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La Battaglia di Tsushima

Il 28 maggio 1905 la battaglia di Tsushima terminò con una schiacciante vittoria della Marina imperiale giapponese che, nel corso di 2 giorni di combattimenti, distrusse la Flotta del Baltico russa. La flotta russa era salpata dal Baltico il 13-14 ottobre 1904 e aveva percorso 18000 miglia. Nonostante avesse cercato di evitare la flotta giapponese, fu avvistata il 26 maggio 1905. Le flotte si avvistarono alle 13:40 e alle 14:45 del 27. L’ammiraglio Togo guidò la flotta giapponese verso la flotta russa con una manovra di attraversamento della “T” da manuale, portando la flotta a puntare tutte le armi contro i russi mentre questi poterono puntare poche armi contro i giapponesi. Inoltre, le due flotte erano contrastanti. I giapponesi avevano navi moderne dall’armamento uniforme, più veloci, meglio protette e le armi principali avevano una gittata maggiore di quelle dei russi. C’era solo un risultato sulla carta all’inizio dell’ingaggio, e verso le 10 del 28 maggio, la maggior parte della flotta russa fu affondata o catturata. Alcune navi furono inseguite e affondate o catturate nel resto della giornata, alla fine 3 navi su 42 raggiunsero Vladivostok. La vittoria dell’ammiraglio Togo fu probabilmente la più netta nella storia della guerra navale.
Le perdite totali tra il personale russo furono di 216 ufficiali e 4614 marinai caduti, 278 ufficiali e 5629 marinai prigionieri di guerra. Internati nei porti neutrali furono 79 ufficiali e 1783 marinai. Sfuggiti a Vladivostok e Diego Suarez 62 ufficiali e 1165 uomini. Le perdite giapponesi furono di 117 ufficiali e marinai caduti e 583 ufficiali e marinai feriti.

Perdite di navi russe
Corazzate

I russi persero undici corazzate, tra cui tre piccole corazzate costiere, affondate o catturate dai giapponesi o affondate dai loro equipaggi per impedirne la cattura. Durante la battaglia diurna del 27 maggio, quattro navi furono affondate dall’azione nemica: Knjaz Suvorov, Imperator Aleksandr III, Borodino e Osljabja. La Navarin andò persa durante l’azione notturna del 27-28 maggio, mentre Sissoj Velikij, Admiral Nakhimov e Admiral Ushakov furono affondati quella notte o il giorno dopo. Altre quattro corazzate, del contrammiraglio Nebogatov, furono costrette ad arrendersi e divennero prede belliche. Questo gruppo consisteva di una sola corazzata moderna, la Orjol, insieme alla vecchia corazzata Imperator Nikolaj I e alle due piccole corazzate costiere General Admiral Graf Apraksin e Admiral Senjavin. La piccola corazzata costiera Admiral Ushakov si rifiutò di arrendersi e fu affondata dal suo equipaggio.

Incrociatori
La Marina Imperiale russa perse quattro dei suoi otto incrociatori durante la battaglia, tre furono internati dagli statunitensi, e solo uno raggiunse Vladivostok. Vladimir Monomakh e Svetlana furono affondati il giorno successivo, dopo la battaglia diurna. L’incrociatore Dmitrij Donskoj combatté contro sei incrociatori giapponesi e sopravvisse; tuttavia, a causa dei gravi danni fu affondato il 29 maggio 1905. L’Izumrud s’incagliò vicino le coste siberiane. Tre incrociatori protetti russi, Aurora, Zhemchug e Oleg fuggirono nella base navale statunitense di Manila nelle Filippine allora controllate dai nordamericani, dove furono internati, poiché gli Stati Uniti erano neutrali. Lo yacht armato (classificato incrociatore) Almaz fu il solo in grado di raggiungere Vladivostok.

Cacciatorpediniere e navi ausiliarie
I russi persero anche sei dei nove cacciatorpediniere in battaglia, uno fu internato dai cinesi e gli altri due fuggirono a Vladivostok. Erano Bujnyj, Bistrij, Bezuprechnyj e Blestjashij affondati il 28 maggio, il Bedovij si arrese quel giorno. Il Bodrij fu internato a Shanghai; Groznyj e Bravij raggiunsero Vladivostok. Delle navi ausiliarie, Kamchatka, Ural e Rus furono affondate il 27 maggio, l’Irtysh s’incagliò il 28 maggio, Koreja e Svir furono internate a Shanghai, l’Anadyr fuggì in Madagascar. Le navi ospedale Orjol e Kostroma furono catturate; la Kostroma fu poi rilasciata.

Perdite giapponesi
I giapponesi persero tre torpediniere (n°34, 35 e 69), con 117 uomini caduti e 500 feriti.Traduzione di Alessandro Lattanzio