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Rapida escalation in Libia

Valerij Kulikov, New Eastern Outlook 23.05.2020

Gli eventi in Libia si sono acuiti rapidamente negli ultimi giorni, accompagnati da una guerra d’informazione e propaganda tra le parti opposte. Una dichiarazione pubblicata il 21 maggio da Saqr al-Jarushi, comandante dell’Aeronautica militare dell’Esercito nazionale libico (LNA), suggeriva una pericolosa escalation nel Paese africano, affermando che “la maggiore campagna aerea nella storia della Libia sta per iniziare. Tutte le posizioni e gli interessi turchi in tutte le città (libiche) sono ora obiettivi legittimi degli aerei del LNA, e come tale la popolazione civile è esortata a starne alla larga”. I media turchi diversi giorni prima lanciarono una campagna d’informazione di massa a sostegno dell’operazione Peace Storm in Libia, riferendo come l’esercito libico avesse inferto un “duro colpo alle unità militari del Maresciallo Qalifa Haftar” intorno Tripoli, al-Watiya e Abu Qarayin e sulla distruzione di equipaggiamento militare del LNA. A dimostrazione di tali vittorie, i sostenitori del GNA sfilarono trionfalmente con un trofeo, un sistema missilistico di difesa aerea realizzato in Russia. Certo, v notato che il Pantsir in questione non poteva muoversi; il trofeo bruciato fu rimorchiato da un trattore, essendo gravemente danneggiato dai combattimenti. Tuttavia, il Pantsir divenne potente strumento di propaganda dei nemici di Haftar. Sul modo in cui il Pantsir finì in Libia, faceva parte di un carico di armi inviata ad Haftar dagli Emirati Arabi Uniti,uno dei principali sponsor del maresciallo. Ciò è indicato dal fatto che il sistema missilistico è costruito sul telaio dell’autocarro tedesco MAN-SX45, utilizzato in questa configurazione durante la campagna militare degli Emirati nello Yemen.
I media turchi negli ultimi giorni posero enfasi sul modo in cui le truppe di Haftar persero il controllo della base aerea di al-Watiya, a sud di Tripoli, “fuggendo frettolosamente sotto la pressione delle forze del governo di accordo nazionale di Fayaz al-Saraj (GNA), che riceve solido supporto militare dalla Turchia”. Il ministro della Difesa turco Hulusi Akar dichiarò all’agenzia di informazioni turca Anadolu che l’equilibrio di potere in Libia cambiava e sintetizzava il coinvolgimento della Turchia nel conflitto sottolineando che il successo del GNA fu possibile grazie al sostegno dei consiglieri militari turchi e del loro lavoro coll’esercito nell’organizzare l’addestramento militare. Commentando gli eventi in Libia degli ultimi giorni, media turchi e pubblicazioni straniere simpatizzanti iniziarono a pubblicare materiali su come “le forze del GNA poterono entrare nella base aerea di al-Watiya e prendendone il controllo, cambiando definitivamente l’equilibrio di potere tra le fazioni in guerra della Libia senza sparare un colpo”. L’LNA, basato nella parte orientale del Paese, è supportato da Russia, Francia, Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti (Emirati Arabi Uniti). Il GNA è sostenuto da Turchia e Qatar.
Per determinare la verità sull’evento e recenti sviluppi del confronto, il canale televisivo 218TV studiò i dettagli di ciò che accadde in tale parte del Paese così strategicamente importante per l’LNA e il GNA. I risultati smentirono tutto ciò che fu riferito sulla battaglia di al-Watiya e dimostrato dalle registrazioni video pubblicate in precedenza da GNA e Turchia, inclusa la “cattura di armi nella base aerea di al-Watiya”. Emerse che la cattura della “struttura militare” da parte del GNA e la sfilata dei trofei furono una simulazione. Tale storia iniziò diversi giorni prima che le forze GNA “prendessero il controllo della base di al-Watiya”, quando tre giorni prima il comando generale del LNA di stanza nella base ordinò il graduale ritiro di truppe e materiali militari. Di conseguenza, la base fu lasciata vuota, senza armi e munizioni. Tutto ciò che rimase erano vecchi Mirage, Su e MiG, fuori servizio dal 2011, e vecchie attrezzature inutilizzabili, tra cui il Pantsir bruciato. Il 20 maggio, il comando LNA annunciò il ritiro unilaterale delle forze dalla prima linea presso la capitale libica, dove si trova il GNA, come gesto di buona volontà in vista della fine del mese santo islamico del Ramadan, il 23 maggio e il prossimo festival dell’Ayd al-Fitr. Il portavoce dell’Esercito nazionale libico, Generale-Maggiore Ahmad al-Mismari, descrisse come la situazione col cessate il fuoco si sviluppasse nel Paese, e sulla sua pagina facebook commentò un’iniziativa per creare una “zona libera da scontri diretti” ed annunciò che il comando del LNA ridistribuiva le forze a una distanza di 2-3 km dietro i fronti intorno la capitale, permettendo ai musulmani di celebrare in pace. Tuttavia, la tregua proposta da Haftar fu respinta da al-Saraj.
Sembra che sia tale reazione del GNA, nonché l’infondata propaganda dei media che celebrava il “collasso del LNA”, spingevano il maresciallo a lanciare la “battaglia aerea” contro la Turchia e il suo alleato GNA. Va ricordato che il Maresciallo Haftar annunciasse in un video messaggio alla fine di aprile che l’accordo di Shqirat, raggiunto nel 2015 portando alla formazione del governo di accordo nazionale (GNA), andava abbandonato, e quindi l’Esercito nazionale libico (LNA) decise di assumere il controllo del Paese. In precedenza, i negoziati tra le parti, avviati dalle Nazioni Unite a Ginevra, s’interruppero a febbraio dopo che l’LNA colpì una nave turca nel porto di Tripoli controllato dallGNA. Di conseguenza, il capo del GNA Fayaz al-Saraj rifiutò ulteriori trattative con Haftar. Unione europea e Russia condannarono l’annuncio del LNA di aprile, affermando che non avrebbe portato a una soluzione del conflitto, come concordata tra le parti nella conferenza di gennaio a Berlino alla presenza di Russia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Turchia ed Egitto, nonché del segretario generale delle Nazioni Unite e del presidente della Commissione europea. Il portavoce degli affari esteri dell’UE Peter Stano riferì che l’Unione europea rifiuta di riconoscere il governo del Maresciallo Qalifa Haftar. Durante una telefonata del 18 maggio, il Presidente Vladimir Putin e il turco Recep Tayyip Erdogan discussero della situazione in Libia e di come ridurre il conflitto nel Paese, sottolineando che l’unica via accettabile è un “cessate il fuoco globale immediato e il ritorno al processo politico”.

Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio