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Trattato di Rapallo, l’ultima strategia di Lenin

Danielle Bleitrach, Histoire et Societé, 28 maggio 2020Alla conferenza di Genova che si aprì il 10 aprile 1922 e che seguì quella di Cannes, furono rappresentati 29 Stati. Il potere sovietico perseguì la strategia di Lenin. Possiamo considerare che in questa conferenza furono stabilite posizione e dottrina internazionale dell’URSS e che il fatto eccezionale fu la firma del patto tedesco-sovietico nel 1922, testimoniando tutto ciò che fu realizzato a livello nazionale ed estero. E questo è ciò che è più affascinante, l’avvio di milioni di persone sollevate dalla speranza. Lenin appare al centro di questa incredibile forza, quella di queste persone anonime che vanno laddove la strategia indica la loro posizione… Qualcosa che si riproduce e tuttavia si pone contro la guerra appena impostagli dagli appetiti imperialisti. Chi volle tale macello si ritrovò a cercare di piegare l’URSS, ma subendo questa forza collettiva per la pace. Lenin è al vertice di questo potere, l’organizza e lo libera. È sfinito come l’URSS, ma rappresenta la vita di fronte alla morte imperialista. Questo “patto” permette di capire meglio cosa accadde internamente e nella creazione delle relazioni estere dell’Unione Sovietica coi governi capitalisti ma anche col movimento comunista in via di sviluppo. È in questo contesto di straordinaria intelligenza politica che fu in gioco la sopravvivenza dell’Unione Sovietica. Lenin, già sfinito, yrattiene comunque tutti i fili, organizza tutti i fronti.

La coesistenza di due sistemi e il gioco delle contraddizioni intercapitalistiche
La dichiarazione iniziale letta dal molto sorridente Chicherin affermava tra l’altro: “Pur mantenendo il punto di vista dei principi comunisti, la delegazione russa riconosce che, nell’attuale periodo storico che consente l’esistenza parallela del vecchio ordine sociale e del nuovo ordine emergente, la collaborazione economica tra gli Stati che rappresentano questi due sistemi di proprietà sembra indispensabile per la ricostruzione economica generale. Il governo russo attribuisce pertanto la massima importanza al primo punto della risoluzione di Cannes sul riconoscimento reciproco dei diversi sistemi di proprietà e delle diverse forme politiche ed economiche attualmente esistenti in vari Paesi. La delegazione russa non è andata qui coll’intenzione di fare propaganda per le proprie opinioni teoriche, ma per impegnarsi in relazioni pratiche con governi e ambienti commerciali e industriali di tutti i Paesi sulla base della reciprocità, parità di diritti e pieno riconoscimento”. La delegazione sovietica alla conferenza usò le contraddizioni interimperialiste. Le due potenze più aggressive erano Gran Bretagna e Francia, ma non erano d’accordo tra esse e le altre dietro di esse. La conferenza si trovò presto tra due blocchi, da una parte i franco-belgi affiancati dai giapponesi e dall’altra la Gran Bretagna cogli italiani. I più intrattabili furono i francesi per l’anticomunismo, ma anche perché il loro governo si affidava ai risparmiatori che possedevano titoli russi, debito non riconosciuto dal nuovo governo. Gli inglesi erano più sensibili alla richiesta sovietica di addebitare i costi della guerra civile. Ma i più sensibili alle richieste di danni alla guerra erano i tedeschi. La Francia, che lavorava dietro le quinte per impedire qualsiasi accordo, non poté impedire il patto che fu firmato il 6 aprile a Rapallo, un sobborgo di Genova. I risarcimenti di guerra preoccuparono i tedeschi, ma soprattutto la Russia sovietica era diventata un fattore importante nella politica internazionale. C’erano diverse ragioni per questo rafforzamento internazionale.
– Il primo fu il consolidamento dello Stato sovietico in seguito alla sconfitta degli interventi stranieri e degli eserciti bianchi. La fermezza della delegazione russa a Cannes e poi a Genova fece capire ai governi stranieri che non ci sarebbe stata alcuna capitolazione nei negoziati, più che nella guerra. Così come potenza sconfitta e obbligata a umilianti trattati e enormi riparazioni (“la Germania pagherà diceva la Francia”), la Germania sperava di migliorare la propria situazione internazionale e di rafforzare i colloqui con chi l’aveva sconfitta. Inoltre, se la Germania voleva ricostruirsi economicamente, il mercato sovietico era di vitale importanza, vicino e grande. Questo calcolo fu sempre della Germania in diverse forme. I capitalisti tedeschi speravano di trarne enormi profitti. Ma l’altro fattore era altrettanto importante, erano i popoli e i partiti comunisti che si formavano.

Pressione pacifista e del movimento comunista internazionale
Il secondo punto che diede alla delegazione sovietica una grande aura nel mondo fu la riaffermazione di lavorare per il disarmo. Tutti i popoli e i Paesi dovevano essere sollevati dal peso del militarismo.

a) La rottura del socialismo con tutti i regimi precedenti: il suo fondamento è la pace
Il popolo emerse disgustato dal macello mondiale, questa richiesta di pace ebbe un’enorme ripercussione e d’ora in poi ebbe effettivamente ovunque, in tutti i Paesi comunisti, un’altra definizione delle relazioni internazionali. Questo è forse uno dei punti essenziali per comprendere come il comunismo costituisce una “civiltà”, una forza di attrazione culturale in grado di avere impatto storico sul futuro dell’umanità. Nel libro sulla politica estera dell’URSS, Boris Ponomarjov riassunse la rottura che il socialismo costituì affermando che la politica estera di uno Stato è in definitiva determinata dalla natura del suo regime. Nel sfruttare le società di classe e ancor più la classe capitalista, la forza trainante della politica è il desiderio di espandere lo sfruttamento, di trovare nuovi sbocchi e posizioni strategiche per sfruttare i territori, schiavizzare i popoli, saccheggiarli. In un regime socialista, non solo l’economia pianificata sottomette l’anarchia della produzione, ma la forza trainante è soddisfare i crescenti bisogni materiali e culturali dei lavoratori, questo rende uno Stato socialista risoluto oppositore ad ogni aggressione, a qualsiasi attacco alla pace e all’indipendenza dei popoli dell’Universo. Tale programma suscitò entusiasmo non solo tra le masse uscite dalla guerra odiandola, ma anche tra i popoli colonizzati. E in effetti, qualunque sia l’opinione che si abbia sull’Unione Sovietica, non si può negare di aver adempiuto al ruolo di equilibrio impedendo la guerra nucleare e contribuendo alla liberazione dei popolo colonizzati.

b) Creazione e sviluppo dei partiti e dell’Internazionale comunisti
Questo ruolo dell’Unione Sovietica era tanto più noto e apprezzato da essere la base della costituzione di un grande movimento operaio e di nuovo il ruolo di Lenin fu decisivo nella costituzione dei partiti comunisti e nell’adozione nella struttura dell’Internazionale d’una linea che fu alla base dello sviluppo di questi partiti, in primo luogo del Partito Comunista Tedesco. Al lavoro veramente folle che i bolscevichi e Lenin svolsero per attuare la prima rivoluzione proletaria, va aggiunto il ruolo svolto da Lenin nell’internazionale comunista. Si può sintetizzarlo in pochi passaggi, il primo era limitare e contrastare l’ultrasinistra e l’opportunismo. L’ultrasinistra era principalmente formata da gruppetti totalmente isolati dalle masse e dagli slogan avventurosi. A questi fu risposto coll’idea di un partito ben radicato nelle masse, nella classe operaia grazie alle organizzazioni di base e ad una rigorosa politica di quadri. Ma fu anche un partito che rifiutava opportunismo e alleanze con partiti borghesi, la socialdemocrazia è diventata uno di questi partiti.
La Germania, che aveva conosciuto nel 1918 l’episodio spartachista che Lenin rifiutò totalmente di condannare, vide attraverso questa linea uno sviluppo notevole. Il partito comunista tedesco era uno dei partiti più grandi e combattivi e la sua pressione per la pace, disarmo, riconoscimento dell’Unione Sovietica spiega in gran parte la firma dell’accordo di Rapallo. Non fu lo stesso per il partito comunista francese nato a Tours e che rimase a lungo lontano dalle masse, sia a causa dei leader opportunisti che guidarono il partito da Tours che di altri settari. Separato dalla classe operaia, e nella morsa del sindacalismo rivoluzionario, non fu che con Maurice Thorez che il PCF prese un’altra strada.

c) Riorganizzazione del Partito Comunista in URSS
Ma dopo il X Congresso del PCUS, il Partito Comunista attuò la sua politica economica e s’impegnò a renderlo divulgarla e condividerla. Il Comitato centrale e il governo erano pienamente coinvolti nelle questioni economiche del Paese e ognuno doveva mettersi alla prova sul campo. Anche l’Armata Rossa e i suoi dirigenti furono coinvolti e le cellule mobilitate per questo compito nelle aziende. In conformità con la risoluzione del X Congresso che aveva ormai proibito le frazioni, il partito epurò i ranghi nelle riunioni pubbliche. Fu espulso quasi un quarto dei membri del partito. Coi risultati economici e i leader cje avevano guadagnato l’autorità, i contadini controllarono i kulak anche quando la legge che sostituì le richieste in natura con un’imposta venne accolta con sollievo dal 1921. Gestire bene l’economia, governare lo Stato e fare affari, ma estromettere il capitale privato e costruire il socialismo: “la chiave della situazione, affermò Lenin, è negli uomini, nella scelta dei dirigenti, nella verifica dell’esecuzione”. L’organizzazione che fu istituita da sola merita un articolo. L’XI Congresso fu l’ultimo a cui Lenin partecipò e che guidò. Stalin fu eletto segretario generale. Probabilmente dedicheremo un articolo a questo congresso. Lenin, malato, Stalin provava per lui, tutti i testi e le analisi lo dimostrano, una venerazione totale, fece di tutto per proteggerlo e sarà necessario tornare sulle leggende che non tengono conto di quali fossero realmente questi momenti cruciali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio