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Le minacce di Trump alla Cina sono segni di una presidenza in disfatta

Dennis Etler, PressTV 20 giugno 2020La presidenza di Trump è al collasso. È stato nuovamente smascherato come “re nudo”, perdendo su tutti i fronti e, di conseguenza, scagliandosi ovunque. Ma tutti i suoi sbuffi non hanno alcun effetto e nei sondaggi continua ad affondare mentre le elezioni di novembre si avvicinano. Solo nell’ultima settimana, la Corte Suprema, che Trump pensava di controllare, si pronunciava a favore dei suoi avversari, estendendo le tutele legali ai lavoratori LGBT e mantenendo intatti gli ordini dell’era Obama a protezione dei figli di immigrati privi di documenti.
L’opposizione di Trump a entrambe le iniziative era il segno distintivo della sua amministrazione. Allo stesso modo, le sue altre politiche contro gli immigrati, la costruzione del muro al confine messicano e il tentativo di penalizzare le “città santuario” furono respinte dalle sentenze della corte. Anche altre politiche di Trump, come lo smantellamento dell’Obamacare, hanno subito una sconfitta. Trump ha anche usato “fischi” razzisti per assecondare la sua base di uomini bianchi, alienandosi neri, ispanici, bianchi istruiti e donne. Il sostegno a una forza di polizia che funge da forza di occupazione nelle comunità nere e ispaniche falliva con le proteste multirazziali di massa contro la brutalità della polizia e i suoi omicidi di neri che sferzano il Paese. Oltre a tutto ciò, la risposta criminale di Trump alla pandemia di COVID-19 portava gli Stati Uniti ad avere il maggior numero di casi e un bilancio di morti alle stelle portando alla chiusura dell’economia degli Stati Uniti e una crisi economica di proporzioni inimmaginabili. Affronta quindi una situazione perdente, o tenere l’economia in attesa fin quando la pandemia si attenua, o aprendola con la prospettiva di centinaia di migliaia di morti inutili.
Sia la gravità della pandemia che la crisi economica che ne derivava sono il risultato degli errori di Trump. Trump era più preoccupato di firmare un accordo commerciale con la Cina e di mantenere il mercato azionario ai massimi storici di ogni altra cosa, poiché li vedeva come i biglietti per il secondo mandato. Ma i suoi piani sbandavano e ora trovava che la prospettiva di una rielezione diminuiscono ogni giorno. A novembre la pandemia non sarà miracolosamente scomparsa e l’economia non si sarà ripresa. Migliaia continueranno a morire e milioni rimarranno senza lavoro. Date tali crisi senza precedenti che Trump affrontava, aveva solo una risposta, accusare la Cina. La pandemia non fu il risultato della sua intransigenza, ma dell’incapacità della Cina di contenerla e controllarla. Ciò è evidentemente falso. Una nuova ricerca mostra inequivocabilmente che il coronavirus circolava in Italia settimane prima che venisse identificato in Cina e che la maggior parte dei ceppi del virus negli Stati Uniti ha origine in Europa, non in Cina. Accusare la Cina non funziona più. Ma ciò non impedirà a Trump di continuare ad accusare la sua bête noire preferita. Trump non può che lamentarsi della presunta perfidia cinese. I cinesi, d’altra parte, possono sedersi e divertirsi sulla situazione di Trump. Continueranno a fare ciò che ritengono necessario, a proteggere la sovranità nazionale a Hong Kong, Taiwan, Xinjiang. Tibet e Mar Cinese Meridionale e sostenere gli amici in Corea democratica, Iran, Venezuela, Cuba e Africa. Tutta l’invettiva e il vetriolo che gli Stati Uniti possono raccogliere per cercare di denigrare la Cina non avranno alcun effetto.
Date le tristi prospettive che Trump affronta, è tornato agli attacchi personali e alla collera, da bambino viziato che è. Nessuno dovrebbe prendere sul serio ciò che dice. La sua minaccia di rompere i rapporti con la Cina sono solo i deliri di un folle che ulula alla luna.

Dennis Etler è un analista politico nordamericano che ha interessi negli affari internazionali. Ex-professore di antropologia al Cabrillo College di Aptos, in California.

Traduzione di Alessandro Lattanzio