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La battaglia di Mount Blair

Alessandro Lattanzio, 10.6.2020Dal 31 agosto al 4 settembre 1921 si svolsero dei combattimenti sulla Blair Mountain, in Virginia, USA, nel più grande esempio di guerra di classe nella storia degli Stati Uniti. 10000 minatori si ribellarono alle condizioni disumane nelle miniere di carbone della Virginia occidentale, dove le compagnie controllarono la vita delle famiglie dei minatori. Questa rivolta fu il culmine delle guerre combattute nelle miniere di carbone della Virginia occidentale dal 1912 al 1921.
La battaglia di tre giorni di Blair Mountain fu il culmine di una guerra che scosse la Virginia occidentale fin dai primi anni del XX secolo, quando gli United Mine Workers, guidati da Mother Jones, tentarono ripetutamente di penetrare nelle miniere strettamente controllate dalle compagnie. Nella primavera del 1912, i minatori sindacalizzati intervennero nella regione di Paint Creek-Cabin Creek, vicino Charleston, dopo essere stati sfrattati dalle case delle compagnie, ma poi furono attaccati nei loro accampamenti dalla polizia privata. Dodici scioperanti e tredici uomini della compagnia morirono nel primo scontro dei 13 mesi di lotta nella Virginia, che portarono la Virginia sull’orlo della guerra civile.
I minatori tentarono di unirsi per decenni, ma furono costantemente bloccati dal sistema politico corrotto, brutali intimidazioni e altre molestie, come la lista nera che vietava ai sindacalisti di lavorare nello Stato, mentre molti cittadini si preoccupavano della “disuguaglianza economica”, quando i conservatori si lamentavano del discorso sulla “guerra di classe”, quando gli “insorti” venivano incarcerati senza processo, la polizia era privata e militarizzata, le banche ordinavano gli sfratti. Le lotte dei minatori quindi culminarono quando l’United Mine Workers of America (UMWA) iniziò lo sciopero nazionale del 1919. I giacimenti di carbone meridionali della Virginia Occidentale erano gli unici a non avere un sindacato, e la produzione nella regione durante lo sciopero minò la posizione dell’UMWA. Dopo che lo sciopero nazionale finì, l’UMWA s’interessò a questa regione. Seguirono due anni di sforzi risoluti dei minatori per sindacalizzare queste miniere. I primi sforzi si concentrarono sulla Contea di Logan. I sindacalisti incontrarono una forte resistenza dallo sceriffo della contea, Don Chafin, che lavorava per i proprietari delle miniere. Chafin ricorse ad intimidazioni, pestaggi ed omicidi per tenere alla larga il sindacato.
Una seconda guerra delle miniere esplose il 19 maggio 1920, a seguito del massacro di Matewan nella contea di Mingo, al confine col Kentucky, dove accadde il massacro di Matewan, il 19 maggio. Qui lo sceriffo Sid Hatfield e i suoi vice uccisero sette investigatori privati che sfrattarono decine di famiglie di minatori. Lo sceriffo Sid Hatfield si era schierato coi minatori nella lotta contro i provocatori dell’agenzia investigativa Baldwin-Felts. Hatfield divenne un eroe dei minatori, ma fu ucciso il 7 agosto 1921, infiammando ulteriormente la situazione. Gli scontri continuarono quindi fino all’estate del 1921, quando i sindacalisti cercarono di entrare nella contea di Mingo, dominata dalla compagnia del fiume Tug, il confine occidentale dello Stato. In risposta, il governatore dichiarò la legge marziale nella contea. Di conseguenza, decine di sindacalisti furono imprigionati, ma ciò istigò la reazione furiosa dei minatori sindacalizzati nello Stato. Il 20 agosto, centinaia di minatori si radunarono a Lens Creek, a sud della capitale, armati e pronti a marciare su Mingo per liberare i minatori imprigionati. Il 24 agosto, armati di fucili e mitragliatrici, iniziarono a dirigersi verso Mingo. Nel frattempo, Don Chafin fece scavare a un esercito di 3000 persone una trincea di dieci miglia sulla cresta della Blair Mountain. I minatori raggiunsero la Blair Mountain, nella Contea di Logan, il 29 agosto, e i combattimenti iniziarono il 31 agosto, quando l’esercito dei minatori si scontrò con le forze dello sceriffo e delle compagnie minerarie e la polizia dello Stato.
Il New York Times isterico recitò: “Terrore nell’area delle miniere mentre 4000 uomini armati si muovono verso Mingo”. Un “esercito di malcontenti”, composto da minatori sindacalisti e “non pochi ex-militari” erano impegnati in una violenta protesta contro il “sistema delle guardie delle miniere” che vigeva da molto tempo “nella regione travagliata”. Fu inoltre riferito che gli insorti sequestrarono treni, tagliarono i cavi telefonici, saccheggiarono i depositi di armi e munizioni delle compagnie del carbone; e giustiziò due presunte spie delle compagnie. Il presidente Harding incontrò senatori e generali nel dipartimento di guerra, perché fu informato che la Virginia occidentale era sull’orlo della guerra civile. Il 30 agosto, Harding emise l’ordine che tutte le persone impegnate nel “processo insurrezionale di sciogliersi” entro due giorni. L’ordine fu ignorato dai minatori. La battaglia finì solo quando tre reggimenti in tenuta da battaglia dell’US Army furono inviati nella zona.
Molti minatori erano veterani della Prima guerra mondiale, e poterono adottare un’efficace tattica operativa, occupando guadagnato la cresta su un punto in cui creare una vera base militare con un centro di comando, una retroguardia e un perimetro difensivo. Il sito fu al centro di pesanti scontri a fuoco. Molti minatori erano neri trasferitisi dal sud, discendenti di coloni bianchi ed immigranti europei, dimostrando una elevata solidarietà di classe, cancellando forme di coscienza razziali o etniche. Inoltre organizzatori e funzionari sindacali lavorarono diligentemente a favore delle lotte civili dei minatori neri. Infatti, minatori neri poterono occupare diverse posizioni sindacali. Il comitato per preparare la marcia aveva tre funzionare: un nero, un bianco nativo ed un immigrato italiano. Durante la battaglia minatori neri furono comandanti e addetti alla logistica. Uno di loro guidò le truppe dei minatori nei combattimenti. L’UMWA assimilò anche vari gruppi di immigrati, cosa spesso ostacolata negli USA. Il sindacato infatti gli assegnò posizioni da dirigenti e funzionari, consolidando interessi e preoccupazioni dei minatori nella società.
La vera lezione della Blair Mountain su spiegata da un minatore che vi combatté: “La definisco massa solida e maledetta dai diversi colori e tribù, mescolata e intessuta, collegata, intrecciata, compenetrata in un solo corpo”. Anche se fallirono negli obiettivi strategici, i minatori del sindacato richiamò l’attenzione della nazione sul terrorismo che avevano sopportato da anni nella Virginia occidentale. Ma i leader dei minatori invece furono processati per tradimento, e il sistema delle guardie e gli abusi delle compagnie rimasero in vigore e il sindacato fu messo fuori legge. Trascorsero dodici anni di duri e repressione prima che il sindacato riemergesse nella Virginia occidentale, nei primi anni della grande depressione, rilanciando ciò che lo scrittore Edmund Wilson chiamò “spirito ininterrotto” dei minatori della Virginia occidentale.

Fonti:
Zinn ED Project
Redneck Revolt