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Giugno 1944: la grande vittoria che ancora modella il mondo del 21° secolo

Martin Sieff, SCF 17 giugno 2020

Il 16 giugno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciava che avrebbe rimosso altre 10000 truppe statunitensi dalla Germania riducendole a irrisorie 24500. La mossa arrivò solo una settimana prima del 76° anniversario dell’inizio della battaglia più decisiva della seconda guerra mondiale, la distruzione del nucleo della temibile e mostruosa macchina da guerra nazista, il Gruppo di Armate Centro, nella battaglia della Bielorussia. Fu un risultato che continua a plasmare il nostro mondo del 21° secolo. La pandemia COVID-19 e la tragedia di George Floyd hanno almeno messo a tacere le solite fiabe infantili che in questo periodo dell’anno i media statunitensi inondano come loro e gli inglesi salvarono il mondo dalla maledizione del nazismo. Ma sembra opportuno ancora una volta ricordare la Battaglia della Bielorussia, la grande vittoria che ha davvero spezzato la potenza nazista nel giugno 1944. Tutti i seri storici militari occidentali, al loro attivo riconoscono pienamente questa realtà, ma nei media è totalmente dimenticato. Meno di 60 divisioni della Wehrmacht nazista furono riunite per affrontare la presunta sfida della Guerra, il D-Day: l’invasione alleata dell’Europa. Ma più di 180 divisioni della Wehrmacht rimasero impegnate a trattenere l’Armata Rossa in Oriente. E persero.
Il 22 giugno 1944, l’Unione Sovietica inflisse la più grande sconfitta della storia militare tedesca distruggendo 28 delle 34 divisioni del Gruppo di Armate Centro, eliminando e catturando 450000 tedeschi. Nel giro di un mese, Gruppo di Armate Centro, fulcro e nucleo duro strategico su cui il dominio tedesco sulla Russia si era posato per tre anni, fu annientato. Fu una sconfitta catastrofica ancora più grande di Stalingrado. Nella storia militare tedesca, la campagna fu denominata “Distruzione del Gruppo di Armate Centro”. Arrivò allo stesso tempo, e in gran parte rese possibile, la vittoria degli Alleati nella Battaglia della Normandia. La dimensione della distruzione vista dal Gruppo di Armate Centro, ridimensiona la sacca di Falaise in occidente. Il premier di guerra Winston Churchill riconobbe immediatamente significato e portata della vittoria. “Buon Dio, non vedete che i russi dilagano in Europa come una marea?” esclamò al suo giovane segretario personale John “Jock” Colville, che 30 anni dopo fu mio professore alla British Academy of Arts and Sciences. Churchill riconobbe correttamente che la Battaglia della Bielorussia ebbe un’importanza geostrategica duratura e sicuramente il suo esito rimane d’importanza cruciale anche oggi. Perché stabilì la supremazia militare sovietica sull’Heartland di Sir Halford Mackinder, l’isola geopolitica mondiale dell’Eurasia.
Il crollo del comunismo e lo scioglimento dell’Unione Sovietica eclissarono questa realtà nell’oscuro decennio miserabile della Russia del presidente Boris Eltsin, negli anni ’90 (aiutata e favorita dall’amministrazione Clinton e dalla consulenza economica catastrofica dell’allora segretario al tesoro Larry Summers e del vicepresidente Al Gore). Ma non eliminò la realtà sottostante. Quindi la Russia si riprese stabilità, forza economica di base e potere militare col Presidente Vladimir Putin. A differenza dell’impero globale britannico scomparso nei 15 anni dal 1947 ai primi anni ’60, o della potenza militare degli Stati Uniti esaurita dalle guerre infinite in Afghanistan e Iraq, la battaglia della Bielorussia creò la realtà globale che perdura ai giorni nostri. Quella battaglia, nota anche come Operazione Bagration, segnò anche l’ascesa della via alla guerra sovietica e post-sovietica. Come l’ex-colonnello dell’esercito nordamericano Douglas Macgregor, il più perspicace dei moderni analisti militari occidentali, scrive nel sua opera classica “Margin of Victor”, “La trionfante Wehrmacht del 1941 fu schiacciata nel 1944… (da) una mutazione sovietica focalizzata sull’integrazione e concentrazione della potenza di combattimento a livello operativo avendo effetto strategico”. “L’Unione Sovietica vinse la Seconda guerra mondiale nell’Europa orientale”, ha concluso Macgregor, “perché il Partito Comunista dell’Unione Sovietica organizzò le forze per raggiungere l’assoluta unità di comando… Grazie a questa singolare condizione di unità di azione, l’Alto Comando sovietico poté impegnare truppe e risorse quando e dove erano necessarie in modo rapido ed efficiente a livello strategico e operativo, in guerra… La spettacolare avanzata della potenza militare sovietica col disastro del Gruppo di Armate Centro nel cuore dell’Europa, assicurò la distruzione del Terzo Reich”.
La battaglia della Bielorussia provvede anche una lezione cruciale su forza, resistenza e persistenza del popolo russo. Nei tre anni successivi al 22 giugno 1941, oltre 25 milioni di sovietici morirono per mano degli invasori nazisti. Da quando gli eredi mongoli di Gengis Khan conquistarono la Cina nel 13° secolo, non si vide tale strage in una nazione. Persino un attacco nucleare limitato a Russia o Stati Uniti on produrrebbe vittime e sofferenze umane simili. Eppure il popolo russo, coi popoli dell’Eurasia, tornò ottenendo la più grande delle vittorie militari. Trent’anni dopo il crollo del comunismo, è il mondialismo liberale, il culto del libero scambio e dei confini aperti, che collassa sotto i nostri occhi. Ma le dinamiche militari stabilite in Europa centrale nel giugno 1944, quel mese di vere vittorie, guidano ancora la nostra realtà e modellano il nostro destino globale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio