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La prima e unica donna a capo di un plotone di marines sovietici nella seconda guerra mondiale

Boris Egorov, RBTH 26 maggio

‘Frau Morte Nera’: ecco come i nazisti chiamavano a Evdokija Zavalij. Ferita quattro volte, traumatizzata due volte, alla fine le furono assegnati quattro ordini di battaglia, più medaglie e divenne persino cittadina onoraria di otto città europee. Circa un milione di donne sovietiche partecipò alla Seconda guerra mondiale. Prestarono servizio nella retrovie, trasporti e cure dei soldati sul campo di battaglia, furono cecchini, piloti di bombardieri e persino di carri armati. Ma solo una divenne comandante di un plotone di marines

Un fatidico errore
“Volevo davvero attaccare uomini corpulenti, mostrargli che non avrei combattuto peggio, se non meglio, di loro”, ricordò Zavalij molti anni dopo la guerra. Tuttavia, la carriera in guerra della giovane donna ucraina iniziò molto prima che aderisse ai marines. Quando la guerra raggiunse l’Unione Sovietica, Evdokija (o Dusja, come era conosciuta amichevolmente), aveva appena compiuto 15 anni. Si candidò numerose volte all’ufficio di reclutamento, ma fu respinta ogni volta. Fu solo quando il nemico raggiunse il suo villaggio natale, Novij Bug, in Ucraina, che fu entrò in un distaccamento in ritirata dell’Armata Rossa. Quando iniziò a prestare servizio, Zavalij era medico di plotone, ottenendo l’ordine della Stella Rossa per aver salvato un comandante ferito sul campo di battaglia, nonché per una ferita molto grave subita durante l’attraversamento del Dnepr. Dopo di ciò, non passò molto tempo prima che il destino le desse la possibilità di cambiare radicalmente vita. Un giorno, la sua unità ricevette rappresentanti della Marina che cercavano reclute i suoi ranghi. Notarono Zavaliy. Capelli corti indossando tunica e calzoni. Dusja non si distingueva dagli altri soldati. Le sue carte recitavano “Sergente Maggiore Zavalij Evdok” (le fu abbreviato il nome in ospedale), quindi l’ufficiale della Marina ritenne che fosse un uomo di nome “Evdokim”. Zavalij non lo corresse, e mezz’ora dopo già si dirigeva verso il Caucaso settentrionale per combattere come marine.

Donna-comandante
“Riuscì a resistere per circa un anno. Nessuno sospettò nulla”, ricordava, “fui immediatamente accettata come “uno dei ragazzi”, e quando presi un prigioniero tedesco a Mozdok, mi inviarono nell’unità d’intelligence, di cui divenni il comandante”. Nel corso dei combattimenti presso la stazione di Krymskaya, nel Kuban, la vera identità del compagno Evdokim finalmente emerse. Quando il comandante dell’unità morì e le sue forze erano malconce, Zavalij prese l’iniziativa. Si alzò e lanciò un netto comando: “Compagnia! Ascolta! Avanti da me!” e iniziò l’attacco. Una grave ferita ricevuta in battaglia alla fine sollevò il velo sul suo segreto. Con grande sorpresa di Dusja, non ci furono misure punitive: “Nessuno fiatò”. Poiché “Evdokim” era già riuscito a guadagnarsi una solida reputazione, Evdokija non solo non fu rimandata in ospedale, ma fu arruolata come tenente per sei mesi, dopo che le ferite erano guarite. Al ritorno da casa fu nominata comandante di plotone di una compagnia di mitragliatrici dell’83.ma Brigata di Marines. Questa donna piccola e fragile ora era al comando di 500 uomini duri, obbedendo ad ogni ordine senza indugi. I combattenti di altri distaccamenti inizialmente trattarono la situazione con ironia, ma vista la dimostrazione di valore sul campo di battaglia, non poterono fare a meno di chiamare rispettosamente il plotone “Guardia di Duska”.

“Frau Morte Nera”
Nel corso dell’operazione su Kerch-Eltingen in Crimea nell’autunno 1943, il plotone, sotto una grandine di fuoco nemico, stabilì un punto d’appoggio sicuro per lo sbarco di una divisione aviotrasportata. A ciò seguì una dura ma eroica battaglia per Sebastopoli, Balaklava e Kerch. “Il plotone del Tenente Evdokiya Zavaliy era costantemente l’avanguardia della brigata, guidando ogni offensiva dei marines”, ricordò il comandante della compagnia dell’83.ma Brigata di Marina Aleksandr Kuzmichev. “Furono inviati in aree particolarmente difficili”. Tormentati dai continui attacchi del plotone di Evdokija, i tedeschi la soprannominarono “Frau Morte Nera” e i suoi combattenti i “commissari neri”. “Le giacche nere sarebbero sempre riuscite a infliggergli un terrore mortale. Con la loro improvvisa audacia ed impavidità. I miei ragazzi erano dei veri duri. Ma quando i “fritz” scoprirono che c’era una donna tra loro, non riuscirono a crederci, poi iniziato a darmi la caccia”, disse Zavalij. Nell’assalto all’estuario del Dneser presso Odessa, nell’agosto 1944, Zavaliy si separò dai suoi soldati e fu respinta da una potente onda d’urto, perdendo conoscenza. Svegliatasi, vide i tedeschi camminare sul campo per finire i soldati sovietici feriti. “Li sentii avvicinarsi, trattenni il respiro e improvvisamente sentii un forte dolore alla gamba. Uno dei fascisti l’aveva baionettata per verificare se io, “Russische Frau”. ero morta. Per puro miracolo, non mi arresi e, all’alba, quando i nostri battaglioni sgombrarono la sponda occidentale dell’estuario del Dnestr dalle truppe hitleriani, fui trovata, sanguinante, dai civili”, ricordò. La brigata l’aveva già data per morta. Nel febbraio 1945, durante la battaglia per Budapest, il plotone di Evdokija, dopo aver attraversato le fogne della città, catturò il bunker del comando tedesco, cogliendo il nemico di sorpresa. Il generale tedesco, inizialmente, fu offeso e incredulo quando seppe che i marines erano guidati da una donna. Tuttavia, dopo aver visto Evdokija, le regalò la sua pistola Walther. Nel corso della battaglia per la capitale ungherese, una dei soldati di Zavalij, Vanja Posevnykh, nuovo arrivato al plotone che una volta proclamò: “Non ho proprio voglia di seguire gli ordini di una ragazza!”, finì per salvarle la vita proteggendola da un proiettile da cecchino col proprio petto.

Una donna in guerra
Evdokija Zavalij respinse con indignazione qualsiasi nozione di vita ordinaria durante la guerra: “Ci pensai durante i combattimenti, tutto qui: niente più plotone e comandante. Ero un uomo per loro. E non c’era tempo per avventure romantiche, per noi marines”. Tuttavia, rimase un castaa giovane donna, ma che aveva assunto la responsabilità su dozzine di vite”. Nascosi le lacrime sotto l’impermeabile della tenda, affinché nessuno vi vedesse un segno di debolezza”, ricordò. “…Semplicemente non avevo il diritto di essere debole, di temere. Ma temo che lo fecero… i ratti. Non potei farci niente. I topi mi terrorizzavano più dei tedeschi: affamati, attaccano il viso di notte, mordevano i piedi”. Decorata con quattro ordini di battaglia e decine di medaglie, Evdokija divenne cittadina onorario di otto città europee. Dopo aver subito quattro ferite e due traumi, rifiutò di continuare la carriera militare e fu smobilitata nel 1947. “Dopo la guerra, ancora ‘montai offensive’ per molto. Gridavo così forte da spaventare i vicini”. Evdokija Zavaliy è deceduto il 5 maggio 2010, a 85 anni, a pochi giorni dal 65° anniversario della vittoria. Era l’ultima sopravvissuta del suo plotone di mitragliatrici dell’83.ma Brigata dei Marines.

Traduzione di Alessandro Lattanzio