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Perché la Corea democratica prende provvedimenti contro il Sud?

Military Watch, 16 giugno 2020

Le relazioni tra Corea democratica e del Sud peggioravano la situazione, nonostante negli ultimi due anni si sia visto un notevole miglioramento, e cresceva il rischio di una potenziale escalation. Pyongyang ripetutamente protestava contro il persistere delle dure sanzioni economiche nei suoi confronti, nonostante le considerevoli concessioni per ridurre le tensioni, e percepiva il dispiegamento da parte della Corea del Sud dei nuovi caccia stealth F-35, mentre Seoul e Washington contemporaneamente pretesero il disarmo del nord, come minaccia. Ultimamente diede una dura risposta all’invio di palloni propagandistici sul suo territorio da gruppi non governativi della Corea del Sud. Il nord ripetutamente chiese a Seoul di agire contro tali gruppi, che violano gli accordi tra i due Paesi stipulati nel 2018. Il nord rispose tagliando la linea diretta tra i due Paesi, distruggendo l’ufficio di collegamento intercoreano e minacciando azioni per fermare ulteriori lanci di palloni. Su sanzioni e lancio dei palloncini, tali provocazioni sembravano avere molto dietro di quanto inizialmente appariva. Il governo sudcoreano ripetutamente cercò di revocare le sanzioni unilaterali imposte nel 2010, ma ha sempre incontrato l’opposizione degli Stati Uniti costringendo Seoul a ritirarsi sempre. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per esempio, dichiarò che la revoca delle sanzioni da parte della Corea del Sud era impossibile e che “non lo farà senza la nostra approvazione. Non farà nulla senza la nostra approvazione”; approvazione che Washington non era disposta a dare. I piani congiunti della Corea del Sud col Nord, come progetti ferroviari, subirono un’opposizione simile. Pyongyang ripetutamente denunciò l’incapacità di Seoul di avere una diplomazia e nel perseguire il miglioramento delle relazioni senza subordinare tutto a Washington.
Sul lancio dei palloni, un importante organizzatore della campagna, Hong Gang Cheol, disse in un’intervista il 15 giugno della natura di tale campagna e dell’ampio finanziamento che riceve dagli Stati Uniti. “Gli studi che ho letto e le comunità online utilizzate dagli stessi disertori indicano che [ai gruppi dei disertori] vengono dati 1,5 milioni di won (1234 dollari) per il lancio di un pallone [utilizzato per trasportare volantini di propaganda]. Ma il costo effettivo di un pallone è di 80000-120000 won (65,81-98,21 dollari) Questi gruppi ottengono fondi per il lancio di palloncini che sono 10 volte il loro costo”, affermava, osservando che ai gruppi furono date ingenti somme, per eseguire i lanci, dagli sponsor negli Stati Uniti. Sulla considerevole minaccia che tali lanci rappresentavano per la Corea democratica, dichiarava: “In una delle comunità online dei disertori della Corea democratica, qualcuno suggerì di riempire i palloni con banconote da un dollaro imbrattate da materiale toccato da pazienti del COVID-19. La gente nella comunità dei disertori ne parlava. Inviare materiale infetto danneggerebbe solo altri coreani. La decenza umana dice che anche un nemico non va trattato così”. Cheol inoltre osservò che la propaganda contenuta nei palloni era estremamente offensiva per i nordcoreani, affermando: “I video realizzati dai gruppi dei disertori mostrano l’invio di opuscoli intitolati ‘L’amore di Sol Ju’ [Ri Sol Ju è la First Lady nordcoreana e popolare cantante ed icona nazionale] con l’immagine photoshoppata dell’ex-presidente [sudcoreano] Roh Moo Yun sdraiato sul ginocchio. È un colpo basso. Immagino che la Corea democratica abbia deciso di non permetterlo più… Probabilmente anche perché la Corea del Sud e democratica accettarono di non inviare volantini secondo la Dichiarazione di Panmunjom, ma tale promessa non fu mantenuta”. La Corea democratica minacciò di schierare forze al confine dopo averle ritirate nel 2018; facendo pressione su Seoul, Pyongyang cerca di dimostrare una linea da tolleranza zero sul lancio dei palloni e di esercitare ulteriore pressione sull’amministrazione Moon Jae In, per erseguire migliori relazioni indipendentemente dagli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio