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Perché gli Stati Uniti ancora sanzionano la Siria?

Tony Cartalucci, New Eastern Outlook 18.06.2020

I media cinesi indicavano l’appello di Pechino agli Stati Uniti a revocare sanzioni contro la Siria. La CGTN cinese nell’articolo “L’inviato cinese chiede agli Stati Uniti di revocare sanzioni unilaterali alla Siria”, riferiva: “Un inviato cinese ha chiesto agli Stati Uniti di revocare immediatamente sanzioni unilaterali contro la Siria. Anni di blocco economico hanno causato enormi difficoltà al popolo siriano, in particolare donne e bambini. Le sofferenze causate dalla svalutazione della valuta siriana e dall’aumento dei prezzi delle materie prime, compresi prodotti alimentari, ricadono pesantemente sui civili nel Paese, affermava Zhang Jun, rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite”. I tentativi della Cina di aiutare la Siria economicamente e sfidare le sanzioni nordamericane contro Damasco seguono l’aperta opposizione della Russia alla guerra per procura guidata dagli Stati Uniti contro il governo siriano, col coinvolgimento militare diretto di Mosca nel conflitto e il ruolo di primo piano della Russia nella liquidazione dei gruppi terroristici armati dagli statunitensi nella nazione. Le sanzioni statunitensi contro la Siria sono sopravvissute da tempo alla presunta motivazione del coinvolgimento nordamericano nel conflitto, l’affermazione di sostenere le aspirazioni democratiche del popolo siriano e di opporsi alle presunte violazioni dei diritti umani da parte del governo siriano. Fu indiscutibilmente rivelato che gli Stati Uniti deliberatamente progettarono il conflitto, dall’organizzazione delle proteste prima del 2011 all’armamento e dispiegamento dei terroristi nel Paese per sostituire le proteste di strada del 2011 con una guerra per procura distruttiva. Fu anche rivelato da tempo che i cosiddetti “combattenti per la libertà” erano in realtà estremisti dalle varie organizzazioni terroristiche tra cui al-Qaida e suoi numerosi rami.
Poiché le operazioni di sicurezza della Siria erano la risposta a ciò che si rivelò essere un’aggressione degli Stati Uniti, infine dirigendo l’aggressione militare degli Stati Uniti al governo siriano, le sanzioni si rivelavano essere la componente economica dei tentativi degli Stati Uniti di decimare la nazione siriana, non di aiutare o assistere il popolo siriano. E naturalmente le sanzioni statunitensi contro la Siria complicavano la vita de siriani, dalla stragrande maggioranza sostiene il governo siriano che vive nelle zone della Siria controllate dal governo durante il conflitto fino ai terroristi appoggiati dagli USA che alla fine cedevano le armi arrendendosi alle forze governative: tutti affrontano collettivamente le difficoltà economiche e la via difficile per ricostruire la nazione. Pertanto, le scuse altruistiche utilizzate dagli Stati Uniti per prima imporre le sanzioni alla Siria, e poi le scuse sempre più deboli usate per continuare a giustificarle si rivelavano poco più che propaganda e vanno prese in considerazione quando ci si chiede perché gli Stati Uniti abbiano imposto sanzioni ad altre nazioni. Gli Stati Uniti hanno pianificato ed eseguito ciò che era una catastrofe umanitaria in Siria, mentre ancora attivamente tentano di perpetuarla il più possibile, per farne “un pantano per i russi”. Non solo la giustificazione “umanitaria” di Washington per l’imposizione di sanzioni alla Siria si rivela vuota, ma è la stessa Washington colpevole di calpestare i diritti umani in Siria.
La Cina, e molti altri, avevano chiesto l’abolizione di tali sanzioni. Washington, senza sorpresa, si rifiuta ma l’incapacità delle cosiddette istituzioni “internazionali” di ritenerne Washington responsabile o di alleviare la crisi siriana rivela che l'”ordine internazionale” di tali istituzioni è guasto ed è necessario trovare al più presto alternative. Aiuti economici e sforzi della Cina per ricostruire la Siria alla fine ci saranno, è solo questione di tempo e di come la Cina aggirerà le sanzioni statunitensi. Ciò avverrà o opponendovisi direttamente o creando sistemi globali completamente indipendenti dalle interferenze nordamericane. In entrambi i casi, se Washington insiste sulle attuali politiche, un sistema globale indipendente dagli USA è dove essi si ritroveranno a malpartito, una prospettiva che non giova né al popolo mnordamericano né agli interessi speciali dominanti degli USA.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio