Crea sito

Sfatare il mito del “totalitarismo” comunista

Rainer Shea, Qutnyti 28 ottobre 2019“Totalitarismo” è un termine nebuloso che esperti, politici e d accademici nel mondo capitalista hanno sempre consigliato sui Paesi che agirono contro l’impero nordamericano. Nonostante l’impareggiabile repressione e la violenza che la dittatura di destra, dai nazisti al governo di Pinochet, compirono nell’ultimo secolo, il “totalitarismo” viene usato per descrivere i comunisti e i socialisti. Quando si esamina ciò che fecero nazioni come Unione Sovietica, la Cina comunista e Cuba comunista, divenne chiaro che “totalitario”, come viene usato, è una parola priva di significato. Il termine è comunemente inteso per rappresentante un governo autocratico che non prevede alcun dissenso. Per indurre le persone a crederci quando si attua tale descrizione ai socialisti, i propagandisti borghesi evitano sempre un’analisi approfondita su Paesi e leader che denigrano; tutto ciò che di solito fanno per confermare le loro accuse è definire vagamente il capo di queste nazioni “dittatore” e menzionare irrazionali cifre sui morti che non possono essere attribuiti onestamente ai leader stessi. Tali ritratti inoltre scontano le esperienze delle persone che vissero nei Paesi socialisti. I sondaggi indicano che oltre il 60% dei russi pensa che la vita fosse migliore durante l’era sovietica e che il 70% dei russi pensa che Stalin fosse un buon leader. Sostengono queste opinioni perché l’URSS dava servizi sociali e politiche di responsabilità dei lavoratori che la Russia non vede da allora, e perché era Stalin il leader che sconfisse i nazisti nella seconda guerra mondiale e rese stabile la Russia. Questi enormi e innegabili benefici dell’eredità della rivoluzione russa oscurano gli aspetti negativi della storia dell’URSS, che sono distorti ed esagerati dalle narrazioni capitaliste. È fuorviante affermare che Stalin fosse un dittatore; come scrissero Sidney e Beatrice Webb In Comunismo sovietico: una nuova civiltà , il potere di Stalin era molto più limitato di quanto si pensi: “La pura verità è che indagando sull’amministrazione dell’URSS nell’ultimo decennio, sotto la presunta dittatura di Stalin, le principali decisioni non manifestarono né prontezza né tempestività, né ancora l’ostinazione aperta presente e spesso rivendicata come merito di una dittatura. Al contrario, le decisioni del partito furono spesso prese dopo considerazioni prolungate, e poiché l’esito della discussione che era così accesa e aspra da portare nella formulazione segni di esitazione e insicurezza. Più di una volta, l’adozione veniva ritardata a un livello che andava contro il proprio successo e, lungi dall’essere eseguita ostinatamente e spietatamente, l’esecuzione fu spesso contrassegnata da una successione di ordini contraddittori col precedente, e alcuno di essi simulava completezza o finalità”. Non solo Stalin non era un dittatore, ma lui e i suoi compagni erano molto meno autoritari del governo sempre più repressivo degli USA moderni. La costituzione dell’URSS garantisce la libertà di culto religioso, riunione, associazione, stampa e parità di diritti di genere, nazionalità o razza. Questo è il vero insieme di leggi in vigore quando persone finivano nelle prigioni sovietiche, che detenevano assai meno prigionieri ed erano molto meno dure di quanto affermato nelle narrazioni capitaliste.
Lo stesso vale su come gli storici borghesi parlano della Cina comunista. La Costituzione della RPC del 1954 permette a tutti di votare e di candidarsi alle elezioni, sottolineando la libertà di parola, stampa, assemblea, associazione, processo, dimostrazione e credo religioso. Mao non era quindi nemmeno un dittatore. E le affermazioni secondo cui “uccise a milioni” nel Grande Balzo in avanti ignorano la realtà molto più sfumata della storia del primo sviluppo della RPC che gli standard di vita notevolmente cresciuti coll’attuazione del socialismo in Cina. Questi fatti da soli spazzano via tutte le pretese secondo cui stalinismo e maoismo sono ideologie “totalitarie”, almeno quando si preferisce definire “totalitarismo” una dittatura repressiva. Gli anticomunisti usano tale termine quando descrivono i socialisti e lasciano che l’immaginazione delle persone si piena di visioni storicamente false di questi Paesi che purgano brutalmente dissidenti nell’ambito dell’agenda “totalitaria”.
Come scrive l’editorialista Jay Tharappel nel suo saggio sulla malignità di come viene generalmente usato il termine “totalitarismo”: La parola “totalitario” fu originariamente usata da Mussolini in modo favorevole nel 1925 per descrivere il fascismo che voleva costruire in Italia, quindi come divenne una parolaccia antistalinista per attaccare l’URSS e Stalin? Nel 1936 Leon Trotskij usò tre volte la parola nel suo libro “La rivoluzione tradita” per attaccare i sovietici, che da allora in poi divenne una nota invettiva dell’arsenale ideologico antistalinista. Due anni dopo, nel 1938, Winston Churchill usò il termine “Stato totalitario” nel riferirsi a “una tirannia comunista o nazista” prima di diventare premier durante la guerra. Ma l’arma capitalistica del linguaggio anti-autoritario non si limita semplicemente alla distorsione della storia per fare propaganda. Rappresenta il modo in cui i beneficiati da supremazia bianca, imperialismo e disuguaglianza di classe vedono veramente sistemi e ideologie che cercano di eliminargli le loro fonti di potere. Churchill era un razzista ed eugenista che affermò che “non mi scuso per l’acquisizione della regione dagli ebrei ai palestinesi, allo stesso modo, non mi scuso per l’acquisizione dell’America da parte dei bianchi agli indiani rossi o l”acquisizione dell’Australia ai neri”. Come segretario agli interni nel 1910, inviò truppe a combattere i minatori di carbone gallesi on sciopero, e durante il movimento d’indipendenza irlandese dal 1918 al 1923, fu uno dei pochi funzionari britannici che sostenne di far bombardare i manifestanti dall’aria. Come giovane ufficiale di cavalleria sulla frontiera nord-occidentale dell’India, scrisse felice di come lui e i suoi camerati “sistematicamente, villaggio per villaggio, distrussero case, coprirono pozzi, abbattessero torri e grandi alberi ombrosi, bruciassero campi e distruggessero bacini come punizioni devastati. Ogni uomo di una tribù catturato veniva trafitto o abbattuto subito”. Shashi Tharoor di Bloomberg scrisse che “In Kenya Churchill diresse e fu complice di politiche per la deportazione forzata della popolazione dai fertili altopiani per far posto ai coloni coloniali bianchi e della detenzione di oltre 150000 uomini, donne e bambini nei campi di concentramento. Le politiche inglesi ricorsero a stupro, castrazione, bruciature di sigarette e scosse elettriche per torturare i kenioti, sotto il dominio di Churchill”. Quando un uomo come questo definiva i Paesi socialisti come “totalitari”, è chiaro quali idee ed azioni desiderava tollerati da questi Paesi.
Gli anticomunisti definiscono i Paesi socialisti o decolonizzati come Cina, Cuba, Venezuela e RPDC dittature “totalitarie” in cui il popolo è costretto a conformarsi a ideologie sinistre. Come avvenne durante la propaganda da Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica e la Repubblica popolare cinese, i Paesi demonizzati non sono oggettivamente dittature. Cina, Cuba e Repubblica democratica popolare di Corea rimangono democrazie operaie in cui i diritti democratici sono in vigore e il Venezuela è un Paese che tollera le proteste ed ha le elezioni più corrette al mondo. Eppure i Churchill di oggi affermano che i leader di questi Paesi sono le fonti del male nel mondo; il criminale di guerra John Bolton, che guidò l’invasione dell’Iraq uccidendo migliaia di persone, definiva i socialisti latinoamericani “Troika della tirannia”. Donald Trump, autorizzato a mettere migliaia di bambini migranti nei campi di concentramento, affermava che Maduro è un tiranno che va abbattuto. Bernie Sanders, che sostenne i bombardamenti del 1999 contro la Jugoslavia facendo migliaia di vittime innocenti, affermò che “Chiunque faccia quello che fa Maduro è un tiranno malvagio”. Dal loro punto di vista, capitalisti ed imperialisti dicono la verità quando affermano che i comunisti nella storia hanno violato i “diritti umani” e tolto la “libertà” ai popoli. Come scrisse Kim Jong Il nel suo testo del 1994, Il socialismo è una scienza: “I “diritti umani” pubblicizzati dagli imperialisti sono privilegi dei ricchi, privilegi dai su qualsiasi cosa dalla forza del denaro. Gli imperialisti non riconoscono il diritto dei disoccupati al lavoro o il diritto degli orfani o delle persone senza sostegno a mangiare e sopravvivere, ad esempio, come diritti umani. Non concedono ai lavoratori i diritti elementari all’esistenza e perseguono politiche anti-popolari e di discriminazione razziale e nazionale e il colonialismo, gli imperialisti non hanno il diritto di parlare dei diritti umani. Gli imperialisti sono il nemico più atroce dei diritti umani. Violano il diritto all’indipendenza dei popoli e interferiscono negli affari interni di altri Paesi col pretesto di “difendere i diritti umani”.”
I capitalisti accusano la campagna di Stalin contro i borghesi kulaki, o contro i piccoli capitalisti durante la Rivoluzione Culturale di Mao e chi fu ucciso durante la rivoluzione cubana, e affermano che i comunisti sono “totalitari” che uccidono chi ha credi diversi. Qualunque sia la filosofia morale sulla violenza, il fatto è che tali conflitti erano assolutamente necessari per la liberazione dei popoli che subirono a lungo il dominio delle classi superiori del proprio Paese. Come il comunista Alexander Finnegan scrisse sul contesto dell’impegno di Che Guevera in alcuni di questi problemi di classe: “Il Che combatté in battaglie. In guerra, ci sono i plotoni di esecuzione. Il Che mise i torturatori, i carnefici e altri criminali di guerra del [dittatore capitalista] Batista davanti al plotone di esecuzione. Aveva il senso di giustizia a che chi fece così tanto male finalmente avesse ciò che meritava. Poiché c’era una guerra rivoluzionaria, non c’era modo di metterli in prigione e se li lasciava andare sarebbero tornati per uccidere di nuovo i rivoluzionari”. Se i comunisti vinsero queste battaglie contro le classi dirigenti violentemente oppressive dei loro Paesi, e poi costruirono una società riuscita in cui le opinioni dissenzienti sono tollerate, sono l’esatto opposto dei “totalitari”. Sono combattenti per la libertà e il comunismo è l’arma che necessarie per avere quella libertà. Se capitalisti e colonizzatori chiamano i comunisti “totalitari” per voler far avanzare questo corso, non dovremmo preoccuparcene. La lezione della campagna borghese per denigrare i comunisti è che sei sempre il cattivo nella storia di qualcun altro, anche se sei un grande eroe come Stalin, Mao, Chavez, Kim, Castro o Guevara.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Sfatare il mito del “totalitarismo” comunista”

I commenti sono chiusi.