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La guerra dell’informazione del Regno Unito alla Siria

Vladimir Odintsov, New Eastern Outlook 06.06.2020Dopo i loro falliti interventi militari in Vietnam e in numerosi altri Paesi, gli Stati Uniti e il loro principale alleato (su invasioni ed occupazioni) Gran Bretagna, apportarono serie modifiche al loro approccio nella guerra delle informazioni, uno dei loro strumenti chiave o alternativa alle operazioni militari, con cui la propaganda divenne mezzo cruciale per influenzare le opinioni. L’analista statunitense Richard Szafranski vede la guerra dell’informazione, nel contesto del conflitto militare, come azioni dirette contro qualsiasi parte del sistema di conoscenza o principi ideologici e morali del nemico. Un “avversario” è chiunque si opponga agli obiettivi di chi avvia la guerra dell’informazione. I rivali, se provengono da altri Paesi, possono essere raffigurati come “nemici” o “non come noi”. Gli strumenti di tale guerra includono approcci per la gestione delle informazioni utilizzati per un attacco su vasta scala contro sistemi di informazione militari e civili dell’avversario coll’obiettivo di spezzare l’economia del nemico e combatterne la prontezza e abbassarne il morale. Negli ultimi anni, l’uso di tali metodi (di guerra delle informazioni) da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna fu particolarmente evidente in Siria, dove i tentativi di sostituire l’attuale regime con mezzi militari e creazione e successivo rafforzamento delle forze di opposizione e persino gruppi terroristici come al-Qaida e SIIL (nota dell’editore: entrambe organizzazioni vietate nella Federazione Russa), per molti anni, non produssero i risultati desiderati da Washington e Londra. La Gran Bretagna iniziò la propaganda sulla Siria nel 2012 e, successivamente, l’intensificò dopo che il Parlamento del Regno Unito votò contro ogni possibile azione militare contro il governo del Presidente Bashar al-Assad nel 2013. Di conseguenza, una serie di programmi ebbe il nome in codice Operation Volute, definita non propaganda da chi vi fu coinvolto ma sforzo di “comunicazione strategica”, fu istituita. Coinvolse siti e social network, media, società di comunicazione e organizzazioni non governative (ONG), incaricati dal governo inglese di condurre una campagna di guerra informale sfaccettata contro la Siria. Secondo una recensione, nell’estate 2016 due programmi “furono gestiti da un’unità del ministero della Difesa (MoD) del Regno Unito, chiamataMilitary Strategic Effects, e altri due “da un gruppo nel Foreign Office del Regno Unito chiamato Counter-Daesh Communications Cell”. La quinta “fu gestita da un programma intergovernativo chiamato Conflict, Stability and Security Fund (CSSF)”. Secondo il comunicato stampa di Middle East Eye, tali programmi “avevano lo scopo di amplificare il lavoro dei giornalisti dilettanti siriani; sostenere gruppi che gli inglesi consideravano parte di ciò che definivano “opposizione armata moderata”; contro l’estremismo violento; incoraggiare il dissenso tra i membri delle comunità alawite siriane, da cui proviene la famiglia al potere Assad”. Uno dei programmi fu esternalizzato a “una società elettorale degli Stati Uniti”, mentre altri quattro “a società di comunicazione inglesi, alcune gestite da ex-ufficiali dell’esercito o dell’intelligence”. Queste aziende “istituirono uffici a Istanbul e Amman”. James Le Mesurier, ex-ufficiale dell’esercito britannico, fu incaricato di uno di tali uffici. Fu anche il fondatore dei While Helmets, organizzazione finanziata da fonti non governative e governi occidentali. Le sue attività comprendono “evacuazione medica, ricerca urbana e operazioni di salvataggio in risposta a bombardamenti, evacuazione di civili dalle aree pericolose e fornitura di servizi essenziali”. Due anni fa furono diffuse le riprese scioccanti che mostravano le conseguenze di un attacco chimico a Duma, in Siria, presuntamente realizzato dalle Forze Armate arabe siriane. Poco dopo, l’esercito russo e il governo siriano condussero proprie indagini e conclusero che il video era una messa in scena. Un’altra organizzazione coinvolta nella guerra dell’informazione in Gran Bretagna fu l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR). Alcuni media riferirono che l’agenzia sia, di fatto, un’operazione individuale, di un sunnita siriano residente nel Regno Unito come unico membro permanente. Le agenzie di intelligence inglese usano il SOHR per diffondere propaganda e altra disinformazione.
Dopo che la Russia, su richiesta del legittimo governo siriano nel 2015, fu coinvolta nella lotta di Damasco contro il terrorismo, la Federazione Russa fu al centro della campagna di disinformazione di Londra, che impiegava caschi bianchi, SOHR e altre organizzazioni per diffondere propaganda. Londra arrivò persino a incoraggiare i media sotto sua influenza a pubblicare articoli che accusavano Mosca di essere responsabile degli attacchi aerei che avevano provocato la morte di civili negli ospedali gestiti dalle Nazioni Unite ad Idlib. Tuttavia, una commissione d’inchiesta istituita dalle Nazioni Unite per indagare sugli incidenti ad Idlib che avrebbero causato la morte di civili, non poté “accusare la Russia di perpetrare attacchi a ospedali e altre infrastrutture umanitarie nelle aree della Siria detenute dai ribelli”.E sebbene il rapporto affermasse che “il governo della Siria e/o i suoi alleati” avevano effettuato attacchi aerei”, tale conclusione frustro la propaganda di Londra e Washington. In effetti, The Guardian scrisse un articolo sulla suddetta inchiesta. Di recente, numerosi articoli, pubblicati da agenzie di stampa controllate da Londra, tentarono di seminare dissenso tra Mosca e Damasco sostenendo che la campagna della Russia per fornire aiuti umanitari alla Siria si era conclusa con un fallimento, e sui piani di Mosca per abbandonare Bashar al-Assad. Tuttavia, le azioni intraprese apertamente dalla Russia, tra cui diverse consegne di aiuti umanitari alla Siria, la fornitura di assistenza medica nella battaglia al Coronavirus e la continua stretta collaborazione tra Mosca e Damasco su vari fronti, contraddicono nettamente i rapporti della propaganda della Gran Bretagna. Inoltre, la campagna di disinformazione del Regno Unito in Siria tentò di colpire la Russia da un’altra prospettiva, sostenendo che il presunto coinvolgimento di Federazione Russa e Siria nel conflitto in Libia portasse al deterioramento della situazione nel Paese. Ad esempio, British Broadcasting Corporation (BBC), Middle East Monitor e altri media avviarono una vasta campagna di propaganda in tal senso. I loro rapporti affermavano che centinaia di militanti della Wagner (oscuro gruppo militare russo) fossero in Libia e che la Federazione Russa inviasse giovani siriani dalle regioni sotto il controllo di Bashar al-Assad, nel Governatorato di Homs (nella Siria centrale), per combattere nelle unità di Qalifa Haftar nella Libia orientale. Nell’ambito di tale campagna di disinformazione, le agenzie di intelligence inglesi e statunitensi persino presero un rapporto delle Nazioni Unite, compilato da osservatori indipendenti per il comitato delle sanzioni in Libia delle Nazioni Unite, che confermava il coinvolgimento di Wagner in Libia. Tuttavia, i media russi rapidamente screditarono il documento, poiché conteneva informazioni chiaramente false. L’agenzia di stampa federale russa ricevette il suddetto rapporto da una fonte della Reuters (un’agenzia di stampa internazionale del Regno Unito). La fonte fu oltraggiata dalle dichiarazioni fuorvianti e false del documento, che avrebbe utilizzato come base un suo articolo.
La guerra d’informazione di Gran Bretagna e Stati Uniti in Siria entrò in una nuova fase con la pubblicazione di rapporti secondo cui la Russia aveva consegnato 14 aerei Sukhoj Su-24 e Mikojan MiG-29 (sviluppati in Unione Sovietica) dalla base aerea siriana di Humaymim in Libia. Al fine di rafforzare i suddetti messaggi, Stati Uniti e Regno Unito persino sollecitarono la Federazione russa a interrompere le sue azioni in Libia. Tuttavia, come spesso accade, non vi fu alcuna conferma di tali affermazioni di Stati Uniti e Gran Bretagna (nell’ambito della loro campagna di disinformazione) contro la Russia. Inoltre, il Ministero degli Esteri della Federazione Russa, la Duma di Stato e itamilradar (un sito che traccia i voli militari sui Italia e Mar Mediterraneo) pubblicarono una serie di rapporti, supportati da immagini satellitari, che contraddicevano l’affermazione secondo cui la Russia aveva consegnato aerei da combattimento alla Libia. In precedenza, anche la summenzionata revisione dell’Operazione Volute concluse che c’erano state “carenze fondamentali” dell’iniziativa sulla Siria. Inoltre, “alcuni nel governo inglese continuano a chiedersi se il denaro dei contribuenti” vada speso per certe attività del programma, “mentre si diceva che vi fossero anche sostanziali dubbi sul programma nell’HMG” (Her Majesty’s Government). E si scopre che avevano ragione!

Vladimir Odintsov, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio