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La guerra dei Sioux del 1866–68

Weapons and Warfare

La spedizione Connor e la Bozeman Trail
La scoperta dell’oro nel Montana occidentale nel 1862 intorno al Grasshopper Creek portò centinaia di cercatori nella regione. Quasi tutti tali cercatori di fortuna risalirono la Platte Road, biforcazione nord della vecchia Oregon-California Trail, e passarono nel Montana da ovest. Altri risalirono il fiume Missouri fino a Fort Benton, poi scesero nelle miniere d’oro da nord-est. Nel 1863, due imprenditori, John Bozeman, georgiano arrivato alla frontiera 2 anni prima, e John Jacobs, montanaro veterano, tracciarono una pista dalle miniere d’oro per la Platte Road ad ovest di Fort Laramie. Questo percorso attraversava il Bozeman Pass ad est di Virginia City, e i fiumi Yellowstone e Bighorn, correndo a sud lungo il lato orientale dei Monti Bighorn, e i fiumi Tongue e Powder, poi a sud attraversando Powder River per unirsi alla Platte Road a 80 miglia ad ovest di Fort Laramie. Ridusse di quasi 400 miglia la distanza richiesta da altre rotte per raggiungere le miniere d’oro. Tuttavia, il sentiero attraversava la preziosa terra di caccia rivendicata dai Teton Sioux e dai loro alleati lungo il fiume Powder. I viaggiatori sulla Bozeman Trail si ritrovarono presto sotto il duro attacco di indiani ostili. Nel 1865, in risposta all’attacco indiano al ponte sul Platte vicino alla moderna Casper, nel Wyoming, e alle richieste di protezione degli emigranti, l’esercito nordamericano inviò tre colonne convergenti sotto il comando del generale Patrick E. Connor. Il colonnello Nelson Cole comandò la colonna Omaha che consisteva di 1400 cavalleggeri volontari. Il tenente-colonnello Samuel Walker comandava la seconda colonna con 600 cavalleggeri volontari. Connor comandava la terza colonna, composta da 558 soldati e 179 esploratori indiani. La strategia prevedeva che le tre colonne s’incontrassero all’inizio di settembre sul Rosebud Creek. Connor raggiunse il fiume Upper Powder a metà agosto. Creò Fort Connor, quindi proseguì a nord-ovest alla ricerca degli indiani. Il 29 agosto trovò e attaccò il villaggio Arapaho di Black Bear sul fiume Tongue, vicino alla moderna Ranchester, Wyoming. Invase il villaggio e catturò la mandria di pony. Tuttavia, dopo aver distrutto il villaggio, diversi contrattacchi indiani convinsero Connor che avrebbe dovuto ritirare le truppe in condizione d’inferiorità. Quindi, nel pieno delle prime tempeste invernali, Connor si spostò a nord per individuare le colonne di Cole e Walker.
Nel frattempo, Cole marciò a nord delle Black Hills e si diresse verso il fiume Belle Fourche, dove si collegò alla colonna di Walker il 18 agosto. Inizialmente, le due colonne continuarono a spingersi in profondità nelle terre indiane fin quando non esaurirono pericolosamente i rifornimenti e decisero di spostarsi verso il fiume Tongue e collegarsi con Conner. Il 1° settembre, un grande formazione di guerra Cheyenne attaccò le colonne cambiando la decisione di Cole di spostarsi verso il fiume Tongue. Invece, si diressero lungo il fiume Powder sperando di rifornirsi coll’abbondante raccolto di cui era nota la valle del fiume Yellowstone. La notte del 2 settembre vi furono i primi temporali invernali a colpire le colonne. Più di 200 cavalli e muli di Cole, già indeboliti dalla fame, morirono per inedia e sfinimento. Ancora Cole cambiò rotta di marcia e decise di tornare a Fort Laramie per rifornirsi. La mattina del 5 settembre, Cole e Walker si imbatterono inconsapevolmente nelle vicinanze di un grande villaggio. vicino alla foce del Little Powder River. Il villaggio era un raduno inedito di Sioux, Cheyenne settentrionali e meridionali. Più di 1000 guerrieri Sioux, Cheyenne e Arapaho sciamarono dal villaggio per attaccare le colonne. La battaglia infuriò per 3 ore prima che il villaggio ancora da scoprire si allontanasse al sicuro e gli indiani interruppessero i combattimenti. Poi di nuovo l’8 settembre, le truppe sfinite e affamate inconsapevolmente minacciarono il villaggio. La retroguardia indiana rallentò facilmente i soldati e il villaggio sfuggì una seconda volta. Nei successivi 12 giorni, le colonne continuarono a spostarsi. Ogni giorno decine di cavalli e muli morivano di fame. Gli indiani si aggiravano attorno e colonne come avvoltoi e, se non fosse stato per l’artiglieria del distaccamento, probabilmente sarebbe stata molto più dura per le truppe. Il 20 settembre, le truppe di Cole e Walker si trascinarono a Fort Connor. Le truppe altrettanto esauste di Connor si unirono a loro il 24 settembre. La spedizione non sottomise le tribù e invece incoraggiò i Sioux a continuare la risoluta resistenza a qualsiasi incursione bianca nella contea del Powder River. Tuttavia, la presenza di Fort Connor sul Bozeman Trail incoraggiò l’aumento degli immigrati lungo il percorso e ne amplificò le richieste di protezione.

I Forti della Bozeman Trail, 1866-1868
Il fallimento della spedizione Connor spinse il governo a cercare una soluzione diplomatica e, nel giugno 1866, mentre alcuni capi della Powder River erano a Fort Laramie a negoziare il trattato per consentire un passaggio sicuro nella contea del Powder River, il colonnello Henry B. Carrington guidò il 2° Battaglione, del 18.mo Fanteria, verso la Bozeman Trail. Gli ordini l’obbligarono a presidiare Fort Reno, già Fort Connor (costruito l’anno precedente dal generale Connor), e a stabilire due nuovi forti lungo la Bozeman Trail. Da quei forti si dovevano fornire protezione e scorta agli emigranti nel Territorio del Montana. Considerando il numero di capi che parteciparono ai negoziati di pace, la prospettiva di una prima conclusione sembrava buona e l’esercito non si aspettò che la missione di Carrington comportasse significative azioni di combattimento. Di conseguenza, oltre alle 700 truppe del 18.mo, più di 300 donne, bambini, sutler e appaltatori civili accompagnarono Carrington. La colonna comprendeva 226 carri trainati da muli, la banda reggimentale da 35 pezzi, 1000 capi di bestiame per fornire carne fresca e gli strumenti e le attrezzature necessarie per creare una comunità nella prateria. Carrington lasciò Fort Laramie pienamente fiducioso di saper compiere la missione senza difficoltà. Sembrava adatto alla missione data il comprovato merito come pianificatore e organizzatore. Laureato a Yale, era avvocato quando iniziò la guerra civile nell’aprile 1861. Si offrì volontario e ottenne il comando a colonnello del 18.mo Fanteria nel maggio 1861. Fu nominato generale di brigata nel novembre 1862. Anche se non vide alcuna azione col 18.mo, eseguì numerosi incarichi in modo efficiente e mantenne il comando del 18.mo fino alla fine della guerra. Il 28 giugno 1866, la colonna di Carrington arrivò a Fort Reno. Qui Carrington passò 10 giorni a riparare, rifornire e presidiare il forte con una compagnia di fanteria. Il 9 luglio, il resto del 2° Battaglione lasciò Fort Reno con tutte le salmerie. Quattro giorni dopo, Carrington scelse un sito per la costruzione del comando centrale.
Il sito scelto da Carrington si trovava appena a sud del punto in cui la Bozeman Trail attraversava il Big Piney Creek. La grande valle in cui si trovava il forte era circondata su tre lati da alture. Sia a nord che a sud, la Bozeman Trail passava sopra le creste lontano dal forte. A ovest, la valle si estendeva per 5 o 6 miglia lungo il Little Piney Creek prima di finire alle pendici delle montagne Bighorn. Fu in questa valle che taglialegna e squadre di boscaioli dovevano passare per fornire i materiali da costruzione e il combustibile per la la postazione. La scelta di Carrington di questa postazione fu a lungo discussa. Uno dei punti deboli del sito era che Sioux e Cheyenne dominavano continuamente le alture e osservavano tutti i movimenti nel forte. La costruzione di Fort Phil Kearny iniziò non appena arrivò la colonna di Carrington e continuò quasi fina quando fu abbandonata. L’elemento principale era una palizzata di 800 piedi per 600 piedi realizzata mettendo insieme tronchi di pino tagliati a 11 piedi di altezza e una trincea profonda 3 piedi. La palizzata recintava caserme e alloggi per le truppe, gli ufficiali e la maggior parte delle famiglie; strutture ospedaliere; magazzini, stalle e una varietà di altre strutture. Un’area aperta che comprendeva negozi, stalle e il fienile si estendeva per altri 700 piedi dalla palizzata sud a Little Piney Creek, la principale sorgente del forte. Due ingressi principali davano accesso ai carri alla posta, il cancello principale sul parete est e un portone sul lato ovest dell’area aperta. A luglio, Carrington distaccò due compagnie sotto il capitano Nathaniel C. Kenney avanzando lungo la Bozeman Trail per costruire un terzo forte, Fort CF Smith, a 91 miglia a nord di Fort Phil Kearny, vicino all’attuale Yellowtail, nel Montana. L’esercito stabilì anche altri due forti lungo il sentiero nel 1867: Fort Fetterman vicino al punto di partenza del sentiero e Fort Ellis sul lato ovest del Bozeman Pass.

Fort Phil Kearny assediato
Nuovla Rossa, influente capo Oglala dei Sioux, si oppose fermamente agli sforzi dell’esercito nordamericano di costruire i forti lungo la Bozeman Trail. Fu convinto da episodi come l’affare Grattan e la rappresaglia del brigadiere Harney che gli Oglala Sioux non potessero più vivere nella regione del fiume Platte, vicino Fort Laramie. Pertanto, verso la fine degli anni 1850, l’Oglala Sioux si spinse nell’ovest della contea di Powder River sperando di restare lontani dalla continua migrazione dagli Stati Uniti. Vide la contea di Powder River come l’ultimo rifugio del suo popolo dagli invadenti bianchi. Quasi appena Carrington iniziò la costruzione dei suoi forti Bozeman Trail, le ostilità iniziarono tra l’esercito e i Sioux. Carrington concentrò tutte le sue limitate risorse sulla costruzione di Fort Phil Kearny. Diede poca enfasi all’addestramento e alle operazioni offensive e reagì solo alle incursioni indiane con inseguimenti inefficaci. D’altra parte, Nuvola Rossa concentrò la maggior parte degli sforzi su sporadiche molestie contro Fort Phil Kearny e il traffico lungo la Bozeman Trail. I suoi guerrieri divennero molto abili nel sottrarre il bestiame e minacciare i boscaioli. I Sioux evitarono ogni rischio inutile e facilmente evitarono la maggior parte dei tentativi d’inseguimento dell’esercito, che demoralizzarono i soldati per l’incapacità di scontrarsi cogli indiani in battaglia. I guerrieri di Nuvola Rossa presentarono una costante minaccia alla Bozeman Trail. Le guarnigioni dei forti avevano a malapena le risorse per proteggersi, quindi gli emigranti smisero di viaggiarono lungo il sentiero quasi completamente. In sostanza, il sentiero divenne una strada militare e la maggior parte del traffico era limitato al traffico militare dei rifornimenti. La strategia di Nuvola Rossa dell’assedio distante annullò la scorciatoia per le miniere d’oro del Montana. A novembre, Carrington ricevette un piccolo rinforzo. Includeva: il capitano (tenente colonnello colonnello) William J. Fetterman e il capitano (maggiore) James Powell, esperti veterani della guerra civile. Il molto aggressivo Fetterman si unì rapidamente ad altri ufficiali frustrati a spingere Carrington a compiere un’azione offensiva contro gli indiani. Sfortunatamente, come la maggior parte dei suoi camerati al forte, non aveva esperienza nelle guerre indiane.
Nel dicembre 1866, gli indiani furono incoraggiati dal successo nel molestare i forti e decisero di tentare di attirare un distaccamento dell’esercito in un’imboscata. Nello stesso periodo, dopo aver completato i lavori essenziali sul forte, Carrington decise di avviare operazioni offensive. Pensò di contrastare i successivi raid col suo attacco su due fronti. Ordinò al capitano Fetterman di inseguire i predoni lungo il Peno Creek. Carrington avrebbe quindi preso un secondo gruppo di soldati sul Lodge Trail Ridge e tagliato la ritirata ai guerrieri. Il 6 dicembre 1866, gli indiani attaccarono il Lodge Trail e Carrington eseguì il contrattacco previsto. Nello scontro, i tenenti Bingham e Grummond disobbedirono agli ordini e inseguirono gli indiani fino all’gguato che portò alla morte di Bingham e di un ufficiale non noto. Solo la severa disciplina e le azioni tempestive intraprese dal capitano Fetterman che avanzarono verso il suono delle armi impedirono la tragedia quel giorno. La scaramuccia del 6 dicembre spinse Carrington a sospendere i piani per azioni offensive e a concentrarsi invece sull’addestramento. Al contrario, i Sioux furono incoraggiati dal successo e continuarono a perfezionare la strategia delle imboscate. Il 19 dicembre, fecero un altro tentativo di attirare un distaccamento dell’esercito in un’imboscata, attaccando la Lodge Trail. Il capitano Powell guidò la forza di soccorso e rifiutò con prudenza di inseguire i predoni. I Sioux pianificarono rapidamente il successivo attacco per il 21 dicembre.

Lo scontro di Fetterman: l’approccio
La mattina del 21 dicembre 1866, fece freddo e grigio a Fort Phil Kearny. La temperatura era sotto lo zero e la neve copriva le valli, le pinete e le creste ai piedi dei Monti Bighorn. Verso le 10.00, il colonnello Carrington ordinò al convoglio del legname di procedere peri boschi per la raccolta di legna giornaliera. Sapendo che era probabile un attacco, mandò una scorta particolarmente forte co dei carri. Nel giro di un’ora, le vedette su Pilot Knob segnalò che il convoglio era sotto attacco e che si potevano udire spari dal forte. Come fece in occasioni simili, Carrington ordinò immediatamente a una colonna di soccorrere gli assediati. Il capitano Powell svolse con successo una missione simile solo 2 giorni prima. Ma quella mattina, il capitano Fetterman insistette a comandare la colonna di soccorso. Vi fu una considerevole controversia sugli ordini di Carrington a Fetterman. La maggior parte delle fonti secondarie concorda sul fatto che Carrington gli disse di soccorrere il convoglio e tornare al forte. In alcun caso avrebbe dovuto andare oltre il Lodge Trail Ridge. D’altra parte, non ci sono prove che Carrington desse l’ordine controverso di non andare oltre il Lodge Trail Ridge. È possibile che il consenso di Carrington alla richiesta di Fetterman di guidare la grande forza di soccorso fosse una mossa offensiva volta a cogliere i predoni mentre si ritiravano nel drenaggio di Peno Creek. La storia dell’ordine potrebbe essere una fabbricazione posteriore volta a dare la colpa della tragedia alla disobbedienza degli ordini anziché sul fallimento dell’offensiva pianificata contro gli indiani.
Alle 11.15, Fetterman passò dal portone sudoccidentale del forte con 49 uomini scelti da 4 compagnie del 18.mo Reggimento di fanteria, armati di Springfield a retrocarica (Compagnia A: 21, Compagnia C: 9, Compagnia E: 6, e Compagnia H: 13). Alcuni fanti, probabilmente 13 uomini della Compagnia H, sarebbero stati montati a cavalli. Pochi minuti dopo, il tenente George Grummond seguì Fetterman con 27 truppe montate del 2° Reggimento di cavalleria, per lo più armati di Spencer a ripetizione prelevati dalla banda reggimentale. Il capitano Frederick Brown, caro amico di Fetterman, si offrì volontario per la colonna. Anche James Wheatley e Isaac Fisher, due civili armati di fucili a ripetizione, si offrirono volontari. Sebbene Fetterman probabilmente non pronunciò mai la frase attribuitagli, “Con 80 uomini ho potuto scacciare l’intera nazione Sioux”, era, come la maggior parte degli altri ufficiali dell’esercito, sprezzante sui nemici indiani. Tuttavia, Fetterman guidò 80 uomini. Anche il percorso di Fetterman è controverso. Tuttavia, è probabile che abbia guidato la sua forza direttamente a nord, passando ad est della Sullivant Hill prima di attraversare il torrente e risalire il Lodge Trail Ridge. Molto probabilmente la fanteria di Fetterman seguiva la strada in parallelo alla cavalleria lungo i pendii su entrambi i fianchi. Indipendentemente dal fatto che l’ordine di non attraversare la cresta fosse reale, era chiaro a chi osservava dal forte che i movimenti di Fetterman l’avrebbero portato sul Lodge Trail Ridge.

Lo scontro di Fetterman: Inseguimento e imboscata
Sebbene i dettagli del combattimento siano incerti, sembra che le truppe a cavallo e la fanteria si separassero. Se Fetterman impartì l’ordine o se Grummond agisse da solo non si saprà mai, ma la cavalleria, insieme a un piccolo distaccamento di fanteria montata e due civili, precedette la fanteria subito dopo aver superato il Lodge Trail Ridge. Le esche indiane si dimostrarono provocanti alla colonna in avanzata attirarondola verso Peno Creek. Secondo la sua tendenza ad azioni impetuose, Grummond era probabilmente ansioso di affrontare il nemico. Ai piedi del pendio, tuttavia, centinaia di indiani Sioux, Cheyenne e Arapaho fecero scattare la trappola. I resoconti indiani indicano che i Cheyenne si nascosero a ovest della cresta tra gli alberi, macchia e depressioni intorno a Peno Creek e che i Sioux e Arapaho si nascosro a nord lungo Peno Creek e ad est della strada dietro la successiva cresta. Il distaccamento montato di Grummond si ritirò su per la collina. Wheatley e Fisher, i due civili, insieme a diversi veterani, scesero e difesero un piccolo affioramento di rocce. Questi esperti della frontiera capirono che era fatale tentare la ritirata coll’attacco dei cavalieri indiani. Wheatley e Fisher apparentemente usarono i fucili a ripetizione con buoni risultati prima di soccombere. Carrington in seguito affermò nel suo rapporto che c’erano 60 pozze di sangue che circondavano la posizione. Tuttavia, i due civili con la propria vita fecero guadagnare il tempo necessario a Grummond per radunare le truppe montate in cima alla collina.

Lo scontro di Fetterman: lo scontro della Cavalleria e la resistenza di Fetterman
Le truppe montate si ritirarono verso sud lungo la cresta per ripararsi dietro una piccola collina. Sembra che Grummond combatté un’azione di ritardo smontando qui. La scontro della scaramuccia avvenne a nord e lungo la cresta, su entrambi i lati. Ad un certo punto, Grummond tentò di tornare a sud lungo la strada, verso la fanteria. Tuttavia, la ritirata si disintegrò in rotta, e la maggior parte dei soldati a cavallo fu raggiunta dagli indiani prima che potessero unirsi alla Fanteria (vedi mappa B). Il corpo di Grummond e di molti altri furono trovati sparpagliati lungo la strada tra la linea della scaramuccia della cavalleria e la posizione finale della fanteria. I resoconti indiani parlano di un “comandante su pony” ucciso sulla strada e i cui uomini poi cedettero e fuggirono sulla cresta. Altri resoconti indiani parlano di un comandante su un cavallo bianco che combatté un’azione coraggiosa di ritardo, tagliando la testa a un indiano con una sciabolata. Uno degli ultimi soldati a morire lungo la linea della scaramuccia fu Adolph Metzger, trombettiere di origine tedesca e veterano dal 1855. Metzger respinse gli assalitori con la sua tromba fin quando lo strumento si ridusse a metallo informe e il corpo sanguinante da una dozzina di ferite. Fetterman, Brown e altri 47 soldati, per lo più di fanteria ed armati di carabine a retrocarica dell guerra civile, si radunarono suo un gruppo di grandi rocce in cima alla cresta. Cavallo Americano e Aquila Coraggiosae, guerrieri Oglala Sioux, affermarono che i soldati combatterono duramente e resistettero a diversi tentativi di assaltare le loro posizioni. Tuttavia, la fanteria di Fetterman era irrimediabilmente soverchiata e aveva poche possibilità di resistere. Alla fine furono sopraffatti e tutti uccisi. Al forte, Carrington sentì gli spari da oltre la cresta. Temendo il peggio, Carrington ordinò al capitano Tenador Ten Eyck di prendere ciò che degli uomini rimase nel presidio per aiutare Fetterman. Quando Ten Eyck raggiunse le colline che sovrastavano lo scontro, era troppo tardi per salvare la condannata unità di Fetterman.
Dopo la battaglia, Carrington mostrò notevole determinazione nel recuperare i corpi degli uomini di Fetterman anche se temeva che gli indiani avrebbero attaccato e invaso il forte drasticamente indebolito. Chiese e ottenne un volontario per portare le notizie del disastro a Fort Laramie. Arrivato a Fort Laramie durante il ballo notturno di Natale, il volontario John “Portugee” Phillips, aveva percorso 235 miglia in 4 giorni per annunciare il disastro. Il 26 dicembre, il generale Phillip St. George Cooke, comandante di Carrington, ordinò al tenente-colonnello Henry W. Wessells, subordinato di Carrington a Fort Reno, di assumere il comando della spedizione di soccorso e la responsabilità generale di tutte e tre i forti sulla Bozeman Trail. Il nuovo comandante diligentemente migliorò il morale a Fort Phil Kearny, ma la guarnigione soffrì molto la mancanza di provviste e il freddo intenso. Gli indiani sospesero le operazioni contro il forte a causa delle estreme condizioni invernali. Le parti attesero la primavera per riprendere la corsa al controllo della Bozeman Trail.

Lo scontro di Hayfield, 1° agosto 1867
Nella primavera-estate 1867, gli indiani ripresero le molestie contro i forti CF Smith e Phil Kearny. Alcun attacco sottopose a serie pressioni e le parti non subirono perdite significative. Nel luglio 1867, Nuvola Rossa riunì la sua coalizione di tribù indiane nella valle del Rosebud per la sacra danza del sole e discutere della mosse contro i forti della Bozeman Trail. I capi tribali probabilmente schierarono 1000 guerrieri, ma la confederazione libera delle tribù non poteva concordare su quale forte attaccare e finì per dividere le forze. La maggior parte dei Cheyenne, con alcuni Sioux, si mosse contro Fort CF Smith mentre il resto dei Sioux e alcuni Cheyenne decisero di attaccare un campo di boscaioli vicino Fort Phil Kearny. Probabilmente perché l’azione contro i forti fu sporadica, gli indiani non sapevano che, all’inizio di luglio, erano arrivati nei forti carichi di nuovi fucili M-1866 Springfield-Allin, calibro da 12,7mm e 19 mm. Lo Springfield-Allin era una modifica dello Springfield a retrocarica calibro 14,5 mm, il fucile standard della Guerra Civile. Sebbene con un solo colpo, la nuova arma, che utilizzava la cartuccia a incudine Martin a tiro centrale e completamente metallica, da 12,7 mm, era altamente affidabile e poteva essere sparata con precisione e rapidità. Insieme ai fucili arrivarono più di 100000 proiettili. I forti CF Smith e Phil Kearny erano sufficientemente protetti, non avendo paura di un attacco diretto contro i bastioni. Tuttavia, i forti avevano avamposti esposti. A Fort CF Smith, c’era il campo di fieno situato a 2,5 miglia a nord-est. Nel campo di fieno, i lavoratori a contratto eressero un recinto improvvisato di tronchi, quale area di deposito protetta per attrezzature e animali e come posizione difensiva, se necessario. Diciannove soldati, comandati dal tenente Sigismund Sternberg, sorvegliavano le sei trebbiatrici del campo di fieno.
La mattina del 1° agosto 1867, gli indiani attaccarono i lavoratori nel campo di fieno. L’esercito e civili armati si rifugiarono rapidamente nel recinto e, ad eccezione del tenente, si ripararono dietro i tronchi del perimetro del recinto. Il tenente Sternberg, con una formazione militare formale europea e veterano degli eserciti prussiano e dell’Unione, non considerò appropriato protocollo militare per un ufficiale combattere in posizione prona, così decise di combattere in piedi. Il tenente di 29 anni fu a Fort CF Smith solo per 7 giorni e non aveva alcuna esperienza nella lotta agli indiani. Sebbene la forza indiana sia ancora sconosciuta, probabilmente si avvicinava ai 500. L’attacco iniziale si verificò verso mezzogiorno. Gli indiani colpirono il recinto sperando di attirare i soldati a inseguirli. Dopo che tale tattica fallì, condussero una carica in massa sul recinto. I guerrieri si aspettavano una scarica di fuoco dai soldati seguita da una pausa per ricaricare goffamente i fucili a retrocarica. Durante quella pausa, gli aggressori pensarono di precipitarsi dentro e invadere il recinto. Tuttavia, la pausa non ci fu mai, perché i soldati poterono ricaricare rapidamente i nuovi fucili. Anche se i soldati non si erano completamente abituati alle nuove armi, la loro potenza di fuoco respinse l’attacco. Durante l’attacco, il tiro indiano uccise il tenente Sternberg con un colpo alla testa e ferì gravemente il vice di Sternberg alla spalla. Pertanto, il comando fu assunto da Don A. Colvin, uno dei civili del campo di fieno e che fu ufficiale durante la guerra civile. Col fallimento del primo attacco, molti guerrieri Sioux e Cheyenne si rifugiarono sulle creste a 300 metri a sud del recinto e, da quella posizione, mantennero il recinto sotto tiro fino a sera. Il secondo attacco venne dai bluff e fu nuovamente respinto dal tiro massiccio dei soldati. Per altre due volte quel pomeriggio gli indiani lanciarono assalti a cavallo dalle alture sperando di schiacciare i difensori. Ogni attacco fu bloccato dal tiro continuo dei difensori costringendo gli indiani a ritirarsi, e che iniziarono l’ultimo attacco contro il lato meridionale del recinto a piedi. Gli aggressori riuscirono a guadare il torrente poco profondo ma non poterono arrivare al recinto.
Di ritorno al forte, il colonnello Luther P. Bradley, con 5 compagnie di fanteria (10 ufficiali e 250 soldati), non poté vedere né sentire gli scontri al recinto. La notizia dell’attacco arrivò dopo pranzo quando il convoglio dei boscaioli, che lavoravano a sud-ovest del forte, riferì di aver visto un gran numero di indiani attaccare il campo di fieno. Inizialmente, il colonnello era riluttante a inviare aiuti. Forse temeva un agguato simile a quello di Fetterman contro i soccorsi. Tuttavia, inviò una ricognizione a cavallo intorno alle 15.30, che rapidamente tornò alla postazione riferendo la gravità della situazione. Il rapporto della ricognizione, insieme a una richiesta disperata di aiuto da un corriere che era riuscito a uscire dal recinto del campo di fieno e arrivare al forte, indusse il colonnello a organizzare una forza di soccorso di due compagnie da inviare in aiuto dei combattenti del campo di fieno. La comparsa dei rinforzi, intorno alle 16,00, e in particolare il colpo esplosivo del loro obice di accompagnamento, convinse gli attaccanti a rinunciare all’assalto e ritirarsi. Colvin e i suoi difensori, in numero inferiore, mantennero la posizione per più di 6 ore. La forza armata combinata subì tre morti e tre feriti. Sebbene l’esercito stimò che furono uccisi dai 18 ai 23 guerrieri, gli indiani riconobbero solo 8 morti e diversi feriti.

Lo scontro del convoglio dei carri, 2 agosto 1867
L’avamposto esposto di Fort Phil Kearny era la pineta situata a 6 miglia a ovest del forte. La Compagnia C del capitano James Powell, del 27.mo Fanteria, fornì la guardia ai taglialegna civili nella pineta. I soldati a guardia dei campi operarono da un recinto situato su un altopiano tra Big e Little Piney Creek. Il recinto fu creato rimuovendo la parte superiore del cassone dei carri. Le ruote e gli assi furono usati per trasportare tronchi dalla pineta al forte. I cassoni, lunghi circa 3 metri, larghi 1,5 metri e alti 70 cm, furono quindi disposte in formazione rettangolare di circa 20 metri per 10. Due cassoni, con la tela ancora attaccata, contenevano le razioni ed erano fuori dal recinto. Gli indiani, col loro ardore marziale suscitato dalla recente cerimonia religiosa, attaccarono i soldati del recinto la mattina del 2 agosto 1867. Powell aveva già inviato i gruppi di lavoro quando gli indiani attaccarono. Un piccolo numero di guerrieri attraversò le colline a ovest del recinto e attaccò i campi dei taglialegna su Big e Little Piney Creek. I guerrieri corsero quindi sull’altopiano e catturarono i muli. I capi di guerra speravano che i soldati del recinto si precipitassero fuori dalla fortificazione improvvisata per cadere nell’imboscata all’aperto. Invece, il capitano Powell trattenne i suoi uomini e alle 9 in punto 26 soldati e 6 civili si radunarono nel recinto. A questo punto, i capi guerrieri non ebbero scelta che tentare un attacco di massa contro i soldati. Mentre gli spettatori indiani si radunavano sulle colline circostanti, i guerrieri a cavallo compirono il primo attacco caricando il recinto da sud-ovest. I guerrieri si aspettavano che i soldati sparassero una prima raffica seguita dalla pausa per ricaricare i fucili, lasciando abbastanza tempo agli indiani per sopraffare la difesa. Tuttavia, i soldati furono in grado di ricaricare rapidamente i nuovi fucili e il loro tiro continuo attenuò l’attacco. Gli indiani, invece di avvicinarsi, girarono intorno al recinto usando i cavalli come scudi e poi si ritirarono rapidamente dietro la cresta a nord.
Dopo che la carica a cavallo fallì, i capi guerrieri organizzarono l’assalto a piedi. Il secondo attacco arrivò da dietro la cresta a nord. Questa volta i guerrieri caricarono a piedi mentre i guerrieri a cavallo puntarono a sud. La carica appiedata salì a pochi metri dal recinto prima che si bloccasse sotto il fuoco continuo dei soldati e si ritirò per ripararsi. Allo stesso tempo, i cecchini nascosti dietro un terrapieno spararono sul recinto. Furono questi cecchini a infliggere la maggior parte delle vittime subite dai soldati in battaglia. Una delle vittime fu il tenente John C. Jenness a cui fu ripetutamente detto di tenere la testa bassa. La risposta che sapeva come combattere gli indiani echeggiò pochi istanti prima che cadesse morto con una ferita alla testa. Il terzo attacco arrivò dal terrapieno appena a nord-est del recinto. In questo attacco, la carica degli indiani raggiunse quasi i cassoni dei carri prima che il pesante fuoco dei soldati li costringesse a ritirarsi. Il quarto e ultimo attacco arrivò da sud-est. In questo caso, i guerrieri tentarono un’altra carica a cavallo, ma non riuscirono ad avvicinarsi ai soldati. Lo scontro durò fino al primo pomeriggio. Il presidio di Fort Phil Kearny sent’ il fuoco, ma temendo un’imboscata fu riluttante ad inviare un supporto. Il maggiore Benjamin Smith alla fine lasciò il forte con una colonna di 102 uomini e un obice da montagna. Vicino al campo di battaglia del cerchio di carri, Smith col suo obice disperse l’attacco indiano. Al costo di tre soldati uccisi e due feriti nel perimetro del cerchio di carri, i soldati trattennero centinaia di coraggiosi indiani. Powell accreditò modestamente la riuscita difesa al tiro rapido dei fucili a retrocarica, alla freddezza dei suoi uomini e all’efficacia della posizione. Gli indiani pure rivendicarono la vittoria. I loro guerrieri distrussero i campi dei taglialegna e diversi carri. Ed anche catturarono un grosso branco di muli e ucciso diversi soldati. Le vittime indiane non sono note; Powell stimò 60 morti e 120 feriti. Le perdite effettive furono probabilmente molto minori. Nonostante le piccole vittorie dell’esercito al recinto dei carri e sul campo di fieno, i giorni della pista di Bozeman erano contati. Dopo 8 mesi di trattative, la maggior parte dei capi indiani accettò il nuovo trattato, ma fu solo nel novembre 1868 che Nuvola Rossa firmò il documento a Fort Laramie. Il trattato del 1868 soddisfaceva quasi tutte le richieste di Sioux, tra cui l’abbandono dei tre forti nell’area contesa e la chiusura della Bozeman Trail. Nell’agosto 1868, le ultime unità dell’esercito nordamericano lasciarono i forti Phil Kearny e CF Smith. Ancor prima che le colonne dell’esercito fossero uscite, Sioux e Cheyenne diedero fuoco ai forti, radendoli al suolo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

3 Risposte a “La guerra dei Sioux del 1866–68”

  1. La guerra di Laramie fu una delle poche guerre vinte dai pellerossa. Dee Brown nel suo “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”, narrando di questo conflitto, contribuisce a sfatare il mito (costruito dal film) di “Piccolo grande uomo”, il quale si distinse più che altro per l’indisciplina e per fomentare l’insubordinazione verso le tattiche di guerra decise dai capi più anziani, troppo attendiste secondo lui, anche se poi come si è visto portarono alla vittoria. Un “estremista” diremmo oggi, che come è successo tante volte finì per fare l’infame: diventato scout, fu uno dei due vigliacchi che reggevano Cavallo Pazzo, fatto prigioniero, mentre un terzo lo accoltellava a morte.

  2. Tanti e veggenti e mistici cristiani e cattolici hanno profetizzato di una seconda guerra civile negli USA… e questa volta il Sud vincerà… e le stelle cadranno una alla volta in una miriade di conflitti interni a cui il mondo assisterà attonito, e gli Indiani si riprenderanno tutte le loro montagne.

  3. Nel corso dell’ultima guerra indiana, vennero uccisi 2 milioni di indiani… civili, donne, vecchi giovani… e i generali Grant e Sherman si scrivevano orgogliosi di avere consigliato ai rettori delle riserve di avvolgere i maiali con le coperte poi destinate agli indiani, così i batteri delle malattie suine avrebbero sterminato gli indiani. come avvenne.

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