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La Russia riesuma il più potente sistema di artiglieria dell’URSS

Igor Rozin, RBTH 6 maggio 2020Questi mostri di metallo furono creati per colpire bersagli fino a 50 chilometri oltre la linea del fronte e scatenare l'”inferno in terra” coi loro proiettili atomici. A fine aprile, la Russia riceveva il primo lotto del sistema d’artiglieria 2S7 “Pjon” da 203 mm che può impiegare testate nucleari. Questo sistema d’arma fu creato proprio per scatenare “l’inferno in Terra” con testate nucleari tattiche. E alla fine dell’era sovietica, erano ai confini occidentali del paese come strumento di deterrenza nucleare. Il sistema d’artiglieria Pjon utilizza i più grandi proiettili di artiglieria del mondo lanciandoli a 50 chilometri dal fronte. Le munizioni includono proiettili da varie cariche. I principali sono considerati quelli ad alto esplosivo e a razzo. I primi pesano 110 kg con 17,8 kg di esplosivo. L’esplosione che ne risulta può creare un cratere di cinque metri nel terreno. I secondi pesano un po’ meno, 103 kg con 13,8 kg di esplosivo. Eppure, colpiscono obiettivi più lontano e con maggiore precisione dei proiettili standard. Queste munizioni a razzo ricevettero un sistema di navigazione laser alla fine degli anni ’80 e, come menzionato dall’ex-analista militare del quotidiano “Izvestija” Dmitrij Safonov, subirono varie modifiche per adeguarsi agli standard delle armi di precisione del 21° secolo. “Si tratta di cariche costose utilizzate solo per tiri di precisione, quando gli eserciti devono eliminare centri di comando, arsenali o qualsiasi altra struttura militare di grande importanza. Nei casi in cui il comando militare sa che vi sono obiettivi ad alta sicurezza o altre strutture sotterranee, il Pjon può usare munizioni distruttive o addirittura nucleari”, secondo Safonov.

Quando e perché la Russia creò il ‘Pjon’
Secondo il caporedattore della rivista “Arsenale della Patria” Viktor Murakhovskij, la Russia decise di “riesumare” questi mostri di metallo a seguito della grave crisi economica e dei recenti cambiamenti nella dottrina militare degli Stati Uniti, che permette a Washington di utilizzare “cariche nucleari a bassa potenza” nei conflitti nel mondo. “Tali cariche a bassa potenza” fanno parte degli arsenali nucleari tattici. Queste tecnologie furono utilizzate a metà del 20° secolo, ma furono abbandonate dopo i test militari poiché rappresentavano una minaccia non solo per i nemici, ma erano devastanti anche per che li utilizzava. Oggi Washington ha deciso di consentire ai militari di utilizzare tali sistemi nei conflitti all’estero e il comando militare russo doveva reagire a tali cambiamenti, “riesumando” alcuni progetti di “deterrenza nucleare tattica”, affermava Murakhovskij, secondo cui gli Stati Uniti hanno un analogo del “Pjon”. Il sistema soprannominato “Atomic Annie” e il sistema russo fu creato per rispondere al mostro nordamericano sul campo. “La cosa interessante è che alcuno di questi due sistemi fu mai usato sul campo di battaglia. Dieci anni dopo la creazione, il “Pjon” fu immagazzinato negli arsenali per quasi 20 anni, fin quando non fu deciso di aggiornarlo e rimetterlo in servizio per far fronte a possibili minacce”, osservava Murakhovskij.
Alla fine dell’era sovietica, gli ingegneri crearono 500 sistemi d’artiglieria “Pjon”. È possibile che verranno modernizzati nei prossimi anni e reintrodotti nel servizio militare. “Gli ingegneri hanno dovuto sostituire tutti i meccanismi arrugginiti, installare nuovi sistemi di navigazione e nuovi motori. I moderni “Pjon” avranno anche nuovi sistemi di comunicazione ottica e radio”, affermava Murakhovskij.

Traduzione di Alessandro Lattanzio