nostri partner statunitensi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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