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La Cina vende il debito del governo degli Stati Uniti

Natalija Dembinskaja, Stalker Zone, 9 giugno 2020La stampatrice della Federal Reserve lavora a pieno regime: il regolatore combatte la crisi economica inondando i mercati di denaro. Solo nel primo trimestre, l’emissione monetaria superava i 2 trilioni di dollari. Il risultato, un debito nazionale di 26 trilioni di dollari e il rischio di svalutazione del dollaro. La Cina, il secondo finanziatore estero negli Stati Uniti, decideva di non attendere la svalutazione e attivamente vende i titoli di debito nordamericani.

La stampatrice è stata lanciata
Nella pandemia di coronavirus, il Federal Reserve System adottava misure inedite: praticamente annullava il tasso d’interesse e lanciava un programma di acquisti illimitati di titoli di stato e garantiti da ipoteca. Nel primo trimestre oltre 2 trilioni di dollari furono investiti nell’economia nazionale. Erano stati appena stampati. È chiaro che l’interesse degli speculatori nella valuta nordamericana si è fortemente indebolito, ma la Federal Reserve non ha altre opzioni che continuare a ridurre il tasso. Gli analisti di una delle più grandi banche del mondo, UK Chartered Standard, già avvertiva che la Federal Reserve passerà ai tassi negativi. Il fatto che tale scenario sia sempre più probabile sullo sfondo di una recessione economica profonda e prolungata fu notato anche dalla banca Goldman Sachs. La Federal Reserve prenderà un’altra decisione il 10 giugno. Come suggeriscono gli economisti della Standard Chartered, il tasso sui fondi federali da -0,5% a -1% comporterà un calo significativo dei rendimenti dei titoli di Stato, rendendo più semplice per Washington il servizio del proprio debito. Ma il dollaro non ne trarrà beneficio: il deficit globale della valuta nordamericana scomparirà ed inevitabilmente diminuirà di prezzo.

Tutto viene venduto
Secondo il portale cinese Sohu, le autorità cinesi hanno deciso di non aspettare il deprezzamento del dollaro iniziando a vendere il debito pubblico degli Stati Uniti. Pechino concludeva che Washington non può risolvere i problemi economici senza l’aiuto della stampatrice, quindi gli investimenti nel debito pubblico nordamericano sono estremamente rischiosi. In effetti, se dal 2008 la Federal Reserve stampò solo circa 8 trilioni di dollari, ne aggiungerà altri5 trilioni prima della fine del 2020, con chiare conseguenze per il tasso di cambio. L’anno scorso la Cina si sbarazzò di 110 miliardi di titoli del tesoro e recentemente di altri 10 miliardi. A maggio Washington minacciò Pechino di rifiutare di rimborsare gli obblighi del debito. Secondo la Casa Bianca, la Repubblica popolare cinese deve pagarla per la diffusione del coronavirus e aver nascosti informazioni sulla pandemia. Anche allora, il vecchio quotidiano in inglese South China Morning Post di Hong Kong specificò che la Cina continuerà a scaricare titoli nordamericani, a seconda di come si sviluppa la situazione delle richieste di risarcimento. Ora, si aggiungevano rischi del deprezzamento del dollaro, che rappresenta una parte significativa delle riserve cinesi. Secondo gli analisti, la vendita della Cina anche di una parte del portafoglio della tesoreria è estremamente spiacevole per gli Stati Uniti: Pechino colpirà il mercato dei titoli di Stato in un momento in cui Washington aumentava drasticamente l’emissione per finanziare i programmi di lotta alla pandemia e sue conseguenze economiche. A causa della guerra commerciale cogli Stati Uniti, la Cina già sistematicamente si sbarazzava di tali titoli. Di conseguenza, nel giugno 2019 il Giappone conquistò il primo posto nella classifica dei detentori stranieri del debito nazionale nordamericano: Tokyo ha 1,12 trilioni in titoli del tesoro. Come mostrava l’ultimo rapporto del ministero del Tesoro degli Stati Uniti, a febbraio il portafoglio cinese si era ridotto a 1,09 trilioni, da 1,32 trilioni nel novembre 2013.
A marzo, la Russia ridusse gli investimenti in titoli di Stato statunitensi a 3,8 miliardi, sebbene nel 2010-2013 fossero 170 miliardi. Mosca era uno dei maggiori detentori. Anche altri Paesi partecipavano alla vendita. Secondo il Ministero delle Finanze, a marzo, la dipartita degli investitori stranieri, privati e pubblici, non ha precedenti: furono scaricati 256 miliardi di titoli del tesoro, riducendo il portafoglio totale a 6,81 trilioni di dollari.
Ciò non è di buon auspicio per Washington, dato che il deficit di bilancio di un milione e mezzo di miliardi di dollari è coperto principalmente dalla vendita di titoli di Stato. Le maggiori banche stimano che nel 2020 la differenza tra spesa pubblica e entrate raggiungerà i 4 trilioni di dollari, il massimo dalla Seconda guerra mondiale. E il bilancio della Federal Reserve entro la fine della crisi del coronavirus, secondo gli analisti, aumenterà di 10 trilioni di dollari. Poiché tali fondi sono, in effetti, il risultato della stampa, aumenterà la fuga di investitori da una valuta non garantita.

Traduzione di Alessandro Lattanzio