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La chiave della cooperazione Cina-India-Pakistan per liberare il potenziale dell’Asia

Intervistatore Abhishek G. Bhaya, CGTN, 15 giugno 2020

Quanto è fattibile l’idea di un partenariato trilaterale Cina-India-Pakistan considerando che Nuova Delhi ha una lunga controversia con entrambi i vicini? Sudheendra Kulkarni, aiutante dell’ex-primo ministro indiano Atal Bihari Vajpayee, in un recente articolo per un importante quotidiano indiano affermava che un dialogo trilaterale non è solo possibile, ma assolutamente essenziale per la pace a lungo termine, la stabilità e il progresso di Asia del sud. L’idea era in risonanza con la proposta del Presidente Xi Jinping di una cooperazione trilaterale discussa al vertice informale di Xi col Primo Ministro Narendra Modi ad ottobre. Già membro del Bharatiya Janata Party (BJP) che attualmente governa l’India, Kulkarni lasciò il partito nel 2009 e successivamente fondò il Forum per una nuova Asia meridionale, sostenuto dalla cooperazione India-Cina-Pakistan, con cui intende impegnarsi ad incoraggiare l’iniziativa trilaterale. L’editore internazionale di CGTN Digital Abhishek G Bhaya incontrava l’attivista socio-politico indiano per discutere le complesse dinamiche, il potenziale e la fattibilità di tale cooperazione regionale.

Estratti:
Bhaya: Sostene che senza un dialogo e una cooperazione trilaterali “né ‘India né il resto dell’Asia meridionale possono sfruttare appieno il loro potenziale di prosperità, progresso e grandezza”. Perché è così cruciale per la stabilità e lo sviluppo della regione?
Kulkarni: Come indiano orgoglioso e patriottico, se mi chiedo perché l’India non sfrutta il suo pieno potenziale dall’indipendenza nel 1947, vi vedo due ragioni principali. Una, la nostra disputa di lunga data con la Cina e in secondo luogo la nostra ostilità col Pakistan per il Kashmir. Questi due problemi hanno frenato l’India dallo sviluppo pieno. L’India e la Cina iniziarono dallo stesso livello di sviluppo nel 1947 e nel 1949. Vediamo che la Cina è progredita così tanto ed anche se l’India ha fatto progressi significativi negli ultimi decenni, siamo ancora molto indietro. Abbiamo così tante sfide sullo sviluppo riguardo la numerosa nostra popolazione che vive ancora sotto la soglia di povertà, molti privati delle necessità di base vitali. L’incapacità dell’India di normalizzare le relazioni coi due grandi vicini, Cina e Pakistan, aggrava la portata dei problemi. Questo è anche il motivo dell’incapacità dell’Asia meridionale di sviluppare appieno il proprio potenziale. L’Asia meridionale è la regione più popolosa del mondo con 1,7 miliardi di persone. Allo stesso tempo, ospita il maggior numero di poveri nel mondo. È anche la regione meno integrata per connettività. Tutto ciò per il nostro fallimento nel rendere l’Asia meridionale zona di pace, stabilità, connettività e cooperazione. Questo è il motivo per cui ho discusso nettamente sulla cooperazione India-Cina-Pakistan. Se riusciamo a raggiungere questo obiettivo, in pochi decenni l’Asia del Sud diventerà una delle regioni più sviluppate al mondo con un’altissima qualità della vita per tutti suoi popoli.

Ha anche sostenuto che l’India deve essere disposta a cercare una soluzione permanente basata sul compromesso sui propri interessi a lungo termine. Qual è, secondo Lei, la soluzione a lungo termine sulle questioni di frontiera dell’India coi suoi vicini?
Sfortunatamente, la disputa sul confine tra India e Cina è di un tipo che può portare a una soluzione solo se India e Cina sono disposte a scendere a compromessi. Ora, torniamo a un anno molto importante nella nostra storia, il 1960, cioè due anni prima della guerra India-Cina sulla disputa sul confine. Nel 1960, l’allora Premier Zhou Enlai venne in India per una visita di oltre sette giorni. Offrì una soluzione di compromesso per risolvere la questione del confine. Secondo me, questo pacchetto era molto ragionevole. Se l’India avesse risposto positivamente all’offerta di Zhou Enlai, nel 1962 non ci sarebbe stata la guerra e non ci sarebbero stati problemi sulla linea del controllo effettivo. In tutte le controversie che abbiamo storicamente ereditato, dare e avere era d’obbligo. È così che la Cina risolse le sue controversie sui confini con 12 dei 14 vicini. Ne rimangono solo due irrisolti: con l’India e il Bhutan. Lo stesso tipo di compromesso è necessario anche per risolvere il problema del Kashmir tra India e Pakistan. L’India non ha modo di ottenere la parte del Kashmir del Pakistan. E non è possibile che il Pakistan ottenga la parte del Kashmir dell’India. Abbiamo combattuto tre guerre, hanno risolto qualche problema? No. Possiamo combattere un’altra guerra ora che siamo potenze nucleari? No. E quindi, dobbiamo prendere una decisione ragionevole facendoci concessioni reciproche per risolvere il problema e vivere in pace e cooperazione.

In molti modi, la sua idea riecheggia la proposta del Presidente Xi Jinping di “partenariato trilaterale libero dall’influenza di terzi”. Quanto è fiducioso che tale cooperazione diventi realtà in futuro?
Fui molto contento quando il Presidente Xi Jinping offrì questa idea al Primo ministro Modi al vertice informale dell’anno scorso a Mamallapuram, nel sud dell’India. L’idea del dialogo e della cooperazione trilaterali è un modo molto saggio e l’unico per andare avanti. Ora che questa idea è di dominio pubblico, merita di essere discussa e molto seriamente a livello politico, governativo, e tra i popoli di India, Cina e Pakistan. Il motto dell’India, inscritto sul nostro emblema ufficiale, è “Satyameva Jayate”, che significa “solo la verità trionferà”. Quindi, un giorno o l’altro, la verità di questu dialogo e cooperazione trilaterale dovrà trionfare perché non c’è altro modo con cui India, Cina e Pakistan possano risolvere i problemi e procedere insieme verso una prosperità comune. L’India è una nazione molto diversificata, pertanto è necessario creare un consenso nella popolazione, nei partiti e nello stesso governo. Sono sicuro che se l’idea di Xi Jinping verrà discussa correttamente, arriveremo alla conclusione che è un’ottima idea e dovremmo procedere con essa.

Nell’Europa postbellica, gli ex avversari si unirono creando un mercato unico con frontiere aperte e moneta comune portando al progresso complessivo del continente. Immagina una simile cooperazione regionale tra i Paesi dell’Asia meridionale da un lato e la Cina dall’altro?
Penso che tale cooperazione sia necessaria. E dovremmo trovare un modo per convertire la necessità in possibilità. Inoltre, ciò che è possibile va reso reale. Il Presidente Xi Jinping ha la visione della costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità. Possiamo certamente costruirla per l’Asia meridionale. L’esempio dell’Europa è molto pertinente. L’Europa ha combattuto due orribili guerre mondiali nel secolo scorso. Cosa ottenne? Distruzione e morte. Ma alla fine la saggezza emerse. Ed oggi, i Paesi europei si sono riuniti sotto forma di Unione europea, dove le persone possono viaggiare e commerciare liberamente senza visto. Non possiamo pensare a un’unione dell’Asia meridionale? E vedo la Cina come parte della grande famiglia dell’Asia meridionale data la vicinanza geografica e culturale di sue regioni come Tibet e Yunnan. India, Pakistan, Cina, Nepal e Sri Lanka hanno ereditato civiltà molto ricche e in passato ebbero interazione e cooperazione molto intense. Queste civiltà sottolineano l’unicità della famiglia umana e la risoluzione pacifica dei conflitti. Pertanto, tornando alle nostre civiltà passate e guardando alla necessità attuale, dobbiamo muoverci verso una maggiore cooperazione.

Quale ruolo possono svolgere forum multilaterali come l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), di cui Cina, India e Pakistan sono membri, e BRICS che include Cina e India, nel favorire una migliore comprensione tra questi tre Paesi asiatici?
Questo è molto importante, soprattutto perché c’è un tentativo di allontanare l’India da questa comunità regionale, verso un’alleanza coll’occidente per contenere la Cina. Questo sarà estremamente pericoloso per l’India e il resto dell’Asia meridionale. Non dobbiamo cadere nella trappola di alcuni occidentali, specialmente degli Stati Uniti, solo perché hanno un problema coll’ascesa della Cina e vogliono usare l’India per contenerla. Sarà estremamente miope e anche controproducente per l’India. C’è un detto cinese, molto saggio, che dice che “un vicino vicino è meglio di un parente lontano”. Quindi, dobbiamo prima pensare al nostro quartiere. E quando pensiamo al nostro vicinato, i nuovi forum multilaterali come SCO e BRICS sarano estremamente importanti. In effetti, la SCO oggi è molto più importante del G7.

La visione di Xi della Belt and Road Initiative (BRI) completa l’idea di connettività e cooperazione regionali. Quali sono le sue opinioni sulla posizione dell’India sulla BRI e in particolare sul Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC)?
Sono uno dei pochissimi indiani che parteciparono al primo e al secondo Belt and Road Forum in Cina, anche se l’India ufficialmente boicottava la BRI. Fu una decisione poco considerata perché la BRI può contribuire a cooperazione e sviluppo regionali nell’Asia meridionale. Ho ripetutamente affermato che il CPEC dovrebbe essere ampliato ed esteso ad India, Afghanistan e altri Paesi in quella regione. Dovremmo anche estenderlo verso est a Bangladesh e Myanmar in modo da poter avere una rete di progetti di connettività per l’intera Asia meridionale. Immaginate se riusciremo a raggiungere questo obiettivo, il quadro dell’Asia meridionale sarà diverso tra un decennio o due. Con la connettività e la cooperazione arrivano molte opportunità di crescita economica, nonché di sviluppo sociale. Possiamo liberare l’Asia meridionale dalla povertà in un paio di decenni. Quindi, Nuova Delhi dovrebbe uscire dalla mentalità secondo cui la BRI è una trappola o minaccia alla sicurezza dell’India.

Traduzione di Alessandro Lattanzio