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Il Cremlino ha sconfitto l’Arabia Saudita sul prezzo del petrolio

Konstantin Dvinskij, Stalker Zone, 3 giugno 2020Un mese e mezzo scrissi che la Russia ha sconfitto gli avversari nella guerra petrolifera scatenata dall’Arabia Saudita. Al tempo, tuttavia, c’erano solo tendenze da cui trarre questa conclusione. Ora è supportata da dati concrete. Tuttavia, questi dati erano prevedibili e non sorprendenti.
Su tutto in ordine:
Il petrolio Brent è più costoso. Al momento il suo valore di scambio è di 39,19 dollari e il petrolio Urali è di 37,73 dollari. Tuttavia, il prezzo dell’Urali è costantemente variabile. A volte supera Brent, a volte, come ora, è leggermente più basso. Dipende dalla quantità di petrolio pesante che l’Arabia Saudita getta sul mercato. Tuttavia, la riduzione della produzione da parte del regno ha interessato solo le varietà pesanti, poiché non resistr alla concorrenza con Urali. Pertanto, la maggior parte delle esportazioni dell’Arabia Saudita sono petrolio leggero. Questa era la ragione del rafforzamento dell’Urali. Si ricordi che un mese e mezzo fa veniva scambiato a meno di 12-15 dollari rispetto al Brent. A volte persino meno 20. Ora, come si nota, il costo è circa lo stesso. Ma non è nemmeno questo il punto. Il fatto principale per l’economia russa è il seguente. Il nostro budget è formato dal prezzo del petrolio a 2.600 rubli al barile. In questo caso, senza deficit. Qualunque cifra superiore viene inviata al National Welfare Fund (NWF). Oggi, il prezzo in rubl del petrolio tornava a questo livello:Ciò significa che il bilancio russo è di nuovo senza deficit. Naturalmente, le entrate fiscali sono diminuite a causa degli eventi avvenuti tra aprile e maggio, ma ciò era compensato dal trasferimento al bilancio degli utili dall’accordo con Sberbank.
Cosa succede in Arabia Saudita? È davvero messa male. Il regno spende le riserve a una velocità enorme. In soli due mesi (marzo e aprile), le riserve sono diminuite del 10%, da 500 a 450 miliardi. Allo stesso tempo, per migliorare la situazione in qualche modo, Riyadh aumentava l’IVA dal 5% al 15% e si rifiutava di pagare le prestazioni sociali. L’Arabia Saudita ha bisogno di petrolio a un prezzo di almeno 60-65 dollari. Negli Stati Uniti continua il graduale fallimento delle società di scisto. La riduzione delle piattaforme operative ha raggiunto il massimo dal 1940. Se il prezzo del WTI non supera i 55 dollari, non sarà possibile per il mercato dello scisto statunitense riprendersi. Tuttavia, le compagnie nordamericane che producono petrolio convenzionale non soffrono così tanto. Sì, hanno ridotto gli investimenti e nel primo o secondo trimestre il profitto sarà inferiore, ma sopravviveranno alla crisi. Attualmente, la produzione petrolifera nordamericana è di 11,4 milioni di barili al giorno. A marzo, era di 13,1 milioni di barili al giorno.
C’è un altro punto positivo per la Russia. Il prezzo del petrolio mostra tendenza a rafforzarsi. Il 4 giugno si terrà una conferenza OPEC durante cui è probabile che la prima fase dell’accordo venga estesa. In linea di principio, la Russia non beneficia tanto dell’estensione della prima fase dell’accordo quanto sauditi e nordamericani. Possiamo trarre vantaggio dall’aumento del prezzo del petrolio aumentando la produzione. Ma resta il fatto che il nostro budget è in vantaggio comunque.

Traduzione di Alessandro Lattanzio