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Narcotrafficanti e golpisti contro il Venezuela

Leopoldo López era il collegamento tra Clíver Alcalá e Jordan Goudreau
Alba Ciudad, 21 maggio 2020Leopoldo López, capo del Partito della volontà popolare e latitante venezuelano nascostosi nell’ambasciata spagnola a Caracas, era il collegamento tra il mercenario venezuelano Clíver Alcalá e Jordan Goudreau, proprietario della società Silvercorp assunta per lanciare un’incursione militare in Venezuela il 3 maggio. Lo rivela un audio diffuso dal Viceministro della Comunicazione del Venezuela Jorge Rodríguez, in cui Alcalá parlava all’ex-deputato Hernán Alemán e una terza persona non identificata. “Non conoscevo il gringo (Goudreau). Le persone di Leopoldo (López) me lo presentarono, cioè erano le “pedine” e le diedero al povero ragazzo, e iniziarono a fregarlo”, rivela Alcalá nella conversazione, notando che Goudreau “gestisce il capitolo del Venezuela”, e precisava che il cittadino nordamericano “fu assunto dal 30 aprile (2019)”, dopo il tentato golpe in cui López fuggì dagli arresti domiciliari e cercò protezione nell’ambasciata di Spagna. A questo proposito, il viceministro spiegava che il fallito raid dei mercenari sulle spiagge di Macuto faceva parte di un’operazione iniziata il 23 gennaio 2019, coll’autoproclamato deputato Juan Guaidó a presunto presidente ad interim del Venezuela, e che il dibattito per la conclusione del contratto per realizzare il colpo di Stato in Venezuela inizià dopo la fuga di López, il 30 aprile 2019. Rodríguez dichiarava che l’audio fu registrato prima che Alcalá fosse “estradato” dall’Ufficio statunitense per la gestione e il controllo dei farmaci (DEA). Ribadiva che ci sono “voci indignate dalla forza armata colombiana” per il sostegno del presidente colombiano Iván Duque ai gruppi di narcotrafficanti sul loro territorio. Il viceministro denunciava il concerto Venezuela Aid Live del 23 febbraio 2019 come “richiamo per portare disertori in Colombia ed addestrarli. Dal 30 aprile, fu chiesto il consiglio di tale società mercenaria statunitense (Silvercorp) per addestrare mercenari e disertori”.

“Coup d’etat” di Guaidó e Simonovis contro Alcalá
Alcalá notò anche che Christopher Figuera, direttore dell’Intelligence Bolivariana (Sebin) il 30 aprile 2019, che quel giorno aderì al tentato colpo di Stato, disertando dale Forze Armate Nazionale Bolivariane (FANB), fu l’informatore dei movimenti degli operatori nordamericani. Spiegò che il governo degli Stati Uniti non si fidava di Figuera, perché l’intelligence scoprì che non gli disse tutta la verità. Alcalá spiegava che Figuera strinse un “patto legale” coll’amministrazione nordamericana, secondo cui doveva essere onesto e non mentire. Invece, mentì e “gli accadrà la stessa cosa accaduta ad Alejandro Andrade”, altro disertore delle FANB venezuelane che si accordò col governo degli Stati Uniti ma che mentì, violando gli accordi. Tutto ciò secondo la versione di Alcalá. “Il più grande informatore che ho in questo momento è Christopher, non tramite me, ma tramite il capitano (Antonio Sequea). Leopoldo è un pazzo, che sempre più ci sabota. Questo è successo ad Alejandro Andrade e per questo è in prigione. Ciò accadrà a Christopher”, disse. Rodríguez ricordava che anche Clíver Alcalá si vendette agli Stati Uniti. Tuttavia, Guaidó e Iván Simonovis “gli fecero un colpo di Stato” sul coordinamento operativo del piano, e ad oggi non si sa dove sia Alcalá negli Stati Uniti.

Il governo colombiano e i gruppi di trafficanti di droga protessero l’operazione Gideon
Rodríguez denunciava il governo colombiano e i trafficanti di droga per aver protetto la rotta ai partecipanti dell’operazione Gideon il 3 maggio. Denunciò la relazione diretta tra il gruppo di narcotrafficanti di Los Pachencas, che controlla parte del nord Alta Guajira, e il trafficante di droga Elkin López, alias “Doble Rueda”. “Sono i fornitori di armi dei disertori venezuelani, e questo è supportato dalle confessioni”, rivelava Jorge Rodríguez. aggiungendo: “Questi audio non ci hanno raggiunto solo attraverso fughe, ma anche dalle voci indignate delle forze armate colombiane, che vedono le alleanze tra tali disertori e il narcotraffico colombiano”, nonostante governo colombiano e DEA debbano combatterli. Denunciano le operazioni che Donald Trump annunciò contro il traffico di droga colombiano per “non aver avuto alcun effetto positivo, ma al contrario: hanno rafforzato i potenti clan del traffico di droga che dominano nel nord della Colombia”. Inoltre, affermava che se il governo di Iván Duque fornisce le coordinate delle forze armate colombiane ai gruppi di narcotrafficanti, ed è logico che provino indignazione.

Leopoldo López era il collegamento tra Clíver Alcalá e Jordan Goudreau
I pachencas controllano le rotte del traffico di droga nell’area che comprende Sierra Nevada de Santa Marta e la costa nord della Colombia, tra cui Barranquilla, Riohacha e La Guajira, spiegava Rodríguez. “I pachencas, oltre ad essere una delle bande di narcotrafficanti più pericolose, hanno legami stretti col servizio d’intelligence dell’esercito colombiano, conoscono le rotte delle motovedette della Guardia costiera degli Stati Uniti che presumibilmente svolgono missioni contro il traffico di droga nei Caraibi e nel Pacifico colombiano, cioè hanno il controllo assoluto delle rotte del narcotraffico”, dichiarava Jorge Rodríguez.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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