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Il commercio petrolifero Iran-Venezuela smaschera il bluff degli Stati Uniti

Sputnik 26.05.2020L’Iran ha consegnato il primo carico di forniture energetiche al Venezuela nonostante l’embargo petrolifero statunitense imposto ad entrambi i Paesi. Esperti iraniani hanno chiamato il bluff di Washington e affermato che il successo della missione in Venezuela è il primo segno del fallimento delle sanzioni statunitensi in Medio Oriente e America Latina. La Fortune, la prima delle cinque petroliere iraniane, raggiunse le coste venezuelane dopo aver lasciato il porto di Shahid Rajaee 72 giorni prima, nonostante le minacce statunitensi. Le forniture di greggio iraniano mirano ad aiutare Caracas affrontando la carenza di carburante causata dal blackout del Paraguaná Refinery Complex (CRP) del Venezuela. Le altre quattro petroliere iraniane. Forest, Petunia, Faxon e Clavel, arrivavano nei giorni successivi. In totale, l’Iran inviava 1,53 milioni di barili di carburante in Venezuela.

Iran e Venezuela spezzano l’embargo petrolifero statunitense
“Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni [nel settore energetico] a due Paesi, Iran e Venezuela”, affermava Seyyed Saeed Mirtorabi Hosseini, analista iraniano su petrolio e gas e ricercatore dell’Università di Kharazmi. “Ma poterono opporsi a queste sanzioni unilaterali statunitensi. La riuscita spedizione di petroliere in Venezuela, che ha disperato bisogno di carburante, dice all’Iran che è sulla buona strada per affrontare le crudeli sanzioni statunitensi. Simbolizza che l’Iran spezza le catene delle sanzioni statunitensi”. In precedenza, Teheran espresse preoccupazione per la potenziale minaccia degli Stati Uniti al traffico di carburante. Il 17 maggio, il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif scrisse una lettera alle Nazioni Unite avvertendo Washington dal'”inviare truppe nel Mar dei Caraibi coll’obiettivo di interferire col trasferimento del combustibile iraniano in Venezuela”. Iran e Venezuela furono già soggetti a sanzioni economiche statunitensi. Da parte sua, il Viceministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araqchi convocò l’ambasciatore della Svizzera, che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran, informandolo che qualsiasi azione degli Stati Uniti contro le petroliere sarebbe stata accolta da una “risposta immediata e ferma” dell’Iran. Hosseini notava che è improbabile che gli Stati Uniti lancino un attacco alle petroliere iraniane nell’Oceano Atlantico o vicino le coste venezuelane, dato che una simile manovra gli costerà caro. “Le petroliere ricevono una scorta della Marina della Repubblica islamica dell’Iran”, spiega. “Non credo che gli Stati Uniti faranno un passo come attaccare o dirottare le petroliere iraniane. Sarà considerata violazione delle norme internazionali per impedire collisioni in mare e in genere costerà caro agli statunitensi. L’unico svantaggio di queste petroliere è la possibile mancanza di assicurazioni internazionali, dato che molte grandi compagnie assicurative devono conformarsi alle regole dettate dagli Stati Uniti”. La fornitura iraniana di benzina per 45,5 milioni di dollari e prodotti simili al Venezuela è il primo contrattacco agli Stati Uniti da parte della nuova coalizione di Paesi sottoposti alle sanzioni di Washington, afferma Mohammad Sadegh Jokar, economista ed esperto scientifico dell’Institute for International Energy Studies (IIES) del Ministero del Petrolio iraniano. “Coll’attuazione della politica di strangolamento di Donald Trump sull’economia iraniana, l’IRI cambiava approccio”, affermava Jokar. “Considerando che in precedenza l’Iran cercò di convincere alcuni Paesi a non seguire le restrizioni imposte dagli Stati Uniti (in particolare Cina, India e Corea democrtatica), ora sfida [Washington] dicendo ad altri Paesi di “aderire alla coalizione anti-sanzioni”. in altre parole, l’Iran chiede a tutti i Paesi soggetti alle sanzioni statunitensi di unirsi a un unico fronte per opporsi a tale strumento nella politica internazionale degli Stati Uniti “.

Fallimento della politica di sanzioni degli Stati Uniti
Secondo l’esperto iraniano, l’ultima consegna riuscita di carburante alle coste venezuelane segnava il fallimento della politica delle sanzioni internazionali di Trump contro il Venezuela. Jokar sottolineava che l’Iran aiuta un Paese la cui economia è sull’orlo della bancarotta. Osserva che questo gesto dimostra che la Repubblica islamica può agire in modo indipendente e deciso non solo in Medio Oriente, ma anche nella regione latinoamericana, in gran parte considerata da Washington come suo “cortile”. Secondo Jokar, l’Iran segnala che la politica di Trump non è riuscita né in Medio Oriente, né in America Latina. “Questo è un speciale colpo alla politica elettorale di Trump nelle imminenti elezioni presidenziali”, affermava. Jokar faceva eco a Seyyed Saeed Mirtorabi Hosseini esprimendo la convinzione che non ci saranno attacchi militari dagli Stati Uniti sulle altre quattro petroliere iraniane che attraversavano l’Oceano Atlantico dirigendosi verso le coste del Venezuela. “C’erano molte sfilate statunitensi che attaccavano, detenevano o prendevano il controllo delle petroliere iraniane”, sottolineava. “Ma come vediamo, gli iraniani sanno mettere gli statunitensi in ciò che chiamiamo “dilemma della sicurezza”. In caso di attacco alle petroliere, l’IRI reagirà istantaneamente nel Golfo Persico e colpirà la Marina degli Stati Uniti. Un esempio lampante di tale risposta è quando il Regno Unito fermò la nostra petroliera a Gibilterra”. Nel luglio 2019, le autorità britanniche a Gibilterra sequestrarono la petroliera Adrian Darya 1 che navigava sotto bandiera iraniana per sospetto trasporto di petrolio in Siria. Due settimane dopo, l’Iran catturò una nave battente bandiera britannica, la Stena Impero, nello stretto di Hormuz, che molti videro come atto di ritorsione. Infine, Gibilterra rilasciò la nave iraniana ad agosto, citando l’incapacità d’ottemperare alla richiesta di continuare a trattenerla.

“Alleanza energetica anti-sanzioni”
Ciò che gli Stati Uniti possono fare in risposta alla collaborazione iraniano-venezuelana è condurre “una infowar più aggressivo”, suggeriva Mohammad Sadegh Jokar. Ad esempio, Washington potrebbe tentare di accusare il governo venezuelano di presumibilmente rubare riserve di valuta per sopravvivere e pagare gli aiuti iraniani, secondo l’esperto. “Vedremo come tale argomento verrà spacciato dai media nordamericani nei prossimi giorni”, osservava. Secondo Jokar, la Russia svolge un ruolo importante nell’alleanza energetica anti-sanzioni contro gli Stati Uniti e dava un esempio di come i Paesi soggetti a sanzioni statunitensi potrebbero tentare di commerciare con meccanismi diversi dal dollaro: “Il sistema di negoziazione non in dollari è già stato testato con successo in modo limitato tra Russia e Cina”, sottolineava. “Pertanto, Russia, Iran e Venezuela possono collaborare e la loro cooperazione può raggiungere il punto in cui anche la politica delle sanzioni economiche di Trump sia impotente”. In precedenza, Russia, Cina, Turchia, Iran e numerosi altri Paesi indicarono la volontà di passare dal dollaro alle valute nazionali negli accordi commerciali. Da parte sua, la Cina dava il via al Sistema di pagamento interbancario transfrontaliero (CIPS). l’alternativa di Pechino alla Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie internazionali (SWIFT), che può avviare e regolare transazioni finanziarie denominate in renminbi internazionali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio