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L’assedio alla Siria di Trump è segno d’imminente fallimento regionale

Tim Andeson, AHTribune 12 giugno 2020L’imperatore Donald Trump avrebbe annunciato il “Caesar Syrian Civilian Protection Act”, per stringere l’assedio genocida al popolo siriano. Senza un pizzico di ironia, tale nuovo editto impone ostacoli ancora più gravi al popolo siriano nell’accesso a energia, cibo e medicine, sostenendo che lo scopo è “proteggere” lo stesso popolo. Tuttavia, la mossa giunge quando (1) la presenza militare statunitense in contrazione affronta attacchi dalla resistenza sia in Siria che in Iraq, (2) gli alleati di Washington abbandonano la “coalizione” guidata dagli Stati Uniti in Iraq, (3) Trump minava gli alleati locali in Libano e Iraq con minacce e disordini economici, (4) il sostegno aperto degli Stati Uniti all’ulteriore pulizia etnica in Palestina contribuiva a portare l’immagine internazionale dell’apartheid israeliano al minimo storico, (5) gli Stati europei hanno gravi tensioni con Washington sulle guerre economiche a Iran, Russia e Cina e (6) alleati degli statunitensi, come Emirati Arabi Uniti e Quwayt, ristabiliscono i legami con Damasco. In tali circostanze, il crescente assedio alla Siria sembra una misura disperata e, lungi dall’essere un’affermazione di forza, segnale d’incombente fallimento. Il progetto “New Middle East”, avviato da Bush, sviluppato da Obama ed ereditato da Trump, è in pessime condizioni. Trump inizialmente parlava di un pragmatico ritiro dalla Siria ma, da quando è in carica, riusciva solo ad affondare più a fondo in una serie di molteplici interventi fallimentari nella regione: Palestina, Libano, Siria, Iraq, Iran e Yemen. Il riferimento a “Cesare” nelle ultime misure contro la Siria non è per l’imperatore romano, emulato per arroganza dal tizio arancione a Washington, ma da un anonimo disertore siriano al centro di una truffa da propaganda di guerra di qualche anno fa. Usando foto di cadaveri di un obitorio di Damasco, chi fa la guerra alla Siria affermò che erano vittime di torture del “regime” (Black 2014; SJAC 2020). Questo è il modo in cui i peggiori criminali cercano di diffamare le loro vittime, distogliendo così l’attenzione dai loro crimini attuali. Tuttavia, poiché la Siria subisce un grave assedio da Stati Uniti ed UE da oltre otto anni, dobbiamo chiederci: qual è lo scopo delle nuove misure? La risposta è l’espansione della guerra economica sulla regione e nella paura di Washington che alcuni alleati rompano i ranghi per normalizzare le relazioni con Damasco (Christou e Abdulssattar Ibrahim 2020). Si tratta di un “ultimo sussulto” (Souri 2020) dei fallimenti del “Nuovo Medio Oriente” di Washington? L’escalation della sconfitta indica disperazione.
La nuova legge “Cesare” degli Stati Uniti finge di dare potere globale al presidente degli Stati Uniti d’imporre multe e confiscare i beni di chi, ovunque nel mondo, “supporta o intraprende una transazione significativa” col governo siriano. Questo fa parte di una legge omnibus chiamata National Defense Authorization Act (NDAA) (SJAC 2020) che, nella maniera tipica degli Stati Uniti, non ha nulla a che fare col suo nome, sia riguardo “difesa” che “protezione”. Niente di tutto ciò aggiunge pressione agli alleati della Siria come Russia, Iran, Cina, Venezuela e Cuba, che già affrontano tale aggressione economica. Tuttavia, si concentra sugli alleati degli Stati Uniti in Europa e Golfo Persico. Diversi Stati europei, dopo aver espresso insoddisfazione per le continue guerre, aggressioni ed interventi statunitensi, inviavano rappresentanti per discutere di nuove relazioni con Damasco. Allo stesso tempo, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti (ex-sponsor dei terroristi in Siria) riaprivano le ambasciate a Damasco e investono nella ricostruzione (Reuters 2019). Nel frattempo gli Stati Uniti bloccavano le agenzie delle Nazioni Unite dal finanziare i progetti di ricostruzione in Siria (Lund 2018), compreso il blocco dell’aiuto dell’UNESCO per la ricostruzione delle città patrimonio mondiale di Aleppo e Palmyra. Ciò contrasta nettamente col finanziamento dell’UNESCO di progetti di ricostruzione nella città (non patrimonio mondiale) di Mosul in Iraq (UNESCO 2019). L’OMS notava dal 2017 che le sanzioni USA-UE hanno danneggiato l’accesso dei siriani alle medicine essenziali, comprese quelle per i bambini col cancro (Nehme 2017; Xinhua 2019). Nel 2018 il relatore delle Nazioni Unite per i diritti umani pubblicò una relazione in cui si affermava: “Prima dell’attuale crisi, la Siria godeva di alcuni dei più alti livelli di assistenza nella regione. Le richieste create dalla crisi hanno travolto il sistema e creato livelli di necessità straordinariamente elevati. Ciononostante, misure restrittive, in particolare relative al sistema bancario, hanno danneggiato la capacità della Siria di acquistare e pagare medicinali, attrezzature, pezzi di ricambio e software. Sebbene esistano esenzioni teoriche, in pratica le società private internazionali non sono disposte a saltare gli ostacoli necessari per garantire che possano operare in Siria senza essere accusate di violare inavvertitamente le misure restrittive ”(OHCHR 2018).
Il regime di Trump, impantanato nella terribile epidemia di COVID19 che si dice abbia ucciso oltre 110000 persone solo negli Stati Uniti, e travolto da manifestazioni dopo l’ultimo di una serie di omicidi della polizia razzista, scelse questa volta di aggravare la sofferenza del popolo siriano. Incapace di rovesciare il governo di Damasco, Washington cerca di impedire ad altri Paesi di aiutare nelle necessità critiche o nella ricostruzione postbellica. La logica questa volta (per un progetto di legge del 2016, finalizzato nel 2020) è la rinascita dello scandalo “Cesare” del gennaio 2014. Qui un disertore pagato dal Qatar (al tempo grande investitore nel terrorismo anti-Damasco) lanciò una prodezza propaganditisca con diverse foto di cadaveri, alcuni con segni di tortura. Il New York Times affermò che tali foto rappresentavano “più di 11000 corpi in 55.000 fotografie… dalle carceri segrete del presidente siriano, Bashar al-Assad, [che] suggeriscono che tortura, fame ed esecuzione sono diffuse e persino sistematiche” (Hubbard e Kirkpatrick 2014). Tuttavia, il documento ammise: “solo poche fotografie furono effettivamente rilasciate da avvocati commissionati dal governo del Qatar, oppositore dichiarato del signor Assad, e le affermazioni sulle loro origini non potevano essere verificate in modo indipendente” (Hubbard e Kirkpatrick 2014) .C’era un solo testimone, “Cesare”, e la sua identità era nascosta. Ciò nonostante, la chiara impressione data fu che 11000 persone erano state torturate a morte dal governo siriano. The Guardian gridò “chiare prove di … uccisioni su scala industriale” (Black 2014). Alcuni mesi dopo, il Museo dell’Olocausto a Washington ospitò la mostra di “circa una decina di fotografie”, che si dice facesser parte delle oltre 55000 immagini. Cameron Hudson, direttore del Center for the Prevention of Genocide, dichiarò che la mostra intende mostrare “il tipo di natura sistematica, organizzata e industriale delle uccisioni” (Jalabi 2014). Ma era tutto falso. Più tardi, l’anno seguente, tale spettacolo fu smascherato come ennesima propaganda di guerra. Sebbene l’intero archivio non fu mai reso pubblico: (1) alcune o tutte le foto si dimostrarono provenire dall’obitorio centrale di Damasco, presso l’Ospedale Militare 601; (2) costituivano circa il 10% delle persone uccise nella guerra guidata dagli Stati Uniti al tempo; e (3) il gruppo degli Stati Uniti Human Rights Watch, avendo ottenuto l’accesso al file e nel tentativo di mantenere la storia, ammise che quasi la metà delle foto erano “immagini di soldati dell’esercito o membri delle forze di sicurezza morti”, o “Fotografie di scene del crimine… delle vittime di “esplosioni, omicidi di agenti di sicurezza, incendi e autobombe”(HRW 2015). Questo riguardo le 11000 vittime della storia della “tortura, fame e esecuzione”. C’erano molti cadaveri in Siria, ma erano vittime della guerra guidata dagli Stati Uniti e della mendace propaganda di guerra. Poiché Human Rights Watch (HRW) rese tale ammissione una nota a piè di pagina virtuale, cercando di mantenere il mito degli omicidi su “scala industriale”, e dato che solo poche foto furono rilasciate, abbiamo solo l’ammissione di HRW che 24568 delle presunte 53275 foto (46%) non erano certamente figure dell'”opposizione”. Mentre HRW collaborava coll’opposizione finanziata dagli Stati Uniti per preparare il suo rapporto, sembra probabile che anche questa sia un quadro distorto. I morti dn guerra in Siria al tempo erano probabilmente oltre 100000. Affidandosi all’Osservatorio siriano per i diritti umani collegato all’opposizione in Inghilterra, McClatchy riferì nel giugno 2013 che “almeno 96431 persone persero la vita negli oltre due anni di violenza che devastano la Siria” (Enders 2013). Si diceva che le foto coprissero da maggio 2011 ad agosto 2013. Quindi il fatto che l’obitorio centrale di Damasco avesse foto di circa il 10% dei morti non sorprende.
La truffa di Cesare parallelamente alle ripetute affermazioni secondo cui il Presidente Bashar al-Assad era in qualche modo responsabile di tutte le morti in Siria, anche quando i suoi fanatici oppositori mostrarono più video delle loro esecuzioni di soldati e civili siriani e quando alti funzionari statunitensi ammisero apertamente che i loro alleati armavano e finanziavano i gruppi terroristici banditi a livello internazionale in Siria (Anderson 2019: 71-76). Osservando le ammissioni di HRW, un commentatore statunitense notò lo schema delle storie di guerra inventate, utilizzate per sostenere gli interventi statunitensi. Storicamente, “avevano tutti l’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica e tutti ci sono riusciti in un modo o nell’altro … [eppure nessuno degli autori fu punito o pagò”. Nel caso della frode di Cesare, basata sulla parola di un disertore anonimo, fu annunciata la truffa: “il 20 gennaio 2014, due giorni prima che i negoziati [ONU] sul conflitto siriano fossero programmati per iniziare in Svizzera” (Sterling 2015) . Washington non volle mai un accordo di pace in Siria fino a quando non rovesciasse il governo siriano indipendente. Sei anni dopo, nelle circostanze del 2020, il regime di Trump rafforza la guerra economica contro tutte le forze indipendenti della regione, una guerra avviata da Bush e Obama. C’è l’assedio della “massima pressione” sull’Iran e il blocco completo a Siria, Palestina e Yemen insieme a misure coercitive contro i gruppi della resistenza in Iraq e Libano. Washington quindi ha cercato di condannare i tentativi di “riciclaggio di denaro”, poiché i popoli della regione cercavano semplicemente di respirare. Eppure la posizione in Medio Oriente dell’occupazione nordamericana e dei suoi agenti s’è ridotta notevolmente negli ultimi anni e c’è malcontento tra gli alleati di Washington. Nel 2006, quando Israele prese la sfortunata decisione d’invadere di nuovo il Libano, sperando di distruggere la resistenza libanese, c’erano 180000 truppe statunitensi nella regione, la maggior parte delle quali in Iraq (Soleimani 2019). A metà 2020 Trump aveva 5200 truppe in Iraq; e il Pentagono voleva dimezzarle. Inoltre, dopo gli attacchi dell’Iran alla base aerea nordamericana in Iraq di Ayn al-Assad, gli alleati degli statunitensi abbandonavano la coalizione guidata dagli Stati Uniti in Iraq (Rubin, Jakes e Schmitt 2020). Il parlamento iracheno richiese il completo ritiro degli Stati Uniti. La risposta di Trump fu aumentare l’arroganza con cui comanda gli “alleati” di Washington, essendosi diviso dagli europei sull’accordo nucleare raggiunto con l’Iran nel 2015 e chiedendo ancora che la Germania respinga il progetto della Russia del NordStream (Schulz 2020). Tale tipo di pressione arrogante susciterà probabilmente una reazione. La legge Cesare estende le sanzioni globali esistenti di Washington contro la Siria minacciando di congelare i beni di terzi che interagiscono con Damasco (Christou e Abdulssattar Ibrahim 2020). Prima di ciò, Washington si affidava a “minacce verbali e avvertimenti privati per scoraggiare i governi in Europa e nel Golfo dall’impegnarsi politicamente con Damasco” o investire in Siria (SJAC 2020). Ma per quanto tempo tali minacce possono mantenere in linea gli alleati degli Stati Uniti?
Il Ministero degli Esteri siriano dichiarava che gli Stati Uniti “praticano il terrorismo economico” contro la Siria e ritenevano Washington “responsabile della sofferenza dei siriani e dell’impatto delle sanzioni sui mezzi di sussistenza” (Xinhuanet 2020). Nonostante quasi un decennio di guerre e sanzioni, Damasco mantiene sussidi per il cibo, scuole pubbliche gratuite e un sistema sanitario pubblico gratuito. Come con altre misure coercitive unilaterali statunitensi (ad esempio contro Cuba, Iran e Venezuela), la risposta degli Stati Uniti alle critiche sull’assedio è in genere che ci sono “esenzioni umanitarie” nelle loro leggi (SJAC 2020). Tuttavia, questo significa appellarsi al presidente degli Stati Uniti che, come Cesare al Colosseo, potrebbe ritenere opportuno “rinunciare” alla punizione. Persino fonti insensibili alla Siria ammettono che, mentre le misure coercitive unilaterali statunitensi (“sanzioni”) “non impediscono tecnicamente l’importazione… di cibo e medicine… aumentano i prezzi dei beni di base e contribuito a una carenza di beni e cure mediche”. Aron Lund della Century Foundation degli Stati Uniti, aggiunse che “la gente a volte non bada nemmeno a tali esenzioni” (Christou e Abdulssattar Ibrahim 2020). Washington non è preoccupata dall’impatto delle misure coercitive sulla popolazione siriana, perché privazione e difficoltà sono esattamente ciò che vuole. Gli Stati Uniti hanno una lunga storia d’imposizione di misure coercitive unilaterali a Stati indipendenti, volte a danneggiarne le popolazioni nella speranza di provocare disordini politici (Anderson 2019: 35-39). Nel caso della legge Cesare, l’inviato nordamericano James Jeffrey ammise che la recente caduta della sterlina siriana è stata “causata delle nostre procedure” (Syria Times 2020), minacciando il governo siriano di assedio se non avesse tagliato i legami coll’Iran e la resistenza libanese (MEMO 2020). Ma questi legami sono precisamente ciò che impedivano alla Siria di diventare un’altra Libia, senza Stato protettivo e con bande settarie dilaganti e mercati di schiavi aperti. Gli Stati Uniti possono infliggere danni economici sostanziali a piccoli Paesi come la Siria, a breve termine, violando il diritto internazionale e usando il famoso discorso ambiguo di “aiutare” gli stessi popoli che attaccano. Ciò ha già imposto un enorme onere alla popolazione di Siria e Libano. Ma le prospettive a medio termine di Washington non sembrano buone. Affronta una maggiore cooperazione tra Stati e popolazioni indipendenti della regione (Iran, Iraq, Siria, Libano, Yemen e Palestina) ed anche la cooperazione transcontinentale, come dimostrato dal recente aiuto dell’Iran al Venezuela (al-Jazeera 2020). Inoltre, Russia e Cina approfondiscono i loro ruoli in Medio Oriente, sulla scia dei molteplici e impopolari interventi statunitensi. Ciò include la cooperazione militare cinese e russa coll’Iran (Westcott e Alkhshali 2019) e la costruzione di una nuova architettura finanziaria guidata dalla Cina, che sembra sempre più necessaria per interrompere il ciclo di guerra infinito (Rae 2020; Doshi 2020; Ito 2018; Adler e Bessner 2020). Ciò includerà infine maggiore distanza dal dollaro USA e alcune alternative al sistema SWIFT (trasferimento finanziario) dominato dagli USA. Gli europei non hanno ancora l’indipendenza sufficiente per rompere col “partner” atlantico, ma possono benissimo approfittare delle iniziative guidate da Russia o Cina sovvertendo i monopoli finanziari statunitensi.

Note
Adler, David and Daniel Bessner (2020) ‘To End Forever War, End the Dollar’s Global Dominance’, New Republic, 28 January
Al Jazeera (2020) ‘Iran ready to ship more fuel to Venezuela despite US ‘threats‘’, 1 June
Anderson, Tim (2019) Axis of Resistance: towards an independent Middle East’, Clarity Press, Atlanta (GA)
Black, Ian (2014) ‘Syrian regime document trove shows evidence of “industrial scale” killing of detainees’, The Guardian, 22 January
Christou, Will and Mohammad Abdulssattar Ibrahim (2020) ‘The Caesar Act: the beginning or end of US Syria policy?’, Syria Direct, 5 January
Doshi, Rush (2020) ‘China’s Ten-Year Struggle against U.S. Financial Power’, National Bureau of Asian Research, 6 January
Enders, David (2013) ‘Assad backers reportedly make up 43 percent of dead in Syria’, McClatchy, 3 June
HRW (2015) ‘If the Dead Could Speak: Mass Deaths and Torture in Syria’s Detention Facilities’, Human Rights Watch, 16 December
Hubbard, Ben and David D. Kirkpatrick (2014) ‘Photo Archive Is Said to Show Widespread Torture in Syria’, New York Times, 21 January
Ito, Takatoshi (2018) ‘Changing International Financial Architecture: Growing Chinese Influence?’, Asian Economic Policy Review, Vol. 13, Issue 2, 6 July, pp.192-214
Jalabi, Raya (2014) ‘Victims of Syrian regime honoured at DC’s Holocaust museum’, The Guardian, 23 October
Lund, Aron (2018) ‘As Syria looks to rebuild, US and allies hope money can win where guns lost’, The New Humanitarian, 22 May
MEMO (2020) ‘Official: US offered Syria president ‘proposal’ to ease his crisis’, Middle East Monitor, 9 June
Nehme, Dahlia (2017) ‘Syria sanctions indirectly hit children’s cancer treatment’, Reuters
OHCHR (2018) ‘End of mission statement of the Special Rapporteur on the negative impact of unilateral coercive measures on the enjoyment of human rights to the Syrian Arab Republic, 13 to 17 May 2018’, Office of the High Commissioner for Human Rights, 17 May
Rae, James (2020) ‘The impact of China’s financial innovation on the world order’, CGTN, 26 May
Reuters (2019) ‘UAE reopens Syria embassy in boost for Assad’, 27 December
Rubin, Alissa J; Lara Jakes and Eric Schmitt (2020) ‘ISIS Attacks Surge in Iraq Amid Debate on U.S. Troop Levels’, New York Times, 10 June
Schulz, Florence (2020) ‘German court rejects last claim against Nord Stream 2’, Euractiv, 13 March
SJAC (2020) ‘The Caesar Act: Impacts and Implementation’, Syria Justice and Accountability Centre’, 20 February
Soleimani, Qasem (2019) ‘Untold facts on Israel-Hezbollah war in an interview with Major General Qasem Soleimani’, 1 October
Souri, Arabi (2020) ‘The US Caesar sanctions, Washington’s last stray bullet against Syria’, Syria News, 9 June
Sterling, Rick (2016) ‘The Caesar Photo Fraud that Undermined Syrian Negotiations’, Dissident Voice, 3 March
Syria Times (2020) ‘James Jeffrey admits Washington’s role in targeting the Syrian pound’, 8 June
UNESCO (2019) ‘Revive the spirit of Mosul: UNESCO in action’, 13 November
Westcott, Ben and Hamdi Alkhshali (2019) ‘China, Russia and Iran hold joint naval drills in Gulf of Oman‘, CNN, 27 December
Xinhua (2019) ‘Economic sanctions have negative impacts on Syrian health sector: minister’, 23 May
Xinhuanet (2020) ‘Syria condemns U.S. sanctions act‘, 3 June

Traduzione di Alessandro Lattanzio