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Non sminuire i manifestanti negli USA definendone la lotta “rivoluzione colorata”!

André Vltchek, AHTribune 19 giugno 2020

Per quasi un decennio, ho seguito le “rivoluzioni colorate” praticamente dappertutto. Mentre giravo un film per TeleSur, mi trovavo di fronte ai carri armati egiziani, rischiando la vita sotto il fuoco di un cecchino, venendo mamenato negli scontri tra i sostenitori di al-Sisi e di Mursi. Insieme ai comandanti siriani, affrontai i terroristi a Idlib; sfidai i fascisti ucraini; incontrai gli anziani indigeni boliviani nell’Altopiano, dopo che la rivoluzione di Evo Morales e MAS fu colpita dal golpe sponsorizzato dagli Stati Uniti nel 2019. Ho lavorato regolarmente in Venezuela, Libano e Iraq. E naturalmente, ancora tornavo a Hong Kong riferendo dei sistematici tentativi occidentali di radicalizzare la gioventù e di danneggiare la Cina. Cito tutto questo solo per indicare che sono ben consapevole di come vengono attivate e attuare le “rivoluzioni colorate”. “Rivoluzioni colorate!” a differenza di molti “analisti” che ora lanciano tale termine a destra e a sinistra, spesso senza mai vedere in prima persona gli eventi; avevo parlato con persone sul campo, esaminando le dinamiche, ponendo infinite domande. In molte occasioni, rischiavo la vita per capire il contesto filosofico e la storia giusta. Francamente, sono stufo delle teorie della cospirazione, dell’ignoranza, dei cliché e dell’arroganza degli “analisti” che, dalla comodità del loro divano, da qualche parte in Europa o Nord America, esprimono giudizi e conclusioni, con quell’aspetto da orgogliosa superiorità.
Da quando la polizia ha ucciso il signor Floyd a Minneapolis, da quando gli Stati Uniti sono letteralmente esplosi, da quando gli afroamericani, i nativi americani e altre persone spaventosamente oppresse sono andati in piazza in centinaia di città a chiedere giustizia; un consistente gruppo di “analisti”, prevalentemente bianchi “sotutto”, ha iniziato a sminuire i manifestanti definendoli “violenti”, chiamandoli “rivoltosi”, “creazioni di Soros e dei sionisti”! E alla fine, con oscuro sarcasmo, dichiarando che gli Stati Uniti adesso soffrono ciò che diffondendo nel mondo da anni, la cosiddetta “Rivoluzione colorata”. Molti di tali “analisti” sono diventati così aggressivi e vocianti che letteralmente monopolizzano la “narrativa alternativa”. All’improvviso, non c’era quasi più spazio per chi di noi ne scriveva continuamente, usando la tradizionale prospettiva internazionalista di sinistra. Prima di tutto, anche il termine stesso – “rivoluzione colorata”, è diventato un pessimo cliché.
L’impero occidentale distrugge il mondo da circa 500 anni, nei modi più brutali che si possano immaginare. Centinaia di milioni di vite furono perse. Interi continenti saccheggiati. Popoli ridotti in schiavitù. Alla fine dell’era coloniale, in varie parti del nostro pianeta, fu raggiunta almeno una semindipendenza. Ma innumerevoli governi in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina ancora prendevano diktat direttamente da Washington, Londra, Parigi e altre capitali occidentali. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la situazione sembrava disperata. Ma con l’ascesa di Cina e Russia, così come dell’Iran, sono tornate le grandi speranze e molti Paesi hanno intrapreso la seconda fase della decolonializzazione. Il processo era confuso. Ogni Paese diverso. Ci furono tentativi di innescare vere rivoluzioni (Egitto), ma nacquero anche alcuni movimenti chiaramente anti-rivoluzionari e di destra (Siria, Ucraina). In molti Paesi in cui i veri rancori della popolazione hanno portato masse in piazza, masse che chiedevano riforme sociali e politiche, l’occidente si è rapidamente infiltrato in diversi movimenti e ha letteralmente rapito le rivoluzioni. Questo è ciò che è accaduto in Egitto, ma anche, qualche anno dopo, in Libano e Iraq. Ma affermare che l’Egitto non aveva tentato una rivoluzione sarebbe stato offensivo, condiscendente e scorretto! L’Egitto soffriva del terribile regime filo-occidentale e dell’esercito. Il popolo egiziano si alzò. Lavorai con un gruppo di medici marxisti durante il processo; vidi tutto, sul campo, per così dire. Ma la rivoluzione fu infiltrata e infine distrutta. Anche in Libano. Per cinque anni mi trasferii a Bayrut, e in Asia. La gente era stufa della cosiddetta “democrazia confessionale”, delle religioni che laceravano la nazione, del capitalismo selvaggio, delle infrastrutture crollate e dei servizi sociali inesistenti. Hezbollah, odiato da occidente e Israele, era l’unico solido fornitore di servizi sociali a tutto il popolo libanese che ne era privato, per anni e decenni. E così, anche in Libano la gente si è sollevata. In ritardo, nel 2019, ma l’ha fatto. Certo, poche settimane dopo, ho iniziato a individuare i pugni chiusi di “Odpor” e “Canvas” in Piazza dei Martiri (usati in Serbia, quando il Presidente Milosevich fu costretto a lasciare il potere, con la piena sponsorizzazione dell’occidente). Certo, l’occidente iniziava a sostenere i ribelli perché voleva sbarazzarsi di Hezbollah, che fa parte della coalizione al potere. Ma il popolo libanese ha migliaia di legittime rimostranze; motivi per ribellarsi. Tuttavia, l’occidente si è abilmente infiltrato e, in una certa misura, ha manipolato la rivolta che continua ancora oggi. E non abbiamo idea di dove porterà.
Vedete quanto è complessa la situazione? Non si adatta ad alcuna semplificazioni e luogo comune! E naturalmente è ancora più complicato di come dico qui. Ci vogliono interi libri per spiegarla.
Siria: un’altra storia completamente diversa, e una specie assolutamente distintiva di “rivoluzione colorata”, come volete chiamarla. Alcune reclami, sì. Ma anche un solido Stato socialista panarabo, che occidente, sauditi, Qatar, israeliani e altri alleati di Washington volevano disperatamente distruggere; un governo che intendevano rovesciare. Dopo una ribellione relativamente mite ad Aleppo e Homs, sostenuta dalla coalizione di Stati del Golfo, occidente, sauditi e turchi iniziarono a iniettare forze mostruose ed omicide in Siria, dallp SIIL agli uiguri e tutto il resto. Tali casi d’interferenza dall’occidente sono totalmente chiari, sebbene possano essere rilevati alcuni schemi. E siamo ancora nella stessa area culturale e geografica. Ora si guardi più lontano: Bolivia, Cuba, Venezuela, Iran, Hong Kong (Cina). In questi luoghi ci sono interventi diretti, una chiara controrivoluzione! Finanziata, supportato e coordinata da Washington, Londra, Berlino, Parigi e altre capitali occidentali. In Bolivia, le élite cristiane bianche razziste e fondamentaliste hanno rovesciato, col pieno sostegno della Casa Bianca, il legittimo governo multiculturale, democratico e di enorme successo del Presidente Evo Morales. Fu fatto dall’agitazione da un piccolo settore di boliviani, chiaramente finanziato dall’estero e dalle élite locali. Un mese dopo il colpo di Stato, lavoravo nell’Altopiano registrando le testimonianze degli indigeni umiliati, torturati, abusati e persino uccisi da un nuovo regime illegittimo. Questo è uno scenario abbastanza diverso, no? diverso da quello in Libano, Siria ed Egitto? È davvero legittimo nascondere tutto sotto un’unica etichetta “rivoluzione colorata”?
Guardate Cuba: decenni e decenni di terrore contro questa meravigliosa isola! Aerei passeggeri spazzati via dal cielo. Innumerevoli complotti contro i suoi leader. Guerra chimica, guerra biologica, bombardamento di caffè, ristoranti e hotel. Tutto provato e documentato. E i tentativi costanti di reclutare, radicalizzare i cittadini cubani, per spingerli contro il proprio governo.
Venezuela, una nazione che ha offerto un’enorme speranza all’intero continente diviso. Venezuela compassionevole, coraggioso, costruito sulla solidarietà. Guardate cosa gli viene fatto. Un tantato colpo di Stato dopo l’altro. Embarghi. Furto del tesoro. Attacchi dalla vicina Colombia. Un’altra “rivoluzione colorata?” O semplicemente terrorismo?
Hong Kong: una città ex-colonia britannica, “sacrificata” dall’occidente, mentre fu letteralmente convertita in un campo di battaglia contro il Paese più ottimista sulla Terra: la Cina. Lì, il simbolo usato erano gli ombrelli, non i colori. Ora, non sembra esserci alcun simbolo, solo dispetto, violenza e odio. È facile capire che in qualche modo l’etichetta di “rivoluzione colorata” banalizza tutto. Sono sorpreso che alcuni teorici della cospirazione non abbiano escogitato uno schema, tuttavia, che dica che il termine stesso, “rivoluzione colorata”, fu inventato per sminuire ciò che fu fatto al mondo dall’occidente imperialista. Gettare tutto in un secchio e confondere tutto.
Ritorno negli Stati Uniti. “Rivoluzione colorata” anche lì? Per l’amor del cielo, davvero?
Dopo l’omicidio del signor Floyd, le proteste vengono screditate, sempre dalle persone che, si potrebbe credere, dovrebbero stare al fianco degli oppressi. Invece, chiamano le ribellioni “tumulti”, affermando di essere sostenute da Soros, Gates, altri! È emersa la terribile verità: degli Stati Uniti non c’è quasi rimasto più nulla. Alcuna sinistra autentica, internazionalista. Invece, ci sono tonnellate di siti cospirazionisti. Significativamente, per le strade di Minneapolis, Atlanta, New York, i neri non chiedono giustizia per se stessi; urlano slogan internazionalisti, chiedendo giustizia per il mondo. È qualcosa di nuovo, di meraviglioso, qualcosa che difficilmente si sente a Parigi o Berlino. Ma questo fatto passa inosservato, appena citato. L’esplosione di rabbia, rivolta coraggiosa negli Stati Uniti, ha preso di mira le basi fondamentali di oltre 200 anni di storia mostruosa, su cui si basa il Paese. In primo luogo, l’invasione colonialista degli europei genocidi, poi lo sterminio della stragrande maggioranza degli indigeni e contemporaneamente la schiavitù più ripugnante che fu sostenuta e utilizzata dai padri fondatori. Lo stato delle persone oppresse negli Stati Uniti oggi è chiaramente e direttamente correlato, collegato a quel passato. Ma non solo: lo stato del mondo potrebbe essere compreso solo se considerato nel contesto di ciò che fu fatto a nativi e schiavi neri brutalizzati negli Stati Uniti. Il colonialismo, le campagne di sterminio in Asia, Africa e America Latina, sono interconnesse con la difficile situazione dei non bianchi negli Stati Uniti. Ora, i neri negli Stati Uniti combattono per se stessi e i propri figli, ma anche per i loro fratelli e sorelle in tutto il mondo, ancora colonizzato e saccheggiato da Washington e Londra. Tutti i manifestanti lo sanno? Alcuni si, altri no, e molti lo intuiscono.
Ora, andiamo al punto di chi cerca di screditare questa rivolta: tutto ciò è anche lotta di potere nell’establishment nordamericano? I democratici, ad esempio, cercano di manipolare la situazione, sfruttandola a loro vantaggio? Non ho dubbi sul fatto che ci siano tali tentativi. Quasi tutti negli Stati Uniti usano sempre tutto cercando vantaggi. Questo è ciò che alle persone viene insegnato, vivendo in un selvaggio sistema capitalista. Ma questi sono due problemi diversi! Anche se Gates, Soror, Stato profondo, democratici, mass media e chissà cos’altro, vogliono rapire la narrazione e dirottare la rivolta, non cambia nulla sul fatto che i popoli le cui vite erano, per generazioni, rovinate, sono ora incazzati di brutto e la loro ribellione potrebbe scuotere le basi del Paese e del suo tremendo ordine mondiale! Anche ora, mentre scrive, la rivolta negli Stati Uniti ha già ispirato il nuovo movimento @PapuanLivesMatter, che si riferisce al genocidio in corso nella Papua occidentale, eseguito dallo Stato indonesiano per conto dei governi occidentali e delle società minerarie. E questo è solo l’inizio.
I reclami sono legittimi. La lotta per la giustizia è legittima. La cosa essenziale ora è separare la lotta a razzismo, colonialismo e imperialismo, dagli interessi politici dell’establishment o parte di esso. Questa separazione può avvenire solo sulle barricate. E poiché l’istruzione è stata rapita dal regime, deve esserci un’iniezione accelerata d’istruzione rivoluzionaria amministrata ai manifestanti e al pubblico in generale. Studio di passato e presente. Ma non dovremmo rinunciare ai manifestanti! E chiamare la loro rivolta “rivoluzione colorata” è irrispettoso e sì: razzista! La loro rabbia è legittima. E, naturalmente, anche la rabbia dei popoli di tutto il mondo è legittima, senza alcun dubbio.

Conclusioni
Punto uno: il termine generale “Rivoluzioni colorate” è errato. Chi lo promuove in realtà confonde la situazione. Negli ultimi anni e decenni, l’occidente ha usato tattiche diverse su come rovesciare i governi, sovvertire movimenti e rivoluzioni e scoraggiare la lotta rivoluzionaria e anticolonialista. Ognuna va esaminato e denunciata separatamente, individualmente. Altrimenti, creerebbe una massa indigeribile, volutamente confusa e danneggerebbe ulteriormente la lotta per l’indipendenza. Altrimenti, il nichilismo si diffonderebbe e lo zelo rivoluzionario sarebbe dissuaso.
Punto due: negli Stati Uniti, la lotta al razzismo, segregazione ed imperialismo è legittima, avendo un’influenza tremenda e positiva su tutto il mondo. Se ci sono interessi politici che cercano di minare e deragliarla dovrebbero essere denunciati alla popolazione degli Stati Uniti. Ma ciò non significa affatto che i manifestanti vadano scoraggiati, figuriamoci ridicolizzati. Chi lottano per la giustizia e per il mondo dovrebbero abbracciato e sostenut con tutto il cuore!

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Non sminuire i manifestanti negli USA definendone la lotta “rivoluzione colorata”!”

  1. In poche parole le proteste non sono nate come rivoluzione colorata ma potrebbero diventalo…
    Speriamo che i manifestanti non siano così stolti da abbracciare i democratici, Soros e compagnia bella, che già si sono messi all’opera.

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