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Cosa la Russia ha preparato per le portaerei statunitensi

Nikolaj Protopopov, RIA Novosti, 23/20/2020Velocità supersonica, testata esplosiva o nucleare e un profilo di volo assolutamente imprevedibile: i missili ant-nave sovietici e russi sono considerati i migliori al mondo. Vengono sviluppati dalla metà del secolo scorso, ripetutamente modernizzati. Oggi, diversi di tali sistemi sono basati su navi, sottomarini, aerei e sulle coste. Di cosa sono capaci i “killer di portaerei”, secondo RIA Novosti.Salva guidata
Un moderno missile antinave non è solo un proiettile con un motore e una testata, ma un elemento di un complesso sistema collegato a vettore, sistema di rilevamento del bersaglio e di guida. Ogni “sigaro” alato ha un cervello, il sistema di controllo di bordo che dice cosa fare ogni volta. “Durante i tiri, è necessario considerare seriamente altitudine e velocità del volo”, dice l’ex-comandante della Flotta Settentrionale della Russia Ammiraglio Vjacheslav Popov. “Opera come nient’altro”. Secondo l’ex-comandante, inizialmente i missili antinave volano a quota media, ma impararono a schivare i sistemi di difesa aerea rendendo complicata la traiettoria: decollano, poi si abbassano e si dispongono di qualche metro sopra l’acqua. I radar rilevano i missili solo quando si avvicina alla nave, quando è troppo tardi. Un vivido esempio è il complesso sovietico Granit, soprannominato “killer delle portaerei”. Fu adottato nel 1983 e installato su sottomarini e navi di superficie. Quando i missili “Granit” di una salva interagiscono tra essi, uno, il primo, sale per diversi chilometri, acquisisce l’obiettivo e trasmette informazioni ad altri che volano più in basso, nascondendosi alla difesa aerea. Se viene intercettato e distrutto, un sostituto prenderà automaticamente il suo posto. “Il complesso è programmato in modo tale che quelli che volano per primi aspetteranno gli altri per allinearsi in un determinato dispiegamento”, spiega Popov. Il sistema informatico di bordo del “Granit” contiene le caratteristiche delle navi nemiche, quindi i missili determinano indipendentemente il bersaglio principale per ordine e l’attaccano. Dopo la distruzione dell’ammiraglia, la salva termina le rimanenti navi.

Schiva e distruggi
Secondo gli esperti, per affondare una portaerei atomica è necessaria almeno una dozzina di missili antinave che fanno centro. E data la contrazione della difesa aerea, una salva della forza d’attacco dovrebbe consistere in almeno venti “Granit”. “I moderni missili russi operano secondo il principio “spara e dimentica”, secondo l’Ammiraglio Vladimir Komoedov, ex-comandante della Flotta del Mar Nero. “Sono guidati da un sistema termico o combinato, interagendo in modo indipendente e ricevendo informazioni dal missile più avanzato, osservando e distribuendo la designazione dei bersagli. La guerra elettronica significa coprire un tiro in volo con interferenze radio”. Secondo l’ammiraglio, la principale difficoltà è che la portata effettiva non supera i 500-600 chilometri. Per colpire, ci si deve avvicinare allo squadrone nemico secondo gli standard del mare e passare inosservati. “Ogni gruppo di portaerei è dotato di un potente sistema di difesa aerea che copre un’area dal raggio di 1500 chilometri”, spiega Komoedov. “Pertanto, le posizioni delle salve dei nostri sottomarini sono di solito entro questo cerchio. Il sottomarino deve passare inosservato ed essere sempre coperto da un sottomarino multiruolo e navi di superficie; la gittata dei missili è commisurata alle capacità della difesa aerea. Ad esempio, il “Kalibr” colpisce da distanze molto maggiori. Ma sono subsonici “. L’accuratezza dei moderni missili antinave è così alta, osserva l’ammiraglio, che è quasi impossibile schivarli. La flotta ricorda l’incidente nel Mar Nero quando un missile Progress fu puntato sulla sala radio di una nave ucraina che violava i confini dell’area di addestramento. “Nel 2000, condussi esercitazioni congiunte con la Marina ucraina, lanciando missili”, ricorda Komoydov. A causa dei ritardi di Kiev, l’area doveva essere coperta solo dalle forze della Flotta del Mar Nero. Di conseguenza, i pattugliamenti aumentarono e la nave passeggeri Vereshagino entrò inosservata nella zona di pericolo. Il missile costiero antinave P-35 ,del peso di 4,5 tonnellate e una velocità di 1,2 Mach c’entrò esattamente la sua sovrastruttura. Attraversò con cura questa nave e virò a sinistro. La mira avvenne sul segnale radio: è positivo che l’operatore radio lasciasse il posto per la plancia: non rimase nulla della sala radio. Fortunatamente, nessuno fu ferito, tranne un marinaio ferito al piede da una porta”. L’ammiraglio disse che il missile era da addestramento, per zavorrarlo, aveva sabbia al posto della testata esplosiva.

Dal P-6 allo Tzirkon
L’Unione Sovietica si concentrò sui missili antinave nella seconda metà del 20° secolo, dopo che gli Stati Uniti si affidarono alle portaerei. Oltre a mine e siluri, la flotta aveva bisogno di un’arma fondamentalmente nuova, in grado di manovrare, selezionare autonomamente e superare obiettivi a distanze di centinaia di chilometri. I missili “diventarono intelligenti” molto rapidamente: se i primissimi P-6 erano guidati da una rete di ripetitori: aerei da ricognizione a lungo raggio Tu-16 e Tu-95, elicotteri Ka-25 e successivamente navi di superficie con equipaggiamento radar, allora adesso nulla di tutto ciò è richiesto. Nel 1968, la VMF dell’USSR adottò il sistema missilistico P-70 Ametist lanciato da sottomarini e poco dopo il P-500 Bazalt a lungo raggio. E sebbene il sistema di controllo fosse simile a quello installato sul P-6, la nuova stazione di disturbo attiva a bordo rendeva il Bazalt praticamente invulnerabile nella zona di difesa aerea della nave attaccata. Inoltre, il Bazalt fu il primo missile antinave con una potente carica ad alto esplosivo cumulativo, in grado di accelerare a due Mach e volare per 550 chilometri. Il complesso armava sottomarini, velivoli e gli incrociatori Proekt 1143 e 1164. Successivamente il Bazalt fu modernizzato: il P-1000 Vulkan ricevette motori ancora più potenti, un sistema di controllo avanzato e testate di ricerca dalla maggiore immunità. Lo sviluppo ultimo è il complesso ipersonico Tzirkon. Il missile vola a una velocità di nove Mach per oltre mille chilometri. L’alta velocità rende lo Tzirkon invulnerabile a qualsiasi sistema di difesa aerea: è impossibile intercettarlo. “È come se un siluro filasse in una cavità aerea alla velocità di 200 nodi. In un battere di ciglia, ce l’hai nella nuca”, secondo Komoedov. Per il Ministero della Difesa russo, nei prossimi anni, lo Tzirkon equipaggerà i sottomarini nucleari Proekt 885, 885M, 949AM, e le navi di superficie Proekt 22350, 23560 e riarmarà l’incrociatore pesante a propulsione nucleare Admiral Nakhimov. È previsto che il nuovo complesso entrerà in servizio nel 2021.Traduzione di Alessandro Lattanzio