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Quanto era potente l’Ekranoplan sovietico?

Mamerto Adan, Owlcation, 10 aprile 2020La guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica produsse un arsenale di armi grottesche e alquanto devastanti. I tentativi di mostrare la faccia più spaventosa li spinse ad inventare tecnologie che avrebbero reso orgoglioso il personaggio di Ian Fleming. Si vide di tutto, da stazioni spaziali armate, aviogetti da Mach 3, sottomarini nucleari e persino UFO artificiali. Le armi nucleari non erano l’unica preoccupazione, ma l’emergere di queste macchine apocalittiche da entrambe le parti. La maggior parte delle tecnologie sviluppate durante la guerra fredda ebbe un impatto duraturo sulle armi moderne. Ma ci sono curiose invenzioni destinate a rimanere negli hangar, magazzini o qualsiasi altro deposito catturando l’immaginazione di molti. E uno di questi è lo strano velivolo navale che sconvolse gli Stati Uniti alla sua scoperta: l’Ekranoplan. A prima vista, non si fu sicuri di cosa si trattasse. La cosa aveva ali che sembravano troppo corte per l’enorme scafo. Poteva volare, o almeno così si diceva anche se poteva farlo a pochi metri dalla superficie dell’acqua. E a giudicare dlala forma generale e dall’aspetto, era un aereo, ma usato come nave. Una nave terrificante! Ecco l’ekranoplan: probabilmente il velivolo più strano uscito dalle fabbriche sovietiche.
C’è questa cosa chiamata “effetto suolo”, e i piloti lo conoscono dagli anni ’20 quando osservarono i loro velivoli diventare più efficienti quando volavano rasoterra. Quando un aereo ad ala fissa scivola su una superficie piatta, la portanza aumenta e la resistenza diminuisce. Ma fu negli anni ’60 che la tecnologia iniziò a maturare, quando Rostislav Alekseev dell’Unione Sovietica avviò il lavoro su un velivolo che utilizzasse l’effetto suolo per raggiungere la portanza. Fu allora che nacquero gli ekranoplani. Ora, il resto del mondo non se ne accorse, eppure l’Unione Sovietica si interessò e lo sviluppo ebbe luogo. Tecnicamente, i velivoli a effetto suolo o ekranoplani come sono ora chiamati (che significa “aereo a effetto suolo” in russo) sono aerei, ma furono classificati navi dal governo sovietico, poiché operavano su corpi idrici. L’Ufficio di Progettazione Centrale Idrodinamico divenne il centro di sviluppo, guidato da Alekseev. Aveva in programma la costruzione di un enorme ekranoplan, con finanziamenti di Nikita Krushjov. E dopo diversi prototipi con e senza equipaggio, fu costruito un ekranoplan militare da 550 tonnellate, noto come Korabl Maket.

Il mostro del Mar Caspio
Questi sviluppi videro la nascita del KM, o Korabl Maket (Nave Prototipo). Era un velivolo enorme e divenne il più grande aereo del mondo quando fu completato il 22 giugno 1966. Il KM aveva un’apertura alare di 37,5 metri e una lunghezza di 82 metri. Dato che utilizzava l’effetto suolo, volava solo ad una quota di 4-10 metri. Dopo essere stato trasportato di nascosto, il KM volò per la prima volta il 16 ottobre 1966. Fu pilotato dallo stesso Alekseev insieme a V. Loginov. I test dimostrarono che durante la crociera raggiungeva la velocità di 430 km/h, ovvero 232 nodi. Più veloce di qualsiasi nave di superficie. La velocità massima era di 650 km/h, anche se fu indicato che potesse arrivare a 740 km/h. Era propulso da dieci turbogetti. Il KM era sconosciuto in occidente fino al 1967, quando i satelliti-spia statunitensi mostrarono l’enorme velivolo rullare durante i test. Le ali tozze e le grandi dimensioni confusero le agenzie di intelligence e la CIA etichettò l’aereo come “Mostro del Caspio” per i contrassegni KM. Più tardi, fu noto come il “Mostro del Mar Caspio”. A causa delle preoccupazioni sollevate dalla scoperta, dei droni furono inventati nell’ambito del Programma Aquiline solo per saperne di più sulla macchina.

La classe Lun
Partendo dal KM, un altro velivolo ad effetto suolo apparve nel 1975. La classe Lun entrò in servizio nel 1975, era ekranoplan da un attacco e da trasporto. A differenza del KM, la classe Lun è propulsa da otto turbofan, ha una lunghezza inferiore (74 metri) e ali relativamente più grandi (apertura alare di 44 metri). Poteva navigare i 550 chilometri all’ora. Ma ciò che lo distingue è ciò che trasporta. Sul ponte vi erano sei missili Moskit P-270, che ne facevano il primo ekranoplan.

Altri ekranoplan
La classe Lun non era l’unico altro ekranoplan in Unione Sovietica. Il programma proseguì col sostegno di Dmitrij Ustinov, Ministro della Difesa. Il risultato fu il modello di maggior successo, l’A-90 Orljonok (Aquilotto), datrasporto militare di medie dimensioni e ad alta velocità. Poi c’era la versione soccorso della classe Lun, lo Spasatel. Originariamente ekranoplan armato, fu riproposto come velivolo da ricerca e salvataggio ad alta velocità (ma mai completato). Poi c’era lo strano Bartini-Beriev VVA-14, un ekranoplan di tipo VTOL.

Potenziale
L’idea della nave-aereo che vola a bassa quota sembra un’idea nuova, ma offre molti vantaggi. Per prima cosa, l’ekranoplan è più veloce di qualsiasi nave. Tornando al KM, questo mostro cronometrò la velocità massima di oltre 700 km/h. E poiché questi velivoli marittimi volano essenzialmente sull’acqua, non creano correnti d’aria che i sonar possano captare. Sorvolando la superficie li rende anche immuni da mine e siluri. Gli ekranoplan di grandi e medie dimensioni sono il velivolo di trasporto per eccellenza. La vasta fusoliera potrebbe accogliere un carico utile notevole, uomini, veicoli, persino armi come nel caso della classe Lun. Queste bestie volanti sono anche aerei stealth giganti. Non hanno bisogno di angoli acuti o rivestimenti speciali per rendersi inosservabili. Il semplice volo a bassa quota gli permette di eludere i radar. Una nave veloce e non rilevabile dalla grande capacità di carico significava che l’esercito sovietico poteva trasportare rapidamente merci su lunghe distanze senza essere scoperto. In caso di guerra, un ekranoplan poteva sorprendere il nemico con movimenti rapidi e poco appariscenti prima di scatenare un attacco anfibio. Navi da guerra come portaerei e bersagli terrestri erano vulnerabili ai rapidi attacchi missilistici della classe Lun. Gli Ekranoplani sono una potente additivo militaei, ma ciò non significa che siano invincibili.

Carenze
Forse ci si chiede perché gli ekranoplani operassero bene in mare. Perché le superfici idriche forniscono una superficie uniforme a qualsiasi velivolo a effetto suolo. Gli Ekranoplani non sono ideali per le operazioni a terra in quanto il terreno potrebbe presentare dossi e protuberanze. E nelle operazioni marittime, gli ekranoplani potevano “volare” solo col bel tempo. Questo li limitava a stagioni specifiche e sì, bisognava stare attenti quando li si usava. Questi mostri ingoiano carburante. A quanto pare, volando nella stratosfera si consumerebbe meno carburante che a bassa quota. A causa del carburante, la portata era limitata per gli ekranoplan. Fare volare questi mostri non è neanche uno scherzo. Il KM, l’ekranoplan che allarmò l’occidente, fu perduto per errore del pilota, senza perdite (per fortuna, nessuno morì).In combattimento, sono veloci, ma non abbastanza da combattere gli aerei da guerra. La bassa quota e la scarsa manovrabilità li rendono un buon bersaglio per i caccia.

Uso futuro
Come alcune delle meravigliose tecnologie sovietiche, come la navetta spaziale Buran, il programma ekranoplan militare fu interrotto. L’Unione Sovietica crollò nel 1991 e i rimanenti ekranoplan finirono in diverse località. Il mostro della classe Lun si trova a Kaspijsk. L’Orljonok si vede in un museo della Marina russa. Tuttavia, ci sono piani per resuscitare il programma, poiché anche altri Paesi hanno esplorato l’idea del trasporto civile. In Russia, infatti, sono in fase di sviluppo ekranoplan non militari.Riferimenti:
1. Liang Yun; Alan Bliault; Johnny Doo (3 dicembre 2009) “WIG Craft ed Ekranoplan: Ground Effect Craft Technology”. Springer Science & Business Media
2. Komissarov, Sergej (2002). “Gli Ekranoplani russi: il Mostro del Mar Caspio e altre imbarcazioni WiG”. Hinkley: Midland Publishing
3. Komissarov, Sergej e Gordon Efim (2010). “Ekranoplans sovietici e russi”. Hersham, Regno Unito: Ian Allan Publishing”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio