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I socialdemocratici salvarono il fascismo in Germania

Ivan Shvets, 11 giugno 2020Il dopoguerra fu molto duro in Germania. La ripresa dell’industria pesante e militare, sebbene fosse in larga misura dovuto a prestiti stranieri, principalmente nordamericani, richiese ingenti spese interne. Queste, così come i pagamenti di prestiti e riparazioni all’estero, divennero un onere per i lavoratori. Le difficoltà della Germania furono ancora più pesanti, poiché durante gli anni della crisi economica, la produzione diminuì drasticamente. Due terzi dell’industria fu inattiva (O. Winzer. “12 anni di lotta contro il fascismo e la guerra”). Nel 1932, in Germania, secondo i dati ufficiali, c’erano 5,6 milioni di disoccupati, compresi quelli parziali. In questa situazione, i monopoli lanciarono un forte attacco agli interessi degli operai. Credevano che per rafforzare la loro presa in Germania e preparare una nuova guerra ci fosse un solo modo: distruggere il regime della Repubblica di Weimar e stabilire una dittatura fascista. Nel 1930-1932 il governo emanò decreti straordinari che servivano allo scopo di condizionare il Paese e derubare le masse. Nella primavera 1931 fu emanato un decreto presidenziale sulla lotta agli eccessi politici, contro le proteste organizzate dai lavoratori e dal Partito Comunista. Nel giugno 1931, un decreto del presidente ridusse gli stipendi di lavoratori ed impiegati, le pensioni per anziani e disabili, le prestazioni per i disoccupati. Un nuovo decreto, dichiarato nel dicembre 1931, ridusse il salario di lavoratori e dipendenti del 10-15 percento, che ammontò a c6 miliardi di marchi all’anno. 750 mila pensionati persero la pensione.
Sconfitti nella prima guerra mondiale, gli imperialisti tedeschi non abbandonarono i piani di conquista. Nonostante la Germania fosse divenuta da monarchia repubblica e nel suo governo ci fosse un completo cambiamento, lo stesso potere sociale che diede origine alla prima guerra mondiale dominò la politica del Paese. L’aggressività dell’imperialismo tedesco non si indebolì a causa della sconfitta. Immediatamente dopo la guerra, iniziarono a formarsi organizzazioni nazionaliste sponsorizzate dao monopolisti. Una di tali organizzazioni, NSDAP, esisteva dal 1919. La sua caratteristica era l’ampio uso della demagogia sociale e dell’inganno. Lo era persino nel nome: “nazionalsocialista”, in cui la parola “socialismo” serviva a ingannare il popolo. I nazisti assicurarono che il loro obiettivo era creare la Germania del “socialismo nazionale”, la liberazione dei lavoratori dal dominio dei “plutocrati” e dello sfruttamento, contadini ed artigiani dalla “schiavitù del debito”, i piccoli mercanti dalla concorrenza dei grandi magazzini e piccoli imprenditori dall’oppressione del grande capitale. Questo inganno funzionò con alcuni, in particolare i lavoratori autonomi. I nazisti erano populisti, spesso promettevano cose incompatibili, ad esempio agli inquilini promisero di ridurre l’affitto, ai locatori di aumentarlo. In realtà, il partito di Hitler mirava a rafforzare il dominio del capitale monopolistico e l’attuazione di politiche interne ed estere imperialiste, ostili alla classe operaia, anche degli strati medi, ostili agli interessi nazionali del popolo tedesco, a pace, democrazia e socialismo. La preparazione diretta all’istituzione della dittatura fascista in Germania fu avviata dai capi imperialisti nel 1930. Fu discussa non solo nel Paese, ma anche all’estero. I monopolisti tedeschi volevano assicurarsi l’approvazione dei piani principalmente dai patroni nordamericani. Nell’autunno 1930, il banchiere tedesco Schacht, che aveva ampie connessioni nel mondo finanziario nordamericano, andò negli Stati Uniti. Parlando coi finanzieri statunitensi, li convinse della necessità di stabilire una dittatura fascista in Germania. Nell’ottobre 1931, ad Harzburg, si tenne una riunione dei più importanti monopolisti, banchieri, proprietari terrieri, figure politiche e militari della Germania, a cui parteciparono anche i capi fascisti. Secondo lo storico Albert Norden, si trattò di “un vasto raduno di vecchi e nuovi reazionari… Da tale raduno delle forze della reazione politica e sociale, iniziò l’offensiva generale, che quindici mesi dopo portò alla dittatura apertamente fascista in Germania”. (A. Horden. Insegnamenti della storia tedesca). Nonostante le forti contraddizioni tra i vari gruppi reazionari tedeschi, i partecipanti all’incontro chiesero il passaggio del potere ai nazisti.
Nel gennaio 1932, durante una conferenza di industriali a Dusseldorf alla presenza di 300 magnati di capitale finanziario, Hitler fece un rapporto dettagliato che delineava il programma della dittatura fascista. In politica interna promise di “distruggere completamente il marxismo”, in quella estera di conquistare lo “spazio vitale”. Per garantire il dominio mondiale all’imperialismo tedesco, Hitler progettò un esercito di 8 milioni di soldati. Il programma della dittatura fascista fu pienamente approvato dalla conferenza di grandi proprietari industriali e finanziari, che raccolse ingenti fondi per sponsorizzare il partito nazista. Alla fine di maggio 1932, un governo puramente reazionario guidato da von Papen salì al potere in Germania. I lavoratori tedeschi combatterono per i loro diritti, ma la lotta fu fortemente ostacolata dalle politiche insidiose dei capi socialdemocratici, che volevano “salvare il capitalismo” dalla crisi. Con questo slogan, nel maggio 1931 si tenne un congresso della socialdemocrazia tedesca a Lipsia. Uno dei capi socialdemocratici, Tarnow, disse al congresso: “Siamo al capezzale del capitalismo, malato cronico. non solo per diagnosi della malattia, la crisi, ma anche come medici la cui responsabilità è curare il malato”. (Parteitag a Lipsia. Berlino, 1931, p. 41.)
I socialdemocratici tedeschi disarmarono la classe operaia ideologicamente e organizzativamente, lasciando il posto alla dittatura fascista. Il Partito comunista tedesco era l’unico partito che combatté costantemente per gli interessi fondamentali del popolo tedesco, contro la reazione e il fascismo. Durante gli anni della crisi economica globale, il Partito Comunista presentò il “Programma per la liberazione nazionale e sociale del popolo tedesco”, pubblicato nell’agosto 1930, il programma denunciò il partito fascista, dimostrando che si trattava di un partito antisocialista ostile agli operai e all’intero popolo, il partito della reazione più estrema. Notando la crescita del pericolo militarista, i comunisti invitarono i lavoratori a combattere il militarismo e il pericolo della guerra. Furono i comunisti nella primavera-estate 1932 ad avviare la creazione di un fronte politico unito contro il fascismo. La loro campagna politica “azione antifascista” era diretta contro il fascismo e la reazione. Il 10 luglio 1932 si tenne a Berlino un congresso di unità di lotta al fascismo, che adottò all’unanimità il manifesto dell’azione antifascista. Il Congresso, a cui parteciparono comunisti, socialdemocratici, senza partito, fece appello alla classe operaia nella lotta attiva contro il nemico mortale dei lavoratori: il fascismo e i suoi seguaci. (Die Rote Fahne, 12 luglio 1932). Nel giugno-luglio 1932, nonostante la politica antisciopero dei capi socialdemocratici, in Germania si verificarono 65 scioperi politici contro il terrorismo e i decreti fascisti, e oltre 300 scioperi con richieste economiche. Distaccamenti di autodifesa furono creati in molte città, combattendo coraggiosamente contro i gruppi fascisti delle SA. Presto, il governo di von Papen dimise il governo socialdemocratico della Prussia, mostrando così il lato fascista, violando la costituzione. (BArch, R5201, Mappe 99, Bl. 106ff.) In risposta a ciò, il Partito Comunista propose l’organizzazione di uno sciopero generale. Ma i capi socialdemocratici respinsero questa proposta, abbattendo così la possibilità di un’azione unitaria da parte della classe lavoratrice contro il fascismo e la reazione.
Nell’autunno 1932, il governo von Papen emanò una nuova serie di decreti straordinari contro il Partito Comunista e gli operai rivoluzionari dichiarando della pena di morte per “alto tradimento” e “omicidi politici”, fornendo agli uomini d’affari il diritto di ridurre i salari del 50 percento, ecc. Nonostante le difficoltà, il Partito Comunista nell’autunno 1932 riuscì a organizzare una massiccia lotta contro i decreti. Tra settembre e novembre 1932 si verificarono 800 scioperi importanti, molti dei quali per protesta contro la politica reazionaria del governo. Di grande importanza fu lo sciopero di 32000 trasportatori di Berlino, che scoppiò all’inizio di novembre e paralizzò quasi tutti i trasporti di Berlino. L’ondata di scioperi nell’autunno 1932 rivelò la fragilità del governo Papen, che non riuscì a reprimere la crescente resistenza della classe operaia. Il risultato furono le dimissioni del governo von Papen e la formazione del governo guidato dal generale Schleicher. Le elezioni al Reichstag del 6 novembre 1932 mostrarono l’ascesa dell’influenza dei comunisti. Il Partito Comunista ricevette 6 milioni di voti, 700 mila in più rispetto alle elezioni del 31 luglio 1932, e si avvicinò alla conquista della maggioranza dei lavoratori nei più importanti centri proletari del Paese.
Il Partito socialdemocratico raccolse 7,2 milioni di voti, perdendo 700mila elettori. Diversi mesi di terrore della teppa nazista portarono allindignazione per le atrocità fasciste crescenti tra le masse. Di conseguenza, il partito nazista perse 2 milioni di voti rispetto alle elezioni del 31 luglio. Tuttavia, ricorrendo ampiamente a demagogia sociale e intimidazioni degli elettori, comunque ricevtte 11,7 milioni di voti. L’equilibrio di potere di classe in Germania alla fine del 1932 e all’inizio del 1933 si rivelò sfavorevole al proletariato, che fu diviso dalla politica dei socialdemocratici. Il 12 novembre 1932, su iniziativa di Schacht, i magnati industriali e bancari scrissero una lettera al presidente Hindenburg chiedendo che il potere venisse dato a Hitler e il 4 gennaio si tenne una riunione di grandi industriali e banchieri nella casa di campagna del banchiere Schroeder, vicino Colonia, con Hitler e von Papen, fu accettata la decisione di creare immediatamente la dittatura fascista nel Paese. Presto il governo Schleicher si dimise (BArch R 601/405 P. 572-574). Il 30 gennaio 1933, Hindenburg nominò cancelliere Hitler. Nella forma, si trattò di un cambio di governo nel rispetto delle norme parlamentari. In sostanza, avvenne un colpo di Stato, non essendo un semplice cambio di governo borghese, ma la transizione da una forma di dominio di classe, il parlamentarismo borghese, a un’altra forma: dittatura terroristica aperta degli imperialisti, senza alcuna maschera democratica.
I comunisti erano pronti a rovesciare Hitler organizzando lo sciopero generale, ma come sempre i socialdemocratici tradirono la classe operaia. Il Partito Comunista di Germania, lo stesso giorno, il 30 gennaio, invitò la direzione del Partito socialdemocratico ad opporsi immediatamente alla dittatura fascista di Hitler – Hugenberg – Papen e ad unirsi all’appello dei comunisti allo sciopero generale (Zur Geschichte der deutschen antifaschistischen Widerstandsbewegung 1933-1933. 1957, S. 40.) In risposta, i capi della socialdemocrazia dichiararono che “Hitler è nominato da Hindenburg in base della costituzione” e che non avrebbero sostenuto lo sciopero generale, che avrebbe ostacolato i fascisti. Invece, attesero le elezioni del Reichstag programmate dai nazisti il 5 marzo. Per la prima volta dal colpo di Stato, la posizione del governo Hitler era precaria. Il partito nazista non era ancora il sovrano unico dello Stato. Nel Paese si espandeva il movimento antifascista guidato dai comunisti. Il Reichstag era stato sciolto. Il 20 febbraio 1933 ebbe luogo un incontro tra Hitler e Goering e i maggiori industriali tedeschi. Il programma proposto dai capo fascisti per eliminare i resti della democrazia borghese, sconfiggere le organizzazioni dei lavoratori e prepararsi alla guerra fu accettato con entusiasmo dai monopolisti. Krupp, a nome dei partecipanti all’incontro, ringraziò Hitler per avergli dato “una chiara comprensione delle sue idee” (A. Norden. Lezioni di storia tedesca). Avendo ottenuto l’approvazione del programma dai veri padroni della Germania imperialista, i nazisti l’attuarono e decisero di iniziare sconfiggendo il Partito Comunista. Il Gauleiter fascista di Sassonia Muchmann, parlando alla riunione del 26 febbraio, gridò: “Abbiamo bisogno di una notte di San Bartolomeo! Non può mancare”. (O. Winzer. 12 anni di lotta contro il fascismo e la guerra). Il 27 febbraio, le squadre d’assalto fasciste furono messe in allerta. Nuove prigioni e camere di tortura furono attrezzate nel Paese. Per facilitare l’eliminazione di tutti i resti delle libertà democratiche, i nazisti decisero di ricorrere a una grande provocazione: incendiarono il Reichstag e biasimarono i comunisti. Trasformarono la casa del presidente fascista del Reichstag Goering nella loro base principale. Attraverso il passaggio sotterraneo che collegava questa casa con l’edificio del Reichstag (il passaggio sotterraneo fu costruito per posare un impianto di riscaldamento), entrarono nell’edificio del parlamento e vi diedero fuoco la notte tra il 27 e il 28 febbraio.
La mostruosa macchina del terrore fascista iniziò a funzionare a pieno ritmo. Il giorno successivo Hindenburg firmò le straordinarie leggi “Sulla protezione del popolo e dello Stato” e “Contro il tradimento del popolo tedesco e atti di tradimento”, volte a sopprimere spietatamente ogni resistenza a fascismo e reazione (Reichsgesetzblatt I/1933, p.17). Sono iniziate incursioni e arresti di massa. In breve tempo, furono arrestati oltre 4 mila personaggi di spicco del Partito comunista tedesco e in totale oltre 60 mila comunisti attivi furono gettati in prigione durante i primi due anni della dittatura fascista. Il 3 marzo 1933, il leader del Partito comunista tedesco Ernst Thälmann fu catturato dai fascisti, e dopo di lui il 9 marzo, il leader dell’organizzazione comunista internazionale G. M. Dimitrov, che era in Germania a quel tempo. Al servizio della stessa classe capitalista dei nazisti, la propaganda dei socialdemocratici, come la propaganda dei nazisti, era anticomunista. Sotto la sua influenza, anche gli ebrei temevano i comunisti più dei nazisti.
Il 5 marzo 1933, in un clima di terrore fascista, vennero le elezioni al Reichstag, che i socialdemocratici chiesero ai comunisti di aspettare. Nonostante la brutale persecuzione, il Partito Comunista ha raccolto 4,8 milioni di voti, a testimonianza del fermo sostegno delle persone nei loro confronti. I nazisti, tuttavia, non permisero ai comunisti di entrare nel Reichstag, annullando illegalmente i loro mandati. Il partito comunista tedesco fu ufficialmente bandito e i deputati comunisti, che non riuscirono a fuggire, furono arrestati. Il 24 marzo, il nuovo Reichstag concesse al governo di Hitler poteri straordinari. Di conseguenza, non solo il potere esecutivo, ma anche quello legislativo furono concentrati nelle mani di tale governo. La legge sui poteri straordinari distrusse la Costituzione di Weimar, diventata solo un documento insignificante. Dopo la morte di Hindenburg alla fine di luglio 1934, la presidenza fu abolita e Hitler concentrò nelle sue mani il controllo del Paese, servendo più fedelmente i magnati dell’industria, delle banche e degli junker (proprietari terrieri). I deputati del Reichstag non furono più eletti, ma scelti dai capi fascisti. (H. S. Hegner. Die Reichskanzlei 1933-1945. Francoforte sul Meno, 1959, p. 428.)
Già al tempo, i nazisti intensificavano il terrore anticomunista. 200mila furono uccisi, oltre 3 milioni condannati a lunghe pene detentive e al campo di concentramento. Le prime vittime dei campi di concentramento fascisti non erano ebrei, erano comunisti. “Moorsoldaten” (i soldati delle paludi che furono costretti a costruire campi di concentramento, il primo campo di concentramento di Dachau fu costruito sulle paludi. “Wir sind die Moorsoldaten”, Siamo i soldati della palude, divenne una delle canzoni principali dei prigionieri, composta in un altro campo di concentramento sulle paludi di Boergermoor). Spesso, i comunisti semplicemente “scomparivano” secondo il programma “Nacht und Nebel” (Notte e nebbia). Il marchio NN nei documenti indicava che la persona non sarebbe tornata dal campo di concentramento. Ad esempio, a Dachau, NN lavorava sui cadaveri, e di solito in un mese impazzivano, venivano uccisi e bruciati. Il primo film sovietico sulle vittime dei campi di concentramento fascisti fu distribuito nel 1938, e fu chiamato “Soldati delle paludi”, prima “dell’inizio ufficiale della Seconda Guerra Mondiale”, che è dal punto di vista della propaganda borghese, fu nel 1939 coll’“Alleanza Hitler-Stalin”.
All’inizio di maggio del 1933, i gruppi fascisti della SA spezzarono i sindacati riformisti. Fu creato il cosiddetto “fronte del lavoro”, guidato dal nazista Robert Ley, che univa datori di lavoro e lavoratori. Il compito di tale organizzazione fascista era subordinare completamente i lavoratori agli uomini d’affari e assegnarli alle imprese. In circa cento giorni, tutti i diritti e le libertà fondamentali che gli operai ottennero in oltre 100 anni di battaglie di classe furono portati via dai nazisti. Per reprimere gli operai, l’apparato terroristico fu ampiamente utilizzato: polizia segreta (Gestapo), servizio di sicurezza (SD), squadre d’assalto (SA), squadre difensive (SS), polizia. Fu creato un ampio apparato di spionaggio e sorveglianza. I sindacati furono sconfitti, chi non era d’accordo con la politica fascista fu arrestato. Nel luglio 1933, il governo emanò una legge che vietava tutti i partiti tranne i nazisti. Nel gennaio 1934 i nazisti dichiararono la “Legge sul lavoro nazionale”, in cui l’istituzione della durata della giornata lavorativa, i salari, le multe, l’assunzione e il licenziamento furono dichiarati diritto illimitato dei proprietari d’azienda. Quindi, dopo il terrore politico, che privò i lavoratori dei loro diritti e libertà sociali fondamentali, seguì il terrore economico, incatenando i lavoratori a determinati settori, professioni e persino imprese. Il fascismo funzionava come doveva, come strumento di gestione della dittatura capitalista, senza maschere.
Dal 21 settembre al 23 dicembre 1933, a Lipsia fu organizzato un processo provocatorio sull’incendio del Reichstag. Insieme a G.M. Dimitrov fu processato un provocatore reclutato dai nazisti, l’olandese Van der Lubbe. Gli organizzatori dell’incendio portarono tale provocatore nel Reichstag, dove fu “scoperto” quando l’edificio iniziò a prender fuoco. Lo scopo del processo era accusare i comunisti dell’incendio doloso del Reichstag, riabilitare gli incendiari e i carnefici fascisti sia nel Paese che all’estero, giustificare il terrore politico coll’opinione pubblica occidentale. Contro Dimitrov, il potente apparato statale della Germania di Hitler fu mobilitato. Polizia e provocatori parlarono al tribunale interpretando il ruolo di testimoni. Goering e Goebbels presenziarono in tribunale. Ma il processo di Lipsia fallì e Dimitrov non fu solo assolto, ma accusò pubblicamente ai nazisti. I comunisti tedeschi continuarono la lotta clandestina. La circolare segreta della Gestapo del 3 giugno 1935 affermava: “Il Partito comunista tedesco, in una dichiarazione illegale, non solo non ferma l’attività, ma continua a svolgerla su larga scala” (Lagebericht der Geheimen Staatspolizei vom 3. Juni 1935). Nella politica estera, l’imperialismo tedesco decise l’obiettivo del dominio mondiale. Da questo punto di vista, la distruzione dell’URSS fu la fase più importante dei piani tedeschi. Ciò poteva consentire di risolvere i principali compiti economici e militari-strategici dei nazisti, eliminando l’unica ideologia realmente ostile nei loro confronti. In “Mein Kampf”, Hitler definì esplicitamente la Russia vittima della sua futura aggressione (A. Hitler. Mein Kampf. Berlino, 1939, p. 127-128).

Traduzione di Alessandro Lattanzio