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Guerre Sioux degli USA 1862-64

Weapons and Warfare

La rivolta nel Minnesota del 1862
Nel 1862, la Santee Sioux rinunciò alle terre d’origine, che comprendevano gran parte del Minnesota meridionale, in cambio di una piccola riserva sulla riva meridionale del fiume Minnesota. Come compensazione per le terre, i Sioux dovevano ricevere rendite e contanti che gli permettessero ldi vivere senza le risorse de tradizionali terreni di caccia. A causa die ritardi amministrativi, tuttavia, denaro e cibo non arrivarono nell’estate 1862. I fallimenti del raccolto nell’autunno precedente resero la tardiva consegna del cibo particolarmente angosciante per gli indiani. L’invasione dei coloni delle terre riservate e la slealtà dei commercianti statunitensi alimentarono sospetti ed odio dei Sioux. Inoltre, furono incoraggiati dalla relativa debolezza del Minnesota, provocata dalla partenza di molti giovani per la guerra civile. Questa combinazione di fame, odio e percepita debolezza dei minnesotani e dei militari creò una situazione esplosiva cui bastò una scintilla per provocare la guerra. La scintilla scoccò il 17 agosto 1862 quando quattro guerrieri Sioux uccisero cinque coloni vicino Acton, nel Minnesota. Il 18 agosto, gli indiani dell’Agenzia del Basso Sioux si ribellarono, uccidendo la maggior parte dei coloni. Alcuni fuggitivi riuscirono a raggiungere Fort Ridgely avvertendo il comandante, capitano John S. Marsh, della ribellione. Marsh e 47 uomini successivamente uscirono dal forte solo per cadere in un’imboscata a Redwood Ferry, dove metà di loro, incluso Marsh, fu uccisa. Ventiquattro soldati riuscirono a tornare a Fort Ridgely. La notizia della ribellione si diffuse rapidamente tra i coloni e le comunità indiane. Per i Sioux, questa fu la catarsi di violenza; per i coloni, un incubo che si avverava. La maggior parte dei coloni nella valle del fiume Minnesota non aveva esperienza di guerra cogli indiani. Chi non fuggì abbastanza in fretta per raggiungere un forte o a difendere l’insediamento fu in balia degli indiani. I Sioux uccisero la maggior parte dei coloni che incontrarono, ma spesso fecero prigionieri donne e bambini. In risposta, l’esercito mise in campo le sue forze, 180 uomini a Fort Ridgely, dove l’artiglieria ben piazzata aiutò i soldati a respingere due attacchi Sioux. Nella città di New Ulm, calamita dei coloni in fuga dalla ribellione, i difensori respinsero altri due attacchi indiani. La forte resistenza dei coloni e dei soldati fermò efficacemente la diffusione della ribellione. Ora, i militari presero l’iniziativa. Una spedizione di soccorso del colonnello Henry H. Sibley arrivò a Fort Ridgely il 27 agosto 1862. L’unità di Sibley consisteva in gran parte di reclute con armi scadenti. I Sioux sorpresero e inflissero una sconfitta tattica agli uomini di Sibley a Birch Coulee, il 2 settembre. Questa piccola sconfitta, in ogni caso, non cambiato il corso della campagna. Dal 2 al 18 settembre, Sibley rinforzò i soldati e ricevette rifornimenti e rinforzi, tra cui 240 veterani del terzo reggimento di fanteria del Minnesota. Il 19 settembre, Sibley riprese l’avanzata. Questa volta si scontrò e sconfisse i Sioux a Wood Lake il 23 settembre 1862. Tre giorni dopo, le ostilità finirono quando alcune Santee Sioux si arresero e liberarono 269 prigionieri. Però, molti ribelli fuggirono nell’ovest del Dakota. Indignate per la rivolta, le autorità statali giustiziarono 38 prigionieri indiani e bandirono gli altro prigionieri Sioux nelle riserve fuori dal Minnesota.

Le campagne Sioux del 1863 e 1864
Alla fine del 1862, l’esercito non aveva le risorse per inseguire la Santee Sioux fuggita nell’ovest nel Dakota. Fu solo nell’estate 1863 che il generale John Pope, comandante del Dipartimento del Nord-Ovest, riuscì a raccogliere abbastanza risorse per continuare la campagna. Diresse i subordinati in una campagna su due fronti per trovare e punire la Santee Sioux fuggitiva e minacciare Yankton e Teton Sioux che iniziarono a sostenere i fratelli orientali. L’obiettivo generale di Pope era proteggere il confine occidentale del Minnesota da qualsiasi minaccia indiana. Il generale di brigata Henry H. Sibley comandò una colonna di 3000 uomini che marciò verso ovest da Camp Pope, nel Minnesota. Il generale di brigata Alfred Sully comandò la seconda colonna. Al suo comando aveva circa 1200 uomini, che formavano un’unità di cavalleria di volontari provenienti da Iowa e Nebraska e da artiglieria di supporto. Marciò a nord da Fort Randall, nel Dakota del Sud. Il piano prevedeva che le due colonne s’incontrassero nei pressi del lago Devils nel North Dakota. La grande colonna di Sibley lasciò Camp Pope il 16 giugno 1863 e raggiunse la zona del Lago dei diavoli verso metà luglio. Lì stabilì un campo base e iniziò la ricerca di una grande banda di Santee e alcuni Yankton che si spostavano verso il fiume Missouri. Il 24 luglio, la colonna di Sibley raggiunse i Sioux sul Big Mound. Gli indiani sfuggirono dopo aver combattuto una disperata azione di retroguardia per gran parte della giornata. Il 26 luglio, Sibley si avvicinò nuovamente ai Sioux sul lago Dead Buffalo, quando la Santee, rinforzata con alcuni gruppi di cacciatori di bufalo Teton, attaccò la colonna di Sully. Le truppe di Sully sventarono l’attacco dei Sioux col tiro degli obici e poi contrattaccano scacciandoli dal campo. Sully inseguì e raggiunse i Sioux presso il lago Stony il 28 luglio. Ancora, i Sioux compirono un’azione disperata di retroguardia che gli permise di far fuggire le famiglie oltre il fiume Missouri. Nel corso dei tre scontri, gli indiani persero circa 150 guerrieri e gran parte delle provviste di cibo e delle attrezzature, una perdita devastante. Sebbene le perdite di Sibley a Big Mound furono minime, era decisamente a corto di scorte. Quindi dopo 3 giorni di ricerche senza successo della colonna di Sully, Sibley decise di tornare in Minnesota raggiungendo Fort Snelling il 13 settembre. Rallentato dalle acque basse del fiume Missouri, l’unità di Sully non arrivò nell’area di operazione che a fine agosto, quando apprese che Sibley era tornato nel Minnesota. Fu anche informato che la Santee Sioux libera si era trasferita nelle vicinanze del fiume James per cacciare bufali. Riprendendo l’inseguimento, Sully raggiunse gli indiani vicino Whitestone Hill, la sera del 3 settembre. Lì trovò un grande villaggio che poteva ospitare 1000 guerrieri. Nella confusione di una caotica battaglia notturna, la maggior parte dei Sioux riuscì a fuggire. Tuttavia, i combattimenti furono feroci; Sully ebbe 20 morti e 38 feriti, e l’esercito stimò le perdite degli indiani tra 150 e 200. Nell’inseguimento, gli indiani persero la maggior parte delle attrezzature e 250 donne e bambini catturati. Sully ottenne una grande vittoria ed essendo a corto di scorte, decise di tornare a Fort Randall.
Nel 1864, nonostante le decisive vittorie segnate contro di loro, un raduno di Santee, Teton e alcuni Yankton liberi si riunì sul fiume Little Missouri minacciando ancora una volta gli insediamenti del Dakota orientale. Nel giugno 1864, Sully radunò oltre 3000 uomini e marciò sul fiume Missouri per disperdere questa banda Sioux. Dopo aver fondato Fort Rice vicino Bismarck, piegò la colonna ad ovest e iniziò la ricerca. Il 28 luglio 1864, attaccò il grande contingente Sioux sul monte Killdeer. Durante la battaglia, Sully formò il comando in una piazza di tipo inglese e avanzò lentamente contro l’accampamento indiano. Nella battaglia durata un giorno, gli indiani subirono gravi perdite e furono costretti ad abbandonare il villaggio e la maggior parte delle provviste. Dopo la battaglia,Sully continuò a ovest verso il fiume Yellowstone per intimidire i Teton, quindi tornò a Fort Ridgely, Minnesota, all’inizio di ottobre. Le campagne del 1863 e 1864 avevano avuto un grande successo nel portare la frontiera verso ovest. Con la Santee Sioux decisamente schiacciata, gli insediamenti del Minnesota non temettero più una minaccia indiana. Comunque, la partecipazione dei Teton Sioux alle ostilità fu minore. Solo 2 anni dopo, lungo il Bozeman Trail, l’esercito nordamericano sfidò direttamente i Teton con risultati molto diversi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio