I capi delle intelligence arabe e del Mossad s’incontrano in segreto

PressTV 28 giugno 2018

I capi dello spionaggio israeliani ed arabi presenziavano a un vertice segreto ospitato dal consigliere del presidente degli Stati Uniti mentre Washington conclude un controverso piano di “pace” sul conflitto israelo-palestinese senza il consenso dei palestinesi.
Il quotidiano francese Intelligence online riferiva che i vertici dell’intelligence di Giordania, Egitto, Arabia Saudita e il capo del Mossad, Yossi Cohen, partecipavano alla conferenza clandestina avviata dal consigliere e genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner, e dall’inviato degli USA in Medio Oriente Jason Greenblatt, in tour nella regionale dall’inizio del mese. Il rapporto afferma che anche il capo dell’intelligence palestinese, Majad Faraj, partecipava alla riunione. Tuttavia, secondo l’agenzia stampa palestinese Maan, l’Autorità palestinese (AP) negava di aver inviato un suo rappresentante all’incontro. Intelligence online affermava che gli Stati Uniti considerano Faraj un’opzione in sostituzione del presidente dell’Autorità palestinese Mahmud Abas.
L’articolo non diceva dove o quando si sia tenuto il summit, ma la stazione radio israeliana di Arutz Sheva affermava che si era tenuto “dieci giorni fa”. Faraj avrebbe incontrato il segretario di Stato degli USA Mike Pompeo due mesi prima, per una conversazione dedicata principalmente alla situazione dell’Autorità palestinese il giorno dopo le dimissioni di Abas. Egitto e Giordania sono gli unici due Paesi arabi con relazioni ufficiali con Israele. L’Arabia Saudita non riconosce ufficialmente Israele e non ha legami formali col regime, ma col principe ereditario Muhamad bin Salman, Riyadh ha intensificato l’apertura pubblica verso Israele, visto come tentativo di preparare l’opinione pubblica a possibili normali relazioni con Israele. Il regime saudita cerca da tempo di dipingersi come sostenitore della causa palestinese, ma le notizie degli ultimi mesi suggeriscono che il regno aiuta di nascosto gli Stati Uniti ad imporre il piano di “pace” israeliano ai palestinesi.
Il quotidiano israeliano Hayom riferiva che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Giordania hanno dato il via libera al controverso piano statunitense sulla questione palestinese, che si dice si basi sugli interessi israeliani a spese dei diritti dei palestinesi. Gli Stati Uniti vogliono concludere la proposta nonostante il rifiuto dell’Autorità palestinese del loro ruolo di mediazione nel conflitto con Israele. I legami USA-Palestina si sono deteriorati a dicembre, quando Washington riconobbe Gerusalemme al-Quds “capitale” d’Israele e annunciava i piani per trasferirvi l’ambasciata da Tel Aviv. Israele rivendica Gerusalemme al-Quds, ma la comunità internazionale vede la parte orientale della città come territorio occupato che i palestinesi considerano capitale del loro futuro Stato. La mossa controversa portava Abas a dichiarare formalmente che i palestinesi non avrebbero più accettato gli Stati Uniti come mediatori per la risoluzione del conflitto, perché Washington è “completamente parziale” verso Tel Aviv.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu recentemente descriveva i rapporti d’Israele col mondo arabo come “i migliori di sempre”. Il 22 giugno, il quotidiano israeliano Maariv riferiva che il principe ereditario saudita e Netanyahu si erano riuniti in segreto ad Amman. Ad aprile, il ministro per gli Affari Militari israeliano nominava Eric Ben Haim, ex-ufficiale dell’agenzia di spionaggio Mossad, inviato di Tel Aviv nel mondo arabo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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